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SPIRITUALITÀ

 

L'ANNO LITURGICO VISSUTO CON PAPA GIOVANNI

Le fonti citate sono prese dalle pubblicazioni ufficiali: Discorsi, messaggi, colloqui del S. Padre Giovanni XXIII, ed. Tipografia Poliglotta Vaticana 5 volumi. Nelle citazioni è abbreviato: DISCORSI. Angelo Giuseppe Card. Roncalli, Patriarca di Venezia, Scritti e discorsi, 4 volumi Edizioni Paoline Nelle citazioni è abbreviato: SCRITTI. Giovanni XXIII Il giornale dell'anima e altri scritti di pietà, 13ma ed. 2000. Abbreviato GdA. N.B. Tutte le citazioni latine sono state tradotte in italiano.

 

SPLENDORI DELL'AVVENTO

Si è da poco iniziato l'avvento. Come tutte le altre epoche dell'anno hanno un fascino per il buon cristiano, l'avvento in particolare si impone col suo incanto, giacché ci dice che il Natale è vicino e ci insegna come dobbiamo preparare le nostre anime per così eccelsa solennità. L'augusto Pontefice ricorda il viaggio di Maria e Giuseppe da Nazareth—ove l'angelo del Signore aveva annunciato quel che è armonia veramente divina, congiunzione del cielo e della terra, il prodigio della incarnazione del Verbo—a Betlemme, ove apparve, con la sua grazia di verità, il Salvatore del mondo. Nulla v'è, nella storia dell'umanità, soprattutto per noi cristiani, di più sublime e gaudioso quanto il contemplare la Vergine immacolata che ci presenta il Bambino Gesù, e che racchiude nel suo sguardo materno ineffabile tenerezza e bontà, alla vista di tutte le anime, di tutte le genti, che sarebbero state redente dal divino suo Figlio. In questo mirabile mistero si condensa la poesia di Natale: ed essa rimarrà viva sempre, lungo tutti i secoli del futuro. In modo particolare il Natale ci fa pensare all'infanzia; alle nuove vite, speranze del domani, per le quali tutti dobbiamo avere sollecitudini, carità di aiuti, cure di ogni genere, soprattutto quella di dare loro ottimi esempi. Si aggiunga la preghiera costante per i piccoli (si sa che il Papa recita ogni giorno il terzo mistero gaudioso del suo rosario per tutti i neonati nelle ventiquattro ore); e tale prece, intensificata nel periodo natalizio, diventa ancor più efficace e benedetta assicurando frutti indubbi di santificazione e di salvezza. A questo proposito torna nel cuore e sulle labbra la preghiera che formò la più alta aspirazione dell'Antico Testamento, e che l'apostolo san Giovanni ha condensato in queste semplici parole dell'Apocalisse: Veni, Domine Jesu. Con il Signore sempre con noi, con l'Emmanuele, che dirige i nostri passi e ci sorregge nel cammino della vita, siamo sicuri che tutto si svolgerà nella rettitudine e nella pace di Dio. (6 dicembre 1961). DISCORSI, IV, pp. 774-75.

 

IL CAMMINO VERSO BETLEMME

I nostri pensieri vanno con infinita tenerezza alle auguste persone in viaggio verso Betlemme: a Gesù, rinchiuso nel seno immacolato di Maria, alla Madonna, esposta a tutti i disagi, per il dovere dell'obbedienza a Dio e agli uomini; a Giuseppe, che è con Lei, sposo umile e silenzioso, fedele e forte. Anche i pastori e i Magi si apprestano al viaggio, che li porterà all'adorazione nella grotta. I1 corteo si muove... Tutti sono chiamati ad unirsi a questa schiera festosa di anime che vanno a portare i loro doni al Figlio di Dio, e ad attingere forza, luce e coraggio per il proprio dovere quotidiano; perché soltanto in Lui, per Lui e con Lui questo peso diventa fonte di gloria per il Signore, di utilità per il prossimo, di intima e indistruttibile pace per se stessi. Che il Verbo del Padre, la cui «benignità ed umanità» tra pochi giorni contempleremo, apparsa nel mondo per salvare gli uomini, conceda a voi tutti la pienezza delle sue grazie!... I1 messaggio del Salvatore nostro Gesù fu, infatti, annunzio di letizia, fu la «lieta novella»; e sbaglierebbe completamente chi, come molti pensatori e poeti dei tempi passati, immaginasse il cristianesimo come un qualcosa di lugubre e triste. No, il cristianesimo è gioia; gioia nell'ordine e nella pace, con Dio, con se stessi e col prossimo. Discorsi V p. 409

 

NATALE «IL SIGNORE È ORMAI VICINO»

«I1 Signore è ormai vicino». Che cosa c'è, nell'anno, di più soave, bello, gaudioso? Nel Natale è festa luminosa di natura, vita, incanto e grazia. Tutto ci viene da quel Bambino, che la Madre sua dà a ognuno di noi e presenta al mondo intero. Dopo duemila anni sempre mirabile, vividissima, torna la cara immagine, piena di fascino, di attrattiva... Il Natale è la gioia delle nostre case, ed esso la suscita anche là dove si piange; dove esistono preoccupazioni e tristezze. Basta quella visione per dare balsamo ai cuori più tormentati e suscitare tenerezza, sollievo, ogni slancio di bontà e generosità. Ora, più che mai, i redenti dal Salvatore si uniscono al suo Rappresentante sulla terra per porsi alla presenza di Gesù, Maria e Giuseppe e trarre da quella sublime realtà nuovi motivi a ben fare, e attuare la grande fraternità dei figli di Dio. Tutti appartengono a Nostro Signore Gesù Cristo, nostro fratello; tutti appartengono alla redenzione da lui compiuta. Vi sono, sì, coloro che ancora non hanno tale dono per ragioni di carattere esterno, di cui non sono responsabili; ad ogni modo c'è la grande famiglia non solo cristiana, ma quella dell'universo che è creatura, opera di Dio, e dipende da Dio. DISCORSI III, p. 184

 

ANNUNCIO DI NATALE E DI BETLEMME

«In principio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Tutte le cose per lui furono fatte. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini e la luce splende nelle tenebre e la tenebra non la ricevettero» (Gv 1,3?5). Vi fu un uomo chiamato Giovanni a dare testimonianza alla luce: egli non era la luce, ma solo un testimonio che invitava ad accogliere la luce. I1 Verbo di Dio, con ineffabile tratto di divina degnazione, assunse la natura umana, e prese ad abitare sulla terra tra gli uomini e a conversare familiarmente con loro. Quanti lo riconobbero, e in Lui accolsero il Verbo di Dio fatto uomo ? pronunciandone il nome sacro e benedetto: «Gesù Cristo Figlio di Dio, Figlio di Maria» ? furono associati alla sua stessa filiazione divina: «diede loro la potestà di divenire figli di Dio...» E con questo semplice ed elementare richiamo di dottrina e di storia che viene a noi l'annuncio di Natale e di Betlemme. Parole sacre sono queste, che in una bella sinfonia ricorrono qua e là, subito diffondono soavità e bellezza, per prorompere poi insieme nell'ampiezza di quella grande composizione che è il triplice poema della creazione, della redenzione a prezzo del sangue di Cristo, e della Chiesa, una, santa, cattolica ed apostolica. Tutto ciò offerto a divino magistero ed a perfezione della vita di quaggiù per le anime e per i popoli che ne sanno approfittare. DISCORSI III, p. 82.

