home2

 

CARTOLINE DI P. SILVANO

 

Per scrivere a padre Silvano Zoccarato (PIME) clicca sull'email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

 

pope859

Il Valdese Paolo Ricca e Papa Giovanni

E' interessante conoscere quanto e come si guarda la Chiesa al di fuori. Sentire un linguaggio diverso, a volte scostante.  Ma in alcuni c'è anche del legame di stima e di simpatia.

Sempre nell'incontro di Sotto il Monte, 25 anni dalla morte di Papa Giovanni, il Valdese Pastore Paolo Ricca diceva : "Papa Giovanni ha sorpreso anche i Protestanti. E' il primo papa che ci ha obbligato a parlar bene di un papa. I valdesi  medievali collocavano la loro critica al papato nel quadro della loro obiezione di fondo alla 'chiesa costantiniana': il papa è, appunto, successore di Costantino, non di Pietro! E' la struttura che trasferisce nella chiesa di Cristo lo spirito imperiale e la mentalità che ne deriva, è la struttura che più di ogni altra illustra la 'costantinalizzazione' della chiesa. Il problema non è personale ma strutturale. Non è facile parlar bene di un papa che se lo merita, ma in questo caso non è difficile, pensando alla persona. Quali sono dunque i tratti salienti di Papa Giovanni? Vi vedo una lezione di libertà, di libertà creativa - umanamente ed evangelicamente creativa. Tralascio ... 'la vita di corte' che fino a lui fioriva in Vaticano, con i suoi rituali sontuosi, i suoi cerimoniali barocchi, la sua ormai quasi patetica retorica delle forme.

Libero nei confronti della tradizione

Tipico e programmatico a questo proposito è il celebre passo del discorso inaugurale del Vaticano II in cui si distingue tra la sostanza della dottrina e il suo rivestimento letterario.

            "Una cosa è infatti il «depositum Fidei», cioè le verità contenute nella nostra veneranda       dottrina, e un'altra è il modo col quale esse sono enunciate, sempre però conservando lo          stesso senso e .la stessa sentenza. È proprio a questo modo che si deve dare grande       importanza, lavorando con pazienza, se necessario, nella sua elaborazione vale a dire                  bisognerà trovare quelle forme espositive che più si adattano al magistero, la cui indole è          soprattutto pastorale".( n. 15 )

Questo era ed è una vera e propria rivoluzione culturale, tanto più se si pensa che il suo predecesore Pio XII, nella Humani generis(1950),  aveva messo in guardia  contro ciò che Giovanni XXIII raccomanda, cioè una chiara distinzione tra verità e formulazione della fede. Papa Giovanni non sacrifica il passato al presente, ma fa servire il passato al presente. Ciò significa la fine dell'immobilismo, l'invito alla Chiesa cattolica a fare un 'balzo in avanti' ... incamminarsi  come Abramo  verso l'ignoto.

Libero nei confronti degli altri

'Papa delle sorprese', ha trasformato lo spazio della Chiesa cattolica da sacrestia in crocevia. Un luogo in cui il non-cattolico, sia egli cristiano o meno, è benvenuto senza dover fare il non-cattolico pentito - un luogo in cui il diverso è accettato e onorato nella sua diversità. Un ecumenismo non di formule ma di atteggiamento, il desiderio di co-esistere, di con-dividere, il desiderio di fare della diversità non una ragione di separazione ma un'occasione di arricchimento. Questa apertura verso il diverso, che segna la fine della paura dell'altro proprio perché l'altro non è più demonizzato, ha due implcazioni di grande portata:

 1. La Chiesa cattolica pur continuando ad affermare se stessa e la sua centralità, diventa da esclusiva inclusiva, da scomunicante invitante. Se c'è posto per me, c'è posto anche per te, non continuiamo a vivere vite parallele, cerchiamo di essere "uomini con" anziché "umini contro". Giovanni XXIII aveva una umanità intesa come invito all'altro, all'incontro, al dialogo, alla compresenza.

2. L'altro non è il diverso da uniformare, "normalizzare", omologare, ma è anzitutto un testimone di una alterità che ha qualcosa a che fare con l'alterità di Dio stesso, è un muto testimone del fatto che il mio universo e quello di Dio non coincidono, quello di Dio è più grande. Questo comporta un nuovo rapporto con la verità : non possesso acquisito... e più ricerca comune, non qualcosa da insegnare all'altro, ma qualcosa da imparare con l'altro.

Libero nei confronti dei poveri

Libertà intimamente evangelica di riqualificare  la Chiesa  come "chiesa dei poveri". Nel suo radiomessaggio dell'11 settembre 1962 : "Altro punto luminoso del Concilio. In faccia ai paesi sottosviluppati la Chiesa si presenta quale è e vuol essere, come la Chiesa di tutti noi, e particolarmente la Chiesa dei poveri" (n. 6). Libertà nella descrizione dei "segni dei tempi" della Pacem in terris: "ascesa economico-sociale  delle classi lavorarici", "l'ingresso della donna nella vita pubblica", superamento della divisione dei popoli in "dominatori" e "dominati" e la creazione di una comunità mondiale di popoli indipendenti.

Libertà profondamente radicata nel vangelo e come tale un seme che porterà frutto e darà alla Chiesa un volto nuovo, una nuova fisionomia e le consentirà di scrivere una nuova storia".

 

 

La pace secondo Papa Giovanni

Nel convegno di Sotto il Monte, 25 anni dopo la morte di Papa Giovanni, Raniero La Valle diceva : "La Pacem in terris è in realtà un documento che sta nel nostro futuro, che viene dal futuro, sta davanti a noi, non sta dietro di noi. E' tanto quello che apre.

Il mondo oggi è certamente molto diverso da come era quando apparve l'enciclica.  C'è stato il 68... c'è stato il Vietnam... c'è stato il processo di decolonizzazione, ... e l'esplodere della Chiesa in America Latina. Ci sono state tre guerre in Medio Oriente.  Poi la questione ecologica, la straordinaria svolta nell'Unione Sovietica e l'irrompere del tema della non violenza nel cuore del rapporto violento tra i  sistemi politici e tra le nazioni. Tutto questo  non solo come pia aspirazione idealistica ma come progetto politico.

Anche il papato , dopo papa Giovanni, non è più come prima; esso è stato riportato dentro la Chiesa e oggi, forse per questo, possiamo guardare al papa anche con una certa affettuosa indulgenza perché il tasso di nocività dell'aspetto autoritario e di potere è enormemente diminuito.

Il mondo è molto cambiato, ma il magistero di Papa Giovanni e La Pacem in Terris appaiono ancora attuali, contempoarenei, dirompenti. E' cambiata la nostra percezione del mondo, ancora severa e tragica, ma nello stsso tempo più suscettibile di speranza.  Tutti i rapporti economici, politici, internazionali, sono oggi rapporti di dominio, nel sistema del capitalismo, del socialismo... un dominio  radicale che aggredisce la stessa vita quotidiana dell'uomo e della donna. La donna cerca di liberarsi. E' nella condizione del lavoro, alienato. La condizione di dipendenza dell'uomo dalle cose e dal prodotto è sempre più stringente, per cui si perde  il soggetto che produce perchè ciò che domina è l'oggetto; c'è il domi no della cosa sull'uomo, che produce la perdita della soggettività del lavoratore, ma anche di qualunque uomo e donna che fa parte di questo sistema che è tutto finalizzato alla cosa al prodotto e perciò al denaro che la misura. Il problema della pace non è più la questione diplomatica del rapporto tra i grandi,  ma di prendere in mano di nuovo un progetto di società che riesca a svellere questa sua radice e questo suo fondamento di dominio. Passare dal produrre... per produrre,  al mantenimento della nobiltà  umana dell' aspetto contemplativo della vita, fare appello  di nuovo a una esplicita irruzione religiosa.

Nella Pacem in terris, il Papa legge i segni dei tempi nella nuova condizione dei lavoratori, della donna, dei popoli nuovi, e non solo segni di un cambiamento sociale, ma segni di liberazione dal dominio.

I lavoratori rivendicano di essere considerati come soggetti, non dominati.

La donna entra nella vita pubblica, non solo in situazione di parità e non come ogetto e  strumento. Entra  come persona  nella vita domestica e nella vita pubblica. Diversa dall'uomo, ma persona, soggetto.

I popoli partecipano al banchetto del benessere e non accettano un potere dall'esterno. Scompare il complesso di inferiorità, si formano comunità indipendenti e autonome nella propria dignità. Non più popoli dominatori e popoli dominati. Si tratta di porre a livello mondiale il problema del bene comune. Dignità che va rispettata per ogni popolo, indipendentemente dalla sua forza, potenza, ricchezza e  dalle sue armi. Tutti tre segni di liberazione dal dominio.

Anche la Chiesa non più egemone. Non vive un domino, non è interlocutore con chi ha il potere, al modo del potere. La vocazione al servizio diventa sempre più vissuta.

Pacem in terris, enciclica laica che vede l'azione dello Spirito santo nella storia, nel mondo, negli uomini sulla terra, senza mediazioni sacrali, istituzionali, dato in dono. Papa Giovanni dice che la pace è una cosa ragionevole, della ragione, mentre la guerra  sta ormai  fuori della ragione, fuori dell'umanità.

C'è stato l'avvio del  disarmo e su tutte le armi viene gettato un marchio di illegittimità.

Ner discorso di apertura del Concilio, Papa Giovanni disse : "Stiamo andando verso un nuovo ordine di rapporti umani , che per opera degli uomini  ma per lo più oltre la loro stessa aspettativa si volge verso disegni superiori e inattesi". Aveva visto lontano... nella natura, nella storia, nel disegno di Dio, nella presenza dello Spirito nel cuore degli uomin i anche al di là della loro consapevolezza e della loro volontà.

Superando la dottrina della guerra giusta, apre al tentativo di ripensare la dottrina, di introdurre nella dottrina le novità, gli sconvolgimenti che sono prodotti dalla storia degli uomini. Nuovi spazi si aprono, nuove convergenze sono possibili. L'incontro tra uomini diversi, tra tradizioni  diverse è rimettere in  gioco il pensiero".

 

 

Pietro Ingrao e Papa Giovanni

25 anni dopo la morte del Papa Roncalli a Sotto il Monte si tenne un convegno che non fu, come scrisse Turoldo, "una semplice celebrazione ma l'approfondimento della constatazione che Giovanni XXIII continua ad essere vivo più di quanto non si pensa". Vi parteciparono esperti di gande valore uniti attorno a una grande tavola di credenti e di non credenti per la costruzione di un'unica umanità.

Ingrao, comunista, volle semplicemente presentare una testimonianza  " da un'altra sponda", "di uno che è al di fuori della chiesa e delle chiese"  e ascoltando gli altri relatori non si trattenne dal dire: "Dobbiamo dirci: o stiamo facendo una commemorazione o stiamo parlando di qualcosa che ci preme e allora la domanda : che ne è del messaggio di Giovanni XXIII oggi, a che punto siamo? Qui dobbiamo essere crudi e dobbiamo anche essere molto duri con noi stessi". Credo che anche per questo Turoldo vide nel convegno una universale interpretazione dell'apparizione di papa Giovanni nella nostra storia quale segno di tempi nuovi.

Consiglio di leggere il numero 59/60 del quaderno di spiritualità Servitium dal quale ho colto varie testimonianze e ora alcune parti di quella di Pietro Ingrao.

 Giovanni XXIII ha affermato la correlazione delle diversità, i nessi delle diversità. Dialogo significativo e pregnante con le altre chiese e culture cristiane  o anche con culture religiose non cristiane. Il mondo non cristiano non lo riteneva chiuso, ma in movimento, nelle sue potenzialità.

Ha riconosciuto non solo un comune destino, ma la necessità di una comunicazione in qualche modo essenziale, non solo dal punto di vista etico ma anche dal punto di vista istituzionale.

Era incominciata un'era nuova: non solo la pace diveniva indivisibile, ma la nozione di guerra giusta diventava impraticabile e inaccettabile. Nuova regolazione dei rapporti, ormai non solo di scala nazionale, ma addirittura su scala planetaria che abbandoni, come vuole la Pacem in terris, lo strumento della forza, della morte e quindi del dominio. Assumere la "non violenza" come condizione, mezzo, strumento necessario per risolvere il conflitto, e mutare quindi tutto un ordine di concezioni sul conflitto in questo pianeta. Si apriva alora la vera, grande questione che ci sta dinnanzi : quella della pace non solo come "non guerra", ma come riconoscimento dell'altro, come coscienza di mondi plurali...  Una pace anche con la natura...

