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CARTOLINE DI P. SILVANO

 

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 La prima idea del Concilio
Nella pagina 731 del libro Giovanni XXIII, scritto da Marco Roncalli, si trova che il segretario Loris Capovilla ha scritto : "Gli accadeva di dire ai suoi familiari che il Concilio non aveva compreso la sua missione che nell'ultima quindicina della sessione, quando sotto la spinta dei cardinali Suenens, Montini e Lercaro aveva risolto di condividere l'angoscia degli uomini di oggi e di portare la luce del Cristo sui grandi problemi della fame, della guerra, dell'odio razziale, del disprezzo della vita e dell'esplosione demografica. E' dalla partecipazione a questa angoscia degli uomini che è nata nel suo spirito la prima idea del Concilio". 

 

 

Papa del Concilio
 

Il Papa spiega che il punto saliente del Concilio non è "la discussione di un articolo o dell'altro della dottrina; per questo non occorreva un Concilio. Lo spirito cristiano cattolico e apostolico del mondo intero attende un balzo innanzi. Altra è la sostanza dell'antica dottrina del depositum fidei ed altro è la formulazione del suo rivestimento". Qui si radicano i problemi dell'aggiornamento della pastorale della Chiesa che il Concilio deve affrontare. Per Papa Giovanni non si tratta di avere un atteggiamento cedevole di fronte agli errori, questo no, ma dice: "Al giorno d'oggi la sposa di Cristo preferisce far uso della medicina della misericordia piuttosto che della severità".

Dunque come si presenta allora la Chiesa del Vaticano II? Si presenta "Madre amorevole di tutti, benigna, paziente, piena di misericordia e bontà verso i figli da lei separati". Il contributo al mondo di questa Chiesa, del Concilio, è visto sotto una chiave essenzialmente religiosa. Giovanni XXIII lo esemplifica con le parole degli Atti degli Apostoli: "Io non ho né oro né argento, ma ti do quello che ho: nel nome di Gesù Cristo Nazareno levati e cammina".

Con queste indicazioni, tutt'altro che giuridiche o regolamentari, poteva iniziare il Concilio le cui conclusioni Giovanni XXIII non avrebbe visto, ma i cui frutti spirituali furono manifesti sin dalle prime fasi.

 

 

PER LA DISCIPLINA STRADALE

Allontanate, o Signore ogni danno che possa pervenire agli uomini dalle difficoltà del viaggio, dalla stanchezza del corpo, dalla velocità inconsiderata... E come vi degnaste o Signore, di assegnare al figlio di Tobia l'Arcangelo Raffaele quale compagno di viaggio, così liberate i vostri figli da ogni pericolo dell'anima e del corpo, affinché camminando rettamente alla vostra presenza per le vie del mondo meritino di raggiungere il porto della eterna salvezza. Per Cristo Signor nostro. Amen, amen.

 

 

Docilità allo Spirito santo di Papa Giovanni

Per papa Francesco “nella convocazione del Concilio Giovanni XXIII ha dimostrato una delicata docilità allo spirito santo, si è lasciato condurre ed è stato per la chiesa un pastore, una guida-guidata. Questo è stato il suo grande servizio alla chiesa; per questo a me piace pensarlo come il papa della docilità allo spirito”.

“A tutti gli uomini di buona volontà spetta un compito immenso: il compito di ricomporre i rapporti della convivenza nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà”.

  “ogni credente, in questo mondo, deve essere una scintilla di luce, un centro di amore, un fermento vivificatore nella massa: e tanto più lo sarà, quanto più, nella intimità di se stesso, vive in comunione con Dio”.

 Papa Giovanni invita tutti gli “uomini di buona volontà” ad abbandonare l’individualismo, che lascia nuove armi ai potenti e nuove catene ai poveri, per impregnare la società con i valori della solidarietà, dell’accoglienza ai più deboli, dell’impegno per ridurre le disuguaglianze culturali ed economiche della terra, della ricerca del dialogo e della pace.

 

 

L'amicizia di Gesù! 

All'inizio dei suo cammino spirituale, nel 1904, Papa Giovanni diceva: "Oh! L'amicizia di Gesù! È la nostra vita, il segreto che spiega la nostra esistenza: la vocazione, il sacerdozio, l'apostolato... Più viva si manifesta la nostra amicizia, quando sul mattino Gesù si incarna nelle nostre mani che lo toccano tremanti; lo accogliamo dolcemente nel nostro seno; lungo il giorno ci accostiamo a lui più vicini a effondere nel suo i sentimenti del nostro cuore, nelle nostre occupazioni gli mandiamo i nostri saluti amorosi ... Pace dello spirito, quiete serena, umiltà di cuore semplice e schietta e Gesù rimarrà con noi, saremo ripieni di gaudio in ogni tribolazione".

 

 

Dolce Cuor del mio Gesù
 

La divozione al Sacro Cuore mi ha accompagnato per tutto il tempo della mia vita. Quel buon vecchio di mio zio Zaverio, appena levatomi neonato dal fonte battesimale, mi consacrò là nella chiesetta del mio paese al Sacro Cuore, perché crescessi sotto i suoi auspici, da buon cristiano. Ricordo, fra le prime orazioni che appresi sulle ginocchia di quell'anima buona, la bella giaculatoria che oggi mi è così caro ripetere: « Dolce Cuor del mio Gesù, fa' che io t'ami sempre più ».

 

 

O Cuore divino

Mi sarà dolce abbassarmi e confondermi, unitamente al Cuore divino, così oltraggiato dagli uomini; e quando il mondo non avrà per me che noncuranza e disprezzo, la mia più grande gioia sarà il cercare e trovare conforto solamente in quel Cuore che è la fonte di tutte le consolazioni.

Richiamo l'attenzione della mia mente e volontà sopra due pratiche specialmente della vita quotidiana: la santa comunione e la visita vespertina, senza dire delle continue aspirazioni colle quali mi sforzerò abitualmente di saettare il Cuore del Verbo, come faceva san Luigi. Mi faccio una legge di non darmi pace, finché non mi potrò dire veramente annientato nel Cuore di Gesù.

O Cuore divino, io non so far altro che promettere, e mostrare così l'affetto che oggi mi par di sentire per voi, con una grande trepidazione però intorno al mantenimento dei miei propositi. Deh, non permettete che un giorno, rivedendo questi miei pensieri, legga in essi la mia condanna!

 

 

Stima del soprannaturale

Dopo l'aiuto di Dio e della sua grazia, il mezzo principale per superare i pericoli della diffidenza reciproca, del materialismo teorico-pratico e dell'indifferenza religiosa è la rinnovata e vissuta stima del soprannaturale congiunta alla pratica della carità. Amore rivolto a Dio e al prossimo, toto corde, secondo le parole di san Leone: a Dio perché sia santificato il suo nome, si estenda il suo regno e la sua volontà domini soavemente...; agli uomini per essere presenti a tutte le necessità del momento, nella verità per non deludere, ma nella carità a tutta prova di vero sacrificio per edificare. 5/01/1962, Scr e Disc.Vol. IV

 

 

COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

2 NOVEMBRE

Tutte belle e preziose le devozioni della santa Chiesa, che fioriscono accanto all'altare eucaristico, o all'altare della Vergine e dei santi. Ma particolarmente degna questa dei nostri morti: «che ci hanno preceduto nel segno della fede». Questa devozione è innanzi tutto meditazione delle verità eterne, ed esatta valutazione di ciò che passa, a di ciò che è destinato a sopravvivere. Oggi siamo venuti a rendere omaggio alla memoria dei Morti: a un tributo di preghiere al Signore per le anime loro, affinché la divina misericordia li avvolga definitivamente nella luce celeste. Ma il ricordo di quelli che ci hanno preceduti, ed ai quali ci legano vincoli di fedeltà a di riconoscenza, vogliamo che ci accompagni nella successione degli atti della nostra vita quotidiana. Perché questa è memoria degna di loro, questo torna a loro onore, questo è lo spirito del suffragio cristiano, che è tutt'uno con la vita e la pratica cristiana del vivere. Mentre la mesta, ma robusta liturgia dei Morti si alzerà su nell'aria con il canto del «Liberami o Signore», noi siamo come invitati a levare gli occhi al di sopra delle tombe, e a cercare altrove quelli che furono a ci restano cari a familiari: i genitori i loro figlioli, i figli i padri loro, lo sposo la sposa, e la moglie il marito suo, e quanti furono beneficati dal ministero di un'anima consacrata a Dio, 1'immagine di colui o di colei che gli fu padre nello spirito o madre. SCRITTI III, p. 269

 

 

 

Bontà luminosa, dignità amabile con tutti 

Nei miei rapporti con tutti ‑ cattolici o ortodossi, grandi o piccoli ‑ vedrò di lasciare sempre un'impressione di dignità e di bontà, bontà luminosa, dignità amabile. Rappresento ‑ benché indegnissimamente ‑ tra questa gente, il Santo Padre. Sarò dunque preoccupato di farlo stimare ed amare, anche attraverso la mia persona. Ciò vuole il Signore. Quale compito, quale responsabilità! Per rendermi più utile nel mio ministero  in Bulgaria, mi applicherò con speciale studio alla lingua francese e bulgara.

 

 

E la carità? 

Questo è veramente l'oro prezioso, infocato, che arricchisce chi lo possiede e lo rende grato a misura che viene donato. Omelia: Venezia, 6 gennaio 1956.Vol. II: 1955-1956p. 301

Dopo l'aiuto di Dio e della sua grazia, il mezzo principale per superare i pericoli della diffidenza reciproca, del materialismo teorico-pratico e dell'indifferenza religiosa è la rinnovata e vissuta stima del soprannaturale congiunta alla pratica della carità. Amore rivolto a Dio e al prossimo, toto corde, secondo le parole di san Leone: a Dio perché sia santificato il suo nome, si estenda il suo regno e la sua volontà domini soavemente...; agli uomini per essere presenti a tutte le necessità del momento, nella verità per non deludere, ma nella carità a tutta prova di vero sacrificio per edificare. 5/01/1962, Scr e Disc.Vol. IV

 

 

La bontà del Papa della carezza è un riflesso vivo della bontà di Dio.            
L'essere riflesso della bontà di Dio non sopprime l'umanità della persona. Padre Califano, cappuccino, postulatore di Giovanni XXIII, dice : "Papa Roncalli  era consapevole di avere dei difetti  ed era dotato anche di una certa autoironia che gli permetteva di scherzarci su. A cominciare dal fatto che era una “buona forchetta”. Ma forse uno dei lati deboli del suo carattere era quello di essere particolarmente apprensivo. Perciò si preoccupava del peso del suo ruolo. Un giorno ricevette un vescovo che si lamentava di non riuscire a dormire per la preoccupazione legata alla sua carica. E Roncalli rispose: “Anch’io quando sono stati eletto Papa non riuscivo a dormire. Poi una notte mi è apparso in sogno l’angelo custode che mi ha detto: ‘Angelo, non prenderti troppo sul serio!’. Da quel momento ho cominciato a riposare tranquillo". Va capita bene anche la definizione di Papa buono nel senso che proponeva Paolo VI, cioè non era un generico buonismo di facile applicazione, ma era sinonimo di amore, di genio pastorale, di comprensione, di perdono, di conforto. A questo va anche aggiunto un altro binomio che definisce la personalità di Roncalli: obbedienza e pace, che non a caso era il suo motto episcopale. Questa obbedienza gli consentì di abbandonarsi con fiducia alla Divina Provvidenza, per distaccarsi da se stesso e aderire completamente a Cristo. Qui sta la vera sorgente della bontà di Papa Giovanni, della pace che ha diffuso nel mondo. Qui si trova la radice della sua santità: nella obbedienza evangelica alla voce del suo Signore»

 

 

La santa messa

Papa Giovanni celebrava tutti i giorni la santa messa che riteneva : "La Santa Messa: centrum pietatis".

Era il momento più bello e più intenso della giornata. Diceva : "Una Messa detta con devozione vale più di cento Messe recitate con precipitazione ed irriverenza".

Amava anche la santa messa al cimitero e riteneva importante la messa in suffragio per i defunti.

O Gesù, quante grazie per me in mezzo secolo! Accogli anche

l'anima sua negli abissi della tua misericordia. Sempre velate dall'intimità le ore di questa giornata. Santa messa al Cimitero presso le tombe dei miei cari defunti: parroci, parenti, comparrocchiani.

 

Mia messa giubilare. L'11 agosto [1904] a San Pietro in Roma la prima; oggi alla Madonna delle Caneve umile ma prezioso santuarietto della mia parrocchia nativa.

 

Lascio in testamento un'offerta alla Curia per la celebrazione di 12 sante messe annue, una al mese, e di un decoroso ufficio funebre, nel giorno anniversario della mia morte nella stessa mia parroccha nativa di Sotto il Monte, in suffragio per l'anima mia.

 

 

 UNA SUA RIFLESSIONE:
Pregare il Signore, ma tenere chiuso il cuore alla carità verso il prossimo non significa essere religiosi e meritare le benedizioni di Dio. Il Signore benedice chi dà con cuore buono e retto e sa portare bene la croce. 
(Dalle lettere ai familiari 24-6-1946)

 

 

Lo spettacolo della santità

Lo spettacolo della santità, sorridente fra le tribolazioni e le croci, sta innanzi a me. La calma interiore, fondata sulle parole di Cristo e sulle sue promesse, produce la serenità imperturbabile che fiorisce nel viso, nelle parole, nel tratto, che è esercizio di cari­tà conquistatrice. Avviene un ricambio di energie in noi, fisiche e spirituali: « dulcedo animae sanitas ossium » (prov 16,24). Il vi­ver in pace col Signore; il sentirci perdonati ed a nostra volta l'e­sercizio del perdono agli altri, stabilisce quell'adipe e quella pinguedine di cui parla il salmista (sal 63,6), e fa fiorire perenne il magnificat (lc 1,46 ss) sulle nostre labbra.

 

 

L'unione con Dio perfetta nella preghiera.

Base del mio apostolato voglio la vita interiore, intesa alla ricerca di Dio in me, all'unione intima con lui, alla meditazione abituale e tranquilla delle verità che la Chiesa mi propone, e secondo l'indirizzo dei suoi insegnamenti, effusa nelle pratiche esteriori che mi saranno sempre più care, e al cui orario voglio essere fedelissimo, più che non lo sia stato per la mia negligenza, e in parte per non averlo potuto, durante questi anni di vita militare.

Soprattutto cercherò le delizie della vita con Gesù Eucaristia. Da  ora innanzi avrò il Ss. Sacramento vicino alle mie camere. Prometto  di fargli compagnia, e di corrispondere all'onore grande che mi fa.

 

 

Papa Giovanni missionario

Giovanni Paolo II a Roma nel centesimo anniversario della nascita di Papa Giovanni XXIII ha detto:

La nota dominante della sua azione nella Chiesa è stato il suo ottimismo. Per questo, quel pontefice è stato ed è tuttora caro al nostro cuore. Chiamato alle responsabilità del supremo governo della Chiesa quando solo tre anni, o poco più, mancavano al compimento dell'ottantesimo anno di vita, egli fu un giovane, nella mente e nel cuore, come per un prodigio di natura. Egli sapeva guardare al futuro, con incrollabile speranza; egli attendeva per la Chiesa e per il mondo il fiorire di una stagione nuova, affidata alla buona volontà e alla retta intenzione di una nuova umanità, più giusta, più retta, più buona. Il concilio doveva essere una "novella Pentecoste"; doveva essere una "nuova Pasqua", cioè "un grande risveglio, una ripresa di più animoso cammino".
Di qui la freschezza e l'ardimento delle sue iniziative. Di qui la sua fiducia nei giovani, che egli chiamò ad assumere le grandi responsabilità della vita, individuale e pubblica, senza infingardaggini, senza tentennamenti, senza paure. Di qui soprattutto il suo anelito missionario, che gli faceva abbracciare il mondo con amore appassionato, che si trasformava in preghiera: ed è noto che teneva nel suo studio un grande mappamondo, per seguire più da vicino la vita dei popoli di tutta la terra; e che ogni giorno, nella recita del terzo mistero gaudioso, raccomandava "a Gesù che nasce il numero senza numero di tutti i bambini [...] di tutte le stirpi umane che, nelle ultime ventiquattro ore, di notte, di giorno, vengono alla luce un po' dappertutto sulla faccia della terra" (ibid. p. 241). Tale slancio missionario egli aveva assorbito e vissuto fin dagli anni trascorsi a Propaganda Fide, e poi nei contatti a raggio sempre più vasto del suo servizio ecclesiale, fino alla sede di San Pietro. Egli ebbe fiducia nelle popolazioni autoctone; egli volle dare un'impronta sempre più incisiva alla presenza dei figli di quelle terre nel clero e nei vescovi, sottolineandone il valore ecclesiologico con le varie ordinazioni, sia sacerdotali che episcopali, che egli stesso volle compiere qui a Roma, per porre in chiara evidenza il compito primariamente missionario del mandato della Chiesa e del suo capo visibile. Come disse in una di queste ordinazioni di vescovi missionari, "l'umile vicario di Cristo raduna ogni mattina intorno al suo calice i figli disposti in immensa corona da tutti i punti della terra; con particolare tenerezza si volge ai suoi cooperatori nell'apostolato, ancora innumerevoli, grazie a Dio, ma sempre insufficienti alle esigenze e alle aspirazioni della messe, operai dell'Evangelo, distribuiti su tutti i continenti” 

 

 

Papa Giovanni, missionario in preghiera

Nei suoi scritti raccolti recentemente nel volume "La Propagazione della Fede", a cura dell'Unione Missionaria del Clero in Italia, rifulge tutto l'amore alla causa missionaria che il giovane sacerdote sentiva ormai con grande intensità. Nei vent'anni, poi, che passò in Bulgaria, Turchia e Grecia, mons. Roncalli conobbe i "fratelli separati" e il vasto mondo dell'Islam; e più tardi, come Nunzio in Francia e Cardinale di Venezia, doveva visitare il Libano, la Tunisia, l'Algeria ed il Marocco, riportandone intense impressioni, come scrisse in una lettera al sindaco di Firenze, La Pira (19 settembre 1958): "Le dirò in confidenza che da quando il Signore mi condusse sulle vie del mondo all'incontro con uomini e civiltà diverse da quella cristiana... ho ripartito le "ore" quotidiane del breviario così da abbracciare nella preghiera l'Oriente e l'Occidente...".

 

 

E la carità? 
Questo è veramente l'oro prezioso, infocato, che arricchisce chi lo possiede e lo rende grato a misura che viene donato. Non conta di fronte al giudizio del Signore... un posto, o l'altro, conta invece, essenzialmente,... la carità attuata ed effusa ovunque. Se tutti gli uomini rappresentano Dio, perché non li amerò tutti, perché li disprezzerò, perché non sarò con essi rispettoso? Questo è il riflesso che mi deve rattenere dall'offendere i miei fratelli in qualunque modo; ricordarmi che tutti sono immagine di Dio (Gn 1,21), e forse l'anima loro è più bella e più cara al Signore che non la mia. Propongo di usare uno studio speciale sul governo della mia lingua: evitando ogni parola ‑ dico ogni parola ‑ che in qualunque modo offenda la carità.  Imitiamolo Francesco de Sales nella sua carità verso il prossimo, col pregare per i peccatori, per il buon esito delle missioni cattoliche, pel Sommo Pontefice e per il trionfo della Chiesa.                                                                                
Per l'esercizio di questa virtù servirà principalmente il sopportare le ingiurie e l'esser facile e pronto a perdonarle di vero cuore; essere amorevole coi poveri massime e guardarsi dall'inte­resse e desiderio di roba o troppo attacco al denaro. Tutto ciò che noi diamo in carità alle anime sante del purgatorio si cambia per noi in copia ristoratrice di benedizioni e di grazie (Sant'Ambrogio).

 

 

Il Rosario è invocazione di pace universale

O rosario benedetto di Maria, quanta dolcezza nel vederti sollevato dalle mani degli innocenti, dei sacerdoti santi, delle ani­me pure, dei giovani e degli anziani, di quanti apprezzano il valore e l'efficacia della preghiera, sollevato dalle folle innumerevoli e pie come emblema, e come vessillo augurale di pace nei cuori e di pace per tutte le genti umane!

Dire pace in senso umano e cristiano significa penetrazione ne­gli animi di quel senso di verità, di giustizia, di perfetta fraternità fra le genti, che dissipa ogni pericolo di discordia, di confusione, che compone le volontà di tutti e di ciascuno sulle tracce della evan­gelica dottrina, sulla contemplazione dei misteri e degli esempi di Gesù e di Maria, divenuti familiari alla devozione universale: sullo sforzo di ogni anima, di tutte le anime, verso l'esercizio perfetto della legge santa, che, regolando i segreti del cuore, rettifica le azioni di ciascuno verso il compimento della cristiana pace, delizia del vi­vere umano, pregustamento delle gioie immanchevoli ed eterne.