 

TESTIMONI DELLA NASCITA DI GESÙ

O meraviglia! Dalle sedi regali della divinità, Gesù, il Figliolo di Dio, si degna scendere e nascere in una capanna vilissima. «Partito dall'alto» dove era generato avanti a tutti i tempi, adorato dagli Angeli, egli si fa uomo con noi e come noi povera gente affaticata e miserabile. Il suo nome dice la sua inarrivabile grandezza: un impero sta sopra le sue spalle: è acclamato lassù ammirabile, Dio forte, principe della pace, padre dei secoli sempiterni. Se non fosse stato preannunziato dai profeti, se gli Angeli non l'avessero indicato ai pastori, «troverete un bambino», piccolo, così e così, avvolto in miseri panni, adagiato in una misera mangiatoia, chi l'avrebbe potuto conoscere? Nessuno, nessuno. Eccolo qui fra due armenti. I1 bove conosce il suo padrone: l'asino il suo presepe. Ohimè, il popolo suo non l'avrebbe identificato se ancora una volta una moltitudine di Angeli delle schiere celesti, levati a volo, non avessero riempito l'aria del loro canto: «Gloria a Dio negli altissimi cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà». E su queste testimonianze dei profeti, degli Angeli, dei pastori, poi dei Magi, che la fede cattolica ha pronunciato il suo assenso, perché sono testimonianze vere: furono annunziate nel mondo perché ne era sicuro l'avvenire, furono annunziate nel mondo perché compiute. DISCORSI IV, p. 774.

 

L'INCARNAZIONE DI DIO

Tutto era stato creato ed ordinato nel mondo da Dio Padre e Signore, in bellezza, in armonia perfetta. Al vertice dell'opera creatrice divina era posto l'uomo, non per nulla chiamato il sacerdote eterno del creato, col compito esatto di far salire alla fonte d'ogni verità e d'ogni bene l'inno perenne della riconoscenza, dell'adorazione, dell'amore. L'avesse inteso, e subito, l'uomo il compito suo. Ma non lo intese. I beni terrestri e i beni celesti erano tutti a sua disposizione, a suo servizio. Una legge santa ne regolava il godimento e l'uso. Non seppe, non volle né comprenderla, né rispettarla. Fu un ingrato al suo Signore, al suo benefattore. Posto nella inesorabilità di subire una sanzione, perdette il senso di se stesso, della sua dignità, della nobiltà che pur gli era rimasta: si smarrì di animo nelle cose avverse, si volse senza freno alle cose materiali e profane, sino a lasciarsi soggiogare dall'impero «della serva petulante» ? parola di San Lorenzo ? dal fascino muliebre petulante ed insaziabile... Eppure, anche ingrato, l'uomo restava caro a Dio... e perché non volle lasciare perire il capolavoro dell'opera sua creatrice, ecco l'Incarnazione: ecco il Natale... Colui che era offeso, il Padre Celeste, l'Onnipotente, Creatore e Signore del cielo e della terra, è lui che scelse l'intercessore per la riconciliazione coll'uomo peccatore. I1 Figliolo suo unigenito, eterna sapienza per cui fu fatto quanto fu fatto, assunse l'umana natura: il Verbo di Dio fatto uomo corse a cercare l'uomo, sviato nel deserto della solitudine, divenuto per l'incarnazione suo fratello. DISCORSI III, p 535.

 

PRINCIPE DELLA PACE

Gesù nasce, a Betlemme, come della umanità tutta intera «Redentore». Additandolo alle folle sitibonde di luce e di interiore consolazione, Giovanni il Battista diceva di Lui: «Ecco colui che toglie i peccati del mondo». È la prima, è la grande benedizione del Natale, questa: ciascun uomo si purifica, vede più chiaro innanzi a sé, si dispone a servire più compiutamente alle sue responsabilità, non ispirato, né sorretto da altro ideale, che non sia questo: Oh Redentore, oh Redentore. Gesù che nasce è tutta la gloria nostra. «Lui dà la grandezza al suo popolo»... senza di Lui la vita umana è un gemito dei popoli e dei singoli, gemito di chi invano si strugge verso una robusta edificazione individuale, familiare, sociale. Come ieri, così per l'avvenire: le costruzioni che non hanno in Gesù la pietra fondamentale, non accettano la parola, gli esempi, la redenzione operata dal Cristo o la rifiutano, sono destinate tutte, al primo vento, seguito dall'uragano, a cedere e perire. Gesù che nasce è veramente la nostra «pace». «Dio forte, Dominatore, Principe della pace». I potenti discernono appena la debolezza del Bambino in una grotta fuori dell'abitato; gli umili invece chiamati e condotti a Lui dalla fede, ne riconoscono la forza e lo adorano. Il suo pacifico principato presuppone nell'uomo la cooperazione più vigile e più pronta, l'attrazione al dominio di sé, nella disciplina dello spirito e del corpo, nella dignità della vita e nella fermezza dei propositi. Pensateci bene, o figli. Gesù che ci redime, Gesù che ci dà la gloria, Gesù che ci dà la pace; questo è tutto. DISCORSI IV, p. 124-125

 

UNIVERSALITÀ DEL NATALE

Con quale trepida e profonda tenerezza ripercorriamo le pagine del testo sacro, che narrano la nascita di Gesù! Una stalla, in aperta campagna, durante la notte fonda. Forse una piccola lucerna. Ecco san Giuseppe l'uomo giusto ed eletto; ecco la Madre del neonato fanciullo, raggiante per prodigio ineguagliabile, e tra le braccia della Purissima il Pargolo divino. Si è fatto attendere molto: secoli e secoli. Ma è giunto nell'ora segnata da Dio stesso. È piccolo, già soggetto alle sofferenze ed alle privazioni più crude: ma è il Verbo del Padre, il «Salvatore del mondo». Più è accentuata la povertà, la semplicità, maggiore è il fascino, l'attrattiva che questo bimbo esercita. Intorno a Lui il mondo si commuove; i giusti avvertono che sta per compiersi la grande promessa. Sorge dunque il giorno della novella redenzione, della riparazione antica, della felicità eterna... I pastori vanno, vedono, sentono che da quel piccolo fanciullo si effondono pace, gioia, amore. La storia di venti secoli incomincia in quella capanna: perché quel Bambino è veramente il tutto, per Lui, infatti, si rinnova ogni cosa, è sconfitta la morte, perdonata la colpa, dischiuso il Paradiso. Avvertiamo un fervore nuovo, quando ci soffermiamo in preghiera accanto al presepio. L'umanità è pur essa una grande, immensa famiglia... Di ciò è conferma quel che suscita il Natale nei cuori. Il Divino Fanciullo sorride a tutti; i cari occhi rifulgono in grazia e splendore. Le durezze vengono addolcite, le ansie placate, i dolori leniti. Alla tempesta succede la calma. Discorsi V, p. 324

 