E che cos'è questo messaggio che ci viene dai miliardi di persone del terzo mondo se non la segnalazione di un bivio che ormai è sempre più dinnanzi a noi e a cui non possiamo sottrarci. O noi cambiamo modello di sviluppo...  oppure dobbiamo scontare un fatto già in atto... la tracimazione, il tracimare di questa gente del Sud e che ormai scavalca i confini... e che entra nel nostro mondo...

Papa Giovanni nella sua iniziativa di aver rotto barriere secolari, aperto strade, accolto... sta dentro una visione ormai planetaria e fa i conti con la modernità... questo ha detto a me non credente e  ha segnato la crescita di un'altra cultura e di un'altra lotta.

Vedo e ammiro l'ottimismo di Papa Giovanni come dono della Grazia, come lettura del tempo, ma sento anche tutto il peso delle capitolazioni che sono seguite e che noi ci dobbiamo confessare. Siamo qui a discutere di lui : Ma l'abbiamo veramente capito? O l'abbiamo messo in soffitta? Quanto è vivo?

L'umiltà dell'uomo... del papa...la sento contro l'arroganza. Vi sento la necessità di riconocsrsi insieme in un cammino, credenti e non credenti.

 

 

L'età secolare

Il secolarismo porta ad un allontanamento delle sfere di potere (legislativoesecutivo,giudiziario) tra loro, ma soprattutto all'allontanamento della sfera religiosa dalla sfera politica e, di conseguenza, alla visione della religione come una cosa privata e non più pubblica; ciò dovrebbe avere come principale effetto (e obiettivo) il rispetto per tutte le religioni, ma anche la perdita di importanza di essa nella vita e nelle opinioni non prettamente riferite alla religione. Questa semplice definizione ( di Wikipedia)introduce semplicemente al desiderio di capire il profondo cambiamento e arricchimento di mentalità avvenuto in Papa Roncalli e come oggi il suo insegnamento sia attuale.

Zizola scrive che Papa Giovanni tornava volentieri al mondo della sua campagna bergamasca, esaltandone la fedeltà religiosa, l'attaccamento alla famiglia, la sobrietà, il senso della vita e della natura, la forza morale...  Tuttavia non si limitava ad una sterile lode del tempo passato. Coglieva la positività dell'evoluzione storica... come la socializzazione, la dignità della donna, l'emergere graduale di una migliore intelligenza dell'unità del genere umano e della insostituibile dignità della persona umana. Era contro i 'profeti di sventura'  che non vedevano che rovine nel mutamento di civiltà e sapeva vedere la positività dell'età presente. Invitava l'intera chiesa romana a convincersi  che per annunciare il messaggio evangelico era indispensabile una riforma e che il vangelo doveva essere annunciato nella lingua dei contemporanei, lingua della secolarità.

Già nel 1935 Roncalli scriveva da Istambul : "Io certo mi rattristo davanti al lento ma fatale cadere di molte cose che erano la bardatura del cattolicesimo e del nazionalismo d'altri tempi (...) Io non cesso però di guardare alto e lontano. E' interessante la sua reazione alle leggi laicizzanti di Ataturk, che imponevano fra l'altro l'abito civile agli ecclesiastici : "Che importa che noi portiamo sottana o pantaloni? Purché possiamo annunciare la parola di Dio". Era disponibile  a cogliere alcuni aspetti positivi della crisi del sacro, la quale avrebbe sì travolto le forme teocratiche  sedimentatesi sul cristianesimo ma con effetto tutto sommato purificatore e rigeneratore. Assunse decisamente l'opzione per una nuva funzione del cristianesimo, che non può essere quella di fondare la città ma di ispirarla, facendo leva piuttosto sui valori interiori e sulla forza intrinseca del messaggio evangelico. Così Papa Giovanni chiede alla Chiesa di dire con San Pietro : "Non ho né oro né argento ma quello che ho te lo dono : nel nome di Gesù Cristo di Nazareth, lèvati e cammina (Atti 3,5 )". (Alberigo)

"Il mondo per Papa Giovanni per Papa Giovanni non è più solo il destinatario di messaggi risolutivi, ma amato per ciò che è, riconosciuto nella sua autonomia, nella sua capacità di valori, coi segni - che la Chiesa sa discernere - per manifestarsi e costruirsi nel tempo "essendo lo sviluppo della civiltà umana e la logica stessa dell'Incarnazione". ( Chenu )

Bisogna ammettere che questa proposta è ben lungi, ancor oggi, dall' essere accettata, malgrado gli sforzi intrapresi dopo Giovanni dalla Chiesa di Paolo VI. Ci furono e persistono vari tentativi : di serrare le fila, di vedere un mondo nemico, paura di aperture, e paura di scontri, di vedere minacce... di vedere 'protestantesimo' dove arde il fervore di una fede viva e più esigente.

"Ciò che si vuol conservare è quello che si perde come occasione non solo per costruire il nuovo ma anche per usare in modo adeguato l'antico". (Giovanni Michelucci )

 

 

La cultura nemica

Ancora da Giancarlo Zizola, della cartolina precedente, leggiamo come Papa Roncalli si comportava con le persone, definite dal giornalista appartenenti alla cultura nemica, come se la vita della Chiesa fosse una guerra contro avversari. Molto presto Roncalli conobbe le figure classiche dell'avversario religioso : anzitutto, il 'modernista'della chiesa di Pio X. Vediamo il giovane prete bergamasco arretrare, non situarsi, reagire con disgusto istintivo, nel confronto condotto nei modi del fondamentalismo e della violenza. In un momento di piena bufera antimodernistica, nel 1911, Roncalli scrisse : "Se si doveva dire la verità, non comprendevo perché la si doveva accompagnare coi fulmini e con le saette del Sinai, piuttosto che con la calma e la serenità di Gesù, nel lago e nella montagna. Troppa la repugnanza fra quel modo di fare e il mio carattere".

In Bulgaria, Roncalli,  rappresentante della Santa Sede, incontra  quelli che erano definiti nemici storici della chiesa romana, eretici, sotto forma di ortodossi. Da quel momento si precisa in lui il principio che regolerà l'intera sua esistenza: "La Chiesa ha molti nemici, ma non è nemica di nessuno". Allora supera le prudenze diplomatiche e le riluttanze dei dirigenti della Santa Sede, con iniziative di aperture verso le chiese ortodosse, in anticipo sui tempi. Partendo da Sofia nel 1933, dichiara di voler accogliere chi un giorno busserà alla sua porta : "Non ti domanderò se sei cattolico o no, fratello di Bulgaria. Basta, entra. Due braccia aperte ti accoglieranno, un cuore caldo di amico ti farà festa. Perché tale è la carità del Signore".

Durante il tempo di guerra fredda, a un prete che proponeva al nunzio Roncalli di benedire l'opera della "Crociata della pace", subito rispose  dicendo : "Non pronunciare mai questa parola davanti a me! Vengo da Costantinopoli e so che il solo ricordo delle crociate basta a dividere i cristiani".

 Già a Parigi aveva pensato al nucleo principale dell'Enciclica Pacem in Terris : "Esistono certi principi elementari di carattere morale e religioso che costituiscono il patrimonio primordiale di tutti i popoli e sul quale si suppone un'intesa per la giustizia e per la pace. Per tutte le anime di buona fede è il sentimento della fraternità che brilla sul volto di ogni uomo come un riflesso del volto di Dio".

Continua Zizola : "Su quel solco, Roncalli continua a operare anche da papa, malgrado la corposità istituzionale di cui si riveste la cultura dell'avversario al centro della chiesa romana. Il Papa comincia a smantellarla subito: Il primo segno concreto del nuovo indirizzo fu la visita al carcere di Regina Coeli... Giovanni sovverte i meccanismi sacrali dell'immunità, che tanta parte hanno nel processo dell'esclusione e della repressione della devianza sociale, e li sconvolge con un semplice principio alternativo, quello dell'inclusione , anzi dell'identità". Il Papa disse : "Siamo nella casa del Padre, anche qui.... Eccomi ...ho messo il mio cuore vicino al vostro... eccomi a voi, e penso con voi ai vostri bambini, che sono la vostra poesia e la vostra tristezza, alle vostre mogli e alle vostre sorelle, alle mamme (...)".                                        (In questo, Papa Roncalli e Papa Francesco sembrano andare d'accordo).

"Il metodo è di seguire le regole della non-violenza gandhiana: Giovanni evita di contrapporre un sapere a un altro sapere, una teologia a un'altra teologia, una corrente di chiesa a una corrente diversa. Preferisce uscire dall'antagonismo, non per la vittoria sull'avversario ma per sottrazione dell'inimicizia".  Durante i primi passi del Concilio, i giornalisti si attendevano lo scontro del Papa col cardinale Ottaviani che voleva il 'veto' della chiesa all'apertura a sinistra, altro terreno scottante durante il pontificato di Papa Roncalli. Non sapevano quanto il papa aveva fatto. Lo riferì  il postulatore della causa di beatificazione del papa, dopo aver ascoltato il cardinale stesso. Papa Giovanni, un giorno, si curva un poco verso il cardinale e gli dice : "Eminenza, le nostre teste possono anche avere pensieri diversi. Ma il nostro cuore è sempre vicino".

Rada Frusceva, figlia di Kruscev raccontò della visita al Papa con suo padre: "Egli si era comportato paternamente... Aveva creato un'atmosfera tale  per cui tutte quelle cose che potevano essere motivo di impaccio per noi, non sono accadute".  

L'enciclica Pacem in terris aperse un nuovo stile di dialogo tra i popoli.  Mikhail Gorbaciov nella Perestroika concordava col messaggio del Papa nella Pacem in terris che "si  doveva trascendere le gabbie ideologiche della storia".  Era persuaso che "siamo tutti passeggeri di una stessa nave e che non possiamo permetterci di fare maufragio".

Tutti volgevano lo sguardo verso il vecchio Papa contadino, aderente alla terra, alle radici, alla natura, che credeva che la Provvidenza stava conducendo il mondo "ad un nuovo ordine di rapporti umani" fondato sull'unità del genere umano, e insisteva  sull'apertura di ogni comunità politica alla solidarietà su scala mondiale per scongiurare il conflitto nucleare e realizzare una equa distribuzione delle risorse.

 

 

L'autorità papale di Papa Giovanni

Il vaticanista Giancarlo Zizola nel  quaderno di spiritualità Servitium 59/60, dopo 25 anni dalla morte di Papa Giovanni, prende in esame tre aspetti che gli appaiono particolarmente eloquenti per identificare la sostanza del papato giovanneo, gli aspetti permanenti della sua azione, quelli che lo rendono nostro contemporaneo spirituale : - Giovanni e l'autorità papale - Giovanni e la cultura nemica - Giovanni e l'età secolare.

Giovanni e l'autorità papale

Lo studio di Zizola è esteso e merita di essere letto tutto e bene perché vi si trovano notizie interessanti che non sono conosciute. Per il mio stile di "cartoline"  ne colgo alcune parti e non tutte semplici. Se qualcuno mi scrivesse, mi sarebbe di aiuto.

Jasper dice che l'autorità papale è " L'ostacolo del Cristianesimo, la pietra di inciampo per molti cristiani. E' però un fatto che la figura del Papa non apparve più così impervia per la fede cristiana quando il Papa divenne Giovanni. Al contrario, essa apparve quella di un cristiano capace di incoraggiare, confortare purificare la fede dei fratelli e suscitare la speranza di molti uomini e molte donne".

Papa Giovanni confidò a Daniel Rops come ha vissuto la sua prima notte di Pontefice : "Era pesante... Ma il Signore lo voleva. Geremia disse a Dio: - Tu mi hai voluto... sei stato il più forte... mi sono sottomesso -"

Fin dall'inizio Papa Giovanni accolse tutto come minorità e sottomissione dentro l'obbedienza. Anche nei dieci anni vissuti in Oriente, in quelle che chiamava "tribolazioni", impostegli dai dirigenti romani, intuiva il carattere discendente necessario ad ogni potere nella Chiesa.