 

 

Massime di perfezione cristiana

Papa giovanni scrive nel suo giornale dell'anima, il 14 agosto 1961:"le massime di perfezione cristiana di Antonio Rosmini quanto al fine da raggiungere nella vita".

In queste massime ritroviamo il pensiero quotidiano del papa come faceva Antonio Rosmini che le leggeva come viatico quotidiano, metodicamente, ripetutamente, in compagnia dei santi padri e dei dottori della chiesa, nell’adesione semplice a tutto gesù cristo. Il vangelo si ricapitola in queste pagine in pochi e chiari punti, linearmente e gradualmente espressi.

Desiderare unicamente e infinitamente
di piacere a Dio, cioè di essere giusto

Orientare tutti i propri pensieri e le azioni
all'incremento e alla gloria della chiesa
di gesù cristo


Rimanere in perfetta tranquillità circa tutto
ciò che avviene per disposizione di dio
riguardo alla chiesa di gesù cristo,
lavorando per essa secondo la chiamata di dio


Abbandonare totalmente se stesso
nella provvidenza di dio


Riconoscere intimamente il proprio nulla


Disporre tutte le occupazioni della propria vita
con uno spirito di intelligenza

 

 

Vocazione del Papa

 

 Questa vocazione si esprime in un triplice fulgore: santità personale del Papa, che ne rende gloriosa la vita; l'amore della santa Chiesa universale, secondo la misura di quella grazia celeste che sola può avviare ed assicurarne la gloria; infine la condizione della volontà di Gesù Cristo, che solo dirige attraverso il Papa e gover­na a suo beneplacito la Chiesa, in vista di quella stessa gloria che è la massima in terra e nei cieli eterni.

Il dovere sacrosanto dell'umile Papa è di purificare in questa lu­ce di gloria tutte le sue intenzioni, e di vivere in conformità di dot­trina e di grazia, così da meritarsi il più grande onore di rassomigliarsi in perfezione con Cristo, quale suo Vicario: con Cri­sto crocifisso e a prezzo del suo Sangue redentore del mondo: con Cristo, rabbi, magister, il solo vero maestro dei secoli e dei popoli.

 

 

Desidero che il mio sorriso sia contento

"I doveri della mia vita si compendiano in queste tre parole, io non devo fare altro che questo: conoscere, amare e servire iddio, sempre e ad ogni costo; la volontà di Dio deve essere la mia, questa sola debbo cercare anche nelle cose minutissime. E questo è il primo e fondamentale principio: tranquillità, calma, elevazione di spirito, filosofia profonda, per cui, avendo di mira ideali più alti, non ci curiamo di queste cose, basse e da nulla; oppure, comunque ci si presentino, ci sono alla potentissima per ascendere a dio, per esercitarci nella virtù, per farci santi. A volte il Signore ci sembra nascosto. La mestizia, il dispiacere mi assalgono, mi mettono in agitazione. Via, via tutte queste debolezze. Stiamo allegri, calmi, anche in queste circostanze. Consoliamoci anzi, perché Dio vuole così.

Comunque le cose succedano, piova o splenda il sole, faccia freddo o caldo, desidero che il mio sorriso sia contento, schietto, cordiale e sempre sfiori le mie labbra; né mi debbono far perdere la testa i buoni eventi, né abbattere lo spirito le amarezze della vita".

 

 

Da dove e come la bontà di Papa Giovanni?

E' la domanda, la sorpresa di quanti arrivano a Sotto il Monte.

Una risposta possiamo trovarla nel programma di vita che Angelo Roncalli scriveva nel Giornale dell'anima : "Il senso vivo del mio niente deve maturare e perfezionare in me lo spirito di bontà, di molta bontà, e pazienza e indulgenza cogli altri, nel modo di giudicarli e di trattarli. A poco più di trent'anni, incomincio a sentire un po' di lavoro e di influenza dei nervi. No, no, per carità: quando mi avverranno questi casi, penserò al mio niente, all'obbligo che ho di tutti compatire, di non giudicare male. Ciò gioverà anche alla tranquillità del mio spirito.A riuscire nel mio  apostolato, non conoscerò altra scuola pedagogica che quella del divin Cuore di Gesù. « Discite a me, quia mitis sum et humilis corde ». Anche l'esperienza mi ha confermato la assoluta bontà di questo metodo, a cui sono assicurati i veri trionfi.                                                                                                                  E' quindi nella crescità della sua persona in amicizia con Gesù che vediamo il frutto di tale bontà.

 

 

 Il Paradiso di Papa Giovanni

Sì, paradiso... paradiso, ecco la mia mèta, ecco la mia pace, il mio gaudio. Paradiso, dove si vede, dove si contempla il mio Dio « facie ad faciem sicuti est » (1Gv 3,2)      O cielo, cielo, tu sei bello, e tu sei per me! Nelle contraddizioni, nelle amarezze, nello sconforto, ecco la mia consolazione: allargare il cuore alla beata speranza e poi guardare e pensare al cielo, al paradiso. Questa è la pratica dei santi, di san Filippo Neri, del mio san Francesco di Sales, del Cottolengo che sempre esclamava:« paradiso, paradiso! ».        Gesù, mi strappasti dalla morte, morendo per me, e vincendo la morte, mi apportasti la vita (cfr. 1Gv 1,2), mi schiudesti il paradiso.        Santa attesa del Paradiso e intanto pace di Cristo esultante nei cuori.    La preghiera ci aiuta a permanere in noi la sicurezza gioiosa del paradiso.

 

 

Fra Tommaso nel seminario romano

II laico che mi pulisce la camera, mi serve a tavola, il buon fratel Tommaso e, mi fa meditare assai. È adulto piuttosto che giovane, di maniere gentilissime, alto della persona, avvolto in quell'abito nero lunghissimo, che egli non nomina mai senza chiamar santo. Allegro sempre, non parla che di Dio e dell'amore divino; non alza mai gli occhi in faccia a veruno: in chiesa, davanti al Ss. Sacramento, sta prostrato sul nudo pavimento, immobile come una statua. Venne dalla Spagna sino a Roma per farsi passionista, e vive beato, facendo il servitore di tutti, semplice come una creatura senza ideali attraenti, senza miraggi brillanti, povero frate laico per tutta la vita. Oh, davanti alla virtù di fratel Tommaso io sono davvero niente, io dovrei baciare il lembo del suo saio e mettermi ad ascoltarlo come maestro! Eppure io sono quasi sacerdote, ricolmo di tante grazie! Dov'è il mio spirito di penitenza, di umiltà; la mia modestia, il mio spirito di orazione, la mia vera sapienza? Ah, fra' Tommaso, fra' Tommaso, quante cose m'insegni! Quanti poveri fraticelli laici, quanti sconosciuti religiosi risplenderanno di gloria un giorno, nel regno di Dio! Ed io perché non otterrò altrettanto? O Gesù, infondetemi spirito di penitenza, di sacrificio, di mortificazione.

 

 

L'unica voce che illumina: il vangelo

Meditiamo il vangelo, diletti figli, a nostra più perfetta preparazione. In mezzo alla confusione di tante parole umane, il vangelo è l'unica voce che illumina, attira, conforta, disseta; e la vostra esperienza vi insegna, con quanta attenzione le anime seguano il sacerdote che parla del vangelo, lo spiega, e ne trae ispirazione continua alle sue parole e alla sua vita.

Non si sono comprese tutte le esigenze del vangelo. Abbiamo la netta e chiara convinzione che nella vita ciò che vale è sempre nel senso del vangelo. I1 vangelo è l'unica voce che illumina, attira, conforta, disseta. Meditiamo il vangelo, a nostra più perfetta preparazione. La parola del vangelo non muta: ma essa risuona da un capo all'altro del mondo, e trova la via dei cuori. Non si sono comprese tutte le esigenze del vangelo. Quegli è semplice che non si vergogna di confessare il vangelo anche in faccia agli uomini che non lo stimano se non come una debolezza e una fanciullaggine; e di confessarlo in tutte le sue parti, e in tutte le occasioni, e alla presenza di tutti; non si lascia ingannare o pregiudicare dal prossimo, né perde il sereno dell'animo suo per qua­lunque contegno che gli altri tengano con lui.

Studio e meditazione delle verità eterne, che Dio ha voluto comunicare all'uomo nobilitandone l'intelligenza, ed aprendone allo sguardo l'orizzonte infinito del suo disegno di salvezza e di amore.

Perseverate nella fede in Gesù. Nulla fate mai in contrasto col suo vangelo, che addolori i fratelli, o turbi le coscienze o soffochi le giuste aspirazioni.

 

 

Povertà

Se si deve ammettere una preferenza, la povertà deve essere anteposta alla ricchezza, il disprezzo agli onori, le occupazioni più oscure agli uffici eminenti (ES 165‑167).

Che io non mi vergogni mai della mia povertà, anzi me ne compiaccia grandemente, come fanno i signori del mondo dei loro casati illustri, dei loro titoli di nobiltà, delle loro livree. Sono della stessa famiglia di Cristo; che desidero di più? Mi abbisogna qualche cosa? La Provvidenza provvederà.

 

 

Umiltà

Voglio illustrare questa degnazione della santa Chiesa per me con un grande spirito di umiltà interiore (ritenendomi, qual sono, l'ultimo e il più miserabile di tutti), e di amabilità con tutti, tanto più se piccoli ed umili.        

L'umiltà non è una virtù per deboli, ma l'unico cammino possibile per creare comunione con gli altri, con sé stessi e con Dio. Non è un sentimento innato, esige un continuo lavoro su di sé fatto di autoesame e perfino di autoaccusa per porsi in rapporto con gli altri in posizione di servizio e non di superiorità.  Imitarlo (san Francesco Saverio) nella sua profondissima umiltà, nell'attendere alla cognizione di noi stessi, delle nostre miserie quanto all'anima e quanto al corpo; procurando nei nostri studi e atti buoni non la stima, l'onore, la riputazione degli uomini, ma solamente Iddio, la sua gloria, e il bene nostro e quello delle anime.

 

 

Bontà in tutto e in tutti 

Buono dev'essere l'uomo singolo: buono perché specchio di coscienza pura, ove non entrino la doppiezza, ilcalcolo, la durezza di cuore.

Buona la famiglia, in cui il reciproco amore palpiti come fiamma nell'esercizio di ogni virtù. La bontà addolcisce e rafforza l'autorità paterna, e si diffonde dalla delicatezza materna: essa impronta altresì l'obbedienza dei figli, ne tempera l'esuberanza, ispira gli immancabili sacrifici.

Tutte le relazioni degli ordini sociali debbono ricevere espressione dalla bontà.

Buona deve essere poi l'umanità. Queste voci che ritornano dal fondo dei secoli ad ammaestrarci anche oggi con modernità di accento, ricordano agli uomini il dovere che a tutti incombe di essere buoni: cioè giusti, retti, generosi, disinteressati, pronti a comprendere ed a scusare, disposti al perdono e alla magnanimità. Come invito all'esercizio di tale dovere, torna opportuno il richiamo - che è stato avvio fiducioso di questo mio radiomessaggio - a volere la pace con eliminare gli elementi che la ostacolano.

 

 

Papa Giovanni missionario

Nei suoi scritti raccolti recentemente nel volume "La Propagazione della Fede", a cura dell'Unione Missionaria del Clero in Italia, rifulge tutto l'amore alla causa missionaria che il giovane sacerdote sentiva ormai con grande intensità. Nei vent'anni, poi, che passò in Bulgaria, Turchia e Grecia, mons. Roncalli conobbe i "fratelli separati" e il vasto mondo dell'Islam; e più tardi, come Nunzio in Francia e Cardinale di Venezia, doveva visitare il Libano, la Tunisia, l'Algeria ed il Marocco, riportandone intense impressioni, come scrisse in una lettera al sindaco di Firenze, La Pira (19 settembre 1958): "Le dirò in confidenza che da quando il Signore mi condusse sulle vie del mondo all'incontro con uomini e civiltà diverse da quella cristiana... ho ripartito le "ore" quotidiane del breviario così da abbracciare nella preghiera l'Oriente e l'Occidente...".

Cittadino del mondo: "E' questo ormai un principio entrato nello spirito di ogni fedele appartenente alla Chiesa romana: di essere cioè e di ritenersi veramente, in quanto cattolico, cittadino del mondo intero, cosi come Cristo del mondo intero è l'adorato salvatore. Buon esercizio di vera cattolicità è questo, di cui tutti i cattolici devono rendersi conto e farsi come un precetto a luce della propria mentalità e a direzione della propria condotta nei rapporti religiosi e sociali"

 

 

Sacro Cuore di Gesù

Ogni volta che sento parlare del Sacro Cuore di Gesù o del santo Sacramento, provo un'impressione di ineffabile contento, sento come un'onda di care memorie, di dolci affetti e di liete speranze comunicarsi a tutta la mia povera persona, farmi trasalire e riempirmi l'anima di soave tenerezza. Sono amorosi richiami di Gesù che mi vuole tutto là, dov'è la fonte di ogni bene, al suo Sacro Cuore, misteriosamente palpitante dietro i veli eucaristici. La divozione al Sacro Cuore mi ha accompagnato per tutto il tempo della mia vita. Quel buon vecchio di mio zio Zaverio, appena levatomi neonato dal fonte battesimale, mi consacrò là nella chiesetta del mio paese al Sacro Cuore, perché crescessi sotto i suoi auspici, da buon cristiano. Ricordo, fra le prime orazioni che appresi sulle ginocchia di quell'anima buona, la bella giaculatoria che oggi mi è così caro ripetere: « Dolce Cuor del mio Gesù, fa' che io t'ami sempre più ».

 

 

FIGLIO DI CONTADINI

Queste parole semplici e umane, con cui il nuovo Patriarca Angelo Giuseppe Roncalli si presenta ai veneziani il 15 marzo 1953, condensando in breve tutta la sua biografia. "Vi voglio parlare con la massima schiettezza di cuore e di parola... Vi hanno detto di me cose che sorpassano di gran lunga i miei meriti. Mi presento umilmente lo stesso. Come ogni altro uomo che vive quaggiù, provengo da una famiglia e da un punto ben determinato: con la grazia ed una buona salute fisica con un po' di buon senso da farmi vedere presto chiaro nelle cose; con una disposizione all'amore degli uomini che mi tiene fedele alla legge del Vangelo, rispettoso del diritto mio ed altrui, che mi impedisce di fare del male a chicchessia, anzi, che mi incoraggia a fare del bene a tutti. Vengo dall'umiltà e fui educato ad una povertà contenta e benedetta che ha poche esigenze, che protegge il fiorire delle virtù più nobili e più alte e prepara alle elevate ascensioni della vita.

La Provvidenza mi trasse dal mio villaggio nativo e mi fece percorrere le vie del mondo in Oriente ed in Occidente, accostandomi a genti di religioni e di ideologie diverse, in contatto coi problemi sociali acuti e minacciosi e conservandomi la calma é l'equilibrio dell'indagine e dell'apprezzamento, sempre preoccupato, salva la fermezza ai principi del Credo cattolico e della morale, più di quello che unisce, che di quello che separa e suscita contrasti...".

 

 

LO SPIRITO DEL PELLEGRINAGGIO 

La visita ad un santuario non è una visita ad un luogo turistico che è importante per la bellezza naturale o artistica della località. Si va nei luoghi sacri in pellegrinaggio per prendere contatto con Dio. Un Dio che ci è Padre, ricco di immenso amore per ciascuno dei suoi figli, e che, soprattutto per intercessione dei santi, concede grazie. Dato che ci ama con somma intelligenza non si limita a favori materiali.

A lui preme di più il nostro vero bene, quello che vale per la vita eterna senza disprezzare anche quello del corpo o del benessere di questa vita. Quindi bisogna mettersi nella disposizione spirituale per un incontro con Lui, cioè fiducia nel suo amore, certezza di ricevere ciò che è il vero bene per noi, per i nostri cari, per il mondo intero. Andando nei luoghi cari ai santi o dove hanno vissuto dobbiamo esser coscienti che loro ci aiutano soprattutto ad imitare le virtù nelle quali eccellevano sulla terra tanto da esser proclamati modelli da imitare. Venendo a Sotto il Monte alla casa natale, i doni di cui Papa Giovanni era ricco sono: innanzitutto l'importanza della educazione umana e cristiana nella famiglia. Lo attesta la lettera che si legge nella stanza natale scritta da lui ai suoi genitori nel suoi cinquantesimo compleanno.

Poi il valore della volontà di quel Dio che è amore, a cui ha obbedito in tutta la sua vita e che è stata il fondamento della sua pace. Ancora la bontà, la carità "forte e sincera", quella che sottolinea ciò che ci unisce e non ciò che ci divide. La semplicità della vita per essere disponibile a tutti. E infine, dato che lui ha voluto la presenza dei missionari del PIME a custodire la sua casa natale, la sua passione missionaria, cioè il desiderio di far partecipi della bellezza della presenza di Gesù e del suo Vangelo a tutti quelli che Lui ama e cioè a tutta l'umanità. Con tali disposizioni allora si gusta la pace e la luce che emanano da luoghi così materialmente semplici.

 

 

« Dolce Cuor del mio Gesù, fa' che io t'ami sempre più »

Ogni volta che sento parlare del Sacro Cuore di Gesù o del santo Sacramento, provo un'impressione di ineffabile contento, sento come un'onda di care memorie, di dolci affetti e di liete speranze comunicarsi a tutta la mia povera persona, farmi trasalire e riempirmi l'anima di soave tenerezza. Sono amorosi richiami di Gesù che mi vuole tutto là, dov'è la fonte di ogni bene, al suo Sacro Cuore, misteriosamente palpitante dietro i veli eucaristici. La divozione al Sacro Cuore mi ha accompagnato per tutto il tempo della mia vita. Quel buon vecchio di mio zio Zaverio, appena levatomi neonato dal fonte battesimale, mi consacrò là nella chiesetta del mio paese al Sacro Cuore, perché crescessi sotto i suoi auspici, da buon cristiano. Ricordo, fra le prime orazioni che appresi sulle ginocchia di quell'anima buona, la bella giaculatoria che oggi mi è così caro ripetere: « Dolce Cuor del mio Gesù, fa' che io t'ami sempre più ».

Ah, io voglio servire il Sacro Cuore di Gesù, oggi e sempre! Voglio che la mia devozione ad esso, ascoso nel Sacramento d'amore, sia il termometro di tutto il mio progresso spirituale.

 

 

Giovanni XXIII in parole sue

 “Il nome della pace è dolce e la pace porta benessere. C’è una grande differenza fra pace e schiavitù, perché la vera pace è tranquillità nella libertà”.

“Ricordate sempre che o nel mondo si applicherà ilVangelo e allora fiorirà la pace, o verrà versato molto sangue”.

“Se non c’è pace e concordia nelle famiglie, come può aversi nella società?”

“Sono nato povero, sono sempre vissuto povero e così voglio morire”.

“Per me vale una regola: dare tutto, ma non per debito.”

“Adoprarsi, nella luce della fede e con la forza dell’amore, perché le istituzioni a finalità economiche, sociali, culturali e politiche, siano tali da non creare ostacoli, ma piuttosto facilitare o rendere meno arduo alle persone il loro perfezionamento”.

“Il bene comune universale non può essere determinato che avendo riguardo alla persona umana”.

Il bene deve essere fatto bene”.

“Bisogna avvicinarsi gli uni agli altri, bisogna conoscersi. Avvicinarsi senza preconcetti, parlarsi senza sottintesi, discutere senza malanimo”

“Il mio cuore è così grande da unire con il desiderio in un solo abbraccio tutti gli uomini del mondo”.

“Il mondo cammina. Bisogna prenderlo per il suo verso con spirito sempre giovane e confidante, non sprecando tempo a far confronti. Io preferisco tenermi al passo con chi cammina che soffermarmi e lasciarmi sorpassare”.