NATALE DI GESÙ SALVATORE

Non c'è studio filosofico, non c'è sforzo di ammodernamento di sistemi che valga, se l'animo non si apre tutto alle effusioni della luce e della grazia celeste. La verità delle beatitudini proclamate sulla montagna torna in eco particolarmente vibrante a Natale, e si impone alla universale attenzione. I1 Nato di Betlemme è umile e mite di cuore, povero e innocente; Egli è il costruttore della pace, e per lei già si appresta al sacrificio supremo. Questa la strada segnata da Gesù Cristo; questa l'indicazione per ogni uomo che accoglie il divino messaggio con prontezza di adesione, ad ogni costo di sforzo e di generosità personale. A Betlemme, diletti figli, è l'inizio del nuovo corso della storia, per una più grande irradiazione della civiltà di ciascun popolo: ma questo corso è affidato alla responsabilità di ciascuno di noi. Di fatto, per la legge naturale della solidarietà e per la dottrina cristiana del Corpo Mistico, la dignità umana, la libertà e la giustizia dipendono da tutti noi nell'insieme e come individui. Da Betlemme, l'incoraggiamento alle applicazioni del vivere sociale: sconfitta di egoismo, intelligente conoscenza delle necessità altrui, legge del perdono, legge del perdono, ampiamente applicata, trionfo di fraternità perfetta. «Venite, o genti, e adorate il Signore; perché oggi è discesa sulla terra una grande luce. Alleluia». DISCORSI V, p. 67

 

PREGHIERA

Verbo Eterno del Padre, figlio di Dio e di Maria, rinnova ancora nell'arcano segreto delle anime il prodigio mirabile della tua nascita! Rivesti d'immortalità i figli della tua redenzione; infiammali di carità, unifica tutti nel vincolo del tuo Mistico Corpo, affinché la tua venuta porti la gioia vera, la pace scura, l'operosa fraternità negli individui e nei popoli. Amen, Amen. DISCORSI V, p. 49-50

 

DOMENICA DELLA SACRA FAMIGLIA

(Domenica fra l'ottava di Natale, o -se manca- la prima dopo l'Epifania) Festa della famiglia, oggi; che vogliamo dire, dunque, esaltazione commossa degli affetti umani, non soltanto più cari, ma più sacri, più santi. Sulla traccia luminosa che disegna sulla terra la stella di Betlemme, amiamo vedere in cammino, nella compagnia dei tre Savi dell'Oriente, tutte, tutte le famiglie cristiane: E ci piace di vedere Gesù che tutte le accoglie, tutte le conforta, tutte le sostiene, indicando con infinita condiscendenza che è sola del suo amore, gli esempi che si irradiano dalla sua Santa Famiglia. Oh sì, diletti figli, l'esempio sublime della vita familiare è qui; qui splende come nel suo fuoco, in un grado di suprema perfezione, l'amore di Dio; qui arde l'affetto muto della carità. Sapete voi quali sono le luci che rendono la notte di Natale e poi la visita dei SS. Magi un paradiso di luci? Tutte quelle luci si chiamano dolcezza ed obbedienza, semplicità ed umiltà, rassegnazione e sacrificio: una decorazione luminosa che brilla su tutte le famiglie cristiane... Oh, regnino la pace e la concordia, siano tenute in onore la preghiera e l'osservanza della legge di Dio, osservanza che è insieme affetto e rispetto della legge di Dio. Senza Iddio, o figli, non c'è che infelicità o inquietudine: siano i coniugi generosi, esemplari, e i figli saranno obbedienti e volonterosi. Come Gesù visse a Nazareth, così viva in ogni famiglia cristiana; la tenga Egli unita con la sua carità in un vincolo perenne per ogni ora del tempo e per l'eternità. Tutelerà Gesù quella pace domestica, che sola tempra le amarezze della vita. DISCORSI IV, p. 140

 

SACRA FAMIGLIA

Ogni famiglia, fondata sull'operosità, sul mutuo rispetto, sul timore di Dio, è la forza e la robustezza dei villaggi, delle città, delle nazioni; è nucleo e fondamento d'ogni virtù, difesa contro ogni pericolo di corruzione, risorsa di sane e sempre nuove energie per il benessere dei singoli e del consorzio civile. Noi c'inchiniamo innanzi allo splendore nascosto della Famiglia di Gesù, ai suoi tesori di purità, di umiltà, di sacrificio, alle prove e sofferenze che essa pure accettò e subì; e nella luce di Nazareth il Nostro pensiero va a ricercare con speciale ansietà le famiglie numerose, le quali, per la loro fedeltà alla legge di Dio, incontrano non di rado pene e privazioni, ad altri sconosciute, o poco stimate; poi le famiglie che, per mancanza di mezzi, di lavoro, di salute, vivono in continui ed angosciosi affanni. Per tutti codesti figli sofferenti, così come per le famiglie più sicure e serene, che invitiamo a soccorrere con cristiana sollecitudine le altre, la Nostra preghiera si eleva fervida a Gesù, Maria e a Giuseppe, affinché su tutti si effonda la pienezza delle grazie celesti e delle consolazioni della terra. DISCORSI I, p. 113

 

1 GENNAIO MADRE DI DIO

Il mio pensiero torna... alle parole dell'umile figlia d'Israele che resta sempre la voce dei nostri cuori e delle nostre labbra, ripetute fino all'entusiasmo, alla Madre di Gesù e nostra: «Beate, beate le viscere di Maria Vergine che portarono il Figlio dell'Eterno Padre». Ed io trovo dolce conforto nella risposta di Gesù che è l'assicurazione rinnovata per voi, figli della Chiesa Cattolica, di poter trovare qui sulla terra, pegno dell'eterna felicità del cielo, la prosperità, la gioia e la pace, nella misura della vostra fedeltà indefettibile all'insegnamento della parola divina, sempre meglio appresa e approfondita. Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica. O Maria, Madre di Gesù e Madre nostra! Noi vi salutiamo con questa invocazione di tutte le generazioni umane, attraverso il mistero della vostra vita, nello splendore della vostra assunzione. Ancora una volta vi salutiamo beata; intercedete per noi, o gloriosa Regina del mondo e siateci sempre propizia, e particolarmente nei pericoli e nelle necessità dell'ora presente. O Gesù, Figlio di Maria, nostro Fratello e nostro Salvatore, per il mistero del corpo e del sangue che vi siete degnato di prendere nel seno purissimo della Vergine, e che noi rinnoviamo oggi sull'altare, conservateci il dono della fede, per la salvezza delle nostre anime, per la prosperità e la grandezza del nostro popolo, per la gloria del vostro nome, che sarà e nostra gloria e nostra gioia, nella vita presente e nella vita eterna. Così sia!

 

L'EPIFANIA E LE GENTI

Dopo i pastori, i santi Magi; i grandi della terra, i quali vengono da lontano per onorare il Divino Re e Salvatore del mondo. Anche essi ? come già i pastori all'annuncio angelico ? accolgono con gaudio il segno dato loro dal Signore: «Vedemmo la sua stella in oriente, e siamo venuti con doni ad adorare il Signore». Nella risposta dei Magi occorre dunque ammirare la sollecitudine, la serietà della esecuzione del proposito adottato, la generosità dei loro doni. Essi rappresentano coloro che sono forniti di beni terreni e di altre possibilità, e ne usano secondo le buone ispirazioni ricevute dall'Alto. Guardando queste mirabili realtà soltanto con occhio umano, verrebbe da pensare che la categoria dei Magi giunti a Betlemme, cioè dei potenti e dei ricchi della terra, attragga maggiormente il pensiero comune, poiché quella categoria ha maggiori possibilità. È ovvio che si preferisce dare piuttosto che chiedere. Tuttavia noi sappiamo che la dottrina benedetta di Gesù insegna cose sublimi a questo riguardo. La povertà non significa sfortuna o umiliazione, mentre la ricchezza è tenuta a moltiplicare opere di misericordia oltre che ad adempiere i doveri della giustizia. Perciò ben si comprende come, ad un certo momento, Gesù, il Signore del mondo, abbia prescelto per tutta intera la sua vita terrena uno stato di povertà e d'indigenza; abbia proclamato beati coloro che non possiedono, coloro che soffrono, ed abbia comminato gravi castighi per i ricchi immemori dei loro doveri. DISCORSI III, p. 626.