Ma è forse nel discorso per l'incoronazione che si vede la sua minorità. A chi lo vuole 'uomo di stato, diplomatico, scienziato...', dice : "papa dicitur quasi amabilis pater... il papa sarà il pastore buono, pronto a a dare la sua vita per le sue pecore e guidare innanzi il suo gregge... il nuovo papa vi dice come Giuseppe  dell'Antico testamento : "Sono io, il vostro fratello Giuseppe". Papa Padre e fratello.

Nessun papa prima di Giovanni ha conosciuto una popolarità più vasta e universale della sua (Verucci). Il culmine fu raggiunto alla sua morte che suscitò un compianto generale in tutto il mondo.

All'interno della istituzione egli portò una alta tensione spirituale, assoggettando ad essa la propria autorità nel senso di un primato spirituale e non politico. Ciò lo dichiarò nel famoso discorso della luna : "La mia persona conta niente. E' un fratello che parla a voi, divenuto padre per la volontà del Signore. Ma tutto insieme, paternità e fraternità, è grazia di Dio". Autorevole come padre e fratello, immagine viva della Trinità.

In realtà, è stato questo il papato delle maggiori e più impegnative scelte della Chiesa in questo secolo. Il "papa buono" appare capace di interventi anche severi per ridimensionare certi uomini che facevano il bello e cattivo tempo della Chiesa, quando si trattava di salvaguardare valori supremi di verità e di giustizia. La sua sottomissione era a Dio, non agli uomini.

Dove trovava la forza?  "Chi ha fede non trema, non precipita gli eventi, non sgomenta il prossimo... Noi fermamente crediamo all'azione di Dio nella coscienza dei singoli, alla sua presenza nella storia. Noi crediamo al suo amore". Egli non appare inquieto. L'indebolimento materiale della Chiesa, la perdita dei suoi mezzi di influenza,  gli  appare persino un varco per il suo rafforzamento spirituale, dunque per la sua fedeltà. Dalla sua vita di Papa le conseguenze sono notevoli:

1. Scopo della Chiesa non può essere la Chiesa. Il Papa ha il primato ma non sopra la Chiesa, piuttosto nella Chiesa. Il primato va collocato nella comunione della Chiesa.

2. Il Papa non può essere un superman. Il suo compito non può sostituire quello dei vescovi, né quello di un supervescovo. Il modello discendente del papato romano comporta una rimisurazione  delle sue funzioni istituzionali.

3. I segni dei tempi dicono un indebolimento dell'idea che il progresso è assicurato mediante arricchimenti materiali, accrescimenti, sempre maggiori quantità di sapere, di avere e di potere. Il modello di Giovanni si ripropone a incoraggiamento e a correzione della Chiesa contemporanea, affinché possa "offrirsi alle ispirazioni con le umiliazioni" come diceva Pascal.

 

 

Tu padre del mondo

In una poesia, Turoldo chiama Papa Giovanni 'Padre del mondo', e ricorda che aveva definito 'appena un'aurora', 'un grande giorno per tutta l'umanità', il Concilio, il nascente ecumenismo e  il risvegliarsi dei popoli poveri.

Papa Giovanni, tu padre del mondo, uomo

della pace per tutte le terre: così

hai scritto: a rispetto di tutte le fedi

e razze e culture: "in terris", quale

necessaria e libera armonia

per tutto l'universo: tu

che hai creduto alla Ragione

perciò hai bollato di follia la guerra:

Papa Giovanni, tu padre del mondo, uomo

che eri serenamente timorato del divino mistero

perciò non amavi i profeti di sventura

e dicevi di quale pace soave lo spirito

gode pur dentro la bufera: e tu per primo

lassù così in alto, finalmente hai distinto

l'errante dall'errore e perciò eri

amico di tutto l'universo umano,

e dicevi che verità antica

per nuova lingua si fa novela...

Papa Giovanni, tu padre del mondo,

che mai dalla terra hai tagliato le radici

mai rinnegata la origine tua

di uomo della terra:

i poveri sono ancora traditi e soli,

impedita anche da noi

la loro liberazione;

e fratelli continuano ancora

a morire di morte caina;

e il Grande Potere subito calpesta

appena germogli di speranza

accennano a fiorire: poiché nulla

di nuovo deve avvenire

e meno ancora se da Oriente!...

E intanto il mondo è di nuovo ferito e più

neppure alla porta del tempio attende:

Papa Giovanni, tu padre del mondo, uomo

de fede, ritorna...

ritorna almeno tu a dirci: "poiché

non ho né oro né argento...

io vi dico: alzatevi

e riprendete il cammino!..."

 

 

Quella sera

D. M. Turoldo ci ha lasciato alcune poesie su Papa Giovanni. Ne ho trovata una molto commovente nel quaderno di spiritualità SERVITIUM 59/60 che è una raccolta di studi sull'Eredità Spirituale di Papa Giovanni, pubblicato a venticinque anni dalla morte.

Turoldo, presentanto quegli studi, era convinto che Giovanni XXIII continuava a essere vivo più di quanto non si pensava e non solo vivo nella devozione popolare - segno di quanto il popolo ci tenga ai suoi santi...- ma vivo nella cultura e nella storia. E ricorda che il Papa, il giorno dell'apertura del Concilio, diceva che quanto stava avvenendo era "appena un'aurora".

Quella sera

Anche il sole tardava a morire quella sera

sostava una luce strana sulle case

e sopra le facce della gente, e dalle strade

saliva un silenzio ancora più strano:

solo dalla Grande Piazza - il palco ove

si affrontano Speranza e Delusione

da sempre - si spandeva nel'aria un murmure

un murmure da sottosuolo, sommesso :

un sospiro delle cose pareva

ancor prima di farsi umana coscienza,

voce fusa del mondo : quella sera

tutto il mondo si era fermato, la gente

era sulle porte, in silenzio,

solo con il capo qualcuno accennava

a quell'unica Cosa : nessuno

osava dire all'altro quanto

era impossibile dire, e tutti

piangevano di gioia e di dolore :

tutti improvvisamente orfani!

Forse solo alla tua morte, Francesco

tra le morti umane - così

la gente che sapeva, deve

aver cantato e pianto

come tutto il mondo e noi,quella sera! E subito

udito l'"Ite" della preghiera

posto per Caso divino a sigillo

della favolosa "Leggenda", oh quanti

per le vie si abbracciavano! Perfino

il fratello ateo (ma chi era

ateo, almeno quella sera!) e il musulmano

e l'ebreo e il fratello riformato

piangevano quella sera! Eil negro

e l'olivastro... Uno aveva appena

scritto : "sono buddista : Dio vi ama"!

Anche il bianco era un fratello quella sera...

E tutti a dire:

sì, il genere umano è uno

il mondo può essere uno

sì, ogni terra può essere in pace.

Tutti, quei giorni, a evocare le tue

parole di addio : "Figlioli

cercate ciò che vi unisce

e non quanto divide!" Dicevi

di offrir la tua vita per la pace:

"saremo sempre amici!", dicevi!

 

 

Il Papa del dialogo ecumenico e interreligioso

Il terzo messaggio che il Vescovo Mons Francesco Beschi ci invita a cogliere nella venuta di Papa Giovanni è la comprensione della sua ricca personalità di uomo del dialogo ecumenico e interreligioso, e quindi ad uscire oggi con Papa Giovanni e con Papa Francesco ad incontrare ogni uomo perché è Gesù.            Leggiamo nelGiornale dell'anima di Papa Giovanni: "La provvidenza mi trasse dal mio villaggio nativo e mi fece percorrere le vie del mondo in Oriente e in Occidente, accostandomi a genti di religioni e di ideologie diverse, in contatto con problemi sociali acuti e minacciosi e conservandomi la calma e l'equilibrio dell'indagine e dell'apprezzamento, sempre preoccupato, salva la fermezza ai principi del Credo cattolico e della morale, più di quello che unisce, che di quello che separa e suscita contrasti...".

Un religioso scrive dalla Turchia: " Roncalli continua a coltivare attivamente le relazioni amichevoli con i rappresentanti delle Chiese Ortodosse, come durante il suo soggiorno in Bulgaria. Egli con la sua affabilità e comprensione ha contribuito al riavvicinamento degli spiriti, dissipando molti pregiudizi che persistevano."                                                                                                                                 Il vescovo Roncalli, salutando i cattolici Bulgari, racconta la tradizione irlandese di mettere alla finestra delle case una candela accesa la notte di Natale, in ricordo di Giuseppe e Maria che cercano un alloggio,  e dice: "Ovunque io sia, anche in capo al mondo, se un bulgaro passerà davanti alla mia casa troverà sempre alla finestra una candela accesa. Potrà battere alla mia porta... sia cattolico o ortodosso,  e troverà nella mia casa la più calda e la più affettuosa ospitalità".                                                      

A Venezia cerca i contatti con i "Fratelli Separati",  partecipa ogni anno all'Ottavario di Preghiere per l'unità delle Chiese e afferma: "La strada dell'unione delle varie Confessioni cristiane è la carità così poco osservata dall'una e dall'altra parte".                                                                                  

Anche la sua preghiera diventa universale: "Apriamo il cuore e le braccia  a tutti coloro che sono separati da questa Sede apostolica.  Desideriamo ardentemente il loro ritorno nella casa del Padre comune".  Nel 1958 scrive a La Pira, sindaco di Firenze: "Da quando il Signore mi condusse sulle vie del mondo all'incontro con uomini e civiltà diverse da quella cristiana... ho ripartite le "ore" quotidiane del breviario così da abbracciare nella preghiera l'Oriente e l'Occidente..." 

Una settimana prima di morire, trova il tempo per affidare ai più stretti collaboratori - il cardinale Cicognani, monsignor Dell'Acqua, monsignor Capovilla...- le sue ultime raccomandazioni. Quasi un testamento spirituale. "Ora più che mai, certo più che nei secoli passati, siamo intesi a servire l'uomo in quanto tale e non solo i cattolici; a difendere anzitutto e dovunque i diritti della persona umana e non solamente quelli della Chiesa cattolica... Non è il Vangelo che cambia: siamo noi che cominciamo a conoscerlo meglio. Chi è vissuto più a lungo e s'è trovato agli inizi del secolo in faccia ai compiti nuovi di un'attività sociale che investe tutto l'uomo; chi è stato, come io fui, vent'anni in Oriente, otto in Francia e ha potuto confrontare culture e tradizioni diverse, sa che è giunto il momento di riconoscere i segni dei tempi, di coglierne l'opportunità e guardare lontano".

Oggi,  i missionari del Pime, accogliendo i pellegrini nella casa natale di Papa Giovanni, mantengono vivo il suo spirito missionario ed ecumenico che in realtà deve essere vivo in ogni cristiano.

 

 

Il Concilio con quanto ha portato alla Chiesa

Il secondo messaggio che il Vescovo Mons Francesco Beschi ci invita a cogliere nella venuta di Papa Giovanni è la comprensione del dono di Dio del Concilio che lo Spirito Santo suggerì a Papa Giovanni. "Il Concilio, scrive il Vescovo nell'Eco di Bergamo, con quanto ha portato alla Chiesa, non solo ci è stato consegnato, ma ci sprona ulteriormente nel cammino".  Papa Giovanni il giorno dell'apertura del concilio scrisse nel suo Giornale dell'anima: "Ringrazio il Signore che mi abbia fatto non indegno dell'onore di aprire in nome suo questo inizio di grandi grazie per la sua Chiesa".  E Giovanni Paolo II nel centenario della nascita di Papa Giovanni disse : "Egli è stato un grande dono di Dio perché ha fatto sentire viva la Chiesa e ha indicato le vie del rinnovamento della tradizione. Sapeva guardare al futuro con incrollabile speranza".

 Accogliere gli insegnamenti di Papa Giovanni significa arricchire la nostra conoscenza su tanti elementi della realtà della Chiesa a cui apparteniamo e di tanti aspetti della nostra vita cristiana da far crescere in fedeltà al Vangelo e dentro la Chiesa. Conoscenza e amore della Chiesa. La proposta del Concilio nacque in un uomo che aveva una grande conoscenza della storia della Chiesa e un forte e profondo senso ecclesiale. Papa Giovanni amava tanto la Chiesa. Così vedeva la sua passione nello studio: "L'unico mio fine nello studio sarà la maggior gloria di Dio, l'onore della Chiesa, la salute delle anime, e non il mio onore". E così ha condotto la sua vita sacerdotale e di pastore: "Voglio essere come quei buoni vecchi sacerdoti bergamaschi di una volta, la cui memoria vive in benedizione e che non vedevano e non volevano vedere più in là di quanto vedeva il Papa, i vescovi, il senso comune, lo spirito della Chiesa...".