 

 

Sono anch'io del Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere)

"Il Papa è di tutti e non vorrei commettere un'appropriazione indebita ricordando che un giorno Papa Giovanni disse a me personamente, ricevendomi in audienza privata: "Sa, sono anch'io del Pime...". Chi racconta così, è Mons. Aristide Pirovano, superiore generale del Pime. E continua: "Era naturale che, all'inizio del nostro secolo, un giovane sacerdote missionario come Angelo Roncalli, pieno di zelo e di spirito missionario, si affezionasse all'Istituto lombardo per le missioni estere, che ha sempre avuto nelle sue file numerosi missionari ed anche vescovi bergamaschi (uno di essi, vescovo in Cina, mons. Belotti, era stato compagno di seminario del giovane Roncalli, col quale si mantenne in fraterna corrispondenza). Quando, Patriarca di Venezia, venne a Milano per consegnare al Pime la salma del suo fondatore, il Patriarca Angelo Ramazzotti, ricordò gli incontri avuti da giovane sacerdote con i missionari anziani. "Mi sentivo preso da una edificazione e da una tenerezza ineffabile, che non era ancora a tal punto di accendere in me la vocazione missionaria, schietta e coraggiosa, ma educava il mio spirito all'ammirazione  e  all'interessamento più vivo di chi si sentiva chiamato e rispondeva correndo per quella vita audace e misteriosa". L'ultimo gesto di una lunga serie di rapporti coi missionari del Pime, è stato quello di aver voluto un seminario missionario accanto alla sua casa natale.

 

 

Frasi di Papa Giovanni

 

Basta ricordare ai giovani che il mondo esisteva già prima di loro e ricordare ai vecchi che il mondo esisterà anche dopo di loro.

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Il superfluo si misura dal bisogno degli altri.

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Gli uomini sono come il vino. Alcuni diventano aceto, i migliori invecchiano bene.

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Cerchiamo sempre ciò che ci unisce, mai quello che ci divide.

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Anche quando ci può essere la necessità di uno sfogo, in certe ore di solitudine e di abbandono, il silenzio e la mitezza sono temperamenti che rendono più fruttuoso il patire qualche cosa per amore di Gesù.

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Dio non guarda alle molteplicità delle azioni, ma al modo in cui si fanno.

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Bisogna comandare solo ciò che è essenziale e che si ha fondata speranza che venga eseguito.

 

 

Ut unum sint

L'Osservatore Romano ha registrato un momento particolarmente solenne, quando il papa sofferente, il venerdì ultimo giorno di maggio, dopo aver ricevuto la S. Unzione degli infermi, dinanzi a Gesù Eucaristico, ha pronunciato la sua professione di fede, confermando il suo grande amore alla Chiesa e rinnovando l'offerta della sua vita per il buon esito del Concilio e per la pace fra gli uomini e ha poi rievocato dettagliatamente luoghi e persone care. Più volte ha ripetuto : "Ut unum sint". Questa preghiera ritornerà negli ultimi giorni.  Essa sigilla l'olocausto della sua esistenza, consumatasi negli splendori della Pentecoste.  Una vita spesa per l'unità intesa "come l'unità dei cattolici tra loro; l'unità di preghiere ed ardenti desideri che traducono l'aspirazione dei cristiani separati; infine, l'unità di stima e di rispetto per la Chiesa cattolica da parte degli aderenti a religioni non cristiane".

 

 

Dio si manifesta nei santi

Mons. Aristide Pirovano, superiore generale del Pime, in occasione della commemorazione del X anniversario della morte di Papa Giovanni XXIII, ha detto:  "Quello che ci ha fatto sentire vicino Papa Giovanni è stato il suo interesse profondo per tutti gli uomini, quel suo parlare al cuore delle masse umane anche più lontane dalle frontiere cristiane, quella sua disponibilità ad accogliere chiunque come suo fratello, insomma tutto il suo stile, la sua personalità cristiana che rappresenta per noi missionari un esempio, un modello concreto di vita. Vorrei portare una testimonianza personale. Alla sua morte, quel pomeriggio del 3 giugno 1963,  quando la radio brasiliana comunicò la notizia, noi missionari siamo stati testimoni di fatti straordinari.  La gente si raccoglieva attorno alla radio, si fermava per le strade, veniva a gruppi alla missione per dirci il proprio dolore. Qualcuno piangeva, e non solo donne. Ho visto anche uomini incolti e rudi, commossi come mai. Un caboclo, che non avevo mai visto in chiesa, venne a dirmi : "E' morto il nostro padre". Allora mi dicevano: "Tu che sei il vescovo, va a Roma a rappresentarci tutti per i funerali". Credo che in poche volte in vita ho sentito anch'io, sotto l'onda di quel sentimento popolare, una commozione profonda e benefica. Nulla ha fatto loro così bene come la morte di Papa Giovanni. Dio si manifesta nei santi in modo straordinario.

 

 

Ultima invocazione a Papa Giovanni con un body

Ti doniamo questo body come segno di rispetto. Su di esso ci sono i nostri sogni, immaginandolo addosso al nostro bimbo che gattona... sorride. Noi siamo persone normali e di sicuro neanche i genitori  migliori di altri. Lo desideriamo con il... (disegno di un cuore). Cercheremo di insegnargli l'amore, il rispetto e l'umiltà, sempre con il tuo aiuto. Se volete donare il body a qualcuno che ne ha bisogno... donatelo pure, a noi va bene. Umilmente ti chiediamo di ascoltare le nostre preghiere, a volte rivolte alla Madre di tutte le madri...

Maria, tu sai cosa abbiamo nel cuore. Aiutaci ad avere la Grazia. Perdonaci...Umilmente....Grazie, Papa Buono.

 

 

Ecumenismo (2)

Lord Fisher, arcivescovo di Canterbury, visitò il Papa nel dicembre 1960 e testimoniò : "Solo un uomo molto sincero ed amichevole poteva, come ha fatto Papa Giovanni,  guadagnarsi così rapidamente tanta fiducia ed affetto in tutto il mondo. Con la sua amicizia poteva avvicinare chiunque, e con la sua profonda fede ha mostrato il carattere cristiano nella sua forma più attraente ed avvincente. Ha scosso la sua Chiesa e tutte le Chiese. Ancorché separate egli è riuscito a convincerle che sono fratelli nella Chiesa di Cristo e devono quindi  intrattenere rapporti di buon vicinato. Ha acceso una luce che non si spegnerà".

 

 

Ecumenismo (1)

Alla morte di Papa Giovanni, tra gli anglicani che hanno inviato messaggi di condoglianze al Vaticano o che hanno fatto pubbliche dichiarazioni  troviamo il primato anglicano, dott. Ramsey : "Sono profondamente addolorato per la notizia della morte di Papa Giovanni e condivido il lutto dei membri della Chiesa cattolica romana. In ogni parte della cristianità si prova tristezza per il trapasso di un grande capo cristiano. Con la freschezza delle sue vedute, la semplicità della sua devozione a Dio e il suo interesse per l'unità di tutti i cristiani, Papa Giovanni ha prodotto un urto costruttivo sulla storia del nostro tempo, egli è di quelli che vivono e muoiono vici nissimi a Dio e bruciano come il fuoco della carità divina che li riempie".

 

 

L'unica voce che illumina: il vangelo

Meditiamo il vangelo, diletti figli, a nostra più perfetta preparazione. In mezzo alla confusione di tante parole umane, il vangelo è l'unica voce che illumina, attira, conforta, disseta; e la vostra esperienza vi insegna, con quanta attenzione le anime seguano il sacerdote che parla del vangelo, lo spiega, e ne trae ispirazione continua alle sue parole e alla sua vita.

Non si sono comprese tutte le esigenze del vangelo. Abbiamo la netta e chiara convinzione che nella vita ciò che vale è sempre nel senso del vangelo. I1 vangelo è l'unica voce che illumina, attira, conforta, disseta. Meditiamo il vangelo, a nostra più perfetta preparazione. La parola del vangelo non muta: ma essa risuona da un capo all'altro del mondo, e trova la via dei cuori. Non si sono comprese tutte le esigenze del vangelo. Quegli è semplice che non si vergogna di confessare il vangelo anche in faccia agli uomini che non lo stimano se non come una debolezza e una fanciullaggine; e di confessarlo in tutte le sue parti, e in tutte le occasioni, e alla presenza di tutti; non si lascia ingannare o pregiudicare dal prossimo, né perde il sereno dell'animo suo per qua­lunque contegno che gli altri tengano con lui.

Studio e meditazione delle verità eterne, che Dio ha voluto comunicare all'uomo nobilitandone l'intelligenza, ed aprendone allo sguardo l'orizzonte infinito del suo disegno di salvezza e di amore.

Perseverate nella fede in Gesù. Nulla fate mai in contrasto col suo vangelo, che addolori i fratelli, o turbi le coscienze o soffochi le giuste aspirazioni

 

 

Ogni partecipante all'udienza, cerchi a casa se vi è la sacra bibbia.

Nel caso affermativo: aprire con frequenza quelle pagine elette e nutrirsene lo spirito; in caso nega­tivo: provvedere, senza indugio, a dare posto d'onore, nella propria casa, al libro per eccellenza.

Al di sopra di tutte le opinioni e i partiti che agitano e travagliano la società e l'umanità intera è il vangelo che si leva. O nel mondo trionferà il vangelo o torneremo al sangue.

La santa liturgia e la sacra scrittura mi forniscono pascolo luculentissimo all'anima. Così semplifico sempre più, e mi trovo meglio.

Al di là di tutte le vittorie ed i trionfi della scienza umana brilla il vangelo di cristo che contiene gli elementi della civiltà.

Verità, giustizia, carità e libertà, nel culto di Dio e nel rispetto dell'uomo: ecco i valori che il vangelo ha proclamato nel mondo, e che fioriscono in pienezza di opere là dove il vangelo è tenuto in onore.

 

 

Misericordia

“Esalti pure chi vuole gli altri tuoi divini attributi, magnifichi la tua sapienza, lodi la tua potenza, io per me non cesserò mai di cantare le tue misericordie”. Esercizi febb. 1900, GdA. n. 190.

“É detto bene che le nostre miserie sono il trono della divina misericordia. È detto meglio ancora che il nome e l’appellativo più bello di Dio sia questo: misericordia. Ciò deve ispirare fra le lagrime una grande fiducia”. GdA. n. 751

La fede nella misericordia gli dà pace anche per il futuro e di fronte al giudizio finale: “Affido alla misericordia del Signore quello che ho fatto, male o meno bene, e guardo all’avvenire, breve o lungo che possa essere quaggiù, perché lo voglio santificato e santificatore”., GdA. n. 815

 “Ogni anima che si presenta al Signore nel giudizio estremo, ha motivo di temere. Ma la misericordia del Signore sorpassa infinitamente la pochezza umana e tutto avvolge nella sua luce e nella sua pace”. L.F.II, p. 266.

“La mia speranza è tutta nella misericordia di Gesù, che mi ha voluto suo sacerdote e ministro; fu indulgente”. GA n. 898

“A ottant’anni cominciati, questo è ciò che importa: umiliarmi, confortarmi nel Signore, e stare in attesa confidente della sua misericordia, perché mi apra la porta per la vita eterna”. GdA n. 938

Essere innamorato della misericordia divina porta ad assimilarne lo spirito. “Non debbo essere maestro di politica, di strategia, di scienza umana; ce n’è d’avanzo di maestri in queste cose. Sono maestro di misericordia e di verità”(GdA n. 778).

 

 

Pazienza

Il più gran rimedio che io conosca contro gli improvvisi movimenti di impazienza è un silenzio dolce e senza fiele. Per poche parole che si dicano, l'amor proprio vi si introduce e sfuggono cose che gettano il cuore nell'amarezza per ventiquattro ore. Quando si sta silenziosi e si sorride di buon cuore, il temporale passa; si soffoca la collera e l'indiscrezione; e si gusta una gioia pura e durevole. (Così san Francesco di Sales che colla dolcezza convertì settantaduemila eretici) .

La letizia pura, delicata, che mi deve sempre occupare il cuore, trova la sua manifestazione più sincera nelle azioni minutissime. Attento bene, adunque: non basta saper portare una certa qual pazienza nelle cose contrarie, cosicché gli altri non debbano accorgersi di nulla; io stesso debbo sentire dentro di me una soavità e una dolcezza ineffabile, che non mi lasci mai, che faccia fiorire sorrisi sulle mie labbra, e questi più giocondi, proprio quando per lo sforzo di non alterarmi mi sento per lo meno portato alla serietà. Insomma, la mia deve essere una pazienza allegra e sorridente, e non troppo seria, altrimenti se ne compromette tutto il merito. « Jesu miti,, et humilis corde (Mt 11,29), fac cor meum secundum coi tuum » .

Debbo, voglio abituarmi a portare questa croce con spirito di maggior pazienza e calma e soavità interiore che non mi sia riuscito sin qui. Sarò soprattutto vigilante nelle mie manifestazioni a questo riguardo con chicchessia. Ogni sfogo che posso fare toglie il merito alla pazienza. “Pone, Domine, custodiam ori meo” (Sal 141,3). Renderò questo silenzio ‑ silenzio che deve essere come mi insegna san Francesco di Sales, dolce e senza fiele- oggetto dei miei esami di coscienza.

La pazienza: « zelum tuum firmat constantia » (san Bernardo). Oh, il grande vantaggio del saper sopportare, del saper aspettare.

Il mio temperamento e la educazione ricevuta, mi aiuta­no nell'esercizio dell'amabilità con tutti, della indulgenza, del gar­bo e della pazienza. Non recederò da questa via. San Francesco di Sales è il mio grande maestro.

 

 

Il vero amore nell'obbedienza

 

L'amore di Dio, l'espressione più pura di tutta la vita spirituale. Esso non consiste unicamente nello slancio e della tenerezza dell'anima, ma negli atti che piacciono a Dio, nella virtù nella perfezione. Poi l'amore è reciprocità. Tutto adunque deve essere donato al Signore. Per i religiosi l'esercizio della perfezione nei voti. Soprattutto l'obbedienza. L'insegnamento e l'esempio di Gesù. Per amare Dio di più, amate molto l'obbedienza. Non mettete confini al vostro amore: non obbedite solamente nei vostri atti, ma affidate all'obbedienza anche i vostri giudizi, sottomettendoli ad essa ciecamente: i santi si sono spinti fino a compiere cose insensate: è la follia della obbedienza che non è altra cosa che la follia della croce, la follia dell'amore.

“Un'anima staccata da sé che ha rinunciato alla sua volontà per il voto dell'obbedienza ha distrutto perciò stesso il principio della sua vita naturale, e Dio allora viene Lui stesso nell'anima per divenire la sua vita; in essa vive e si riposa nel suo seno. Ora esistere e vivere in Dio significa amare, perché l'amore è la vita propria di Dio”.

 

 

Papa Giovanni ha scritto

Che cos'è il santo?

Recenti contraffazioni hanno tentato di sfigurare il concetto del santo tra di noi; l'hanno inviluppato, colorito con certe tinte vivaci che forse in un romanzo si potranno tollerare, ma che nella vita pratica, nel mondo reale, sono delle stonature. Sapersi annientare costantemente, distruggendo dentro e attorno e intorno a sé ciò in cui altri cercherebbe argomento di lode innanzi al mondo; mantener viva nel proprio petto la fiamma di un amore purissimo verso Dio, al di sopra dei languidi amori sulla terra; dare tutto, sacrificarsi per il bene dei propri fratelli, e nell'umilazione, nella carità di Dio e del prossimo seguire fedemente le vie segnate dalla Provvidenza, la quale conduce le anime elette al compimento della propria missione - ognuno di queste ha la sua - e tutta la santità sta qui.

 

 

 

Il paradiso di Papa Giovanni

 Papa Giovanni viveva col pensiero al paradiso. Leggiamo alcuni suoi pensieri: " Il nutrimento della mia giovinezza: la gloria del Signore, la mia santificazione, il Paradiso, la Chiesa, le anime.    Bellissimo pensiero. Un angelo del paradiso, nientemeno, mi sta sempre accanto ed insieme è rapito in una continua estasi amorosa col suo Dio. Che delizia al solo pensarvi! Io dovunque sono sempre sotto gli occhi di un angelo che mi guarda, che prega per me, che veglia accanto al mio letto mentre io dormo.            Devo servire il mio Creatore e invece talora lo dimentico perfino, mi scordo di lui, servo alla mia ambizione, al mio amor proprio. Sono chiamato al paradiso e non penso che alla gloria del mondo.          Il mio parroco don Francesco Rebuzzini è morto. Ha fatto tanto per me, mi ha allevato, mi ha indirizzato al sacerdozio.  Ieri sera mi aveva detto: arrivederci. O padre, a quando arrivederci? Oh, in paradiso. Sì, al paradiso io volgo gli occhi. Egli è là, lo vedo, di là mi sorride, mi guarda, mi benedice.       Dio sa che io non desidero già ai miei cari ricchezza, piaceri, ma solo la pazienza e la carità. Egli sa che se io mi dolgo, mi dolgo solo per la mancanza in loro di queste virtù. Mi dia egli la grazia di vederli tutti un giorno in paradiso, e poi avvenga ciò che vuole; a tutto mi rassegnerò per la maggior gloria di Dio e per la soddisfazione dei miei peccati. O Gesù, deh, che io muoia d'amore per te!     Servire a Dio (Eb 9,13); e poi? il premio... la patria... il cielo... il bel paradiso...

Sì, paradiso... paradiso, ecco la mia mèta, ecco la mia pace, il mio gaudio. Paradiso, dove si vede, dove si contempla il mio Dio « facie ad faciem sicuti est » (1Gv 3,2)      O cielo, cielo, tu sei bello, e tu sei per me! Nelle contraddizioni, nelle amarezze, nello sconforto, ecco la mia consolazione: allargare il cuore alla beata speranza e poi guardare e pensare al cielo, al paradiso. Questa è la pratica dei santi, di san Filippo Neri, del mio san Francesco di Sales, del Cottolengo che sempre esclamava:« paradiso, paradiso! ».       

Gesù, mi strappasti dalla morte, morendo per me, e vincendo la morte, mi apportasti la vita (cfr. 1Gv 1,2), mi schiudesti il paradiso.        Santa attesa del Paradiso e intanto pace di Cristo esultante nei cuori.    La preghiera ci aiuta a permanere in noi la sicurezza gioiosa del paradiso.   

Le porte del paradiso sono due: innocenza e penitenza.

 

 

Accogliere Papa Giovanni col cuore nuovo

 

Turoldo era convinto che Giovanni XXIII continuava a essere vivo più di quanto non si pensava, non solo vivo nella devozione popolare - segno di quanto il popolo ci tenga ai suoi santi...- ma vivo nella cultura e nella storia. E ricordava che il Papa il giorno dell'apertura del Concilio, diceva che quanto stava          avvenendo era "appena un'aurora".

Oggi quindi, durante l'attesa della venuta del santo Papa Giovanni a Sotto il Monte, potremmo impegnarci a conoscere meglio la pagina evangelica che ci ha donato con la sua vita e la pagina che ha aperto per un nuovo volto della Chiesa e del mondo intero. Prepararci anche interiormente per cogliere il suo desiderio di vederci veri discepoli di Cristo Gesù.

 

Ero a Yaounde, capitale del Camerun, per preparare con un gruppo di laici la venuta di Papa Giovanni Paolo II. Fuori del nostro locale, un ammalato di mente ci disturbava col suo vociare. Mi sedetti accanto a lui e gli dissi : "Tu sai che sta arrivando a Yaounde un grande personaggio. Tu cosa pensi?Come dobbiamo accoglierlo?"  L'ammalato si calma, si fa serio e poi dice, solenne : "Un tipo così, lo si accoglie con un cuore puro!"

Per prepararci ad accogliere Papa Giovanni ho cercato nel Giornale dell'anima, scritto da papa Giovanni, un suo pensiero sul cuore per immaginare come desidera essere accolto e ho trovato: "Gesù mite e umile di cuore, fa che il mio cuore sia d'accordo col tuo. E ancora : Crea in me un cuore puro e uno spirito saldo. Il cuore è la volontà, e lo spirito è l'intelletto. Volontà monda, adunque, occorre, e intelletto rinnovato. Ohimè, quanti attacchi, quante tentazioni assediano la volontà, specialmente dalla parte del sentimento: oggetti, persone, circostan­ze! Il fascino dell'ambiente, talora l'incontro fortuito, la mettono a dura prova. Da sé il cuore non regge.Quando poi si è sciupato, lasciandosi infiacchire dalle superfluità, è necessaria una creazio­ne novella. Rattoppi valgono poco. Presto si torna alla caduta. Il cuore di Paolo, il cuore di Agostino, furono creazione nuova".

 

E papa Giovanni che cosa ci dirà e che cosa ci porterà?

Ho trovato in un libro questo grazioso racconto scritto da monsignor Scavizzi : Nel vaporetto, alcuni veneziani commentano il discorso che il patriarca Roncalli, appena arrivato, aveva pronunciato il giorno del suo arrivo: "Non ha detto cose grosse e difficili, a ha parlato col cuore. Ma il più bello è stato quando ci ha detto che, non potendo darci ricchezze materiali, ci dava la sua unica ricchezza, il cuore, l'amore di padre, senza limitazioni".