 

TEMPO DI QUARESIMA

L'antica questione dei rapporti fra fede ed opere, che risale ai tempi apostolici, si riaffaccia a noi sempre più viva. Né sola fede, né sole opere, ma l'associazione perfetta dell'una e delle altre. Ed è in questa gamma di fede illuminata e convinta e di maggior o minor vivacità di opere, che si misura la statura del cristiano perfetto e lo si distingue dal debole, dal neghittoso, dal quasi nullo, dall'infelice... Dall'Antico Testamento viene a ciascuno di noi l'invito: «Tu devi batterti per l'anima tua». Che parole forti: esse incidono il nostro dovere di batterci fino all'agonia contro le tentazioni del secolo per assicurare la salute dell'anima nostra e di quanti ci sono più cari nella vita. Dal Nuovo Testamento viene la parola di Gesù: una delle ultime sue prima del sacrificio: «Vi ho detto queste cose, perché abbiate la pace in me. Nel mondo avrete tribolazioni: ma confidate: io ho vinto il mondo!» (Gv 16, 33). Il tempo di quaresima si apre innanzi a noi come il più propizio per un saggio di rinnovazione spirituale che corrisponda a quanto sono venuto esponendo sin qui. Ripiegarsi ciascuno sopra di sé: contare le proprie deficienze: avvistare le forme più opportune ed efficaci per il compimento dei nostri doveri, e, rinnovati così nello spirito, riprendere il nostro cammino più lieti, più alacri, più confidenti. SCRITTI II, p. 34.

 

LO SPIRITO DELLA QUARESIMA

«Fratelli, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: ti esaudii nel tempo favorevole, e nel giorno della salvezza ti ho soccorso» (2Cor 6,1-2). Nei quaranta giorni della quaresima questo invito è oltremodo prezioso ed opportuno. Ciascuno, raccogliendosi in sé, dovrà esaminare sino a che punto la fede guidi la propria vita; come e quanto spesso si indulga ad atti e parole non conformi alla legge cristiana; in quale misura si pratichino le virtù, segnatamente la pazienza, la mortificazione. E se, circa il digiuno, la Chiesa, tenera madre, ha trattenuto l'antico rigore, nessuno può ritenersi esente dal compiere volontariamente adeguati meritori sacrifici. Dopo questa necessaria conoscenza dello spirito del sacro tempo quaresimale, un altro insegnamento è... [appunto] il rispetto al sacerdozio, che costituisce la sostanza precipua della vita cristiana, con tutto il tesoro di grazia che, mediante il sacerdozio cattolico, è profuso ed amministrato: dai Sacramenti, alla parola di Dio elargita a tutti... Inoltre per tutti vige l'appello ad unirsi, a volersi bene; a non arrestarsi in sottigliezze o meschinità nei reciproci rapporti, bensì a coltivare il buon seme del Vangelo, sì da rinvigorire, con gli ammaestramenti del Salvatore, l'attività religiosa dei popoli, e anche rafforzare cristianamente le relazioni sociali. DISCORSI III, p. 535.

 

VERA PENITENZA

Vogliamo anzitutto esortarvi ad approfittare della quaresima con applicarvi al gravissimo dovere della istruzione religiosa, e per dare alla penitenza vera ed efficace il posto che le compete, secondo la vocazione e le condizioni di ciascuno. Studio e meditazione delle virtù eterne, che Dio ha voluto comunicare all'uomo nobilitandone l'intelligenza, ed aprendone allo sguardo l'orizzonte infinito del suo disegno di salvezza e di amore. Solo così, in questa luce, l'uomo scopre se stesso, viene a conoscere i suoi ardui, improrogabili doveri, e si determina alla pratica generosa della penitenza, intesa come amore alla Croce. È di qui che si riconosce il cristiano sincero e volitivo: soltanto da una condotta austera, che vive ed applica la povertà e la rinuncia insegnate da Nostro Signore Gesù Cristo, l'ordine domestico e sociale può ricevere decisivo impulso per un rinnovamento della verità, nella libertà dei figli di Dio, nella giustizia più vera e più profonda, perché capace di togliere a sé, e dare ai poveri e ai diseredati. Ecco come, con l'istituzione della quaresima, la Chiesa non conduce i suoi figli a semplice esercizio di pratiche esteriori, ma ad impegno serio di amore e di generosità, per il bene dei fratelli. Questa è la quaresima, questo l'esercizio della vera penitenza, ed è quanto il Signore attende da tutti, nel «tempo favorevole» di grazia e di perdono. DISCORSI V, p. 145 Nelle famiglie cristiane le solide e antiche tradizioni dell'ecclesiastica disciplina trovano anime sensibili e pronte, che raduniamo idealmente attorno a noi, perché il palpito dei cuori salga in preghiera al Divino Redentore. O Signore Gesù! Che sul limitare della vostra vita pubblica vi ritiraste nel deserto, vogliate attrarre tutti gli uomini al raccoglimento che è inizio di conversione e di salute; staccatovi dalla casa di Nazareth e dalla dolcissima Madre Vostra, voi voleste provare la solitudine, il sonno, la fame; e al tentatore che vi proponeva la prova dei miracoli, voi rispondeste con la fermezza della eterna parola, che è prodigio di grazia celeste. Tempo di quaresima! O Signore! Non permettete che accorriamo alle fontane dissipate (cfr. Ger 2,13), né che imitiamo il servo infedele, la vergine stolta, non permettete che il godimento dei beni della terra renda insensibile il nostro cuore al lamento dei poveri , degli ammalati, dei bimbi orfani, e degli innumerevoli fratelli nostri, che tuttora mancano del minimo necessario per mangiare, per ricoprire le ignude membra, per radunare la famiglia sotto un solo tetto. DISCORSI V, p. 146.