Ed ecco il ricordo di una celebrazione: "Mi sovvengo che fra i sentimenti di cui il mio cuore riboccava, questo dominava su tutti, di un grande amore alla Chiesa, alla causa di Cristo, del Papa, di una dedizione totale dell'essere mio a servizio di Gesù e della Chiesa, di un proposito, di un sacro giuramento di fedeltà alla cattedra di San Pietro, di lavoro instancabile per le anime" . Della Chiesa ha sempre vissuto il senso della continua assistenza e protezione di Dio : "Devo ricordare sempre che la Chiesa contiene in sé la giovinezza eterna della verità e di Cristo, che è di tutti i tempi; ma che è la Chiesa che trasforma e salva i popoli e i tempi, non questi quella".

Il suo addio è come un ritornello del canto della sua vita : "Nell'ora dell'addio, o meglio dell'arrivederci, richiamo a tutti ciò che più conta nella vita : Gesù Cristo benedetto, la sua Santa Chiesa, il suo Vangelo e, nello spirito e nel Cuore di Gesù..., la verità e la bontà... mite e benigna, operosa e paziente, invitta e vittoriosa".

 

 

UOMO E PASTORE DI PACE

Il vescovo di Bergamo, mons. Beschi, annunciando la venuta di Papa Giovanni nella sua terra, invitava subito a cogliere i messaggi della sua vita di cristiano santo. La prima pagina di Vangelo vissuto da Papa Giovanni e poi testimoniata è quella di essere stato come Gesù, l'Agnello di Dio che dona la Pace. Lo dichiarò lui stesso :  "La Chiesa mi vuole vescovo per mandarmi in Bulgaria, ad esercitare, come Visitatore Apostolico, un ministero di pace". Papa Benedetto definì Papa Giovanni :

UOMO E PASTORE DI PACE

Conosciamo bene i suoi interventi efficaci per ottenere la pace in certi momenti difficili. Ma quello che possiamo cogliere per noi personalmente è il suo cammino fedele al Vangelo, dentro il motto OBOEDIENTIA ET PAX. Cammino voluto, ordinato, che gli permise di essere Uomo di pace.

"Straziante è il clamore di guerra che in questi giorni si leva su da tutta l'Europa. Signore Gesù, io levo le mani sacerdotali sopra il tuo corpo mistico, e ripeto in lacrime la preghiera di san Gregorio, la ripeto con particolare slancio dello spirito, oggi: « diesque nostros in tua pace disponas » (Disponi i nostri giorni nella pace).

E la Chiesa fra questo diluvio? O Signore, dona alla tua Chiesa, fra questo turbinare di procelle, fra questo cozzo di genti, « libertatem, unitatem et pacem! ».

La pace, la pace! il voto, il desiderio, la domanda supplichevole di essa sia in cima ai nostri pensieri, ai nostri affetti ‑ e non occorre dire che noi non vogliamo una pace qualsiasi purché la si finisca la guerra, ma quella pace che vuole il Signore, e che s. Tommaso dice essere opera di giustizia: opus justitiae est pax, quella che è il vero e massimo bene di una nazione.

Intanto noi cerchiamo di anticipare il regno della pace nei nostri cuori, poiché a nulla varrebbe quella delle nazioni, ove i nostri cuori fossero in tempesta.

La pace. È il dono, ed il segno che Dio è in noi. Prove dure, battaglie terribili, ma in fondo al cuore la pace resta. Bisogna esserne preoccupati. È il frutto della buona volontà. Pax Domini sit semper vobiscum.

I miei principi direttivi restano immutati; umiltà in tutto. specialmente nelle parole; unione con Dio, e questa è la cosa principale, di cui sento oggi una maggiore necessità; cercare, in tutto sempre, il gusto di Dio e non il mio; la testa a casa mia, a me stesso, allo studio della vita devota e non a riscaldamenti fuor di tempo; per ora studio intenso, raccolto e tranquillo; in tutto e sempre una gran pace e soavità d'animo.

Dire pace in senso umano e cristiano significa penetrazione ne­gli animi di quel senso di verità, di giustizia, di perfetta fraternità fra le genti, che dissipa ogni pericolo di discordia, di confusione, che compone le volontà di tutti e di ciascuno sulle tracce della evan­gelica dottrina, sulla contemplazione dei misteri e degli esempi di Gesù e di Maria, divenuti familiari alla devozione universale: sullo sforzo di ogni anima, di tutte le anime, verso l'esercizio perfetto della legge santa, che, regolando i segreti del cuore, rettifica le azioni di ciascuno verso il compimento della cristiana pace, delizia del vi­vere umano, pregustamento delle gioie immanchevoli ed eterne.

 

 

Papa Giovanni torna a casa. Che significato ha la sua venuta?

Monsignor Beschi, vescovo di Bergamo, lo ha annunciato con gioia e ha subito invitato a fare queste attenzioni sull'importanza di accogliere bene i messaggi che ci può ricordare e portare la venuta di Papa Giovanni: "Quella della pace è una speranza che percorre tutta l'umanità. Il Concilio con quanto ha portato alla Chiesa. Il dialogo ecumenico e interreligioso".

E' interessante quindi impegnarsi a far capire e poi a vivere bene l'avvenimento della venuta delle spoglie di Papa Giovanni nella sua terra. Papa Giovanni viene da santo e quindi ancora in piena attività. I suoi messaggi sono ancora vivi e attuali.

In tutta la storia della Chiesa i santi e le sante sono stati sempre fonte e origine di rinnovamento, soprattutto nelle più difficili circostanze della sua missione nel mondo. E Papa Benedetto sui santi ci ha detto : "In ogni tempo i santi hanno sfogliato una pagina del Vangelo e l'hanno resa evidente ai loro contemporanei. Essi sono i veri saggi, coloro che,alla luce del Vangelo, trasformano la realtà di questo mondo... sono i veri rivoluzionari che mettono in atto la rivoluzione che viene da Dio, la rivoluzione dell'amore".

E ce lo dice Il catechismo della Chiesa: "A causa infatti della loro più intima unione con Cristo i beati rinsaldano tutta la Chiesa nella santità... non cessano di intercedere per noi presso il Padre, offrendo i meriti acquistati in terra mediante Gesù Cristo, unico Mediatore tra Dio e gli uomini... La nostra debolezza quindi è molto aiutata dalla loro fraterna sollecitudine":"Non piangete. Io vi sarò più utile dopo la mia morte e vi aiuterò più efficacemente di quando ero in vita. Passerò il mio cielo a fare del bene sulla terra" (Santa Teresa di Gesù BambinoNovissima verba). "Poiché tutti i credenti formano un solo corpo, il bene degli uni è comunicato agli altri... Allo stesso modo bisogna credere che esista una comunione di beni nella Chiesa".

Nella preghiera del credo diciamo :"Credo nella comunione dei Santi", e Papa Giovanni ci credeva veramente : "Iddio, la Vergine santissima mi aiutino, mi rendano degno di ascoltare quelle divine lezioni, di rendermele giovevoli; gli antichi allievi, i miei modelli, sono i santi; i miei condiscepoli sono quelle anime giuste, che non vivono se non per procurare l'onore di Dio, per dilatare i confini del regno di Gesù Cristo".

Quindi questo rapporto dei cristiani col Santo Papa Giovanni va ben capito e ben vissuto. Ormai costatiamo che la devozione e la comunione coi Santi sono quasi scomparse nella vita di molti cristiani. Impegnamoci tutti a far sì che Papa Giovanni ritorni nelle nostre case e nei nostri cuori.

 

 

Papa Roncalli e l’Algeria

Durante i dieci anni vissuti a Touggourt in Algeria, zona desertica abitata da varie ethnie di arabi e di musulmani,  ho avuto la gioia di incontrare i membri della Diocesi di Costantine, terra di Sant’ Agostino, per un ritiro spirituale: vescovi, preti, religiose e cristiani algerini e stranieri.

In quei giorni ho potuto accertarmi sulla visita dell’Algeria che il card Roncalli aveva fatto nel 1950 come nunzio apostolico della Francia e dell’Algeria e ho trovato la cronaca della sua visita nella vecchia raccolta del bollettino diocesano ECHO. Una settimana intera di incontri in vari luoghi, accompagnato dal Card Duval, arcivescovo di Algeri che aveva lottato contro l'uso della tortura  e col quale condivideva una profonda amicizia. Arrivò fino a Biskra, a pochi km da Touggourt. Nel 1950 c’era una grande vitalità cristiana in tutto il Nord dell’Algeria. Vi vivevano molti “Pieds Noirs”, oriundi francesi e italiani che lavoravano i terreni e avviavano varie attività commericali, industriali e professionali. Ma poco profondo era il loro rapporto con la popolazione araba e musulmana.

Negli anni ‘50 in Algeria scoppiò la guerra civile e nel 1962 ci fu l’indipendenza. Roncalli divenuto papa, seguì gli avvenimenti con immensa sofferenza. Vi riporto alcune frasi pronunciate come gridi di dolore. Sono datate tra l’aprile del 1961 al luglio 1962.

“Si succedono avvenimenti tristi contro la vita e i beni di numerosi cittadini”.

 “Vi diciamo la nostra gioia nel rivedervi… Ma vi confidiamo la nostra pena e vi invitiamo a unirvi alla nostra preghiera verso i quattro punti cardinali. La nostra angoscia alla vista del sangue che bagna la terra… vittime umane sacrificate nel disprezzo di accordi in attesa di applicazione. Il comandamento divino risuona fermo e grave: “Non ucciderai!”

Spiagge che un tempo abbiamo visitato… terre in cui il lavoro e la concordia potevano vivere a profitto di popolazioni nel trionfo della giustizia… Venga il giorno di pace! Che nessuno spezzi delle vite umane e che si veda in ogni uomo l’immagine di Dio Creatore!  Non uccidete! Cari figli e figlie sostenete le braccia del Padre comune della cristianità in preghiera…. E fate eco alla sua parola. Prevalga il diritto e la mutua carità. Sulle terre insanguinate dell’Africa siano benedetti gli autori e i costruttori di pace”.

Al Card Duval: “Vostra eccellenza comprenderà la nostra pena in questa ora per la Francia che ci è cara e che vediamo minacciata da lotte fratricide e per le popolazioni algerine che avemmo il piacere di visitare nel 1950 e alle quali auguro cordialmente la realizzazione delle loro legittime aspirazioni".

 

 

A Sotto il Monte la preghiera per tutta l'umanità

A Sotto il Monte si viene per pregare accanto a Papa Giovanni. Non solo per chiedere i doni di Dio per se stessi, non solo per dire 'Grazie' per i beni ottenuti, ma anche per unirsi alla preghiera di Papa Giovanni, il grande intercessore che continua a volere il bene per tutta l'umanità. Nel cuore buono di Papa Giovanni c'era sempre posto per le invocazioni, per la preghiera. E continua ancora. Ora vediamolo e ascoltiamolo a Lourdes durante la grande guerra mondiale: "A Lourdes. La Madonna è sempre là nel suo atteggiamento : occhi in alto, mani giunte, labbra in preghiera. Ed in preghiera invita la Bernadetta : "Prega per i poveri peccatori, e per il  mondo tanto agitato". Oh la preghiera : la gran cosa che essa è. Non conviene mai dimenticare come Dio l'abbia voluto costituire il vincolo tra cielo e terra e come tutto abbia promesso alla preghiera (...). E seguiamo a pregare per i giovani nostri, perché il Signore li mantenga valorosi, buoni, vincitori di se, delle loro passioni, dei loro nemici; per coloro che sono rimasti qui nell'aspettazione affannosa, spesso nella incertezza  della sorte dei loro cari, spesso nel lutto e nel pianto per le notizie infauste qui giunte e che non rivedranno mai più i loro figli, fratelli, mariti. Preghiamo per tutti nostri fratelli, per tutti noi, affinché attraverso le cure e i dolori della nostra patria terrena possiamo non perdere, ma acquistarci con merito maggiore, la patria celeste".