Papa Giovanni ci porterà il suo cuore!

 

 

Accrescere e vivere la familiarità col Cielo

Quest'anno il Signore mi ha provato coi distacchi da per­sone care: mia mamma, venerata e dolcissima; mgr Morlani, il mio primo benefattore; don Pietro Forno, il mio intimo collabo­ratore negli Atti della Visita Apostolica di S. Carlo ; don Igna­zio Valsecchi che fu curato a Sotto il Monte durante gli anni del mio chiericato, prima di partire per Roma, 1895-1900: tutti scom­parsi. Non parlo di altre conoscenze e persone carissime: prima fra queste il mio rettore, mgr Spolverini. «Praeterit figura huius mundi » (1Cor 7,31).  Il mondo cambia faccia per me. Ciò deve ac­crescere la mia familiarità con l'al di là, pensando che forse presto ci sarò anch'io. Cari morti, io vi ricordo e vi amo sempre. Pregate per me.

 

 

Tre grazie preziose

 

Tre grazie da domandare. Si premette che la presenza e l'azione di Dio in un'anima si esprimono con la pace interiore.

Al contrario: inquietudine, turbamento, disperazione sono segni del diavolo. Bisogna chiedere tre grazie:

1) La compunzione: è indispensabile perché il cuore si converta davvero, e non si rimanga vittime dell'amor proprio che è cieco ed accecatore.

2) L'ordine che è la sommissione completa a Dio, quindi obbedienza. Con l'ordine c'è Dio, pace, giustizia, saggezza, verità.

3) Il disprezzo e l'oblio del mondo che è vanità, frivolità, orgoglio. Spesso il cuore fa alleanza fra le cose naturali e quelle spirituali e soprannaturali. Bisogna saperlo ben discernere questo mondo che penetra dappertutto, anche oltre la grata del chiostro.

Tre grazie preziose. Il Signore però le concede a chi prega assai e le sa meritare.

 

 

Facciamo il no­stro dovere nella santa confessione

« Amplius lava me ab iniquitate mea et a pec­cato meo munda me » (Sal 51,4). La santa confessione.

Tre verbi: « delere, lavare, mundare ». Una progressione: smac­chiare innanzitutto l'iniquità; poi lavarla bene, cioè rimuovere qua­lunque anche minimo attacco; infine mondare, cioè concepire un odio implacabile alla iniquità, compiendo atti ad essa contrari, di umiltà, di mansuetudine, di mortificazione ecc., secondo la diver­sità dei peccati. Tre operazioni successive. A Dio, esclusivamente, si appartiene la prima: « delere ». A Dio, in cooperazione con l'a­nima, la seconda e la terza: « lavare, mundare ». Facciamo il no­stro dovere, noi, poveri peccatori: pentirci e con l'aiuto del Signore lavarci e mondarci. Siamo sicuri che il Signore farà la prima. Que­sta è pronta ed immediata. E così bisogna crederla, senza dubbi o esitazioni. « Credo remissionem peccatorum »'°. Le due opera­zioni successive, che dipendono dalla nostra cooperazione, doman­dano tempo, progressione, sforzo. Perciò diciamo: « amplius lava me et munda me ».

 

 

Sotto gli occhi di Dio

« Malum coram te feci » (Ho fatto del male davanti a te). Il peccato, anche quel che va contro il prossimo e contro se stesso, offende diretta­mente Iddio nella sua legge santa. Ma acquista di gravità perché compiuto sotto gli occhi di Dio. Iddio mi vede: questo motto che disegnavano le nostre povere nonne di campagna, a rozzo eserci­zio di rustica arte di ricamo, si conserva ancora sulle vecchie pareti delle nostre case; e contiene un grande ammonimento che serve a dar tono di rispetto a tutti gli atti della nostra vita. Che profonda dottrina è questa della omnipresenza di Dio, del suo occhio che ci persegue anche nelle latebre più nascoste delle nostre intimità! Ci sarebbe da formare tutto un trattato di ascetica. È qui che si fonda la bellezza più pura delle anime sante, terse come il cristal­lo, sincere come l'acqua pura, senza infingimenti né con gli altri né con sé - poiché questo accade, che talora si manchi di sincerità anche con se stessi, il che è il colmo della incoscienza - a costo di parere dappoco. « Deridetur justi simplicitas » (La semplicità del giusto è presa in derisione) ". Che pagina questa di san Gregorio Magno!

 

 

Missionario in preghiera

Chi si impiega in così bell'opera colla sacra predicazione, dica al Signore, qual nunzio del suo Vangelo: « Domine, labia mea aperies et os meum annuntiabit laudem tuam » (Signore apri le mie labbra e la mia bocca annuncerà la tua lode). Chi non è missio­nario, brami di cooperare anch'egli alla grande fatica dell'aposto­lato, e allorché privatamente salmeggia da sé solo nella sua cella, dica anche lui il « Domine, labia mea », perché anche là, per co­municazione di carità, deve riputare lingua sua qualunque lingua stia in quell'ora nell'atto di annunciare il Vangelo, il quale « è la somma lode divina che ha dato il tema a questo versetto carico più di misteri, ben ascosi nel fondo, che di parole »

 

 

Signore apri le mie labbra

« Domine, labia mea aperies, et os meum annuntiabit laudem tuam » (Sal 51,17) .

Questo è uno dei versetti più cari di tutto il Salmo.

Quando si pensa che queste parole sono ripetute ogni mat­tutino, in nome della santa Chiesa, che prega per se stessa e per tutto il mondo, dalle migliaia e centinaia di migliaia di bocche di­schiuse al tocco della grazia invocata, la visione si allarga, e, ac­cendendosi, si completa. Ecco che la Chiesa si annuncia, non come un monumento storico del passato, ma come una istituzione vivente. Non è la santa Chiesa come un palazzo che si fondi in capo ad un anno. È una città vastissima che ha da occupare l'intero universo: « Fundatur exultatione universae terrae mons Sion, latera Aquilo­nis civitas Regis magni » (Sal 48,3) 56.La fondazione è cominciata da venti secoli, ma essa continua, e si allarga per tutte le terre fino a che il nome di Cristo sia dappertutto adorato. A misura che continua, ecco che le nuove genti, all'annunzio, esultano di gioia: « Audientes gentes gavisae sunt » (At 13,48) .

 

 

Chiesa dei poveri

“ Con il concilio vaticano II, in particolare con papa Giovanni XXIII, c’era stata tutta una ripresa della chiesa come “chiesa dei poveri”. Giovanni XXIII, con le sue origini contadine, ne aveva accolto l’importanza. e aveva spalancato le porte, in concilio, a questa boccata d’ossigeno. Dopo il concilio alcuni vescovi, che io ho ammirato molto, decisero di iniziare a spogliarsi dei privilegi, a spogliarsi dei loro palazzi, dei loro vestiti per essere semplici e poveri. Fu l’inizio di una stagione nuova nella chiesa, di una primavera, che ha dato adito a tante speranze”. (alex zanotelli, inno alla vita, il grido dei poveri contro il vitello d’oro, emi, bologna,1998, p.61)

 

 

Come conservare la pace

« Nell'esame del mezzodì darò una breve rivista al mio cuo­re, per vedere se conserva la pace interiore, fondata sulla base del­la santa volontà di Dio, e per ristabilirla se mai si fosse alterata: Gesù mio, misericordia. A mantenere la mia pace mi propongo quattro cose: 1) essere morto al mondo e a tutto ciò che non è Dio; 2) vivere abbandonato sulle braccia della divina provvidenza; 3) amare il patire, sia nell'interno che all'esterno; 4) non intrapren­dere molti affari, se non quelli che porta seco il proprio ministero, conforme all'obbedienza".

 

 

La santa confessione

La santa confessione ben preparata, ripetuta ogni settimana, resta sempre una base solida per il cammino della santificazione, e rimane visione pacificatrice e incoraggiante alla abitudine di tenersi preparato a ben morire in ogni ora ed in ogni momento della giornata. Questa mia tranquillità, e questo sentirmi pronto a partire e a presentarmi al Signore ad ogni suo cenno, mi pare sia un tale segno di fiducia e di amore, da meritarmi da Gesù, di cui sono chiamato Vicario in terra, il tratto estremo della sua misericordia.

Teniamoci dunque sempre in atto di procedere verso di lui, co­me se sempre mi attendesse a braccia aperte.

 

 

Vita di Papa, vita di amore e di sacrificio

Gesù chiede a Pietro : "Pietro, mi ami?". Pietro risponde : "Gesù, tu sai che ti amo?"

Il successore di Pietro sa che nella sua persona e nella sua attivi­tà è la grazia e la legge dell'amore, che tutto sostiene, vivifica ed adorna; e in faccia al mondo intero è nello scambio dell'amore fra Gesù e lui, Simone o Pietro, figliuolo di Giovanni, che la Chiesa santa si aderge, come sopra sostegno invisibile e visibile: Gesù in­visibile agli occhi di carne, il Papa « Vicarius Christi » visibile in faccia al mondo intero. A pensare bene a questo mistero di intimo amore fra Gesù e il suo Vicario, quale onore e quale dolcezza per me, ma insieme quale motivo di confusione per la piccolezza, per il niente che io sono.

La mia vita deve essere tutta di amore per Gesù ed insieme tutta una effusione di bontà e di sacrificio per le singole anime, e per tutto il mondo. Dall'episodio evangelico che proclama l'a­more del Papa verso Gesù, e per lui verso le anime, è rapidissimo il passaggio alla legge del sacrificio.

 

 

Prima Messa di don Angelo Roncalli a Roma

 

Ah, le consolazioni di quella messa! Mi sovvengo che fra i sentimenti di cui il cuore riboccava questo dominava su tutti, di un grande amore alla Chiesa, alla causa di Cristo, del Papa, di una dedizione totale dell'essere mio a servizio di Gesù e della Chiesa, di un proposito, di un sacro giuramento di fedeltà alla cattedra di San Pietro, di lavoro instancabile per le anime. Ma quel giuramento che riceveva una sua propria consacrazione dal luogo dove io ero, dall'atto che io compivo, dalle circostanze che l'accompagnavano, lo tengo qui vivo ancora e palpitante nel cuore più che la penna non valga a descriverlo. Come dissi al Signore sulla tomba di san Pietro: « Domine, tu omnia nosti, tu scis quia amo te » (Gv 21,17) . Uscii di là come trasognato. I pontefici di marmo e di bronzo disposti lungo la basilica pareva mi riguardassero dai loro sepolcri con una significazione nuova in quel dì, come ad infondermi coraggio, e grande fiducia.

 

 

 

Tanti pellegrini chiedono la benedizione per intercessione di Papa Giovanni

La benedizione è una formula rituale con cui il sacerdote  o una persona di famiglia invoca la protezione e la grazia di Dio su persone o cose.

È Dio che benedice. La formula classica di benedizione in Israele è contenuta nel libro dei Numeri 6:23-27: "L'Eterno ti benedica e ti custodisca! L'Eterno faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio! L'Eterno rivolga il suo volto su di te e ti dia la pace!".

Esistono varie tipologie di benedizioni utilizzate per diversi momenti della vita o in relazione a diversi tipi di oggetti o beni, sacri o per uso profano. Le formule di benedizione, unitamente a stralci della Bibbia e preghiere appropriate sono raccolte in un rituale noto come Benedizionale.

Quando la Chiesa terrena, in modo pubblico o privato, si appella all’intercessione dei Santi del cielo, rendendo presente a Dio la vittoria che essi hanno conseguito contro il male e la gloria che ora godono in cielo, chiede soccorso ed aiuto per i fedeli ancora in lotta sulla terra contro le potenze del male. Troviamo questo nel libro dell'Apocalisse. L’intercessione dei Santi del cielo non consiste tanto nel fatto che questi si mettano a pregare per noi quando li invochiamo, ma nel fatto che la loro vittoria e gloria sono sempre presenti davanti a Dio non solo a loro beneficio, ma anche a vantaggio di quanti si appellano al loro aiuto.

Benedizione di un bambino

Signore Gesù, tu che hai tanto amato i bambini, fino a dire che accoglie te stesso chi accoglie i piccoli in tuo nome, ascolta benigno la nostra preghiera per questo bambino N.  Proteggilo sempre, Signore, perché, fatto adulto, corrisponda ai doni di grazia del suo battesimo, e rendendoti testimonianza in una aperta professione di fede, perseveri deciso nella speraza del tuo Regno, in fervida donazione d'amore per i fratelli e per te, che vivi e regni nei secoli dei secoli. ( da Liturgia, n. 101)

La preghiera di benedizione diventa una catechesi che incoraggia  e orienta verso il Regno.

 

 

La strada coi Turchi è buona, in Grecia meno

Voglio attendere con maggior cura e costanza allo studio della lingua turca. Io sento di voler bene al popolo turco, presso il quale il Signore mi ha mandato: è il mio dovere. So che la strada che ho preso nei rapporti coi turchi è buona, soprattutto è cattolica ed apostolica. Debbo continuare in essa con fede, con prudenza, con zelo sincero, a prezzo di ogni sacrificio.

Gesù, la santa Chiesa, le anime, anche le anime dei turchi, non meno che quelle dei poveri fratelli ortodossi: « Salvum fac popu­lum tuum, Domine, et benedic hereditati tuae » (Sal 28,9).Il mio lavoro in Turchia non è facile, ma mi viene bene, ed è motivo di molta consolazione. Vedo che c'è la carità del Si­gnore, e l'unione degli ecclesiastici fra loro e col loro misero pa­store. La situazione politica non permette di fare molto, ma mi pare già meritorio il non peggiorarla per colpa mia.

La mia missione in Grecia, invece, oh, come mi è fastidiosa! Ap­punto per questo l'amo anche più e propongo di continuarla con fervore, sforzandomi di vincere tutte le mie ripugnanze. Per me è consegna: è, dunque, obbedienza. Confesso, non soffrirei se ve­nisse affidata ad altri, ma intanto che è mia, voglio farle onore ad ogni costo. « Qui seminat in lacrymis, cum exultatione metet » (Sal 126,5). Poco m'importa che altri raccolga.

 

 

Bontà luminosa, dignità amabile con tutti

Nei miei rapporti con tutti ‑ cattolici o ortodossi, grandi o piccoli ‑ vedrò di lasciare sempre un'impressione di dignità e di bontà, bontà luminosa, dignità amabile. Rappresento ‑ benché indegnissimamente ‑ tra questa gente, il Santo Padre. Sarò dunque preoccupato di farlo stimare ed amare, anche attraverso la mia persona. Ciò vuole il Signore. Quale compito, quale responsabilità!  Per rendermi più utile nel mio ministero  in Bulgaria, mi applicherò con speciale studio alla lingua francese e bulgara.

S. Teresa m'accompagna oggi il sigr dott. Fred Pierce Cor­son, Presidente del Consiglio mondiale Metodista. Lo accolsi del mio meglio, mostrandogli vivo interesse per lui, e per le anime dei Metodisti che egli mi disse essere più di 50 milio­ni nel mondo intero. Mi permisi aprirgli la dottrina della « Imita­zione di Cristo » che accolse tanto bene. Mi lasciò impressione che egli sia in buona fede: padre di famiglia e nonno più volte; serio ed amabile.
Perché non debbo pregare per lui nel pensiero delle tante anime separate dai cattolici, ma pur redente dal Sangue di Cristo?

 

 

Letterine a Papa Giovanni

Ho letto le ultime letterine lasciate nella cassetta che accoglie messaggi, foto, disegni dei pellegrini che continuano a venire nella casa natale di Papa Giovanni. Poco lontano dalla cassetta, ci sono gli ex-voto di ogni genere, di immagini, foto, scritti e poi soprattutto fiocchi. Fiocchi rosa e azzurri con volti bellissimi di bimbi scesi dal Cielo per intercessione di Papa Giovanni. Le letterine contengono :

Saluti affettuosi e rinraziamenti : Oggi, Assunzione della Vergine Maria. Festa della speranza. Caro Papa Gioanni, tu sai quanto ti vogliamo bene. Siamo qui da te col cuore in mano... con le lacrime agli occhi... e col sorriso. Grazie Papa Giovanni.

Intercessione : Intercedi per noi presso la nostra mamma Maria, Gesù nostro Signore in unione allo Spirito Santo. Conosci la nostra situazione. Benedici la nostra grande famiglia.Tienici uniti a Gesù e a Maria con  più fiducia e speranza.

Affidamento : Allego una foto di mio marito.  E' infinità la catena di persone affidate a Papa Giovanni. Per motivi di lavoro, di salute, di accordo familiare, di fede. Belle le preghiere delle mamme perché i figli non perdano la fede.

Fiducia : Che senso ha una famiglia senza un frutto? Torniamo a dirti di chiederlo per noi al Signore.

Promessa : Non smetteremo mai di pensarti. Tu sai che veniamo sempre, perché tu sei vivo con noi, anche a casa nostra.

 

 

Papa Francesco presenta il volto missionario di Papa Giovanni

Papa Francesco parla di Papa Giovanni, ma sembra che con le stesse parole descriva il suo volto di missionario, la sua passione per il Vangelo, la vita della Chiesa e la fraterna esistenza dell'umanità.

"Papa Giovanni era attento all'Unità tra i popoli: “una comunanza di origine, di redenzione, di supremo destino lega tutti gli esseri umani e li chiama a formare una unica famiglia umana” perché “tutti gli uomini sono uguali per dignità naturale”.

"E attento al Volto materno della Chiesa che ha braccia aperte per ricevere tutti. E’ una casa per gli altri che vuol essere di tutti, e particolarmente la chiesa dei poveri, senza distinzione di razza o religione. La Chiesa è attenta all'incontro e al dialogo con tutte le culture e religioni, all’aiuto dei più poveri e deboli, all’annuncio della salvezza, della speranza e dell’ottimismo nel futuro".

"Papa Giovanni nutrì sempre un grande affetto per i missionari, che chiamava “speranza dei popoli” e “messaggeri di pace e fraternità”, e donò la sua casa natale ai missionari del Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere) affinché ne facessero un seminario, sicuro che dal suo paese sarebbero partiti “tanti missionari per portare al mondo Gesù e il suo amore”.

 

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI BERGAMASCHI IN OCCASIONE DELLA 
CANONIZZAZIONE DEL BEATO GIOVANNI XXIII

Cari amici bergamaschi

avvicinandosi il giorno della canonizzazione del beato Giovanni XXIII, ho sentito il desiderio di inviare questo saluto al vostro Vescovo Francesco, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai fedeli laici della Diocesi di Bergamo, ma anche a coloro che non appartengono alla Chiesa e all’intera comunità civile bergamasca.

So quanto bene volete a Papa Giovanni, e quanto lui ne voleva alla sua terra. Dal giorno della sua elezione al Pontificato, il nome di Bergamo e di Sotto il Monte sono diventati familiari in tutto il mondo e ancora oggi, a più di cinquant’anni di distanza, essi sono associati al suo volto sorridente e alla sua tenerezza di padre.

Vi invito a ringraziare il Signore per il grande dono che la sua santità è stata per la Chiesa universale, e vi incoraggio a custodire la memoria del terreno nel quale essa è germinata: un terreno fatto di profonda fede vissuta nel quotidiano, di famiglie povere ma unite dall’amore del Signore, di comunità capaci di condivisione nella semplicità.

Certo, da allora il mondo è cambiato, e nuove sono anche le sfide per la missione della comunità cristiana. Tuttavia, quell’eredità può ispirare ancora oggi una Chiesa chiamata a vivere la dolce e confortante gioia di evangelizzare, ad essere compagna del cammino di ogni uomo, “fontana del villaggio” alla quale tutti possono attingere l’acqua fresca del Vangelo. Il rinnovamento voluto dal Concilio Ecumenico Vaticano II ha aperto la strada, ed è una gioia speciale che la canonizzazione di Papa Roncalli avvenga assieme a quella del beato Giovanni Paolo II, che tale rinnovamento ha portato avanti nel suo lungo pontificato.

Sono certo che anche la società civile potrà sempre trovare ispirazione dalla vita del Papa bergamasco e dall’ambiente che lo ha generato, ricercando modalità nuove ed adatte ai tempi per edificare una convivenza basata sui valori perenni della fraternità e della solidarietà.