 

I SEGNI DELLA RESURREZIONE

Considerate, carissimi miei fratelli e figlioli, che cosa ha detto Cristo nel Vangelo all'uomo che egli aveva guarito: «Ora sei stato risanato: non peccare più, perché peggior male non ti incolga» (Gv 5, I4). Questa minaccia che si accompagna all'ammonimento è fatta per spaventare i recidivi nel male... La misericordia del Signore ? è vero ? non abbandona i suoi. Ai suoi fedeli Gesù ripete il suggerimento di non dimenticare la preghiera quotidiana: rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori; questa disposizione al perdono però non significa per nulla che sia permesso impunemente continuare nelle nostre offese a Dio ed alla sua legge santa, e che noi possiamo quindi riposare sui nostri peccati e sulle nostre miserie. I peccati non devono essere nostri amici: li dobbiamo evitare, li dobbiamo odiare per non dover tornare al vomito «come fanno i cani», secondo l'espressione biblica. Lo sforzo di arrestare i vizi, di mortificare la libidine e di battersi con i diavoli e con gli spiriti tentatori è il primo segno della nostra spirituale resurrezione sul tipo di quella di Cristo. L'altro segno, il più splendente, è l'impegno di ascendere sempre nella ricerca della rassomiglianza con Cristo, col Cristo Rabbi, col Cristo paziente, col Cristo «fonte di vita e di santità»: col Cristo trionfatore. SCRITTI III, p. 526

 

PREGHIERA 

 

CON CRISTO CROCIFISSO, SEMPRE

O Gesù, eccomi innanzi a voi, languente e morente per me, vecchio come ormai sono, avviato alla fine del mio servizio, della mia vita. Tenetemi ben stretto e vicino al vostro cuore, in un sol palpito col mio. Amo sentirmi legato indissolubilmente a voi con una catena d'oro, intrecciata di vaghi e gentili anelli. Il primo: la giustizia che mi costringe a trovare sempre il mio Dio in tutto. Il secondo: la provvidenza e la bontà che guiderà i miei passi. Il terzo: la carità del prossimo, inesauribile e pazientissima. Il quarto: il sacrificio che mi deve accompagnare e che voglio e debbo gustare in tutte le ore. Il quinto: la gloria che Gesù mi assicura per questa e per la vita eterna. O Gesù crocifisso amor mio e misericordia mia ora e per sempre. Padre, se vuoi, allontana da me questo calice. Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà. (Lc 22,42) GDA n. 968

 

L'INSEGNAMENTO DELLA PASQUA

L'insegnamento e le ricchezze spirituali della Pasqua vogliono essere uno stimolo potente... nello sforzo risoluto, da parte di ciascuno di noi, alla elevazione più decisa verso quelle nobili altezze a cui le voci della coscienza e le buone ispirazioni del Signore ci richiamano, messi in guardia, come dobbiamo tutti tenerci, dalle umane prevaricazioni, dalle debolezze diffuse, dalle infedeltà individuali e collettive circa le leggi più sacre della vita. Pasqua del Signore. Il ripeterlo non disdice. La parola di Gesù presso la tomba socchiusa dell'amico: «Io sono la resurrezione e la vita» ha la stessa significazione a Betania, come se è sussurrata delicatamente alla coscienza di un cristiano, sincero anche se molestato da qualche tentazione, e diventa motivo felice di ritrovata lietissima pace interiore, e di vera nobiltà spirituale. Oh! che parole liberatrici e benedette la santa Chiesa riserva a Pasqua ai suoi figlioli non immemori delle gioie della innocenza degli anni più belli. «Io ti assolvo dai tuoi peccati: e non peccare più». E le altre toccanti il sublime del grande mistero e sacramento cristiano: «La pace e la Comunione del Corpo e del Sangue di Cristo». Oh! La santa Comunione Eucaristica, elevazione in ogni tempo e per ogni anima verso il vertice della vita spirituale che di Cristo si pasce e si esalta! DISCORSI III p. 190

 

IL SIGNIFICATO DELLA PASQUA

Il cristianesimo non è quel complesso di fattori opprimenti, di cui favoleggia chi non ha fede: ma è pace, è letizia, è amore, è vita che sempre si rinnova, come il segreto pulsare della natura all'inizio della primavera. Dobbiamo affermarlo con la stessa sicurezza degli apostoli e voi... dovete essere convinti, come del più bel tesoro, che solo può impreziosire e rasserenare la quotidiana esistenza. La fonte di questa gioia è nel Cristo Risorto, che affranca gli uomini dalla schiavitù del peccato, e li invita ad essere con Lui una nuova creatura, nell'attesa dell'eternità beata. I1 gioioso mistero ha un valore che investe ogni singolo cristiano nell'intimo santuario della sua vita spirituale, per configurarlo a Cristo Risorto. La Pasqua è per tutti un mistero di morte e di vita: per questo, secondo l'espresso precetto della Chiesa ogni fedele è invitato in questo tempo a purificare la coscienza col Sacramento della Penitenza, immergendola nel sangue di Gesù; ed è chiamato ad accostarsi con maggi or fede al Banchetto Eucaristico , per cibarsi delle carni vivificatrici dell'Agnello Immacolato. I1 mistero della Pasqua è dunque di morte e di resurrezione per ciascun credente. In tutto il tempo pasquale, la Chiesa farà risuonare il festoso annunzio: «Il Signore è veramente risorto!» Questo si deve dire anche di ciascuno dei suoi fratelli: «È veramente risorto» chi era in peccato! Sono risorti i dubbiosi, i diffidenti, i paurosi, i tiepidi! Sono risorti i tribolati, i dolenti, gli oppressi, i miseri! DISCORSI I, p. 210

 

ASCENSIONE

 

40 GIORNI DOPO PASQUA

Si compie oggi il 40° giorno di sopravvivenza di Gesù sulla terra dopo la sua Resurrezione, non più in carne mortale ma in corpo glorioso. A1 convegno dei Dodici, dapprima sul Sion, in ultimo convito, ed ora sulla vetta dell'Oliveto, egli diede ai suoi l'ultimo saluto, ripetendo la promessa della imminente venuta dello Spirito Santo che avrebbe perfezionato in loro l'opera sua, rendendoli pronti alla conquista del mondo intero: «Fino alla fine del mondo» che è tutto dire. E là sul monte splendette come ultimo sorriso ai suoi ancora un raggio della sua bontà, e poi dolcemente si elevò verso le vie del cielo, finché una piccola nube lo tolse agli occhi incantati e rapiti (cfr. At 1,9). La santa Liturgia ci raffigura questo apparire del Crocefisso risorto nella luce di Pasqua ed ora questo suo scomparire al compiersi del quarantesimo giorno sotto la immagine del gran cero che fu benedetto e recato in trionfo nella notte del Sabato Santo: e che ora dopo il canto del Vangelo odierno viene spento in attesa di nuove Pasque lontane... Sii benedetto... o cero Pasquale: colonna luminosa che ci hai allietato per quaranta giorni colla tua fiamma brillante e pia... Noi ti salutiamo. Possiamo noi rivederci ancora entro un anno nel ritorno felice delle celebrazioni liturgiche succedentisi regolarmente di stagione in stagione. Questa è la vita cristiana. Seguire gli episodi della vicenda mortale di Gesù penetrando il nostro spirito dello spirito suo: le delizie, le pene, i sacrifici e la vittoria sua. SCRITTI III, p. 560

 

PREGHIERA

Tu sali in alto, o Signore, tu trascini teco come prigionieri i tuoi nemici. Gli uomini, persino i ribelli, ti offrono i loro doni. Sii benedetto ogni giorno, o Signore, tu porti sopra di te anche i nostri pesi, tu sei il nostro Salvatore, è in tua mano lo scamparci dalla morte... O Cristo che ascendi al cielo, divino trionfatore della morte, noi t'invochiamo con la santa Chiesa, con la liturgia di questo giorno. Siici tu via e scorta per salire alle stelle; sii la meta dei nostri affetti, il conforto delle nostre lacrime, la dolce ricompensa fra le pene che questa vita ci arreca... Amen SCRITTI III, p. 139.