Eletto papa, si fece ancora più vicino a Gesù risorto, l'intercessore presso il Padre per tutta l'umanità. "Tutto il mondo è la mia famiglia. Questo senso di appartenenza universale deve dare tono alla mia mente, al mio cuore, alle mie azioni. Esso vivificherà la mia costante ed interrotta preghiera quotidiana di unione con Gesù, familiare e confidente".

Per sottolineare il valore della preghiera di intercessione, il Cardinal Carlo Maria Martini il 3 gennaio 2008, ormai libero dal servizio pastorale e residente a Gerusalemme, ha detto: "La preghiera di intercessione appare come un non senso per le persone che guardano solo a questo mondo e che misurano ogni cosa col metro dell’efficienza materiale e del frutto visibile.   La preghiera di intercessione è un dono dello Spirito di Dio che lavora per l’unità del piano divino per l’umanità. Questa preghiera è pregna di significato e potente nella sua dinamica, specialmente nel campo della riconciliazione tra gli uomini e tra l’uomo e il suo Dio. La preghiera di intercessione è una conseguenza della legge della mutua appartenenza e della mutua responsabilità. Guarda all’unità del genere umano proponendo a ciascuno l’invito a partecipare alle difficoltà e ai drammi di ogni essere umano e a cooperare al piano di Dio per questo universo. La preghiera di intercessione non consiste soltanto nel raccomandare a Dio le intenzioni di molta gente, ma anche nel domandare il perdono dei peccati dell’umanità e di ogni singola persona. La preghiera di intercessione è una espressione della struttura dell’essere. In essa il primato non è quello della persona che è preoccupata della propria identità e benessere, ma quello della persona-in relazione, che è ha a cuore il bene-essere degli altri. In questo modo nasce un sistema di relazioni attraverso il quale alcune persone possono portare i pesi degli altri e soffrire per essi. Questa legge è molto misteriosa e perciò non sempre considerata, ma è uno dei pilastri del piano di Dio. Da questa struttura dell’essere deriva anche la possibilità e il valore di un vero dialogo interreligioso, dove ciascuno accetta di riconoscere non soltanto il valore dell’altro, ma anche di soppesare con pace le critiche che vengono fatte alla propria tradizione. Da tutto questo deriva la necessità e l’urgenza della preghiera di intercessione. Essa è necessaria perché corrisponde all’intimo dell’Essere divino e porta in questo mondo l’immagine del mondo a venire e del grande mistero che sarà rivelato alla fine dei tempi. È urgente, perché la necessità dell’umanità di superare oggi la violenza è terribilmente pressante e chiama all’azione tutta la gente di buona volontà".

 

 

Il mio angelo custode

Papa Giovanni ha scritto nel suo Giornale dell'anima :

 

"Avrò una grande devozione all'Angelo custode. Angelo mio custode, a voi affido specialmente il mio raccoglimento... Allontanate le mie distrazioni, confortatemi nella mia svogliatezza, mantenetemi calmo, sereno, disciplinato in ogni cosa. Ora dal canto mio sarò più raccolto, m'aiuti la Vergine santissima, mi aiuti il mio angelo custode, il mio san Giovanni Berchmans.

Dunque, patti chiari. Incominciamo dal togliere le mancanze più frequenti e più appariscenti; poi, volta per volta, verremo alle altre.

Sono testimoni in questo momento, di questo mio atto, il buon mio angelo custode e il mio san Giovanni Berchmans.

In tutto mi ricorderò sempre che io devo essere puro come un angelo, e mi diporterò in modo che da tutto me stesso, dai miei occhi, dalle mie parole, dai miei tratti, traspiri quella santa verecondia sì propria dei santi Luigi, Stanislao e Giovanni, verecondia che piace tanto, si attira la riverenza ed è l'espressione di un cuore, di un'anima casta, diletta da Dio.

Non mi scorderò mai che io non sono mai solo, anche quando lo sono: che mi vede Dio, Maria e l'angelo mio custode; che sempre sono chierico. E quando sarò sulle occasioni di offendere la santa purità, allora più che mai istantemente mi rivolgerò all'angelo custode, a Dio, a Maria, avendo familiarissima la giaculatoria: Maria Immacolata, aiutatemi. Allora penserò alla flagellazione di Gesù Cristo ed ai novissimi memore di quanto dice lo Spirito Santo: “Memorare novissima tua et in aeternum non peccabis “ (Sir 7,40). Che pensiero, ma insieme qual rossore per me! Come potrò io fare certi pensieri di superbia, dire certe parole, compiere certe azioni, sotto gli occhi del mio angelo custode? Eppure l'ho fatto. O Spirito che mi accompagni, deh! prega Dio per me, affinché non abbia mai più a fare, dire o pensare cose che possano offendere i tuoi occhi purissimi".

 Nel catechismo dei bambini leggiamo : "L’angelo custode esprime la premura di Dio per ogni uomo. Egli mette accanto a noi una creatura a lui fedele, che ci custodisca come e più di una mamma e di un papà, anche quando non siamo più bambini (cf. libro di Tobia). L’angelo custode è anche un messaggero di Dio presso di noi ed un messaggero nostro presso Dio. Vede sempre il volto di Dio e gli presenta le nostre preghiere, le nostre opere buone e le nostre sofferenze. Non lo vediamo di persona. Spesso, al momento giusto, ci fa incontrare una persona buona, premurosa che ci aiuta e noi diciamo: Sei stato proprio un angelo! Promuoviamo nei bambini il senso di questa presenza come apertura e fiducia in Dio buono e provvidente, così da non sentirsi mai soli. Aiutiamo i bambini a rivolgere una preghiera all’angelo custode quando vanno a riposare, quando escono di casa per andare alla scuola materna, quando tutti insieme si inizia un viaggio. Insegniamo che è bello pregare anche l’angelo custode della mamma, del babbo, del dottore, del macchinista, delle persone che sappiamo in pericolo".

 

 

Imitazione di Cristo

Il libro Imitazione di Cristo, ritenuto opera di Tommaso da Kempis, è forse il libro di spiritalità più famoso dopo il Vangelo. Contiene la descrizione del cammino spirituale del cristiano quando lascia penetrare in sé e vivere i sentimenti di Gesù. E' scritto con un linguaggio semplice e chi legge si sente invitare, accompagnare e convincere. Si trova subito che la santità è alla portata di tutti. Sola condizione è la fedeltà a lasciarsi amare da Dio e ad amarlo anche nelle piccole cose. Papa Giovanni teneva questo libro sempre vicino. Un altro papa faceva come Papa Giovanni, cioè Papa Luciani. Alla sua morte, solo dopo 33 giorni di pontificato, aveva vicino il libro Imitazione di Cristo. Ora leggiamo quanto e come Papa Giovanni amava quel libro.

"Sono arrivato ad ottenere per prezioso ricordo del parroco, il suo Kempis, quello istesso  che egli, sin da quando era chierico, usava tutte le sere. E pensare che su questo libricciolo egli si era fatto santo.

Oh! La sempicità del Vangelo, del libro Imitazione di Cristo, dei fioretti di San Francesco... Come sempre più gusto quelle pagine e torno ad esse con diletto interiore.

Leggere con attenzione e riflessione un capitolo intero, o almeno una parte del devotissimo libro di Tommaso da Kempis.

Io voglio mantenere la mia pace che è la mia libertà come dice il Kempis.

Questa è la dottrina che ho trovato nel libro Imitazione di Cristo : 1) Studiati figlio di fare piuttosto la volontà degli altri che la tua. 2) Scegli di avere meno che più. 3) Cerca il posto  più basso e di sottostare  a tutti . 4) Desidera sempre e domanda che la volontà di Dio si faccia sempre integralmente.

Ricorderò sempre alcune sentenze di quel buono e dottissimo autore della Imitazione di Cristo : "L'umile conoscimento di te è strada a Dio più sicura della conoscenza della scienza... In verità, venuto il giorno del giudizio, noi non saremo domandati di quello che avremo letto, ma di quello che avremo fatto; nè quanto leggiadramente parlato, ma quanto religiosamento vissuto... Grande è veramente è colui che dentro di sé è piccolo, tiene per nulla ogni altezza d'onore. Quegli con verità è prudente che "tutte le cose terrene reputa come sozzura per far quadagno di Cristo" (Fil 3,8). E invero quegli è dotto abbastanza che fa il volere di Dio, ed il proprio abbandona".

 

 

Lasciarsi portare dal Padre

Il vaticanista Benny Lay presenta Papa Giovanni seduto la prima volta sulla sedia gestatoria.

"Un lungo banchetto di colori, di sete, di ermellini, di merletti, di perle, di gemme , di ori, d'argento, di piume, d'incenso, di croci, di turiboli, di pastorali, di ricami, di musica, di canti... Cinque ore di preghiere e baci e benedizioni... Sale... scende... va in processione, s'inginocchia, si lascia vestire, svestire. Solenne messa cantata... poi nella piazza... L'imposizione del triregno. Sta dentro la funzione con una faccia serena da cherubino. Sotto il triregno rassomiglia a una icona. Gli manca solo lo sguardo mesto".

Non aveva lo sguardo mesto, ma a che cosa pensava? Chissà a quante cose...

Interessante leggere  quanto scrivono alcuni e quanto ci dice il papa stesso. Marco Roncalli nel suo libro voluminoso : "Una cerimonia lunga e fastosa, dove il papa pare muoversi a suo agio tranne che sulla sedia gestatoria".

 Don Divo Barsotti: "Portato in sedia gestatoria la prima volta in San Pietro non vede nessuno, nulla; ma in fondo alla basilica gli sembra di vedere i suoi vecchi - è rimasto il loro figlio - come rimane alla morte (...). I legami di famiglia sono indistruttibili".

E Papa Giovanni sull''arnese' della sedia gestatoria aveva parlato col segretario Loris:" Salirvi?, non salirvi?". Ma cosa commovente è quanto il segretario riporta sul suo essere portato e condotto in alto: "Di fatto quell'arnese gli ricordò una scena della sua fanciullezza, allorquando il padre lo sollevò sulle sue spalle per consentirgli di godersi lo spettacolo di una manifestazione religiosa bergamasca. E  ne coglie questa lezione : "Eccomi ad un nuovo tragitto. Sono passati settantanni da quando mio padre mi caricò sulle sue spalle, ma si può dire che col divino aiuto, sono stati settantanni di generosa volontà, di grazia divina, di servizio di Dio, di vita da galantuomo. Il segreto di tutto ciò sta nel lasciarci portare dal Padre e nel portare il padre ai fratelli".

Anche sulla sedia gestatoria, era rimasto il fanciullo Angelo Giuseppe, sorpreso dei giochi che gli faceva fare la Provvidenza e sempre fiducioso nelle mani del Padre.

 

 

Il Rosario del Santo Papa Giovanni

 

Leggendo “Il giornale dell’anima” che Angelo Giuseppe Roncalli incominciò a scrivere fin dai suoi primi anni, troviamo il racconto della sua vita, i suoi pensieri e i propositi di vita impegnata. Ora possiamo leggere come il Rosario imparato e recitato tutte le sere sulle braccia della mamma, quando era bambino, e che poi diventò una parte importante ed amata della sua giornata.

«Faccio mia formale e solenne promessa alla Madonna, mia carissima madre, di recitare in quest’anno nuovo ( 1914 ), con una speciale devozione, tutte le sere, il santo rosario. Fra i più bei conforti della vita vi è questo: di essermi sempre mantenuto fedele alla pratica del Rosario. Il Rosario che fin dall’inizio del 1958 mi sono impegnato di recitare devotamente tutto intero, è divenuto esercizio di continuata meditazione e di contemplazione tranquilla e quotidiana che tiene aperto il mio spirito sul campo vastissimo del mio magistero e ministero di pastore massimo della Chiesa e di padre universale delle anime. Gusto di più il rosario e la meditazione dei misteri con le intenzioni in ginocchio presso il sacro velo dell’Eucaristia. Leone XIII più volte invitò il mondo cristiano alla recita del rosario come esercizio di sacra e benefica meditazione, nutrimento di spirituale elevazione e intercessione di grazie celesti per tutta la Chiesa. Eccovi la Bibbia dei poveri. Come vorrei questa divozione più diffusa nelle vostre anime, nelle vostre famiglie, in tutte le chiese del mondo».