Cari fratelli e sorelle, affido questo mio messaggio all’“Eco di Bergamo”, di cui il giovane sacerdote Don Angelo Roncalli fu apprezzato collaboratore. Quando poi il ministero lo portò lontano, egli ricevette sempre dalle pagine dell’“Eco” la voce e il richiamo della sua terra. Vi chiedo di pregare per me, mentre assicuro il mio ricordo e la preghiera per tutti voi, in particolare per i sofferenti, per gli ammalati - ricordando l’Ospedale cittadino che avete voluto dedicare a Papa Giovanni - e per il Seminario diocesano, tanto caro al suo cuore. A tutti invio, nell’imminenza delle feste pasquali, la Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 25 aprile 2014

 

 

COMMEMORAZIONE DEL CARDINAL SUENENS AL CONCILIO VATICANO II

“Se si dovesse ridurre tutto ad una parola, mi pare che si potrebbe dire che Giovanni XXIII è stato uomo singolarmente naturale e soprannaturale nello stesso tempo. la natura e la grazia non facevano che una cosa sola in una unità vivente piena di attrattiva e di imprevisti. Tutto zampillava dalla sorgente. Con tutta naturalezza egli era soprannaturale, ed era naturale con tale spirito soprannaturale che non si poteva scorgere la linea di sutura. Respirava la fede, come respirava la sanità  fisica e morale, a pieni polmoni. "Viveva alla presenza di Dio - è stato scritto, con la semplicità di uno che vada a passeggio per le strade della città natale".

Viveva a suo agio sulla nostra terra; si interessava alle preoccupazioni della gente con una simpatia vibrante. sapeva fermarsi ai margini della strada per scambiare qualche frase con la gente del popolo, ascoltare un fanciullo, consolare un malato. mostrava interesse per la costruzione di un aeroporto, e pregava per gli astronauti.

Ma viveva anche a suo agio nel mondo soprannaturale, in familiarità con gli angeli e coi santi. amava render partecipi gli altri delle sue predilezioni, e anche qui aveva il coraggio delle proprie amicizie. Fece a san Giuseppe la sorpresa di introdurlo nel canone della messa e a qualche santo della regione lombardo-veneta quella di elevarlo all'onore degli altari: così a san Gregorio Barbarigo e ai beati Innocenzo da Berzo e Luigi Palazzolo. L'alleanza così felice tra la grazia e la natura spiega quest'altra unità, così spiccata in Giovanni XXIII, tra la sua vita e il suo insegnamento. In lui nessun dualismo. Sull'esempio del Signore, di cui san Giovanni dice che "la sua vita era luce", il papa defunto ha rischiarato gli uomini nello svolgersi stesso della sua esistenza. In lui luce e calore erano inseparabili, come il sole che nello stesso tempo illumina e riscalda la terra. La bontà spontanea, diretta, sempre attenta di Giovanni XXIII era simile al raggio di sole che dissipa la foschia, che scioglie il ghiaccio, che s'insinua senza che ce se ne accorga, come in pieno suo diritto. Raggio di sole che crea l'ottimismo al suo passaggio, dà gioia giungendo imprevisto, non si sconcerta per qualsiasi ostacolo. Così apparve Giovanni XXIII al mondo; non come il sole del tropico, che acceca con la vivezza del suo splendore, ma come l'umile sole familiare di ogni giorno, che è lassù, al suo posto, sempre fedele a se stesso, anche se talora momentaneamente velato da qualche nuvola, a cui quasi non si bada, tanto si è certi della sua presenza”.

 

 

Il neo arcivescovo di Milano a Sotto il Monte

Così mons Mario Delpini nella festa dell'Assunta : "Cosa abbiamo da dire a questo mondo noi discepoli di Dio? Abbiamo parole originali o ci adeguiamo? C'è un popolo triste che abita le nostre terre. Siamo lamentosi e scontenti, e abbiamo dimenticato cos'è una festa. Cosa diciamo ai distratti festaioli della baldoria e della trasgressione? O siamo anche noi organizzatori di feste che ci fanno dimenticare le domande inquietanti, i drammi del mondo? C'è un popolo che ama la notte chiassosa e non la mattinata operosa. Noi popolo del Signore non celebriamo il Ferragosto per cancellare le preoccupazioni, non celebriamo una parentesi. Celebriamo la partecipazione della Vergine Maria alla gloria del Risorto e professiamo con profonda convinzione la nostra fede. Non siamo in cammino verso la triste conclusione di tutto, ma verso la gloria della Risurrezione".

Ascoltando le parole dell'arcivescovo Delpini, vediamo la foto del volto sociale e profondo di Sotto il Monte e sentiamo una eco del suo Papa : "La vocazione alla vita eterna ci rende incaricati di una testimonianza che dà valore ad ogni giorno, appassionandoci alle cose ben fatte per aggiustare il mondo a servizio dell'opera di Dio. Amiamo il bene  che possiamo fare. Per i disperati nel corpo e nell'anima non abbiamo la ricetta della felicità sulla terra , ma la certezza di cieli e terra nuovi".                      

Monsignor Claudio Dolcini, parroco di Sotto il Monte, con lo sguardo all'Assunta che qui da più di un secolo sorride accoglie e benedice, ha chiesto all'arcivescovo di pregare per Sotto il Monte che si prepara ad accogliere l'urna di Papa Giovanni : "La nostra comunità possa essere l'immagine di questo santo, qui venerato per la sua incrollabile fede, fiducia e misericordia".

 

 

 INTERVISTA CON ENRICA RONCALLI NIPOTE DIRETTA DI PAPA GIOVANNI XXIII
Quali furono i sentimenti degli abitanti di Sotto il Monte quando fu eletto papa, quando seppero che fu eletto papa?
Enrica: C'è stata una festa gigantesca. Tutta la gente era per strada quando è stato eletto. C'è stata un'invasione di giornalisti e la gente era molto contenta. Io non avevo la televisione per cui andammo al bar del paese per vederlo. Era proprio lui. Papa.
Se dovesse scegliere un aggettivo per descrivere suo zio quale userebbe? Perché?
Enrica: Santo. Non è diventato santo perché divenne papa. Lo era già. Ogni tanto lo osservavo quando pregava e mi sembrava in estasi. Aveva un gran rispetto per la liturgia. Io gli dicevo come facesse a pregare così devotamente perché a me quando pregavo mi venivano in mente tante altre cose che non c'entravano niente con la preghiere.
Pensa che fu compreso dai suoi colleghi quando propose il Concilio?
Enrica: No, al primo momento no. Quando chiese ad un cardinale di cui non ricordo il nome il suo parere perché voleva fare il Concilio gli fu risposto che non si sarebbe dovuto fare. Anche se poi il giorno dopo quel Cardinale gli chiese scusa per aver espresso arditamente il suo parere contrario.
Qualcosa sul Concilio?
Enrica: Ha sempre seguito il concilio anche quando non partecipava alle sessioni ed era nel suo studio. Lo seguiva con la preghiera.
E' andata in Vaticano per la beatificazione? Cosa ha provato?
Enrica: Sì sono stata in Vaticano ma non ci sono parole per esprimere la gioia che ho provato. E' stata un'esperienza bellissima, emozionante. Ho pianto per la gioia. 
Che cosa prova quando sente che così tante persone attorno al mondo lo ammirano e lo amano così tanto pur senza averlo conosciuto?
Enrica: Sono contentissima, perché anche mia cugina suora Anna che è missionaria in Etiopia mi ha detto che anche in Africa c'è una forte devozione a Papa Giovanni e ci sono sue immagini esposte nelle case o capanne.
Quale messaggio darebbe a tutte queste persone?
Enrica: Di imitarlo. Imitare la sua bontà, la sua umiltà e il suo spirito di preghiera che mi ha sempre colpito molto.
Che carattere aveva Papa Giovanni?
Enrica: Nella sua semplicità e umiltà aveva un carattere forte. Quello che voleva lo faceva e lo otteneva. Comunque sempre nella preghiera. ( Parte ceconda )

 

 

INTERVISTA CON ENRICA RONCALLI NIPOTE DIRETTA DI PAPA GIOVANNI XXIII

Pensiamo Enrica già in Paradiso con lo zio. Abbiamo trovato questa intervista e la pubblichiamo in due parti.
Si dice che papa Giovanni era molto amante della sua famiglia e specialmente di sua madre, cioè sua nonna. Che cosa ci può dire dei suoi nonni?
Enrica: I nonni Battista e Marianna erano molto bravi. Ogni mattina andavano a Messa. Appena il nonno Battista e la nonna Marianna si alzavano recitavano le loro preghiere, l'Angelus Domini. Entrambi andavano a Messa ogni mattina alle 5,00. Quando il mio zio ancora vescovo veniva in vacanza qui a Sotto il monte sua mamma, mia nonna, andava alla casa dove stava per trovarlo e mentre si faceva la barba gli parlava prima di dire la messa.

Si ricorda qualche fatto particolare di lui?
Enrica: Mi ricordo di quando ancora vescovo sempre in vacanza qui a Sotto il Monte incontrò il vescovo Montini ( il futuro papa Paolo VI). Montini venne qui a trovarlo. Stette qui all'incirca un quarto d'ora e poi se ne andò. Dopo che se ne fu andato mio zio mi disse queste testuali parole: " Potrebbe benissimo fare il papa". Per me è una delle profezie di papa Giovanni.

Quanti anni aveva quando divenne papa? 
Quali sono stati i suoi sentimenti riguardo a questo fatto?

Enrica: Avevo 38 anni quando mio zio divenne papa. Piansi molto perché non ero contenta. Ho visto tutto il mondo addosso a lui e tutte le preoccupazioni del mondo addosso a lui. Per l'incoronazione a Roma mi cercò. Ogni due o tre mesi andavo a trovarlo in Vaticano. Ogni mattina ascoltavo la Messa con lui in Vaticano. Con i parenti parlava sempre in dialetto bergamasco. Io stavo con le suore e mangiavo con loro e poi ne approfittavo per vedere Roma. Stavo lì in Vaticano 4 o 5 giorni. Qualche volta ho mangiato con lui ma raramente. Mi chiedeva sempre notizie di Sotto il Monte. Quando era ancora vescovo e veniva qui a Sotto il Monte faceva passeggiate per il paese. Sapeva il francese e aveva imparato anche un po'di turco perché quando era in Turchia diceva le giaculatorie in turco per farsi comprendere dalla gente. Fu il primo ad indossare gli abiti borghesi quando il governo proibì ai religiosi di indossare gli abiti clericali. Diceva se il governo ha deciso così dobbiamo adeguarci nonostante alcuni frati con lui non lo accettarono molto volentieri.

Come si rapportava con Lui?
Enrica: Non l'ho mai chiamato zio ma monsignore e quando divenne papa lo chiamavo santità. Avevo molto rispetto per lui perché quando fu fatto vescovo nel 1925 avevo solo 5 anni e l'ho sempre visto così, con una certa aura mistica.

L'ha visitato in Vaticano? 
Fu impressionata dall'ambiente? 
L'aveva visitato prima a Venezia? A Parigi?
Enrica: Come ho già detto prima lo visitavo in Vaticano ma non fui impressionata dall'ambiente perché me l'ero immaginato così grande. Prima però l'avevo visitato a Parigi e vi rimasi per tre mesi e poi a Venezia. Ero lì quando partì per il conclave. Lui è partito con un treno per Roma ed io con un treno per Bergamo. Ci siamo lasciati con la speranza di rivederci poi alla fine del conclave lì a Venezia. Tutte le personalità erano venute a trovarlo prima di partire per Roma. Tutti gli davano la mano. Allora corsì anch'io per salutarlo di nuovo al finestrino del treno e gli diedi l'ultimo saluto da vescovo di Venezia. Poi come sa fu eletto papa. (prima parte)

 

 

L'ASSUNTA   di Papa Giovanni

L'Assunta mi riconduce con tenerezza a Sotto il Monte, dove tanto mi piacque venerarla nelle sue due statue: quella vestita e de­votissima del Sanzi a Brusicco, nella chiesa del mio battesimo, come l'altra pur bella e vigorosa, della nuova parrocchiale, dello scultore Manzoni. Questa fu dono del caro parroco don Carlo Marinelli, uno dei sacerdoti più familiari e più benemeriti per la mia formazione ecclesiastica, e più caro ai miei ricordi riconoscenti.

 

 

PREGHIERA PER SAPERLO IMITARE

Carissimo Beato Giovanni XXIII, Tu che sei conosciuto, amato ed invocato in tutto il mondo con l'appellativo di "Papa Buono" aiutaci a scoprire negli avvenimenti tristi e lieti della nostra esistenza l'infinito amore, l'immensa bontà, il misterioso agire e l'eterna misericordia di Dio, di Lui che "solo è buono" ed alla cui fonte con umiltà, timore e riconoscenza lieto ti sei dissetato per tutti i giorni della tua vita.
Donaci la grazia di essere sempre "obbedienti" alla volontà di Dio Padre, gioiosi annunciatori e testimoni fedeli della "pace" donataci da Gesù, miti e umili portatori di quella "luce" negli occhi che hanno solo i bambini e coloro che, come te, si specchiano sempre nella comunione d'amore dello Spirito Santo del quale e nel quale sono intimamente immersi, dolcemente pervasi e serenamente perduti. (Natale Berbenni)

 

 

Maria ASSUNTA   di Papa Giovanni

 Questo benedetto corpo delta Vergine che la Trinità augusta preserva dalla corruzione, e subito trasfigura e, spiritualizza, non propone una verità di fede, e nulla più: esso esalta valori eterni dello spirito, con le sue naturali esigenze ed incoercibili aspirazioni. Esso rinnova la speranza in un avvenire più felice. Esso riaccende la fiducia in una più perfetta giustizia, che ristabilirà 1'ordine sconvolto del peccato. Sono pensieri di fede, che coltivati, orientano i nostri passi verso la casa del Padre Celeste, ed aiutano a superare le prove e le incertezze del quotidiano combattimento. Ecco, questo insegna il Dogma dell'Assunzione: 1) La vita terrena non è fine a se stessa: essa si concluderà in cielo. Passa la giovinezza, cadono sogni e progetti; si avanza il vespero accompagnato da delusioni e nostalgie, ma il cristiano non si abbandona alla disperazione! 2) ) L'anima ha dei diritti indiscutibili e preminenti sul corpo: e per lei occorre saper disciplinare le passioni, rinunciare alle seduzioni mondane; prendere, talora, decisioni eroiche. 3) L'umile soggezione a Dio è il segreto della felicità vera e della pace. La solennità dell'Assunta così intesa accende nei cuori gli entusiasmi santi che la nostra religione riesce a suscitare nel popolo come nei singoli, a rendere fermi i propositi d'interiore rinnovamento ispirati dalla Grazia, ed infine ravviva la speranza che converte in gaudio le amarezze e le angustie del vivere.

 

 

 Il Crocefisso ai missionari

Diletti figli! L'immagine del Crocefisso, che abbiamo consegnata a ciascuno di voi, come suggello e viatico della vostra missione, vi ricorderà la via da percorrere per assicurare piena fecondità al vostro lavoro. Il Cristo confitto sul legno, annientato dal doloroso supplizio, tende le mani come per abbracciare tutti gli uomini. Egli vi insegnerà a qual prezzo si ottiene la salvezza del mondo. Egli è il modello e l'esempio da seguire: «a Lui arriva solo chi cammina ‑ sono ancora parole di S. Leone ‑ per il sentiero della sua pazienza e della sua umiltà. In tale cammino non manca la pena affannosa della fatica, né la nube della tristezza, né la procella della paura. Voi troverete le insidie dei cattivi, le persecuzioni degli infedeli, le minacce dei potenti, le offese dei superbi: tutte cose che il Signore delle virtù ed il Re della gloria ‑Dominus virtutum et Rex gloriae ‑ ha percorso nella figura della nostra infermità ... proprio perché, fra i pericoli della vita presente, non desideriamo di scansarli con la fuga, ma piuttosto di superarli con la pazienza» (Serm. 67, 6; PL 54, 371‑2). Non riponete fiducia in altre astuzie o sussidi di umana ispirazione.

 

 

Come Papa Giovanni

E' bello accostare a Papa Giovanni l'emerito arcivescovo di Milano, il cardinale Tettamanzi. E' ricordare quanto erano immagini vicine tra loro e di Gesù di Nazareth, come lo definì il card Scola: Testimone fedele di Gesù. E' ricordare quanto ci hanno toccato in alcuni momenti della nostra esistenza. E' renderli ancora vivi, l'uno accanto all'altro. La giornalista Annamaria Bracconi ci dice in un titolo di Avvenire : "E' stato facile voler bene a Tettamanzi". Ecco alcune testimonianze nel suo articolo: "Per me, era una persona buona sostanzialmente e semplicemente, dice Paolo, impiegato di mezza età. E' un poco come Papa Giovanni XXIII. Penso sempre a quella frase : "Quando tornerete a casa, fate una carezza ai vostri bambini". "Mi pare che sia giusto definirlo Il cardinale delle mani. Quando veniva nelle nostre parrocchie, si fermava a stringere la mano a tutti. Mi ha stretto la mano e mi ha rivolto qualche parole al termine della messa".

Nel suo lungo telegramma, papa Francesco lo ha dichiaratoAmato e amabile.

In una bella lettera alle famiglie nella prova, dal titolo Eppure tu vedi l'affanno e il dolore, il cardinale Tettamanzi terminava con la preghiera : "Quante famiglie, Signore, vivono ogni giornata fin dall'inizio, come una lotta e un affanno... Eppure tu, Signore, non hai chuso gli occhi, ... non sei assente, Signore. Manda il tuo Spirito Consolatore .... perché nessuno si senta abbandonato o dimenticato".

Il Signore non chiude mai gli occhi, non è assente. Ci ha mandato Papa Giovanni, ci ha mandato il cardinale Tettamanzi. Sentiamoli ancora vivi. vicini.

 

 

Contro l'ignoranza della verità

Dopo pochi mesi dalla sua elezione a papa (28 0ttobre '58) scrive : "Questi tre beni - la verità, l'unità e la pace - da conseguire e promuovere secondo lo spirito della carità cristiana, formeranno l'argomento di questa Nostra prima Enciclica “AD PETRI CATHEDRAM” (1959), sembrandoCi che, nel momento presente, questo sia particolarmente richiesto dal Nostro Apostolico mandato". Qui leggiamo alcuni passi dell'enciclica dove mostra la sua viva preoccupazione sul dilagare dell'ignoranza della verità e dell'incentivo al malcostume che entra persino nella pareti domestiche.

"Di tutti i mali che, per così dire, avvelenano gli individui, i popoli, le nazioni, e così spesso turbano l'animo di molti, causa e radice è l'ignoranza della verità. E non l'ignoranza soltanto, ma talvolta anche il disprezzo ed uno sconsiderato disconoscimento del vero. Di qui errori d'ogni genere, che penetrano negli animi e si infiltrano nelle strutture sociali, tutto sconvolgendo con grave rovina dei singoli e dell'umana convivenza. Eppure Iddio ci ha dato una ragione capace di conoscere le verità naturali. Seguendo la ragione seguiamo Dio stesso, che ne è l'autore ed insieme legislatore e guida della nostra vita; se invece o per insipienza o per infingardaggine o, peggio, per cattivo animo, deviamo dal retto uso della ragione, con ciò stesso ci allontaniamo dal sommo bene e dalla legge morale.

Vediamo altresì con grande tristezza “ libri e giornali che si stampano per irridere la virtù e coonestare il vizio ” (Leone XIII, Encicl. Exeunte iam anno”, 1888). Oggi poi c'è da aggiungere a tutto questo, come voi ben sapete, Venerabili Fratelli e diletti figli, la radio, il cinema e la televisione, i cui spettacoli possono essere seguiti fra le pareti stesse domestiche . Da tali mezzi può bensì derivare un invito ed un incitamento al bene e all'onestà ed anche alla pratica cristiana delle virtù. Purtroppo, invece, e specialmente in mezzo ai giovani, essi servono non di rado di incentivo al malcostume, alla corruzione, all'inganno dell'errore e ad una vita viziosa. Per neutralizzare quindi, con ogni cura e diligenza, il cattivo in­flusso di questi mezzi pericolosi che si va sempre più diffondendo, bisogna fare ricorso alle armi della verità e dell'onestà. Alla stampa cattiva e menzognera bisogna contrapporre quella buona e verace. Alle trasmissioni della radio e agli spettacoli cinematografici e televisivi, fatti strumento di errori e di corruzione, bisogna contrapporne altri a difesa della verità e del buon costume. In tal modo queste recenti invenzioni, che purtroppo tanto possono come allettamento al male, potranno diventare per l'uomo strumenti di bene e insieme mezzo di onesto svago, e verrà il rimedio dalla stessa fonte donde spesso promana il veleno".