 

PENTECOSTE

 

50 GIORNI DOPO LA PASQUA

Nella festa di Pentecoste, col libro sacro tra le mani, mi piace ricercare la prima pagina del Vecchio, e la prima pagina del Nuovo Testamento. La prima pagina del Vecchio, nel descrivere la creazione del mondo, dice che «lo Spirito di Dio si librava sopra le acque». Con ciò è indicato l'universo: i mari, i continenti, il regno animale, vegetale e minerale: triplice regno, molteplice governo: anche governo degli uomini, delle razze, dei popoli e delle genti umane, ispirate e mosse da energie che pervadono l'umanità intera, la sua storia secondo un disegno divino di graduale applicazione nei secoli. Tutto ciò che è natura, dunque, ordine temporale: ma sotto l'occhio e la virtù del Creatore. Ed ecco che anche la prima pagina del Vangelo, che è poi il Testamento Nuovo, si apre al suono di una voce angelica: «Non temere, o Maria, perché lo Spirito Santo si riposerà in Te. Tu sarai madre: Tu avrai un figlio e lo chiamerai Gesù». È con quest'annuncio di Maria che si inizia il poema della Redenzione che ha per sole di irradiazione il Cristo, sorgente insieme di vita divina e di grazia santificante. Scritti, III, p.571-72

 

PREGHIERA

O Santo Spirito Paraclito, perfeziona in noi l'opera iniziata da Gesù: rendi forte e continua la preghiera che facciamo in nome del mondo intero: accelera per ciascuno di noi i tempi di una profonda vita interiore: da' slancio al nostro apostolato, che vuol raggiungere tutti gli uomini e tutti i popoli, tutti redenti dal Sangue di Cristo e tutti sua eredità. Mortifica in noi la naturale presunzione, e sollevaci nelle regioni della santa umiltà, del vero timor di Dio, del generoso coraggio. Che nessun legame terreno ci impedisca di far onore alla nostra vocazione: nessun interesse, per ignavia nostra, mortifichi le esigenze della giustizia: nessun calcolo riduca gli spazi immensi della carità dentro le angustie dei piccoli egoismi. Tutto sia grande in noi: la ricerca e il culto della verità, la prontezza al sacrificio sino alla croce e alla morte; e tutto, infine, corrisponda alla estrema preghiera del Figlio al Padre celeste; e a quella effusione che di Te, o Santo Spirito di amore, il Padre e il Figlio vollero sulla Chiesa e sulle sue istituzioni, sulle singole anime e sui popoli. Amen, amen: alleluia, alleluia. DISCORSI IV p. 350

 

DOMENICA DELLA SS. TRINITÀ

 

OTTAVA DI PENTECOSTE

Dio è uno e trino: Gesù, Figlio di Dio, si appella sempre al Padre suo: e per l'avvenire della sua Chiesa egli annuncia lo Spirito Santo. Non occorrono altre discussioni. I sapienti le possono fare a chiarimento all'umile fedele, ma non convengono, specialmente se hanno delle pretese. «Scrutatore, ma scrutatore di pietà». Spesso il culto del cattolico si limita alla Madre di Gesù, il che è qualche cosa, ma non è perfetto: o ai Santi, ad alcuni di essi: ma è difettoso e pericoloso. È bene precisare, ancora una volta: nel culto, le tre Persone Divine vogliono essere considerate in eguale proporzione. Ed è ben naturale che si vedano nel centro che è Gesù Cristo, perché in Lui alla natura divina si unisce l'umana, la nostra natura che Egli è venuto a salvare e a sublimare: ma il culto della Chiesa osservare il culto liturgico ? va egualmente al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Nella liturgia tutto comincia, si svolge e si consuma «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». Ci sono tante devozioni, belle e utili: ma la prima, la più alta, la più diritta è quella della SS. Trinità. SCRITTI IV, p. 69 SS.

 

CORPUS DOMINI

 

GIOVEDÌ DOPO LA FESTA DELLA SS. TRINITÀ, O DOMENICA SUCCESSIVA

Dio è con noi. Signore dell'universo, Egli ha diffuso il suo spirito su tutto il creato, e ne ha fatto balzare come capolavoro l'uomo configurato alla immagine del suo volto divino. Grande cosa, diletti figli, il volto di Dio impresso sopra tutto il creato: reso splendente nelle sembianze umane: Signore, Principio, Verbo, il Verbo Divino preso di amore per l'uomo, così da voler abitare in sua compagnia sulla terra: come fratello con i fratelli. «Il verbo si pece carne ed abitò tra noi». E poiché questa nostra natura umana era ferita ed umiliata, ecco che Egli la redime a prezzo del Sangue suo: la penetra dei meriti del suo sacrificio, ai quali perciò stesso la associa, pur rispettando la libertà di ciascun uomo di accettare o di rifiutare il beneficio e l'onore. Ma il colmo del «dio con noi» è questo sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo... Nel Corpus Domini non solo vi è un richiamo al Figlio di Dio come creatore, redentore e fratello nostro; ma è richiamo a Gesù per la virtù del grande mistero Eucaristico divenuto il nutrimento spirituale più prezioso della vita umana. Oh! Canta, canta, grande dottore e vate nostro Tommaso d'Aquino: «Sì, questo il pane degli angeli, divenuto cibo dei viandanti, esso è il pane dei figlioli...» Imponente il culto eucaristico penetrante di tanta dolcezza i cuori, ma ciò che più conta a servizio della buona comunità cristiana, e come a termometro di vero fervore spirituale, è l'amore a Gesù nel suo sacramento, la familiarità con il Tabernacolo, la graziosa compagnia preparata a consolare la solitudine misteriosa e benedicente. DISCORSI I, p. 349 Oh! l'altare, l'altare, dove il Libro divino ed il Calice rappresentano i due segni più alti e più sacri delle comunicazioni. e degli scambi tra il divino e l'umano! La voce sacerdotale legge il libro e lo canta: le mani sacerdotali sorreggono il Calice e lo benedicono. È sull'altare che i due testamenti si congiungono e si compiono, Gesù, il Verbo di Dio fatto uomo, si asside, infatti, sacerdote eterno in mezzo a loro: continuatore di una celebrazione suggellata dal sacrificio del Sangue Suo, prolungantesi misteriosamente lungo i secoli per il ministero sacerdotale, che assicura gli immensi valori spirituali della Redenzione a beneficio delle anime e dei popoli. Non per nulla la Pasqua si chiama «Phase», cioè il passaggio del Signore... Ed ogni messa celebrata segna il tocco di questo passaggio perciò ogni giorno è Pasqua nel tempio del Signore. È intorno all'altare, infatti, e per la santa Messa, che si svolge la vita religiosa delle anime, delle parrocchie, delle città, delle nazioni. Ed è dall'altare che si irradiano le altre forme o espressioni di culto costituenti tutto l'insieme della sacra Liturgia. SCRITTI III, p.85

 