Chi visita la casa natale di Papa Giovanni e arriva davanti alla sua bella statua, vede che ci sono ogni giorno dei rosari appesi a una mano della statua, il cui volto è reso lucido dalle carezze e dal tocco di tanti pellegrini. Alcuni fedeli affidano al Papa con gioia il loro rosario sapendo che andrà lontano, nelle missioni d’Africa, d’Asia, ecc.. I missionari che riceveranno quei rosari, li metteranno nelle mani dei cristiani. Così la preghiera a Maria e l’intercessione del Santo Papa Giovanni continueranno ad unire, alimentare e formare la famiglia dei cristiani.

 

 

Papa dei bambini o Papa della famiglia?

Marco Roncalli nel suo libro Giovanni XXIII scrive: "Nella casa natale di Papa Giovanni c'è un fatto interessante che balza agli occhi. Nell'edificio che ospita la chiesa, troviano anche la "sala delle grazie". Ha una particolarità: le pareti sono letteramente coperte da fiocchi rosa e azzurri, fotografie di neonati, tettarelle di gomma per lattanti, scarpine. Tutti oggetti che esprimono la gratitudine dei fedeli per il dono di un figlio desiderato, per l'esito felice di un parto o simboleggiano l'affidamento dei piccoli alla protezione del pontefice. Esiste dunque un culto a Papa Giovanni patrono specialemente dei bambini? Roncalli è un nuovo emulo di san Nicola, dell'angelo delle culle san Gerardo Maiella o di san Raimondo protettore dei neonati? Non lo crediamo. Si può allora parlare di Giovanni XXIII come patrono delle famiglie? Di certo si esalta qui la sua "paternità": un padre capace di parlare a ciascuno nella sua lingua... un padre in tempo di carenza di padri e in una società abituata a cercarne pochi... Del resto le scene più consuete, varcato l'ingresso della casa natale, sono quelle di piccoli gruppi familiari, coppie di giovani, con bimbi in braccio o per mano, e l'indice puntato verso il balconcino di legno per dire che lì è nato il "Papa Buono", il papa... che pronunciò parole non dimenticate: "Tornando a casa troverete i bambini, date una carezza ai vostri bambini e dite loro:"Questa è la carezza del Papa".

"Il messaggio principale che  la casa natale propone è quello del valore della famiglia e dell'educazione dei figli,  già nei primi anni di vita", ripetono i custodi del  luogo. Quasi a richamare le parole di Roncalli in una lettera ai familiari: "L'educazione che lascia tracce più profonde è sempre quella della casa. Io ho dimenticato molto di ciò che ho letto sui libri, ma ricordo benissimo ciò che ho appreso da genitori e vecchi. Per questo non cesso di amare Sotto il Monte". 

  

Gli ultimi insegnamenti di Papa Giovanni

Tutto il mondo è sospeso. Sente che gli sta morendo una persona amata da tutti. Dal duomo di Milano il cardinale Montini fa pregare e dice: "Benedetto questo Papa che ci ha fatto godere un'ora di paternità e di familiarità spirituale, e che ha insegnato a noi e al mondo che l'umanità di nessun'altra cosa ha maggiormente bisogno, quanto di amore".

Poche ore prima della morte, si sono avvicendati al suo letto di dolore i fratelli Zaverio, Alfredo, Giuseppe, la sorella Assunta e alcuni nipoti, giunti in aereo assieme al card Montini. Ormai è pronto e dice: "Offro la mia vita per la Chiesa, la continuazione del Concilio Ecumenico, la pace del mondo, l'unione dei Cristiani. Il segreto del mio sacerdozio sta nel crocifisso che volli porre di fronte al mio letto, egli mi guarda e io lo guardo (...) . Quelle braccia allargate dicono che egli è morto per tutti; nessuno è respinto dal suo amore, dal suo perdono. Ut unum sint!".

Prezioso è anche l'insegnamento al momento del suo morire. Ormai era diventato un padre universale e viveva in un mondo diventato la sua famiglia. Fino all'ultimo ha voluto trasmettere non solo i sentimenti del suo cuore, ma anche e forse ancor più importante, il risultato delle sue ricerche, osservazioni e conoscenze della situazione dell'umanità. Una settimana prima di morire, trova il tempo per affidare ai più stretti collaboratori - il cardinale Cicognani, monsignor Dell'Acqua, monsignor Capovilla...- le sue ultime raccomandazioni. Quasi un testamento spirituale. "Ora più che mai, certo più che nei secoli passati, siamo intesi a servire l'uomo in quanto tale e non solo i cattolici; a difendere anzitutto e dovunque i diritti della persona umana e non solamente quelli della Chiesa cattolica. Le circostanze odierne, le esigenze degli ultimi cinquant'anni, l'approfondimento dottrinale ci hanno condotto dinanzi a realtà nuove, come dissi  nel discorso di apertura del Concilio. Non è il Vangelo che cambia: siamo noi che cominciamo a conoscerlo meglio. Chi è vissuto più a lungo e s'è trovato agli inizi del secolo in faccia ai compiti nuovi di un'attività sociale che investe tutto l'uomo; chi è stato, come io fui, vent'anni in Oriente, otto in Francia e ha potuto confrontare culture e tradizioni diverse, sa che è giunto il momento di riconoscere i segni dei tempi, di coglierne l'opportunità e guardare lontano". 

 

 

Ringraziamenti, richieste, preghiere e confidenze a Papa Giovanni (Cart. n.12)

I pellegrini arrivano alla casa natale di Papa Giovanni col cuore pieno di sentimenti. Portano il vissuto carico o di gioia o di sofferenza e parlando a Papa Giovanni sanno che lui intercede presso Dio. E' nel cuore e nelle mani di Dio che riposa la nostra esistenza.

Filippo è nato, grazie, Papa Giovanni. - Mi hai accompagnato nella malattia. Sto meglio. - Proteggi la mia famiglia. - E' nata una stella! - Siamo in attesa. - Papa Giovanni e Maria di Lourdes, aiutateci. - Dopo un aborto, aspettiamo ancora.-  Proteggimi e guidami nelle scelte giuste. - Non ti chiedo per la mia persona, ma per la mia famiglia. -  Mio figlio sta lottando, stagli vicino. - Benedici la mia amica... mi è stata vicina.- Mia madre ha perso un figlio, consolala. -  Che mio figlio sia sereno e un buon lavoratore. - Ho intrappreso un cammino serio, con te. - Papa Giovanni e Maria, che questo mondo si converta. - Tu, amico dei bimbi, proteggi la nuova famiglia. -  Aiutami a superare questo periodo difficile per me e mio marito.- Ti raccomando mia moglie. - Vengo da lontano... volevo sentirti vicino. -  Ti affido il mio carissimo amico P., una persona speciale. -  Una preghiera per i miei genitori che non ci sono più. - Aiutami a trovare un lavoro.   - Che i miei figli si vogliano bene. -  Un forte abbraccio!  - Sei stato il Papa più buono. Proteggici. Bacioni. - Ti prego per le persone più deboli che hanno sempre tanto bisogno. - Ti chiedo la grazia di far parlare nostro figlio. Ti abbraccio forte. - Chiedo salute, lavoro e stabilità nella vita. - Riunisci la mia famiglia. - Santo Padre, benedici me e mio marito con un figlio sano... aiutaci a diventare genitori... Grazie.  - Grazie soprattutto di avermi dato M. come sposo. fammi superare l'esame di inglese. - Ti affidiamo la nostra famiglia. Si sono allontanati da te, o Gesù. Parla ai loro cuori. Portali a te. Ti ringraziamo.- Proteggi i miei nipotini e dà una carezza ogni giorno - Papa Giovanni aiuta C. nel suo cammino.-

 

 

Il senso della vita a Sotto il Monte (Cart. n.11)

Lasciato l’asfalto e il traffico, metti i piedi sui sassi del ciottolato e entri nel cortile di un caseggiato di cento anni fa con scale esterne in legno e con gerani pendenti dalle finestre. Vedi il carretto con attrezzi dei contadini. Sulle pareti dei muri esterni, strumenti da falegname e dal fienile in alto, esposte al sole, pannocchie di granoturco. Sui muri, trovi ricordi del passato, delle guerre e della vita non ancora moderna: maschere anti gas, lampade al  carburo  e ferri da stiro e fornelli  a carbone o ad alcool.

Poi entri a vedere le foto della famiglia Roncalli nelle stanze dove nacque e visse i primi anni il piccolo Angelo. Dal pian terreno, scendi verso la cantina con i colori delle botti e i profumi  vivi del vino. È forte il senso di vita che ti riporta indietro in un mondo passato e che ti è ancora caro, ancora tuo, ancora te stesso e mette nell’animo pace e semplicità. È come tornare bambini.

Lasciata la parte vecchia della Casa natale, cammini e scendi tra vetrate con grandi foto che mostrano il piccolo Angelo in famiglia, il giovane prete, il militare, il nunzio in Bulgaria, Turchia e Grecia. Poi lo ritrovi di fronte al grande Charles de Gaulle a Parigi e in gondola, Patriarca di Venezia, e finalmente Papa, portato in sede gestatoria. Avverti allora che si tratta di una persona elevata dalla vita di campagna ai livelli più alti della società e della Chiesa. Ed eccolo finalmente che ti accoglie in piedi, sorridente, perché si sente accarezzato, baciato e lavato dalle lacrime di gioia e di dolore di tanti pellegrini.

Sì, sono pellegrini quelli che arrivano a Sotto i Monte, perché rispondono a un bisogno, a un invito, a una chiamata a dire quello che c’è di profondo nel cuore. Quando si chiede loro perché sono venuti, ti dicono: «Ogni anno devo venire per rivederlo, per dirgli grazie, per risentirlo vicino. Qui sento pace. Qui mi sento libero da tanti pesi, da tanti fastidi».

Il pellegrino si mette in viaggio in cerca di qualcosa. Prima, lascia tutto, si libera e poi trova. Alcuni già nell’ambiente, trovano un senso di vita, di pace e di semplicità; altri, nel volto di Papa Giovanni, trovano la dolcezza di Dio e quindi la fede e la preghiera nel cuore. Tutti, in qualche modo, guariscono, tanto o poco, perché qui a Sotto il Monte si trova qualcuno che ha vissuto ed è rimasto fedele al senso della vita. Qui non si dubita… Magari si potesse  avere i suoi sentimenti, la sua verità!

Seguendo il percorso della sua vita, in tempi di guerre, scontri e sofferenze di ogni genere, ci si domanda come Papa Giovanni riuscì a mantenere un animo paziente, obbediente, aperto. La risposta è perché seppe conservare i valori ricevuti dalla famiglia nella semplicità e nell’umiltà, nel vivo senso di povertà di spirito che continuava a coltivare. Papa Giovanni amò molto la sua terra, il suo mondo, la sua Chiesa.

Subito dopo la sua morte, il cardinale Giovanni Battista Montini, prima di succedergli nel pontificato, diceva: «Perché ha così commosso il mondo?  Da ogni parte della terra si è levata l’espressione del rimpianto, dell’elogio, della pietà e della memoria. I nostri cuori sono assorti e sorpresi dalla visione della grandezza e della bontà finalmente insieme congiunte. Perché da ogni parte si piange la sua morte? Ognuno di noi ha sentito l’attrattiva di quest’Uomo, e ha capito che la simpatia che Lo ha circondato non era un inganno, non era un entusiasmo di moda, non era un futile motivo; era un segreto che ci si svelava, un mistero che ci assorbiva. Ci ha fatto vedere che la verità, quella religiosa per prima, così delicata, così difficile… non è fatta per sé, per dividere gli uomini e per accendere fra loro polemiche e contrasti, ma per attrarli ad unità di pensiero, per servirli con premura pastorale, per infondere negli animi la gioia della conquista della fratellanza e della vita divina. E oggi che cosa lascia Giovanni XXIII alla Chiesa e al mondo, che non potrà morire con Lui? Lasciatemi citare di Lui almeno una pagina: “Nell’epoca moderna, di un mondo dalla fisionomia profondamente mutata, e sorreggentesi a fatica fra i fascini ed i pericoli della ricerca quasi esclusiva dei beni materiali, nell’oblio e nell’illanguidire dei principi di ordine naturale e soprannaturale… convenga richiamare alle sorgenti pure della rivelazione e della tradizione. Trattasi di rimettere in valore ed in splendore la sostanza del pensiero e del vivere umano e cristiano, di cui la Chiesa è depositaria e maestra nei secoli”. Potremo mai lasciare strade così magistralmente tracciate, anche per l’avvenire, da Papa Giovanni? È da credere che no! E sarà questa fedeltà ai grandi canoni del Suo Pontificato ciò che ne perpetuerà la memoria e la gloria, e ciò che ce Lo farà sentire ancora a noi paterno e vicino».