 

 

Amare Dio con Papa Giovanni

LE PAROLE DEL VANGELO NON VENGONO MAI MENO

Già nel Vangelo si trova, in succinto, il disegno di quella che sarebbe stata la storia della Chiesa: ed è una storia di fede. Uno dei più avvincenti episodi riguarda proprio l'apostolo Pietro. Era disceso nel lago per raggiungere il Signore che lo aveva chiamato. Ed ecco un vento impetuoso, ed il terrore pervadere Pietro che, mentre camminava sulle onde, si sentiva sommergere. Di qui la sua invocazione a Gesù, e la risposta del divino Maestro: Modicae fidei, quare dubitasti? [Uomo di poca fede perché hai dubitato?] Son qua io.

Tutta la storia della Chiesa può compendiarsi in questo episodio. Lungo le varie epoche non sono mancate le tempeste: anche oggi non pochi soffrono sotto l'infuriare degli elementi avversi: ma la Chiesa vive. Anche là dove i fedeli godono di una certa pace, possono insorgere ansie o timori: ma tocca a noi di mantenere salda la fede onde non meritare, dopo la Resurrezione, dopo la discesa dello Spirito Santo, dopo tanti esempi luminosi, l'appunto del Signore che rimprovera la scarsità della fede.

Tante cose si agitano nel mondo: ma le parole del Signore non vengono mai meno. Che cos'è che dà vita a questa sicurezza? Sono i libri santi: è il Vangelo, ivi è l'intero indirizzo della vita della Chiesa. I Papi lo ripetono, lo spiegano, lo diffondono: e qui è la base della civiltà di oggi e di domani. Qualcuno affaccia preoccupazioni per l'avvenire e pensa a catastrofi e distruzioni. Anche in questo siamo informati. La fine del mondo è descritta nei suoi particolari nello stesso Vangelo. Perciò il nostro dovere è di essere fiduciosi nella parola del Signore, di essere fedeli al suo insegnamento, di trasmettere con serenità alle generazioni future, a molte e molte generazioni, questi medesimi fondamenti di vita e di speranza.

Ogni qualvolta abbiamo bisogno di lume e di conforto riportiamoci ai quattro evangelisti; pensiamo agli apostoli, ai martiri, ai pontefici: alla fiamma di vitalità della Chiesa e, con il Papa, benediciamo il Signore. (Discorso, 19 febbraio 1959)

 

 

ll rosario mariano

Questo è il rosario mariano, osservato nei suoi vari elementi, insieme riuniti sulle ali della preghiera vocale, e ad essa intrecciati come in un ricamo lieve e sostanzioso, ma pieno di calore e di fa­scino spirituale.

Le preghiere vocali acquistano pertanto anch'esse il loro pieno risalto: anzitutto l'orazione domenicale, che dà al rosario tono, so­stanza e vita, e, venendo dopo l'annuncio dei singoli misteri, sta a segnare il passaggio da una decina all'altra; poi la salutazione angelica, che porta in sé gli echi della esultanza del cielo e della terra intorno ai vari quadri della vita di Gesù e di Maria; e infine il trisagio, ripetuto in adorazione profonda alla Santissima Trinità.

Oh! sempre bello, così, il rosario del fanciullo innocente e del­l'ammalato, della vergine consacrata al nascondimento del chio­stro o all'apostolato della carità, sempre nell'umiltà e nel sacrificio, dell'uomo e della donna padre e madre di famiglia, nutriti di alto senso di responsabilità nobili e cristiane, di modeste famiglie fede­li alla antica tradizione domestica: di anime raccolte in silenzio, e astratte dalla vita del mondo, a cui hanno rinunziato, e pur tenu­te sempre a vivere col mondo, ma come anacoreti, fra le incertezze e le tentazioni.

Questo è il rosario delle anime pie, che recano viva la preoccu­pazione della propria singolarità di vita e di ambiente.

 

 

Amare Dio con Papa Givanni (5)

La devozione verso il Ss. Sacramento

La divozione principale sarà verso il Ss. Sacramento: perciò grande raccoglimento in chiesa, e specialmente quando sarà esposto. Si riceva più spesso che si può, colla maggior disposizione e devozione possibile, con lungo ringraziamento. Si visiterà spesso godendo di fargli compagnia. Non mi darò mai pace finché non abbia ottenuto un amore, una devozione grande al Ss. Sacramento, che formerà sempre l'oggetto più caro dei miei affetti, dei miei pensieri, insomma di tutta la mia vita...  io debbo ripetermi quel desiderio che sento, che mi agita, di non vivere che per Gesù. Sarà mia somma cura fare la visita quotidiana al Ss. Sacramento con fervore singolarissimo. Al Ss. Sacramento e al Sacro Cuore di Gesù io devo tutto: sarò dunque un'anima innamorata del Ss. Sacramento. La mia devozione al Ss. Sacramento e al Sacro Cuore deve trasfondersi in tutta la mia vita, nei pensieri, negli affetti, nelle operazioni, così che io non viva che per essa e in essa. Insisto molto sulla mia preparazione e sul ringraziamento alla santa messa. Conservo Gesù Eucaristia con me, ed è la mia gioia. Trovi egli sempre nella mia casa, nella mia vita, motivo di divina compiacenza.

 

 

Amare Dio con Papa Giovanni (4)

Vivere col Crocefisso

Diletti figli! L'immagine del Crocefisso, che abbiamo consegnata a ciascuno di voi, come suggello e viatico della vostra missione, vi ricorderà la via da percorrere per assicurare piena fecondità al vostro lavoro. Il Cristo confitto sul legno, annientato dal doloroso supplizio, tende le mani come per abbracciare tutti gli uomini. Egli vi insegnerà a qual prezzo si ottiene la salvezza del mondo. Egli è il modello e l'esempio da seguire: «a Lui arriva solo chi cammina ‑ sono ancora parole di S. Leone ‑ per il sentiero della sua pazienza e della sua umiltà. In tale cammino non manca la pena affannosa della fatica, né la nube della tristezza, né la procella della paura. Voi troverete le insidie dei cattivi, le persecuzioni degli infedeli, le minacce dei potenti, le offese dei superbi: tutte cose che il Signore delle virtù ed il Re della gloria ‑Dominus virtutum et Rex gloriae ‑ ha percorso nella figura della nostra infermità ... proprio perché, fra i pericoli della vita presente, non desideriamo di scansarli con la fuga, ma piuttosto di superarli con la pazienza» (Serm. 67, 6; PL 54, 371‑2). Non riponete fiducia in altre astuzie o sussidi di umana ispirazione.

 

 

Amare Dio con Papa Giovanni (3)

Pregare per tutti
Tutti gli uomini che sono sulla terra portano in sé la immagine di Dio; costarono a lui immensi dolori. Eppure tanti non amano Dio, non lo servono, anzi lo calpestano, e moltissimi non lo conoscono nemmeno.
Ecco il pensiero che mi deve eccitare a compassione delle anime loro e mi deve accendere nel cuore il desiderio vivo di salvare anch'esse, e, se non altro, di pregare per loro; il considerare come per esse inutile è il sangue di Cristo, anzi si converte in motivo di terribile condanna.
Se tutti gli uomini rappresentano Dio, perché non li amerò tutti, perché li disprezzerò, perché non sarò con essi rispettoso? Questo è il riflesso che mi deve rattenere dall'offendere i miei fratelli in qualunque modo; ricordarmi che tutti sono immagine di Dio (Gn 1,21), e forse l'anima loro è più bella e più cara al Signore che non la mia. 
Esercizi febbraio 1900. GdA n. 184. Pag. 139

 

 

Amare Dio con Papa Giovanni (2)

Delle virtù dei santi io devo prendere la sostanza e non gli accidenti. lo non sono san Luigi, né devo santificarmi proprio come ha fatto lui, ma come si comporta il mio essere diverso, il mio carattere, le mie differenti condizioni. Non devo essere la riproduzione magra e stecchita di un tipo magari perfettissimo. Dio vuole che, seguendo gli esempi dei santi, ne assorbiamo il succo vitale della virtù, convertendolo nel nostro sangue ed adattandolo alle nostre singole attitudini e speciali circostanze. San Luigi, se fosse quello che io sono, si santificherebbe in un modo diverso da quello che ha seguito.

 

 

Amare Dio con Papa Giovanni

E' bello sentire Papa Giovanni che ci accompagna e ci insegna come lui ha vissuto. Egli scriveva:

"La vita mia è un continuo sacrificio. Non sono io più che vive, è Gesù che vive in me (Gal 2,20). San Paolo poteva usarle queste espressioni perché la sua grande anima, il suo cuore generoso ardeva perennemente della carità verso Dio e gli uomini. lo non ho che dei buoni desideri ai quali mal corrispondono i fatti.

Signore, dammi grazia che io ti possa mostrare con l'opera che ti voglio veramente bene. Non mi diffondo più in parole: sono un povero pezzente, come mi dice sempre il mio padre spirituale, stendo la mano e domando pietosamente: Signore Gesù che sei ricco e buono, fammi l'elemosina".

 

 

Il primo natale di Papa Giovanni

A mezzodì, dopo la celebrazione della Messa in San Pietro, Papa Giovanni benedice la città e il mondo  ( Urbi et Orbi ) e dopo una sosta all'ospedale S. Spirito, alle 13,20 visita il complesso pediatrico, il Bambin Gesù, e nel pomerggio, davanti al presepio, è coi mutilitatini di Don Gnocchi e di don Orione. Nel diario scrive : "Due ore di gaudio spirituale e, penso, di generale commossa edificazione". Il giorno di Santo Stefano alle 8,05 entra nel carcere Regina Coeli. Emozionato, alza gli occhi inumiditi da impercettibili lacrime sulle inferriate di quattro piani. Esplode un applauso interminabile. Si toglie lo zucchetto bianco... in segno di saluto gioioso. " Miei cari figlioli, miei cari fratelli, siamo nella casa del Padre anche qui. Siete contenti che sia venuto?".... "Sapevo che mi volevate e anch'io vi volevo. Per questo, eccomi qui. A dirvi il cuore che ci metto, parlandovi, non ci riuscirei, ma che altro linguaggio volete che vi parli il Papa?  Io metto i miei occhi nei vostri occhi : ma no, perché piangete? Siete contenti che io sia qui.  Il Papa è venuto, eccomi a voi. Penso con voi ai vostri bambini che sono la vostra poesia e la vostra tristezza, alle vostre mogli, alle vostre sorelle, alle vostre mamme". Si fa fotografare con loro. Un uomo si stacca dal gruppo dei reclusi, lo guarda con occhi arrossati dal pianto e cadendogli ai piedi, gli chiede : "Le parole di speranza che lei ha pronunciato valgono anche per me?"  Roncalli non risponde. Si china sull'uomo, lo solleva, lo abbraccia, lo tiene a lungo stretto a sé. Saputo poi che trecento, chiusi nelle celle di rigore, non avevano potuto vederlo, manda a tutti un'immagine con l'assicurazione che non dimenticherà i suoi "figli invisibili". Al termine dell'incontro  con i detenuti, un'ultima raccomandazione : " Scrivete a casa, raccontate alle vostre madri e alle vostre mogli che il Papa è veuto a trovarvi ".(Marco Roncalli)

Un giornale scrisse : "La manifestazione dell'incontro del Papa ha fatto tremare i muri di Regina Coeli".

 

 

A Papa Giovanni

Nei locali dei ricordi, degli ex-voto e dei fiocchi, si possono leggere ringraziamenti, preghiere e saluti affettuosi a Papa Giovanni. Il ringraziamento poetico di A. P. di Sulmona è il racconto di un dono ricevuto e la testimonianza simile a quella di tanti pellegrini che entrando nella Casa Natale del Papa, la trovano piena di lui e vi risentono la sua ricchezza interiore, il suo sorriso, la figura dolce e cara e ... coraggio e fiducia. E' la compagnia dei Santi che ci trasmettono i doni di Dio nel pellegrinaggio della nostra esistenza verso il Paradiso.

Caro Papa Giovanni, ero stanca, preoccupata, avvilita. Mi son trovata in mano la tua immagine... a te ho affidato con le mie preghiere, tutti i miei affanni. Ero stata operata due volte, ma la mia ferita non si era mai guarita. Una notte, dopo averti a lungo pregato, ti ho sognato e ti ho parlato, e il mio voto di recarmi a Sotto il Monte ti ho confermato. Dopo pochi giorni con grande felicità, la mia ferita, che tanto male mi faceva, non sanguinava più.... e il tessuto era tornato sano e asciutto. Ho continuato a controllare ogni giorno quella parte malata, ma ogni sua traccia era sparita e ho continuato a star bene. Per ringraziarti, a Sotto il Monte sono venuta, e ho visto ogni cosa che nel sogno avevo veduto. La tua casa è ripiena di Te... Ogni angolo, ogni metro quadrato, dentro e fuori, denuncia la tua presenza, la tua ricchezza interiore, il tuo sorriso affabile, la tua figura dolce e cara ispirano coraggio e fiducia. Grazie, Papa Giovanni, del dono che per Te da Dio ho ricevuto. Questo mio ringraziamento poetico vuore rappresentare un bellissimo fiore che ti dono con tutto il cuore. A. P. (Sulmona)

 

 

Abbiamo il Papa : Angelo Roncalli

A Sotto il Monte la notizia arriva attraverso la radio e i due televisori pubblici nei bar. Appena il cardinale Canali ha pronunciato la parola Angelum, tutti sono esplosi in un grido altissimo : Roncalli ! Roncalli!  Il fratello più giovane ha testimoniato al processo di beatificazione: "Ero a tavola con la famiglia. All'annuncio versai due lacrime di commozione e poi cominciò subito a venire gente a rallegrarsi e soprattutto giornalisti".  Sotto il Monte era improvvisamente diventato il centro del mondo. Grappoli di giornalisti da tutto il mondo... che durante l'attesa delle fumate erano rimasti nascosti, ora saltavano fuori da tutte le parti. Avevano avuto buon fiuto a scegliere l'Isola... a puntare i loro sguardi su Sotto il Monte, quel paese ... segnato piccolo sulle carte geografiche.  Immensa gioia delle persone  che avevano vissuto per anni e anni col futuro Papa senza saperlo, con lui avevano parlato, gioito, giocato, scherzato. Compaesani del papa, conpaesani del più importante Cittadino del Mondo, compaesani del Vicario di Gesù Cristo in terra! Si stringevano attorno ai fratelli del Pontefice, agli umilissimi Saverio, Alfredo e Giuseppe... fulminati... e in lacrime... e attorno i giornalisti, i nipoti, i pronipoti. Tutti poi si sono diretti verso la chiesa, hanno intonato il Te Deum. La chiesa era affollatissima, tutta Sotto il Monte era presente all'appuntamento, il richiamo era stato tacito, e prepotente e totale. Mancavano solo i malati e gli operai che presto sarebbero comunque tornati in paese... Scendevano dalle corriere ed abbracciavano i parenti, gli amici... La luna era intanto apparsa... La notte più celebre della lunga ma umile storia di questo paesello... Le parole si erano smorzate... si sentiva ripetere : "Non lo rivedremo più a Sotto il Monte".  Molti, nella notte, hanno pianto. (Marco Roncalli)

 

 

Il Valdese Paolo Ricca e Papa Giovanni

E' interessante conoscere quanto e come si guarda la Chiesa al di fuori. Sentire un linguaggio diverso, a volte scostante.  Ma in alcuni c'è anche del legame di stima e di simpatia.

Sempre nell'incontro di Sotto il Monte, 25 anni dalla morte di Papa Giovanni, il Valdese Pastore Paolo Ricca diceva : "Papa Giovanni ha sorpreso anche i Protestanti. E' il primo papa che ci ha obbligato a parlar bene di un papa. I valdesi  medievali collocavano la loro critica al papato nel quadro della loro obiezione di fondo alla 'chiesa costantiniana': il papa è, appunto, successore di Costantino, non di Pietro! E' la struttura che trasferisce nella chiesa di Cristo lo spirito imperiale e la mentalità che ne deriva, è la struttura che più di ogni altra illustra la 'costantinalizzazione' della chiesa. Il problema non è personale ma strutturale. Non è facile parlar bene di un papa che se lo merita, ma in questo caso non è difficile, pensando alla persona. Quali sono dunque i tratti salienti di Papa Giovanni? Vi vedo una lezione di libertà, di libertà creativa - umanamente ed evangelicamente creativa. Tralascio ... 'la vita di corte' che fino a lui fioriva in Vaticano, con i suoi rituali sontuosi, i suoi cerimoniali barocchi, la sua ormai quasi patetica retorica delle forme.

Libero nei confronti della tradizione

Tipico e programmatico a questo proposito è il celebre passo del discorso inaugurale del Vaticano II in cui si distingue tra la sostanza della dottrina e il suo rivestimento letterario.

            "Una cosa è infatti il «depositum Fidei», cioè le verità contenute nella nostra veneranda       dottrina, e un'altra è il modo col quale esse sono enunciate, sempre però conservando lo          stesso senso e .la stessa sentenza. È proprio a questo modo che si deve dare grande       importanza, lavorando con pazienza, se necessario, nella sua elaborazione vale a dire                  bisognerà trovare quelle forme espositive che più si adattano al magistero, la cui indole è          soprattutto pastorale".( n. 15 )

Questo era ed è una vera e propria rivoluzione culturale, tanto più se si pensa che il suo predecesore Pio XII, nella Humani generis(1950),  aveva messo in guardia  contro ciò che Giovanni XXIII raccomanda, cioè una chiara distinzione tra verità e formulazione della fede. Papa Giovanni non sacrifica il passato al presente, ma fa servire il passato al presente. Ciò significa la fine dell'immobilismo, l'invito alla Chiesa cattolica a fare un 'balzo in avanti' ... incamminarsi  come Abramo  verso l'ignoto.

Libero nei confronti degli altri

'Papa delle sorprese', ha trasformato lo spazio della Chiesa cattolica da sacrestia in crocevia. Un luogo in cui il non-cattolico, sia egli cristiano o meno, è benvenuto senza dover fare il non-cattolico pentito - un luogo in cui il diverso è accettato e onorato nella sua diversità. Un ecumenismo non di formule ma di atteggiamento, il desiderio di co-esistere, di con-dividere, il desiderio di fare della diversità non una ragione di separazione ma un'occasione di arricchimento. Questa apertura verso il diverso, che segna la fine della paura dell'altro proprio perché l'altro non è più demonizzato, ha due implcazioni di grande portata:

 1. La Chiesa cattolica pur continuando ad affermare se stessa e la sua centralità, diventa da esclusiva inclusiva, da scomunicante invitante. Se c'è posto per me, c'è posto anche per te, non continuiamo a vivere vite parallele, cerchiamo di essere "uomini con" anziché "umini contro". Giovanni XXIII aveva una umanità intesa come invito all'altro, all'incontro, al dialogo, alla compresenza.

2. L'altro non è il diverso da uniformare, "normalizzare", omologare, ma è anzitutto un testimone di una alterità che ha qualcosa a che fare con l'alterità di Dio stesso, è un muto testimone del fatto che il mio universo e quello di Dio non coincidono, quello di Dio è più grande. Questo comporta un nuovo rapporto con la verità : non possesso acquisito... e più ricerca comune, non qualcosa da insegnare all'altro, ma qualcosa da imparare con l'altro.

Libero nei confronti dei poveri

Libertà intimamente evangelica di riqualificare  la Chiesa  come "chiesa dei poveri". Nel suo radiomessaggio dell'11 settembre 1962 : "Altro punto luminoso del Concilio. In faccia ai paesi sottosviluppati la Chiesa si presenta quale è e vuol essere, come la Chiesa di tutti noi, e particolarmente la Chiesa dei poveri" (n. 6). Libertà nella descrizione dei "segni dei tempi" della Pacem in terris: "ascesa economico-sociale  delle classi lavorarici", "l'ingresso della donna nella vita pubblica", superamento della divisione dei popoli in "dominatori" e "dominati" e la creazione di una comunità mondiale di popoli indipendenti.

Libertà profondamente radicata nel vangelo e come tale un seme che porterà frutto e darà alla Chiesa un volto nuovo, una nuova fisionomia e le consentirà di scrivere una nuova storia".

 

 

La pace secondo Papa Giovanni

Nel convegno di Sotto il Monte, 25 anni dopo la morte di Papa Giovanni, Raniero La Valle diceva : "La Pacem in terris è in realtà un documento che sta nel nostro futuro, che viene dal futuro, sta davanti a noi, non sta dietro di noi. E' tanto quello che apre.