PREGHIERA

O Gesù, re delle genti e dei secoli, accogliete gli atti di adorazione e di lode che noi, vostri fratelli di adozione, umilmente vi tributiamo. Voi siete «il Pane vivo disceso dal cielo, che dà la vita al mondo»; sommo sacerdote e vittima, vi immolaste sulla croce in sacrificio cruento di espiazione all'Eterno Padre per la redenzione del genere umano, ed ora vi offrite quotidianamente sui nostri altari per le mani dei vostri ministri, a fine di instaurare in ogni cuore il vostro «regno di verità e di vita, di santità e di grazia, di giustizia, di amore e di pace». O «Re della gloria», venga dunque il vostro regno! Regnate, dal vostro «trono di grazia», nei cuori dei fanciulli, perché conservino immacolato il candido giglio dell'innocenza battesimale. Regnate nei cuori dei giovani, affinché crescano sani e puri, docili alla voce di coloro che vi rappresentano nella famiglia, nella scuola, nella chiesa. Regnate nel focolare domestico, affinché genitori e figli vivano concordi nella osservanza della vostra santa legge. Regnate nella nostra patria, affinché tutti i cittadini, nell'ordine e nell'armonia delle classi sociali, si sentano figli di uno stesso Padre celeste, chiamati a cooperare al comune bene temporale, felici di appartenere all'unico corpo mistico, di cui il vostro sacramento è insieme simbolo e imperitura sorgente. Regnate, infine, o Re dei re e «Signore dei signori», su tutte le nazioni della terra ed illuminate i reggitori di ciascuna affinché, ispirandosi al vostro esempio, nutrano «pensieri di pace e non di afflizione». O Gesù Eucaristico, fate che tutti i popoli servano liberamente a voi, consapevoli che «servire a Dio è regnare». Preghiera divulgata nella circostanza del XVI Congresso Eucaristico nazionale italiano celebrato a Catania (6?13-09-1959).

 

FESTA DEL SACRO CUORE

(Venerdì dopo la seconda domenica dopo Pentecoste) Margherita Maria Alacoque era un'umile suora, aliena da velleità e pretese, dal cuore sincero, aperto senza riserva alcuna alle effusioni della grazia. I1 Signore gradì queste disposizioni di angelica purezza, incantevole semplicità ed assoluta rinunzia a ogni calcolo umano. Avvenne così che, proprio mentre la fedele religiosa accudiva a mansione di per sé futile e quasi inconcludente ? ma con tutti i meriti della obbedienza ? nell'orto del monastero, ebbe il dono di straordinarie rivelazioni anche in rapporto a quel sublime apostolato che il Maestro stava per chiederle: la devozione e glorificazione dei misteri di carità del Sacro Cuore. La risposta al divin desiderio fu immediata; pronta e generale la propagazione del nuovissimo omaggio a Gesù, pur non mancando contrasti, come sempre avviene nel mondo, con gli uomini che cercano di far prevalere il loro personale giudizio. Alla fine, però, fu tutto un trionfo di carità, di amore fervente da parte delle anime. La devozione al Sacro Cuore ha apportato incalcolabili benefici alla Chiesa e all'umanità. Possono ben dirlo i nostri tempi che, su quelli in cui visse la Santa, hanno il vantaggio di più sentita comprensione e di maggior slancio. Ciò non significa che ora la tentazione dell'antico avversario sia sminuita o che il fascino del mondo sia meno insidioso. Tutt'altro. Nondimeno i fedeli conoscono bene le vie della grazia, gli aiuti inesauribili largiti dal Redentore, la bellezza e soavità del costante ricorso alla potentissima intercessione di Maria, la madre nostra, che tiene sempre aperte per noi le sue braccia, ci conforta e consola e ottiene per noi tutti, dal suo Divino Figlio, i doni più validi e preziosi. DISCORSI IV, p. 762-63.

 

FESTA DELLA TRASFIGURAZIONE

 

6 AGOSTO

Salirono sul monte Tabor Gesù e i tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni. A un certo momento il Divin Maestro scomparve per ripresentarsi subito in una gloria di luce e di splendore. Mosè ed Elia erano ai suoi lati e Gesù parlava con loro. Mosè rappresentava la legge; Elia le profezie fatte, lungo i secoli, e annunzianti la Redenzione. Di che cosa parlava Gesù con i due personaggi dell'Antico Testamento? Non certo di vedute o imprese umane e terrene, non del gusto di vivere di passaggio nel tempo di ognuno di noi, ma, certo, dell'adempimento del disegno della infinita Bontà Divina, per cui il Figlio di Dio fatto uomo stava andando incontro alla passione ed alla morte di croce, onde salvare, appunto, l'umanità. I tre apostoli non erano ancora in grado di comprendere tutto ciò; e rimasero estasiati dalla visione, traendone anzi motivo perché essa si perpetuasse, tanto intenso era il gaudio del loro cuore. Prostratisi a terra per il gran timore gli apostoli furono poco dopo richiamati da Gesù, tornato nel semplice aspetto della sua natura umana. «Levatevi, non temete». Questo il primo comando, e poi nel discendere dal monte, l'altro ordine: «Non dite a nessuno quel che avete visto, prima che il Figlio dell'Uomo non sia risuscitato da morte». C'è in questa pagina di san Matteo, un insegnamento forte e sublime per tutti i tempi, per i cristiani di ogni condizione. Nella vita di quaggiù non si deve ritenere che ad ogni ora debba esservi gioia, festa, gloria, anche se procurate con intenti leciti ed onesti. Alla Trasfigurazione doveva seguire, non molto tempo dopo, la Passione , la Crocifissione di Gesù. DISCORSI IV, p. 666

 

FESTA DELL'ASSUNTA

 

15 AGOSTO

Questo benedetto corpo delta Vergine che la Trinità augusta preserva dalla corruzione, e subito trasfigura e, spiritualizza, non propone una verità di fede, e nulla più: esso esalta valori eterni dello spirito, con le sue naturali esigenze ed incoercibili aspirazioni. Esso rinnova la speranza in un avvenire più felice. Esso riaccende la fiducia in una più perfetta giustizia, che ristabilirà 1'ordine sconvolto del peccato. Sono pensieri di fede, che coltivati, orientano i nostri passi verso la casa del Padre Celeste, ed aiutano a superare le prove e le incertezze del quotidiano combattimento. Ecco, questo insegna il Dogma dell'Assunzione: 1) La vita terrena non è fine a se stessa: essa si concluderà in cielo. Passa la giovinezza, cadono sogni e progetti; si avanza il vespero accompagnato da delusioni e nostalgie, ma il cristiano non si abbandona alla disperazione! 2) ) L'anima ha dei diritti indiscutibili e preminenti sul corpo: e per lei occorre saper disciplinare le passioni, rinunciare alle seduzioni mondane; prendere, talora, decisioni eroiche. 3) L'umile soggezione a Dio è il segreto della felicità vera e della pace. La solennità dell'Assunta così intesa accende nei cuori gli entusiasmi santi che la nostra religione riesce a suscitare nel popolo come nei singoli, a rendere fermi i propositi d'interiore rinnovamento ispirati dalla Grazia, ed infine ravviva la speranza che converte in gaudio le amarezze e le angustie del vivere.