Papa Giovanni, citato dal futuro Papa Montini, richiama alle sorgenti pure, lontano dalle quali la vita non ha più un senso.

 

 

Non sono più mio (Cart. n.10)
La visita alla casa natale di Papa Giovanni, se preparata bene, produce nell'animo un sentimento profondo di benessere, di pace che fa nascere desideri di una vita migliore. Tra le cose da farsi, coltivando la devozione e l'amicizia con Papa Govanni, bisognerebbe leggere un bel libro su di lui, non solo per conoscerlo, ma per lasciare entrare in noi i suoi pensieri e i suoi sentimenti e allora nascerà l'invito e la gioia di sentirci e volerci accanto a lui e un po' come lui. Il suo linguaggio è semplice e in gran parte non fa che ricordarci cose che conosciamo già. Sempre insegnerà e ci condurrà verso Dio, verso la pace, verso il Cielo. Per esempio, leggiamo ora quello che Angelo Roncalli scriveva nel Giornale dell'anima, preparandosi al sacro suddiaconato (1-10 aprile 1903): "Gesù, mi trovo dinnanzi a voi un'altra volta in questo anno, per ascoltare le vostre divine lezioni. Il mio cuore anela di consacrarsi solennemente a voi, una volta per sempre. La Chiesa mi ha chiamato, voi mi invitate: « ecce venio » (ecco vengo), (Sal 40,8). Non avanzo pretese, non mi sono formato disegni preconcetti; mi sforzo di spogliarmi di tutto me stesso, non sono più mio. L'anima mia si trova dinanzi a voi come una pagina bianca. O Signore, scrivetevi quanto vi piace; io sono vostro. Desidero solo vivere secondo il catechismo dei bambini: "Conoscere Iddio, amarlo, servirlo per tutta la vita; dopo la morte, goderlo per sempre in paradiso".

I doveri della mia vita si compendiano in queste tre parole, io non devo fare altro che questo: conoscere, amare e servire Iddio, sempre e ad ogni costo; la volontà di Dio deve essere la mia, questa sola debbo cercare anche nelle cose minutissime. E questo è il primo e fondamentale principio: tranquillità, calma, elevazione di spirito, filosofia profonda, per cui, avendo di mira ideali più alti, non ci curiamo di queste cose, basse e da nulla; oppure, comunque ci si presentino, ci sono alla potentissima per ascendere a Dio, per esercitarci nella virtù, per farci santi. A volte il Signore ci sembra nascosto. La mestizia, il dispiacere mi assalgono, mi mettono in agitazione. Via, via tutte queste debolezze. Stiamo allegri, calmi, anche in queste circostanze. Consoliamoci anzi, perché Dio vuole così.

Comunque le cose succedano, piova o splenda il sole, faccia freddo o caldo, desidero che il mio sorriso sia contento, schietto, cordiale e sempre sfiori le mie labbra; né mi debbono far perdere la testa i buoni eventi, né abbattere lo spirito le amarezze della vita".

 

 

 Tutto il mondo è la mia famiglia.  (Cart. n.9)
 Da quando il Signore mi ha voluto, miserabile qual sono, a questo grande servizio, non mi sento più come appartenente a qualcosa di particolare nella vita: famiglia, patria terrena, nazione, orientazioni particolari in materia di studi, di progetti, anche se buoni. Ora più che mai non mi riconosco che indegno ed umile « servus Dei et servus servorum Dei ». Tutto il mondo è la mia famiglia. Questo senso di appartenenza universale deve dare tono e vivacità alla mia mente, al mio cuore, alle mie azioni.
 Sentimento di universalità
 Questa visione, questo sentimento di universalità vivifi­cherà innanzi tutto la mia costante ed ininterrotta preghiera quoti­diana: breviario, santa messa, rosario completo, visite fedeli a Gesù nel tabernacolo, forme rituali e molteplici di unione con Gesù, fa­miliare e confidente. Un anno di esperienza ( il primo anno di pontificato ) mi dà luce e conforto a ravviare, a cor­reggere, a dare tocco delicato e non impaziente di perfezione, in tutto.
 Cittadino del mondo: "è questo ormai un principio entrato nello spirito di ogni fedele appartenente alla Chiesa romana: di essere cioè e di ritenersi veramente, in quanto cattolico, cittadino del mondo intero, cosi come Cristo del mondo intero è l'adorato salvatore. Buon esercizio di vera cattolicità è questo, di cui tutti i cattolici devono rendersi conto e farsi come un precetto a luce della propria mentalità e a direzione della propria condotta nei rapporti religiosi e sociali" (DMC 11, p. 394).

 

 

La pietà popolare e missionaria a Sotto il Monte (Cart. n.8)

La visita alla casa natale di Papa Giovanni che volle affidata all'Istituto missionario del PIME è un pellegrinaggio, una delle tappe del  pellegrinaggio della nostra vita verso il Cielo. Papa Giovanni ci accoglie.  Ci unisce alla sua pace gioiosa e  serena e parla al cuore con parole di bontà e di fede. Sembra di vedere e di sentire vicino il Papa. E' sorprendente il clima bonario e popolare che si respira ed è sorprendente trovarsi in un ambiente aperto all'universalità della Chiesa e del Papato. Il pellegrinaggio diventa allora anche impegnativo per lasciarci prendere dall'universalità della nostra fede e della nostra preghiera e poi accettare di trasmettere attorno a noi la forza, la gioia e l'amore che vi si trova. Questa è la "grazia della missionarietà" che Papa Francesco descrive nel Documento di Aparecida e in Evangelii Gaudium. In questo vediamo l'unità di pensiero dei  due Papi.

Papa Francesco dice : "Tanti cristiani esprimono la loro fede attraverso la pietà popolare, i Vescovi la chiamano anche « spiritualità popolare  » o « mistica popolare  ». Si tratta di una vera «  spiritualità incarnata nella cultura dei semplici. È un modo legittimo di vivere la fede, un modo di sentirsi parte della Chiesa, e di essere missionari. Porta con sé la grazia della missionarietà, dell’uscire da sé stessi e dell’essere pellegrini.  Il camminare insieme verso i santuari e il partecipare ad altre manifestazioni della pietà popolare, portando con sé anche i figli o invitando altre persone, è in sé stesso un atto di evangelizzazione. Nella pietà popolare, poiché è frutto del Vangelo inculturato, è sottesa una forza attivamente evangelizzatrice che non possiamo sottovalutare: sarebbe come disconoscere l’opera dello Spirito Santo. Piuttosto, siamo chiamati ad incoraggiarla e a rafforzarla per approfondire il processo di inculturazione che è una realtà mai terminata. Le espressioni della pietà popolare hanno molto da insegnarci e per chi è in grado di leggerle, sono un luogo teologico a cui dobbiamo prestare attenzione, particolarmente nel momento in cui pensiamo alla nuova evangelizzazione. Non coartiamo né pretendiamo di controllare questa forza missionaria!"

A Sotto il Monte, nell'incontro con altri pellegrini, sentiamo la gioia del ravvivarsi della fede. In realtà ci fa bene il contagio e il coraggio di vivere e di comunicare la nostra fede, di vederci a pregare insieme e di sentirci in cammino insieme. Abbiamo bisogno di Comunione e di  Missione. La Chiesa allora vive e testimonia il volto della comunione dei cristiani uniti tra loro e con Dio nel pellegrinaggio verso il Regno.

 

 

 

La fede tra le braccia della mamma (Cart. n.7)

Marco Roncalli nel suo volume Giovanni XXIII descrive l'ambiente della  religiosità vissuta dalla famiglia Roncalli : "In un rapporto di una inchiesta agraria riguardante la zona più vicina  a sotto il Monte troviamo : - Nel contadino il sentimento più profondo, dopo quello della famiglia, è il sentimento religioso (...).  La religione nel contadino è necessaria come quella che guida sul retto sentiero del buono e del giusto una casta intera di popolazione che poco o nulla istruita, da essa attinge i principi del retto e del giusto -.  E continua : "Una vita durissima, affidata alla provvidenza, dove una grandinata o la morte di un vitello potevano costituire  una rovina quasi irrimediabile. Tuttavia, proprio in questo mondo di disagi e ristrettezze, i valori cristiani  trovavano il terreno più naturale. La pratica religiosa era intensa, i riti vissuti con partecipazione. E così la pietas popolare, l'osservanza del culto, la frequenza ai sacramenti, al catechismo, le devozioni, gli appuntamenti del calendario liturgico disseminati lungo l'anno. Ma anche lo spirito di solidarietà era un punto fermo, e quando qualcuno aveva bisogno poteva contare sull'aiuto del consanguineo e del vicino".

 Papa Giovanni accenna spesso che ricevette anzitutto in famiglia i primi sentimenti di fede. Ecco come racconta la sua prima visita al santuario delle Caneve :  "Quando giunsi davanti alla chiesetta, non riuscendo ad entrarvi perché ricolma di fedeli, avevo una sola possibilità di scorgere la venerata effigie della Madonna, attraverso una delle due finestre laterali della porta d'ingresso, piuttosto alte e con inferriata. Fu allora che la mamma mi sollevò tra le braccia dicendomi : "Guarda, Angelino, guarda la Madonna come è bella! Io ti ho consarato a lei". E viveva i suoi primi anni in famiglia  : "Nella mia casa paterna, la mattina quando aprivo la finestra, la prima chiesa che vedevo era la vostra ( Frati Francescani ), "un piccolo cielo dove si respira aria di eternità",a Baccanello, e ricordando che, quando le campane del conventino chiamavano i frati al coro per l'ufficiatura di sesta e nona... sua madre metteva sul fuoco il paiolo".  "Vengo dall'umiltà. Fui educato a una povertà contenta e benedetta che ha poche esigenze e protegge il fiore delle virtù  piu nobili e alte e prepara alle elevate ascensioni della vita".

Quando il piccolo Angelo cessò di aver bisogno della mamma, fu il prozio Zaverio a prenderselo tutto per sé e gli infuse  con la parola e con l'esempio le attrattive della sua anima religiosa. Una vita ritmata dal suono delle campane, dalla preghiera dei frati e dal profumo della polenta quotidiana.  Il tutto dentro un ambiente campagnolo animato  continuamente dall'avvicendarsi, dalla bellezza e dalla voce della natura che esprime e ricorda l'azione del Creatore.  Persona umana, natura, Creatore uniti in alleanza, collaborazione, rispetto e armonia.                                                                                             

Sembra di riudire il Vangelo della Provvidenza: "Mi ha tolto dalla campagna sin da piccino, con affetto di madre amorosa mi ha provveduto di tutto il necessario. Non avevo pane e me l'ha procurato, non avevo di che vestirmi e mi vestì, non avevo libri per studiare e pensò anche a quelli. Talora mi dimenticavo di lui ed egli mi richiamò sempre con dolcezza; mi raffreddavo nel suo affetto ed egli mi scaldò al suo seno, alla fiamma onde arde perennemente il suo cuore".

Le braccia della mamma sono le braccia del creatore che prolunga la sua azione e il suo amore nella famiglia, nella natura, nella storia e nella tradizione.

 

Papa Giovanni e la Madonna di Imbersago (Cart. n.6)

Ha un titolo semplice,”La Madonna del Bosco e Papa Giovanni“, il libro scritto da Ambrogio Amati (Ancora Editrice, Mi, 12,00€).

Titolo semplice che esprime compiutamente il contenuto del volume. La famiglia Roncalli era molto devota alla Madonna di Imbersago il cui santuario  non è molto lontano da Sotto il Monte, sebbene al di là dell’Adda. La famiglia si recava in pellegrinaggio al santuario, c’erano anche i piccoli, compreso Angelo, che porterà sempre nel cuore il ricordo di quei momenti, di quei luoghi. Leggiamo nel libro  di Amati : "Mamma, siamo arrivati. Sette chilometri all'andata e altrettanti al ritorno... Una peregrinatio rimasta tanto nel cuore di Angelo Giuseppe Roncalli da dichiarare quando venne eletto Papa, a questa Madonnina : "il saluto degli occhi non fu mai il saluto del cuore". Una devozione e un affetto fisici, documentati da regali, attenzioni, amicizie che sono durate per tutta la vita".