Il mondo oggi è certamente molto diverso da come era quando apparve l'enciclica.  C'è stato il 68... c'è stato il Vietnam... c'è stato il processo di decolonizzazione, ... e l'esplodere della Chiesa in America Latina. Ci sono state tre guerre in Medio Oriente.  Poi la questione ecologica, la straordinaria svolta nell'Unione Sovietica e l'irrompere del tema della non violenza nel cuore del rapporto violento tra i  sistemi politici e tra le nazioni. Tutto questo  non solo come pia aspirazione idealistica ma come progetto politico.

Anche il papato , dopo papa Giovanni, non è più come prima; esso è stato riportato dentro la Chiesa e oggi, forse per questo, possiamo guardare al papa anche con una certa affettuosa indulgenza perché il tasso di nocività dell'aspetto autoritario e di potere è enormemente diminuito.

Il mondo è molto cambiato, ma il magistero di Papa Giovanni e La Pacem in Terris appaiono ancora attuali, contempoarenei, dirompenti. E' cambiata la nostra percezione del mondo, ancora severa e tragica, ma nello stsso tempo più suscettibile di speranza.  Tutti i rapporti economici, politici, internazionali, sono oggi rapporti di dominio, nel sistema del capitalismo, del socialismo... un dominio  radicale che aggredisce la stessa vita quotidiana dell'uomo e della donna. La donna cerca di liberarsi. E' nella condizione del lavoro, alienato. La condizione di dipendenza dell'uomo dalle cose e dal prodotto è sempre più stringente, per cui si perde  il soggetto che produce perchè ciò che domina è l'oggetto; c'è il domi no della cosa sull'uomo, che produce la perdita della soggettività del lavoratore, ma anche di qualunque uomo e donna che fa parte di questo sistema che è tutto finalizzato alla cosa al prodotto e perciò al denaro che la misura. Il problema della pace non è più la questione diplomatica del rapporto tra i grandi,  ma di prendere in mano di nuovo un progetto di società che riesca a svellere questa sua radice e questo suo fondamento di dominio. Passare dal produrre... per produrre,  al mantenimento della nobiltà  umana dell' aspetto contemplativo della vita, fare appello  di nuovo a una esplicita irruzione religiosa.

Nella Pacem in terris, il Papa legge i segni dei tempi nella nuova condizione dei lavoratori, della donna, dei popoli nuovi, e non solo segni di un cambiamento sociale, ma segni di liberazione dal dominio.

I lavoratori rivendicano di essere considerati come soggetti, non dominati.

La donna entra nella vita pubblica, non solo in situazione di parità e non come ogetto e  strumento. Entra  come persona  nella vita domestica e nella vita pubblica. Diversa dall'uomo, ma persona, soggetto.

I popoli partecipano al banchetto del benessere e non accettano un potere dall'esterno. Scompare il complesso di inferiorità, si formano comunità indipendenti e autonome nella propria dignità. Non più popoli dominatori e popoli dominati. Si tratta di porre a livello mondiale il problema del bene comune. Dignità che va rispettata per ogni popolo, indipendentemente dalla sua forza, potenza, ricchezza e  dalle sue armi. Tutti tre segni di liberazione dal dominio.

Anche la Chiesa non più egemone. Non vive un domino, non è interlocutore con chi ha il potere, al modo del potere. La vocazione al servizio diventa sempre più vissuta.

Pacem in terris, enciclica laica che vede l'azione dello Spirito santo nella storia, nel mondo, negli uomini sulla terra, senza mediazioni sacrali, istituzionali, dato in dono. Papa Giovanni dice che la pace è una cosa ragionevole, della ragione, mentre la guerra  sta ormai  fuori della ragione, fuori dell'umanità.

C'è stato l'avvio del  disarmo e su tutte le armi viene gettato un marchio di illegittimità.

Ner discorso di apertura del Concilio, Papa Giovanni disse : "Stiamo andando verso un nuovo ordine di rapporti umani , che per opera degli uomini  ma per lo più oltre la loro stessa aspettativa si volge verso disegni superiori e inattesi". Aveva visto lontano... nella natura, nella storia, nel disegno di Dio, nella presenza dello Spirito nel cuore degli uomin i anche al di là della loro consapevolezza e della loro volontà.

Superando la dottrina della guerra giusta, apre al tentativo di ripensare la dottrina, di introdurre nella dottrina le novità, gli sconvolgimenti che sono prodotti dalla storia degli uomini. Nuovi spazi si aprono, nuove convergenze sono possibili. L'incontro tra uomini diversi, tra tradizioni  diverse è rimettere in  gioco il pensiero".

 

 

Pietro Ingrao e Papa Giovanni

25 anni dopo la morte del Papa Roncalli a Sotto il Monte si tenne un convegno che non fu, come scrisse Turoldo, "una semplice celebrazione ma l'approfondimento della constatazione che Giovanni XXIII continua ad essere vivo più di quanto non si pensa". Vi parteciparono esperti di gande valore uniti attorno a una grande tavola di credenti e di non credenti per la costruzione di un'unica umanità.

Ingrao, comunista, volle semplicemente presentare una testimonianza  " da un'altra sponda", "di uno che è al di fuori della chiesa e delle chiese"  e ascoltando gli altri relatori non si trattenne dal dire: "Dobbiamo dirci: o stiamo facendo una commemorazione o stiamo parlando di qualcosa che ci preme e allora la domanda : che ne è del messaggio di Giovanni XXIII oggi, a che punto siamo? Qui dobbiamo essere crudi e dobbiamo anche essere molto duri con noi stessi". Credo che anche per questo Turoldo vide nel convegno una universale interpretazione dell'apparizione di papa Giovanni nella nostra storia quale segno di tempi nuovi.

Consiglio di leggere il numero 59/60 del quaderno di spiritualità Servitium dal quale ho colto varie testimonianze e ora alcune parti di quella di Pietro Ingrao.

 Giovanni XXIII ha affermato la correlazione delle diversità, i nessi delle diversità. Dialogo significativo e pregnante con le altre chiese e culture cristiane  o anche con culture religiose non cristiane. Il mondo non cristiano non lo riteneva chiuso, ma in movimento, nelle sue potenzialità.

Ha riconosciuto non solo un comune destino, ma la necessità di una comunicazione in qualche modo essenziale, non solo dal punto di vista etico ma anche dal punto di vista istituzionale.

Era incominciata un'era nuova: non solo la pace diveniva indivisibile, ma la nozione di guerra giusta diventava impraticabile e inaccettabile. Nuova regolazione dei rapporti, ormai non solo di scala nazionale, ma addirittura su scala planetaria che abbandoni, come vuole la Pacem in terris, lo strumento della forza, della morte e quindi del dominio. Assumere la "non violenza" come condizione, mezzo, strumento necessario per risolvere il conflitto, e mutare quindi tutto un ordine di concezioni sul conflitto in questo pianeta. Si apriva alora la vera, grande questione che ci sta dinnanzi : quella della pace non solo come "non guerra", ma come riconoscimento dell'altro, come coscienza di mondi plurali...  Una pace anche con la natura...

E che cos'è questo messaggio che ci viene dai miliardi di persone del terzo mondo se non la segnalazione di un bivio che ormai è sempre più dinnanzi a noi e a cui non possiamo sottrarci. O noi cambiamo modello di sviluppo...  oppure dobbiamo scontare un fatto già in atto... la tracimazione, il tracimare di questa gente del Sud e che ormai scavalca i confini... e che entra nel nostro mondo...

Papa Giovanni nella sua iniziativa di aver rotto barriere secolari, aperto strade, accolto... sta dentro una visione ormai planetaria e fa i conti con la modernità... questo ha detto a me non credente e  ha segnato la crescita di un'altra cultura e di un'altra lotta.

Vedo e ammiro l'ottimismo di Papa Giovanni come dono della Grazia, come lettura del tempo, ma sento anche tutto il peso delle capitolazioni che sono seguite e che noi ci dobbiamo confessare. Siamo qui a discutere di lui : Ma l'abbiamo veramente capito? O l'abbiamo messo in soffitta? Quanto è vivo?

L'umiltà dell'uomo... del papa...la sento contro l'arroganza. Vi sento la necessità di riconocsrsi insieme in un cammino, credenti e non credenti.

 

 

L'età secolare

Il secolarismo porta ad un allontanamento delle sfere di potere (legislativoesecutivo,giudiziario) tra loro, ma soprattutto all'allontanamento della sfera religiosa dalla sfera politica e, di conseguenza, alla visione della religione come una cosa privata e non più pubblica; ciò dovrebbe avere come principale effetto (e obiettivo) il rispetto per tutte le religioni, ma anche la perdita di importanza di essa nella vita e nelle opinioni non prettamente riferite alla religione. Questa semplice definizione ( di Wikipedia)introduce semplicemente al desiderio di capire il profondo cambiamento e arricchimento di mentalità avvenuto in Papa Roncalli e come oggi il suo insegnamento sia attuale.

Zizola scrive che Papa Giovanni tornava volentieri al mondo della sua campagna bergamasca, esaltandone la fedeltà religiosa, l'attaccamento alla famiglia, la sobrietà, il senso della vita e della natura, la forza morale...  Tuttavia non si limitava ad una sterile lode del tempo passato. Coglieva la positività dell'evoluzione storica... come la socializzazione, la dignità della donna, l'emergere graduale di una migliore intelligenza dell'unità del genere umano e della insostituibile dignità della persona umana. Era contro i 'profeti di sventura'  che non vedevano che rovine nel mutamento di civiltà e sapeva vedere la positività dell'età presente. Invitava l'intera chiesa romana a convincersi  che per annunciare il messaggio evangelico era indispensabile una riforma e che il vangelo doveva essere annunciato nella lingua dei contemporanei, lingua della secolarità.

Già nel 1935 Roncalli scriveva da Istambul : "Io certo mi rattristo davanti al lento ma fatale cadere di molte cose che erano la bardatura del cattolicesimo e del nazionalismo d'altri tempi (...) Io non cesso però di guardare alto e lontano. E' interessante la sua reazione alle leggi laicizzanti di Ataturk, che imponevano fra l'altro l'abito civile agli ecclesiastici : "Che importa che noi portiamo sottana o pantaloni? Purché possiamo annunciare la parola di Dio". Era disponibile  a cogliere alcuni aspetti positivi della crisi del sacro, la quale avrebbe sì travolto le forme teocratiche  sedimentatesi sul cristianesimo ma con effetto tutto sommato purificatore e rigeneratore. Assunse decisamente l'opzione per una nuva funzione del cristianesimo, che non può essere quella di fondare la città ma di ispirarla, facendo leva piuttosto sui valori interiori e sulla forza intrinseca del messaggio evangelico. Così Papa Giovanni chiede alla Chiesa di dire con San Pietro : "Non ho né oro né argento ma quello che ho te lo dono : nel nome di Gesù Cristo di Nazareth, lèvati e cammina (Atti 3,5 )". (Alberigo)

"Il mondo per Papa Giovanni per Papa Giovanni non è più solo il destinatario di messaggi risolutivi, ma amato per ciò che è, riconosciuto nella sua autonomia, nella sua capacità di valori, coi segni - che la Chiesa sa discernere - per manifestarsi e costruirsi nel tempo "essendo lo sviluppo della civiltà umana e la logica stessa dell'Incarnazione". ( Chenu )

Bisogna ammettere che questa proposta è ben lungi, ancor oggi, dall' essere accettata, malgrado gli sforzi intrapresi dopo Giovanni dalla Chiesa di Paolo VI. Ci furono e persistono vari tentativi : di serrare le fila, di vedere un mondo nemico, paura di aperture, e paura di scontri, di vedere minacce... di vedere 'protestantesimo' dove arde il fervore di una fede viva e più esigente.

"Ciò che si vuol conservare è quello che si perde come occasione non solo per costruire il nuovo ma anche per usare in modo adeguato l'antico". (Giovanni Michelucci )

 

 

La cultura nemica

Ancora da Giancarlo Zizola, della cartolina precedente, leggiamo come Papa Roncalli si comportava con le persone, definite dal giornalista appartenenti alla cultura nemica, come se la vita della Chiesa fosse una guerra contro avversari. Molto presto Roncalli conobbe le figure classiche dell'avversario religioso : anzitutto, il 'modernista'della chiesa di Pio X. Vediamo il giovane prete bergamasco arretrare, non situarsi, reagire con disgusto istintivo, nel confronto condotto nei modi del fondamentalismo e della violenza. In un momento di piena bufera antimodernistica, nel 1911, Roncalli scrisse : "Se si doveva dire la verità, non comprendevo perché la si doveva accompagnare coi fulmini e con le saette del Sinai, piuttosto che con la calma e la serenità di Gesù, nel lago e nella montagna. Troppa la repugnanza fra quel modo di fare e il mio carattere".

In Bulgaria, Roncalli,  rappresentante della Santa Sede, incontra  quelli che erano definiti nemici storici della chiesa romana, eretici, sotto forma di ortodossi. Da quel momento si precisa in lui il principio che regolerà l'intera sua esistenza: "La Chiesa ha molti nemici, ma non è nemica di nessuno". Allora supera le prudenze diplomatiche e le riluttanze dei dirigenti della Santa Sede, con iniziative di aperture verso le chiese ortodosse, in anticipo sui tempi. Partendo da Sofia nel 1933, dichiara di voler accogliere chi un giorno busserà alla sua porta : "Non ti domanderò se sei cattolico o no, fratello di Bulgaria. Basta, entra. Due braccia aperte ti accoglieranno, un cuore caldo di amico ti farà festa. Perché tale è la carità del Signore".

Durante il tempo di guerra fredda, a un prete che proponeva al nunzio Roncalli di benedire l'opera della "Crociata della pace", subito rispose  dicendo : "Non pronunciare mai questa parola davanti a me! Vengo da Costantinopoli e so che il solo ricordo delle crociate basta a dividere i cristiani".

 Già a Parigi aveva pensato al nucleo principale dell'Enciclica Pacem in Terris : "Esistono certi principi elementari di carattere morale e religioso che costituiscono il patrimonio primordiale di tutti i popoli e sul quale si suppone un'intesa per la giustizia e per la pace. Per tutte le anime di buona fede è il sentimento della fraternità che brilla sul volto di ogni uomo come un riflesso del volto di Dio".

Continua Zizola : "Su quel solco, Roncalli continua a operare anche da papa, malgrado la corposità istituzionale di cui si riveste la cultura dell'avversario al centro della chiesa romana. Il Papa comincia a smantellarla subito: Il primo segno concreto del nuovo indirizzo fu la visita al carcere di Regina Coeli... Giovanni sovverte i meccanismi sacrali dell'immunità, che tanta parte hanno nel processo dell'esclusione e della repressione della devianza sociale, e li sconvolge con un semplice principio alternativo, quello dell'inclusione , anzi dell'identità". Il Papa disse : "Siamo nella casa del Padre, anche qui.... Eccomi ...ho messo il mio cuore vicino al vostro... eccomi a voi, e penso con voi ai vostri bambini, che sono la vostra poesia e la vostra tristezza, alle vostre mogli e alle vostre sorelle, alle mamme (...)".                                        (In questo, Papa Roncalli e Papa Francesco sembrano andare d'accordo).

"Il metodo è di seguire le regole della non-violenza gandhiana: Giovanni evita di contrapporre un sapere a un altro sapere, una teologia a un'altra teologia, una corrente di chiesa a una corrente diversa. Preferisce uscire dall'antagonismo, non per la vittoria sull'avversario ma per sottrazione dell'inimicizia".  Durante i primi passi del Concilio, i giornalisti si attendevano lo scontro del Papa col cardinale Ottaviani che voleva il 'veto' della chiesa all'apertura a sinistra, altro terreno scottante durante il pontificato di Papa Roncalli. Non sapevano quanto il papa aveva fatto. Lo riferì  il postulatore della causa di beatificazione del papa, dopo aver ascoltato il cardinale stesso. Papa Giovanni, un giorno, si curva un poco verso il cardinale e gli dice : "Eminenza, le nostre teste possono anche avere pensieri diversi. Ma il nostro cuore è sempre vicino".

Rada Frusceva, figlia di Kruscev raccontò della visita al Papa con suo padre: "Egli si era comportato paternamente... Aveva creato un'atmosfera tale  per cui tutte quelle cose che potevano essere motivo di impaccio per noi, non sono accadute".  

L'enciclica Pacem in terris aperse un nuovo stile di dialogo tra i popoli.  Mikhail Gorbaciov nella Perestroika concordava col messaggio del Papa nella Pacem in terris che "si  doveva trascendere le gabbie ideologiche della storia".  Era persuaso che "siamo tutti passeggeri di una stessa nave e che non possiamo permetterci di fare maufragio".

Tutti volgevano lo sguardo verso il vecchio Papa contadino, aderente alla terra, alle radici, alla natura, che credeva che la Provvidenza stava conducendo il mondo "ad un nuovo ordine di rapporti umani" fondato sull'unità del genere umano, e insisteva  sull'apertura di ogni comunità politica alla solidarietà su scala mondiale per scongiurare il conflitto nucleare e realizzare una equa distribuzione delle risorse.

 

 

L'autorità papale di Papa Giovanni

Il vaticanista Giancarlo Zizola nel  quaderno di spiritualità Servitium 59/60, dopo 25 anni dalla morte di Papa Giovanni, prende in esame tre aspetti che gli appaiono particolarmente eloquenti per identificare la sostanza del papato giovanneo, gli aspetti permanenti della sua azione, quelli che lo rendono nostro contemporaneo spirituale : - Giovanni e l'autorità papale - Giovanni e la cultura nemica - Giovanni e l'età secolare.

Giovanni e l'autorità papale

Lo studio di Zizola è esteso e merita di essere letto tutto e bene perché vi si trovano notizie interessanti che non sono conosciute. Per il mio stile di "cartoline"  ne colgo alcune parti e non tutte semplici. Se qualcuno mi scrivesse, mi sarebbe di aiuto.

Jasper dice che l'autorità papale è " L'ostacolo del Cristianesimo, la pietra di inciampo per molti cristiani. E' però un fatto che la figura del Papa non apparve più così impervia per la fede cristiana quando il Papa divenne Giovanni. Al contrario, essa apparve quella di un cristiano capace di incoraggiare, confortare purificare la fede dei fratelli e suscitare la speranza di molti uomini e molte donne".

Papa Giovanni confidò a Daniel Rops come ha vissuto la sua prima notte di Pontefice : "Era pesante... Ma il Signore lo voleva. Geremia disse a Dio: - Tu mi hai voluto... sei stato il più forte... mi sono sottomesso -"

Fin dall'inizio Papa Giovanni accolse tutto come minorità e sottomissione dentro l'obbedienza. Anche nei dieci anni vissuti in Oriente, in quelle che chiamava "tribolazioni", impostegli dai dirigenti romani, intuiva il carattere discendente necessario ad ogni potere nella Chiesa.

Ma è forse nel discorso per l'incoronazione che si vede la sua minorità. A chi lo vuole 'uomo di stato, diplomatico, scienziato...', dice : "papa dicitur quasi amabilis pater... il papa sarà il pastore buono, pronto a a dare la sua vita per le sue pecore e guidare innanzi il suo gregge... il nuovo papa vi dice come Giuseppe  dell'Antico testamento : "Sono io, il vostro fratello Giuseppe". Papa Padre e fratello.

Nessun papa prima di Giovanni ha conosciuto una popolarità più vasta e universale della sua (Verucci). Il culmine fu raggiunto alla sua morte che suscitò un compianto generale in tutto il mondo.

All'interno della istituzione egli portò una alta tensione spirituale, assoggettando ad essa la propria autorità nel senso di un primato spirituale e non politico. Ciò lo dichiarò nel famoso discorso della luna : "La mia persona conta niente. E' un fratello che parla a voi, divenuto padre per la volontà del Signore. Ma tutto insieme, paternità e fraternità, è grazia di Dio". Autorevole come padre e fratello, immagine viva della Trinità.

In realtà, è stato questo il papato delle maggiori e più impegnative scelte della Chiesa in questo secolo. Il "papa buono" appare capace di interventi anche severi per ridimensionare certi uomini che facevano il bello e cattivo tempo della Chiesa, quando si trattava di salvaguardare valori supremi di verità e di giustizia. La sua sottomissione era a Dio, non agli uomini.

Dove trovava la forza?  "Chi ha fede non trema, non precipita gli eventi, non sgomenta il prossimo... Noi fermamente crediamo all'azione di Dio nella coscienza dei singoli, alla sua presenza nella storia. Noi crediamo al suo amore". Egli non appare inquieto. L'indebolimento materiale della Chiesa, la perdita dei suoi mezzi di influenza,  gli  appare persino un varco per il suo rafforzamento spirituale, dunque per la sua fedeltà. Dalla sua vita di Papa le conseguenze sono notevoli:

1. Scopo della Chiesa non può essere la Chiesa. Il Papa ha il primato ma non sopra la Chiesa, piuttosto nella Chiesa. Il primato va collocato nella comunione della Chiesa.