 

PREGHIERA

Dal tuo trono di gloria, o Regina, o Madre, piega i tuoi occhi misericordiosi verso i miseri; ottieni il perdono; la giustizia del Figlio tuo si volga in grazia per tutti noi. La nostra fiducia in te corrobori la nostra speranza, rinsaldi i buoni propositi di vita cristiana, animata dalla carità forte e sincera. O Madre, o Maria! Ti chiediamo...la purezza della mente, la chiarezza della dottrina che è dono dell'intelletto; la purezza del corpo, la modestia del corpo...la santità della vita, poiché questo è ciò che più vale sulla terra e per il cielo; l'amore fraterno, cioè la concordia dei cittadini che è segreto di prosperità, perfezione di cristianesimo, sorgente inesausta di gaudio e di pace. Amen. Scritti II, p. 469-70

 

FESTA DI CRISTO RE

 

L'ULTIMA DOMENICA DI OTTOBRE

Oggi ricorre la festa liturgica di Cristo Re. Nell'epistola della Messa, come nelle pagine del Breviario, è stata presentata agli occhi dei credenti l'immagine, piena di sublime maestà, del Re Pacifico: «l'immagine del Dio invisibile, il primogenito di tutta la creazione... tutto per Lui e in Lui fu creato, ed egli è prima di tutte le cose, e tutto in Lui sussiste. Ed egli è il capo del corpo della Chiesa» (Col 1, I5?I8). Questa grandezza regale deriva al Divin Salvatore, per nativo diritto, dalla sua consustanzialità col Padre, che Gli dà un sommo ed assoluto dominio su tutte le cose create; dalla ammirevole e adorabile unione ipostatica, che lo costituisce capo dell'umanità; dal suo sacrificio redentore, che ha riconciliato al Padre l'intera famiglia umana... La Chiesa nel cantare le lodi di Lui, chiede che «tutte le famiglie dei popoli disgregate dalla ferita del peccato, si sottomettano al suo soavissimo impero». Se si vuol promuovere la vera pace, ed avviarsi a relativa prosperità e a duratura armonia, occorre che i diritti di Dio siano da tutti rispettati. Violandoli, l'uomo si degrada e perde la sua dignità. Occorre dunque che tutte le forme della vita familiare, sociale, economica e politica siano assunte e trasfigurate nella luce di Gesù salvatore, che solo può ad esse dare piena perfezione e valore soprannaturale. Tale è il senso della festa odierna: tale è il voto ardente espresso dall'inno del Breviario: «I governanti dei popoli ti esaltino con pubbliche manifestazioni di onore, i dotti, i magistrati ti adorino, le leggi e le arti parlino di te!» Oh com'è bella questa visione di pace, che anticipa in terra le gioie serene del Paradiso! DISCORSI I, p. 494.

 

FESTA DI TUTTI SANTI

 

1 NOVEMBRE

Una delle consolazioni più intense, e insieme degli atti più solenni della vita pastorale del Vescovo di Roma, è il chiamare i santi ai supremi onori degli altari, a proporli alla venerazione di tutta la cristianità. E i santi invero rispondono alla voce del Papa, da tutti i punti dell'orizzonte. Da una parte sono armonie della terra, che, nel supremo magistero della Chiesa, esalta i suoi figli migliori, in letizia di santo entusiasmo; dall'altra, prendono sonorità piena le armonie perenni dei cieli, che palpitano come di nuove vibrazioni. È in questa consonanza di armonie terrene e celesti, e partecipando a entrambe, che spiccano le figure dei santi secondo la parola del salmo: «Esultino i santi nella gloria, acclamino a lui dai loro giacigli» (Sal 149,5) Oh! Benedetti i santi nostri! All'inizio della loro pubblica venerazione accade che prendano posto, come è naturale, le ragioni di singolare rapporto tra la gloria del cielo e i bisogni della terra: rapporti di natura a di grazia, di storia e di tradizione, a anche di forme esterne di apostolato. Perché attraverso questi rapporti passa la luce del Signore, che alcune anime solleva ai vertici della santità, e, nel proporlo alla universale imitazione, rende più facile a tutte l'appressarsi alla perfezione cristiana. DISCORSI V, p. 83.

 

COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

 

2 NOVEMBRE

Tutte belle e preziose le devozioni della santa Chiesa, che fioriscono accanto all'altare eucaristico, o all'altare della Vergine e dei santi. Ma particolarmente degna questa dei nostri morti: «che ci hanno preceduto nel segno della fede». Questa devozione è innanzi tutto meditazione delle verità eterne, ed esatta valutazione di ciò che passa, a di ciò che è destinato a sopravvivere. Oggi siamo venuti a rendere omaggio alla memoria dei Morti: a un tributo di preghiere al Signore per le anime loro, affinché la divina misericordia li avvolga definitivamente nella luce celeste. Ma il ricordo di quelli che ci hanno preceduti, ed ai quali ci legano vincoli di fedeltà a di riconoscenza, vogliamo che ci accompagni nella successione degli atti della nostra vita quotidiana. Perché questa è memoria degna di loro, questo torna a loro onore, questo è lo spirito del suffragio cristiano, che è tutt'uno con la vita e la pratica cristiana del vivere. Mentre la mesta, ma robusta liturgia dei Morti si alzerà su nell'aria con il canto del «Liberami o Signore», noi siamo come invitati a levare gli occhi al di sopra delle tombe, e a cercare altrove quelli che furono a ci restano cari a familiari: i genitori i loro figlioli, i figli i padri loro, lo sposo la sposa, e la moglie il marito suo, e quanti furono beneficati dal ministero di un'anima consacrata a Dio, 1'immagine di colui o di colei che gli fu padre nello spirito o madre. SCRITTI III, p. 269

 

FESTA DELL'IMMACOLATA

 

8 DICEMBRE

La dottrina cattolica che riguarda l'immacolato concepimento di Maria e ne esalta gli splendori è familiare ad ogni buon cristiano; delizia ed incanto per le anime più nobili. È nella liturgia, è nella voce dei padri della Chiesa, è nel sospiro ansioso di tanti cuori che intendono farle onore rendendo il profumo della loro purezza, ardore di apostolato per l'elevazione del buon costume privato e pubblico... ...Veramente l'oblio della purezza, il pervertimento del costume posto in esibizione ed esaltazione, attraverso tante forme di seduzione e di prevaricazione sono motivo di sgomento... Ci sentiamo come penetrati da intima a trepida commozione al ricordo di schiere senza numero di spose a madri, di umili donne di casa a di vergini consacrate, il cui servizio di carità e di prudenza era robustezza e nobiltà vera delle famiglie e cooperazione del ministero sacerdotale. Tutto questo loro silenzioso operare avveniva nella luce della legge divina, nella espressione delle virtù umane e cristiane fiorite dalla dignità a purezza del costume. O Maria Immacolata, stella del mattino che dissipi le tenebre della notte oscura. A Te noi ricorriamo con grande fiducia. «Dacci una vita pura: preparaci un cammino sicuro». Sgombra dai nostri passi le tante seduzioni del gusto mondano della vita; sostieni le energie, non solo della giovane età, ma di tutte le età, egualmente esposte come sono alla tentazione del maligno. DISCORSI III p. 73.

 

PREGHIERA

O Vergine Immacolata, radiosa immagine di candore e di grazia, che col tuo apparire diradi le tenebre della notte incombente, e ci innalzi ai fulgori del Cielo, guarda benigna ai tuoi figli devoti, che si stringono a te. Stella del mattino, prepara i nostri cuori alla venuta del sole di giustizia, da te portato al mondo. Porta del Cielo solleva i nostri cuori ai desideri del paradiso. Specchio di giustizia conserva in noi l'amore alla grazia divina affinché, vivendo umili e gioiosi nell'adempimento della nostra vocazione cristiana, sempre possiamo godere dell'amicizia del Signore, e delle tue materne consolazioni. Così sia.

DISCORSI 7 dic 59

 


 

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