Infatti, nel gennaio 1953, dopo la nomina a Patriarca di Venezia, Roncalli scrisse al rettore del santuario: “Il suo saluto mi è molto gradito. Mi ricorda le ore più liete della mia giovinezza: quando da seminarista, e prima ancora, venivo al santuario. Durante certe vacanze dal 1895 al ’98, anche tutti i sabati. Quante grazie e quante ispirazioni debbo a quella benedetta Madonna! E che bellezza, mite e suadente, in quel sacro luogo: chiesa, cripta, scala santa, visioni di Villa d’Adda, della valle S. Martino… In questi quindici giorni o poco più che preparano il concistoro, voglia dire, caro Rettore, alle anime più umili e più semplici che verranno a pregare che si rincordino di me, del Santo Padre, della Santa Chiesa, affinché tutto riesca ad edificazione ed a santificazione. Di cuore benedico Lei e loro”.

Molte le visite di Angelo Roncalli. Anche alla vigilia della sua sorprendente elezione a Papa. Era l’agosto del 1958, in quei giorni venne inaugurata una “grotta di Lourdes” inserita in un angolo del boschetto a monte del santuario. Roncalli la benedisse.

Due mesi dopo divenne Papa. Fra i primi atti, si legge nel libro, Giovanni XXIII inviò la benedizione apostolica al clero e ai fedeli del santuario. Non solo, il Papa ritenne di esprimere il suo ringraziamento per questo luogo elevando il santuario al rango di “basilica romana minore”.

Anche da Pontefice, Roncalli continuò a seguire il suo santuario. Nel libro si legge che in onore di Giovanni XXIII nel 1959 si progettò un salone con annessa cappella per ritiri spirituali, incontri, conferenze. Il progetto venne inviato al pontefice che rispose con una lettera di consenso attraverso la segreteria di Stato. Prima di morire, il Papa inviò al santuario un cero benedetto per la solennità di San Giuseppe.

Fu un rapporto continuo, intenso, che l’autore del volume,Ambrogio Amati, giornalista bergamasco, ha raccontato con dovizia di particolari.

 

 

Il paradiso di Papa Giovanni (Cart. n.5)

 Papa Giovanni viveva col pensiero al paradiso. Leggiamo alcuni suoi pensieri: " Il nutrimento della mia giovinezza: la gloria del Signore, la mia santificazione, il Paradiso, la Chiesa, le anime.

 Bellissimo pensiero. Un angelo del paradiso, nientemeno, mi sta sempre accanto ed insieme è rapito in una continua estasi amorosa col suo Dio. Che delizia al solo pensarvi! Io dovunque sono sempre sotto gli occhi di un angelo che mi guarda, che prega per me, che veglia accanto al mio letto mentre io dormo.

 Devo servire il mio Creatore e invece talora lo dimentico perfino, mi scordo di lui, servo alla mia ambizione, al mio amor proprio. Sono chiamato al paradiso e non penso che alla gloria del mondo.

Il mio parroco don Francesco Rebuzzini è morto. Ha fatto tanto per me, mi ha allevato, mi ha indirizzato al sacerdozio.  Ieri sera mi aveva detto: arrivederci. O padre, a quando arrivederci? Oh, in paradiso. Sì, al paradiso io volgo gli occhi. Egli è là, lo vedo, di là mi sorride, mi guarda, mi benedice.

 Dio sa che io non desidero già ai miei cari ricchezza, piaceri, ma solo la pazienza e la carità. Egli sa che se io mi dolgo, mi dolgo solo per la mancanza in loro di queste virtù. Mi dia egli la grazia di vederli tutti un giorno in paradiso, e poi avvenga ciò che vuole; a tutto mi rassegnerò per la maggior gloria di Dio e per la soddisfazione dei miei peccati. O Gesù, deh, che io muoia d'amore per te!

 Servire a Dio (Eb 9,13); e poi? il premio... la patria... il cielo... il bel paradiso... Sì, paradiso... paradiso, ecco la mia mèta, ecco la mia pace, il mio gaudio. Paradiso, dove si vede, dove si contempla il mio Dio « facie ad faciem sicuti est » (1Gv 3,2).

 O cielo, cielo, tu sei bello, e tu sei per me! Nelle contraddizioni, nelle amarezze, nello sconforto, ecco la mia consolazione: allargare il cuore alla beata speranza e poi guardare e pensare al cielo, al paradiso. Questa è la pratica dei santi, di san Filippo Neri, del mio san Francesco di Sales, del Cottolengo che sempre esclamava:« paradiso, paradiso! ».

 Gesù, mi strappasti dalla morte, morendo per me, e vincendo la morte, mi apportasti la vita (cfr. 1Gv 1,2), mi schiudesti il paradiso.

 Santa attesa del Paradiso e intanto pace di Cristo esultante nei cuori.

 La preghiera ci aiuta a permanere in noi la sicurezza gioiosa del paradiso.

Le porte del paradiso sono due: innocenza e penitenza.

 

 

I pellegrini alla Casa Natale di Papa Giovanni ringraziano e rinnovano la loro fede. (Cart. n.4)

Salendo le scale verso la Chiesa del seminario, prendendo la rampa a destra (o l’ascensore che è vicino alla portineria) si arriva di fronte alle porte della sala delle grazie. Tante foto documentano guarigioni  e pericoli scampati attribuiti all’intercessione di Papa Giovanni. Gli ex voto sono numerosi, particolarmente quelli nella stanza dove sono appesi centinaia di fiocchi rosa e azzurri che testimoniano la predilezione di Papa Giovanni per i bambini, accresciuta in cielo. Sposi che non potevano avere figli, ne hanno avuti in seguito a preghiere e voti al Papa della Bontà, parti difficili che si svolgono senza problemi ecc. Osservando tutti quegli ex voto, molte persone si domandano profondamente: «Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? La vita sulla terra, la vita dopo la morte, l’aldilà, la vita nell’aldilà…». I messaggi e le testimonianze di guarigioni e di doni ricevuti dicono che il Cielo ci prende dolcemente per mano e ci conduce alla riscoperta dell’Amore grande del Padre per noi. Messaggi d’amore e riflessione. Le preghiere dettate dal Cielo, la preghiera al Padre, la preghiera alla Vergine Maria, la preghiera a Gesù, a Papa Giovanni, la preghiera all’Angelo Custode, ogni preghiera è preghiera di un’anima impegnata nel suo percorso di vita sulla terra. Camminare nella Casa Natale di Papa Giovanni è un percorso di crescita spirituale sulla strada dell’Amore.     

 

 

 

Qualcosa in sospeso (Cart. n. 3)

Caro Enrico, hai incominciato così:

"Erano anni che non venivo a confessarmi. In questi giorni stiamo preparando la festa della Cresima di un nipotino. Incontri in chiesa, ordinazione per il pranzo e poi gli inviti e i regali. Ma sento qualcosa in sospeso. Ogni tanto sentivo il richiamo della confessione. Mia moglie mi dice: "Andiamo a Sotto il Monte. Troverai un prete". Eccomi finalmente. Mi mancava Lui", e indica il crocifisso.

Io prete penso di sottolineare l'importanza di trovare veramente il Signore. E racconto che un giorno un uomo chiese a un monaco perchè molti cristiani abbandonano la frequenza ai sacramenti. Il monaco rispose: "Quando in foresta, in savana, i cacciatori si organizzano, si armano di frecce, di bastoni e soprattutto partono coi cani, si mettono poi in cerchio e si avvicinano verso il centro dove spingono la selvaggina. A un certo tempo, un cane parte e subito altri cani lo seguono. Poi ad uno ad uno, alcuni cani ritornano. Ma il primo continua, continua... perché? Lui ha visto la preda, sente il suo odore, ce l'ha già tra i denti. E' sicuro!

La stessa cosa avviene per il cristiano quando ha conosciuto Gesù, vive con Gesù. Ci sono anche i momenti difficili... ma non abbandona Gesù".

Nelle parrocchie vicine, in questo tempo di Pasqua ci sono stati tanti incontri e celebrazioni per prime Comunioni, Cresime, matrimoni... Dentro, la chiesa quasi piena. Fuori, alcuni non si sentivano di metterci piede...

Per alcuni, qualcosa resta in sospeso.

 

 

 Voler migliorare (Cart. n.2) 

Caro Filippo,

sei stato sincero nel raccontare il momento che vivi. Anzitutto dicevi il bello della tua famiglia. Una moglie che ama i tuoi figli e condivide con te la sua vita di mamma e di sposa.

Ma ti stai sentendo poco soddisfatto di te e poco generoso. Avverti che vorresti pregare di più. Che essere papà e sposo chiede più impegno e più vita. Sei fedele alla santa messa, ma vorresti di più. Ti chiedi e mi chiedo perché questo momento di poca soddisfazione? In realtà, nei tuoi rapporti di lavoro, coi parenti delle tue due famiglie e quanto ti portano a casa i tuoi figli da una società sempre più vuota di senso, ti crea disagio, nervosismo e frustrazione. Alla sera torni a casa , non solo stanco, ma svuotato.

Insieme abbiamo cercato come uscire da questo tunnel prigione. Non lo abbiamo trovato. Una cosa è certa: Gesù Cristo sta condividendo il cammino con te. Cammino faticoso verso un orizzonte luminoso, dentro prove, ma che impegnano e rendono solida la tua fede, maturo il tuo sì quotidiano, più intenso il dialogo con Lui e coi tuoi cari.

E' bello il momento, il sacramento della Confessione. Si riparte volendo un avvenire migliore, certi che volendo con l'aiuto del Signore, possiamo farcela. Anche Papa Giovanni ci sta aiutando, ricordandoci la sua pace interiore piena di fiducia in Dio e dicendici quanto ama i nostri figli.

In cammino insieme. P. Silvano

 

 

Cara Lucia,

tuo marito, ti ha spinto in carrozzella fino a davanti a me, nel mio ufficio dove accolgo i pellegrini per le confessioni, le benedizioni e le domande della celebrazione di sante messe.

Ascoltando la tua confessione mi è sembrato di capire che il tuo peccato più grosso è l'mpazienza in alcuni momenti difficili e di aver chiesto a Dio qualche aiuto. Osservandoti e ascoltandoti mi domandavo quali fossero i tuoi peccati, ma ho rispettato le tue espressioni, pensando che solo Dio può capire anzi che Dio veramente ti capisce  e quindi anche su di te ho detto : "Dio Padre di misericordia...ti conceda, mediante il ministero della Chiesa il perdono e la pace. E io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".

Ti chiesi perché vieni a Sotto il Monte e presso Papa Giovanni e mi dicesti : "Vengo per confessarmi, partecipare alla santa messa e a fare la comunione. E' papa Giovanni che mi chiama e mi sta vicino e poi viene a casa con me".

Poi hai fatto il tuo giro nella chiesa e ripassando davanti a me sei stata raggiunta da un uomo che ti ha ringraziato dicendo : "Ti ho visto salutare il tabernacolo con la tua mano e mi sono commosso. Ti ringrazio, mi hai fatto del bene!"

Vedi Lucia, la tua fede nel sacramento della confessione oltre a farti trovare la Grazia e la forza di Gesù, hai fatto del bene anche a me sacerdote. E la tua fede, ritornando a Sotto il Monte, fa bene anche a tanti, anche se tu non lo sai. Papa Francesco, qualche giorno fa, disse agli ammalati : "Voi non siete solo membri passivi del Corpo Mistico della Chiesa e del mondo, ma membri attivi".

 Grazie Lucia, ti ricordo di pregare per i peccatori e anche per me.  Padre Silvano

 


 

fb

 

 

PONTIFICIO ISTITUTO MISSIONI ESTERE - email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Tel. 035/791101 - Sito Ufficiale della casa di Papa Giovanni XXIII - Sotto il Monte Bergamo - Privacy Policy

Questo sito si serve dei cookie, anche di terze parti, per far funzionare il sito. Utilizzando questo sito acconsenti all'utilizzo dei cookie.