2. Il Papa non può essere un superman. Il suo compito non può sostituire quello dei vescovi, né quello di un supervescovo. Il modello discendente del papato romano comporta una rimisurazione  delle sue funzioni istituzionali.

3. I segni dei tempi dicono un indebolimento dell'idea che il progresso è assicurato mediante arricchimenti materiali, accrescimenti, sempre maggiori quantità di sapere, di avere e di potere. Il modello di Giovanni si ripropone a incoraggiamento e a correzione della Chiesa contemporanea, affinché possa "offrirsi alle ispirazioni con le umiliazioni" come diceva Pascal.

 

 

Tu padre del mondo

In una poesia, Turoldo chiama Papa Giovanni 'Padre del mondo', e ricorda che aveva definito 'appena un'aurora', 'un grande giorno per tutta l'umanità', il Concilio, il nascente ecumenismo e  il risvegliarsi dei popoli poveri.

Papa Giovanni, tu padre del mondo, uomo

della pace per tutte le terre: così

hai scritto: a rispetto di tutte le fedi

e razze e culture: "in terris", quale

necessaria e libera armonia

per tutto l'universo: tu

che hai creduto alla Ragione

perciò hai bollato di follia la guerra:

Papa Giovanni, tu padre del mondo, uomo

che eri serenamente timorato del divino mistero

perciò non amavi i profeti di sventura

e dicevi di quale pace soave lo spirito

gode pur dentro la bufera: e tu per primo

lassù così in alto, finalmente hai distinto

l'errante dall'errore e perciò eri

amico di tutto l'universo umano,

e dicevi che verità antica

per nuova lingua si fa novela...

Papa Giovanni, tu padre del mondo,

che mai dalla terra hai tagliato le radici

mai rinnegata la origine tua

di uomo della terra:

i poveri sono ancora traditi e soli,

impedita anche da noi

la loro liberazione;

e fratelli continuano ancora

a morire di morte caina;

e il Grande Potere subito calpesta

appena germogli di speranza

accennano a fiorire: poiché nulla

di nuovo deve avvenire

e meno ancora se da Oriente!...

E intanto il mondo è di nuovo ferito e più

neppure alla porta del tempio attende:

Papa Giovanni, tu padre del mondo, uomo

de fede, ritorna...

ritorna almeno tu a dirci: "poiché

non ho né oro né argento...

io vi dico: alzatevi

e riprendete il cammino!..."

 

 

Quella sera

D. M. Turoldo ci ha lasciato alcune poesie su Papa Giovanni. Ne ho trovata una molto commovente nel quaderno di spiritualità SERVITIUM 59/60 che è una raccolta di studi sull'Eredità Spirituale di Papa Giovanni, pubblicato a venticinque anni dalla morte.

Turoldo, presentanto quegli studi, era convinto che Giovanni XXIII continuava a essere vivo più di quanto non si pensava e non solo vivo nella devozione popolare - segno di quanto il popolo ci tenga ai suoi santi...- ma vivo nella cultura e nella storia. E ricorda che il Papa, il giorno dell'apertura del Concilio, diceva che quanto stava avvenendo era "appena un'aurora".

Quella sera

Anche il sole tardava a morire quella sera

sostava una luce strana sulle case

e sopra le facce della gente, e dalle strade

saliva un silenzio ancora più strano:

solo dalla Grande Piazza - il palco ove

si affrontano Speranza e Delusione

da sempre - si spandeva nel'aria un murmure

un murmure da sottosuolo, sommesso :

un sospiro delle cose pareva

ancor prima di farsi umana coscienza,

voce fusa del mondo : quella sera

tutto il mondo si era fermato, la gente

era sulle porte, in silenzio,

solo con il capo qualcuno accennava

a quell'unica Cosa : nessuno

osava dire all'altro quanto

era impossibile dire, e tutti

piangevano di gioia e di dolore :

tutti improvvisamente orfani!

Forse solo alla tua morte, Francesco

tra le morti umane - così

la gente che sapeva, deve

aver cantato e pianto

come tutto il mondo e noi,quella sera! E subito

udito l'"Ite" della preghiera

posto per Caso divino a sigillo

della favolosa "Leggenda", oh quanti

per le vie si abbracciavano! Perfino

il fratello ateo (ma chi era

ateo, almeno quella sera!) e il musulmano

e l'ebreo e il fratello riformato

piangevano quella sera! Eil negro

e l'olivastro... Uno aveva appena

scritto : "sono buddista : Dio vi ama"!

Anche il bianco era un fratello quella sera...

E tutti a dire:

sì, il genere umano è uno

il mondo può essere uno

sì, ogni terra può essere in pace.

Tutti, quei giorni, a evocare le tue

parole di addio : "Figlioli

cercate ciò che vi unisce

e non quanto divide!" Dicevi

di offrir la tua vita per la pace:

"saremo sempre amici!", dicevi!

 

 

Il Papa del dialogo ecumenico e interreligioso

Il terzo messaggio che il Vescovo Mons Francesco Beschi ci invita a cogliere nella venuta di Papa Giovanni è la comprensione della sua ricca personalità di uomo del dialogo ecumenico e interreligioso, e quindi ad uscire oggi con Papa Giovanni e con Papa Francesco ad incontrare ogni uomo perché è Gesù.            Leggiamo nelGiornale dell'anima di Papa Giovanni: "La provvidenza mi trasse dal mio villaggio nativo e mi fece percorrere le vie del mondo in Oriente e in Occidente, accostandomi a genti di religioni e di ideologie diverse, in contatto con problemi sociali acuti e minacciosi e conservandomi la calma e l'equilibrio dell'indagine e dell'apprezzamento, sempre preoccupato, salva la fermezza ai principi del Credo cattolico e della morale, più di quello che unisce, che di quello che separa e suscita contrasti...".

Un religioso scrive dalla Turchia: " Roncalli continua a coltivare attivamente le relazioni amichevoli con i rappresentanti delle Chiese Ortodosse, come durante il suo soggiorno in Bulgaria. Egli con la sua affabilità e comprensione ha contribuito al riavvicinamento degli spiriti, dissipando molti pregiudizi che persistevano."                                                                                                                                 Il vescovo Roncalli, salutando i cattolici Bulgari, racconta la tradizione irlandese di mettere alla finestra delle case una candela accesa la notte di Natale, in ricordo di Giuseppe e Maria che cercano un alloggio,  e dice: "Ovunque io sia, anche in capo al mondo, se un bulgaro passerà davanti alla mia casa troverà sempre alla finestra una candela accesa. Potrà battere alla mia porta... sia cattolico o ortodosso,  e troverà nella mia casa la più calda e la più affettuosa ospitalità".                                                      

A Venezia cerca i contatti con i "Fratelli Separati",  partecipa ogni anno all'Ottavario di Preghiere per l'unità delle Chiese e afferma: "La strada dell'unione delle varie Confessioni cristiane è la carità così poco osservata dall'una e dall'altra parte".                                                                                  

Anche la sua preghiera diventa universale: "Apriamo il cuore e le braccia  a tutti coloro che sono separati da questa Sede apostolica.  Desideriamo ardentemente il loro ritorno nella casa del Padre comune".  Nel 1958 scrive a La Pira, sindaco di Firenze: "Da quando il Signore mi condusse sulle vie del mondo all'incontro con uomini e civiltà diverse da quella cristiana... ho ripartite le "ore" quotidiane del breviario così da abbracciare nella preghiera l'Oriente e l'Occidente..." 

Una settimana prima di morire, trova il tempo per affidare ai più stretti collaboratori - il cardinale Cicognani, monsignor Dell'Acqua, monsignor Capovilla...- le sue ultime raccomandazioni. Quasi un testamento spirituale. "Ora più che mai, certo più che nei secoli passati, siamo intesi a servire l'uomo in quanto tale e non solo i cattolici; a difendere anzitutto e dovunque i diritti della persona umana e non solamente quelli della Chiesa cattolica... Non è il Vangelo che cambia: siamo noi che cominciamo a conoscerlo meglio. Chi è vissuto più a lungo e s'è trovato agli inizi del secolo in faccia ai compiti nuovi di un'attività sociale che investe tutto l'uomo; chi è stato, come io fui, vent'anni in Oriente, otto in Francia e ha potuto confrontare culture e tradizioni diverse, sa che è giunto il momento di riconoscere i segni dei tempi, di coglierne l'opportunità e guardare lontano".

Oggi,  i missionari del Pime, accogliendo i pellegrini nella casa natale di Papa Giovanni, mantengono vivo il suo spirito missionario ed ecumenico che in realtà deve essere vivo in ogni cristiano.

 

 

Il Concilio con quanto ha portato alla Chiesa

Il secondo messaggio che il Vescovo Mons Francesco Beschi ci invita a cogliere nella venuta di Papa Giovanni è la comprensione del dono di Dio del Concilio che lo Spirito Santo suggerì a Papa Giovanni. "Il Concilio, scrive il Vescovo nell'Eco di Bergamo, con quanto ha portato alla Chiesa, non solo ci è stato consegnato, ma ci sprona ulteriormente nel cammino".  Papa Giovanni il giorno dell'apertura del concilio scrisse nel suo Giornale dell'anima: "Ringrazio il Signore che mi abbia fatto non indegno dell'onore di aprire in nome suo questo inizio di grandi grazie per la sua Chiesa".  E Giovanni Paolo II nel centenario della nascita di Papa Giovanni disse : "Egli è stato un grande dono di Dio perché ha fatto sentire viva la Chiesa e ha indicato le vie del rinnovamento della tradizione. Sapeva guardare al futuro con incrollabile speranza".

 Accogliere gli insegnamenti di Papa Giovanni significa arricchire la nostra conoscenza su tanti elementi della realtà della Chiesa a cui apparteniamo e di tanti aspetti della nostra vita cristiana da far crescere in fedeltà al Vangelo e dentro la Chiesa. Conoscenza e amore della Chiesa. La proposta del Concilio nacque in un uomo che aveva una grande conoscenza della storia della Chiesa e un forte e profondo senso ecclesiale. Papa Giovanni amava tanto la Chiesa. Così vedeva la sua passione nello studio: "L'unico mio fine nello studio sarà la maggior gloria di Dio, l'onore della Chiesa, la salute delle anime, e non il mio onore". E così ha condotto la sua vita sacerdotale e di pastore: "Voglio essere come quei buoni vecchi sacerdoti bergamaschi di una volta, la cui memoria vive in benedizione e che non vedevano e non volevano vedere più in là di quanto vedeva il Papa, i vescovi, il senso comune, lo spirito della Chiesa...".

Ed ecco il ricordo di una celebrazione: "Mi sovvengo che fra i sentimenti di cui il mio cuore riboccava, questo dominava su tutti, di un grande amore alla Chiesa, alla causa di Cristo, del Papa, di una dedizione totale dell'essere mio a servizio di Gesù e della Chiesa, di un proposito, di un sacro giuramento di fedeltà alla cattedra di San Pietro, di lavoro instancabile per le anime" . Della Chiesa ha sempre vissuto il senso della continua assistenza e protezione di Dio : "Devo ricordare sempre che la Chiesa contiene in sé la giovinezza eterna della verità e di Cristo, che è di tutti i tempi; ma che è la Chiesa che trasforma e salva i popoli e i tempi, non questi quella".

Il suo addio è come un ritornello del canto della sua vita : "Nell'ora dell'addio, o meglio dell'arrivederci, richiamo a tutti ciò che più conta nella vita : Gesù Cristo benedetto, la sua Santa Chiesa, il suo Vangelo e, nello spirito e nel Cuore di Gesù..., la verità e la bontà... mite e benigna, operosa e paziente, invitta e vittoriosa".

 

 

UOMO E PASTORE DI PACE

Il vescovo di Bergamo, mons. Beschi, annunciando la venuta di Papa Giovanni nella sua terra, invitava subito a cogliere i messaggi della sua vita di cristiano santo. La prima pagina di Vangelo vissuto da Papa Giovanni e poi testimoniata è quella di essere stato come Gesù, l'Agnello di Dio che dona la Pace. Lo dichiarò lui stesso :  "La Chiesa mi vuole vescovo per mandarmi in Bulgaria, ad esercitare, come Visitatore Apostolico, un ministero di pace". Papa Benedetto definì Papa Giovanni :

UOMO E PASTORE DI PACE

Conosciamo bene i suoi interventi efficaci per ottenere la pace in certi momenti difficili. Ma quello che possiamo cogliere per noi personalmente è il suo cammino fedele al Vangelo, dentro il motto OBOEDIENTIA ET PAX. Cammino voluto, ordinato, che gli permise di essere Uomo di pace.

"Straziante è il clamore di guerra che in questi giorni si leva su da tutta l'Europa. Signore Gesù, io levo le mani sacerdotali sopra il tuo corpo mistico, e ripeto in lacrime la preghiera di san Gregorio, la ripeto con particolare slancio dello spirito, oggi: « diesque nostros in tua pace disponas » (Disponi i nostri giorni nella pace).

E la Chiesa fra questo diluvio? O Signore, dona alla tua Chiesa, fra questo turbinare di procelle, fra questo cozzo di genti, « libertatem, unitatem et pacem! ».

La pace, la pace! il voto, il desiderio, la domanda supplichevole di essa sia in cima ai nostri pensieri, ai nostri affetti ‑ e non occorre dire che noi non vogliamo una pace qualsiasi purché la si finisca la guerra, ma quella pace che vuole il Signore, e che s. Tommaso dice essere opera di giustizia: opus justitiae est pax, quella che è il vero e massimo bene di una nazione.

Intanto noi cerchiamo di anticipare il regno della pace nei nostri cuori, poiché a nulla varrebbe quella delle nazioni, ove i nostri cuori fossero in tempesta.

La pace. È il dono, ed il segno che Dio è in noi. Prove dure, battaglie terribili, ma in fondo al cuore la pace resta. Bisogna esserne preoccupati. È il frutto della buona volontà. Pax Domini sit semper vobiscum.

I miei principi direttivi restano immutati; umiltà in tutto. specialmente nelle parole; unione con Dio, e questa è la cosa principale, di cui sento oggi una maggiore necessità; cercare, in tutto sempre, il gusto di Dio e non il mio; la testa a casa mia, a me stesso, allo studio della vita devota e non a riscaldamenti fuor di tempo; per ora studio intenso, raccolto e tranquillo; in tutto e sempre una gran pace e soavità d'animo.

Dire pace in senso umano e cristiano significa penetrazione ne­gli animi di quel senso di verità, di giustizia, di perfetta fraternità fra le genti, che dissipa ogni pericolo di discordia, di confusione, che compone le volontà di tutti e di ciascuno sulle tracce della evan­gelica dottrina, sulla contemplazione dei misteri e degli esempi di Gesù e di Maria, divenuti familiari alla devozione universale: sullo sforzo di ogni anima, di tutte le anime, verso l'esercizio perfetto della legge santa, che, regolando i segreti del cuore, rettifica le azioni di ciascuno verso il compimento della cristiana pace, delizia del vi­vere umano, pregustamento delle gioie immanchevoli ed eterne.

 

 

Papa Giovanni torna a casa. Che significato ha la sua venuta?

Monsignor Beschi, vescovo di Bergamo, lo ha annunciato con gioia e ha subito invitato a fare queste attenzioni sull'importanza di accogliere bene i messaggi che ci può ricordare e portare la venuta di Papa Giovanni: "Quella della pace è una speranza che percorre tutta l'umanità. Il Concilio con quanto ha portato alla Chiesa. Il dialogo ecumenico e interreligioso".

E' interessante quindi impegnarsi a far capire e poi a vivere bene l'avvenimento della venuta delle spoglie di Papa Giovanni nella sua terra. Papa Giovanni viene da santo e quindi ancora in piena attività. I suoi messaggi sono ancora vivi e attuali.

In tutta la storia della Chiesa i santi e le sante sono stati sempre fonte e origine di rinnovamento, soprattutto nelle più difficili circostanze della sua missione nel mondo. E Papa Benedetto sui santi ci ha detto : "In ogni tempo i santi hanno sfogliato una pagina del Vangelo e l'hanno resa evidente ai loro contemporanei. Essi sono i veri saggi, coloro che,alla luce del Vangelo, trasformano la realtà di questo mondo... sono i veri rivoluzionari che mettono in atto la rivoluzione che viene da Dio, la rivoluzione dell'amore".

E ce lo dice Il catechismo della Chiesa: "A causa infatti della loro più intima unione con Cristo i beati rinsaldano tutta la Chiesa nella santità... non cessano di intercedere per noi presso il Padre, offrendo i meriti acquistati in terra mediante Gesù Cristo, unico Mediatore tra Dio e gli uomini... La nostra debolezza quindi è molto aiutata dalla loro fraterna sollecitudine":"Non piangete. Io vi sarò più utile dopo la mia morte e vi aiuterò più efficacemente di quando ero in vita. Passerò il mio cielo a fare del bene sulla terra" (Santa Teresa di Gesù BambinoNovissima verba). "Poiché tutti i credenti formano un solo corpo, il bene degli uni è comunicato agli altri... Allo stesso modo bisogna credere che esista una comunione di beni nella Chiesa".

Nella preghiera del credo diciamo :"Credo nella comunione dei Santi", e Papa Giovanni ci credeva veramente : "Iddio, la Vergine santissima mi aiutino, mi rendano degno di ascoltare quelle divine lezioni, di rendermele giovevoli; gli antichi allievi, i miei modelli, sono i santi; i miei condiscepoli sono quelle anime giuste, che non vivono se non per procurare l'onore di Dio, per dilatare i confini del regno di Gesù Cristo".

Quindi questo rapporto dei cristiani col Santo Papa Giovanni va ben capito e ben vissuto. Ormai costatiamo che la devozione e la comunione coi Santi sono quasi scomparse nella vita di molti cristiani. Impegnamoci tutti a far sì che Papa Giovanni ritorni nelle nostre case e nei nostri cuori.

 

 

Papa Roncalli e l’Algeria

Durante i dieci anni vissuti a Touggourt in Algeria, zona desertica abitata da varie ethnie di arabi e di musulmani,  ho avuto la gioia di incontrare i membri della Diocesi di Costantine, terra di Sant’ Agostino, per un ritiro spirituale: vescovi, preti, religiose e cristiani algerini e stranieri.

In quei giorni ho potuto accertarmi sulla visita dell’Algeria che il card Roncalli aveva fatto nel 1950 come nunzio apostolico della Francia e dell’Algeria e ho trovato la cronaca della sua visita nella vecchia raccolta del bollettino diocesano ECHO. Una settimana intera di incontri in vari luoghi, accompagnato dal Card Duval, arcivescovo di Algeri che aveva lottato contro l'uso della tortura  e col quale condivideva una profonda amicizia. Arrivò fino a Biskra, a pochi km da Touggourt. Nel 1950 c’era una grande vitalità cristiana in tutto il Nord dell’Algeria. Vi vivevano molti “Pieds Noirs”, oriundi francesi e italiani che lavoravano i terreni e avviavano varie attività commericali, industriali e professionali. Ma poco profondo era il loro rapporto con la popolazione araba e musulmana.

Negli anni ‘50 in Algeria scoppiò la guerra civile e nel 1962 ci fu l’indipendenza. Roncalli divenuto papa, seguì gli avvenimenti con immensa sofferenza. Vi riporto alcune frasi pronunciate come gridi di dolore. Sono datate tra l’aprile del 1961 al luglio 1962.

“Si succedono avvenimenti tristi contro la vita e i beni di numerosi cittadini”.

 “Vi diciamo la nostra gioia nel rivedervi… Ma vi confidiamo la nostra pena e vi invitiamo a unirvi alla nostra preghiera verso i quattro punti cardinali. La nostra angoscia alla vista del sangue che bagna la terra… vittime umane sacrificate nel disprezzo di accordi in attesa di applicazione. Il comandamento divino risuona fermo e grave: “Non ucciderai!”

Spiagge che un tempo abbiamo visitato… terre in cui il lavoro e la concordia potevano vivere a profitto di popolazioni nel trionfo della giustizia… Venga il giorno di pace! Che nessuno spezzi delle vite umane e che si veda in ogni uomo l’immagine di Dio Creatore!  Non uccidete! Cari figli e figlie sostenete le braccia del Padre comune della cristianità in preghiera…. E fate eco alla sua parola. Prevalga il diritto e la mutua carità. Sulle terre insanguinate dell’Africa siano benedetti gli autori e i costruttori di pace”.

Al Card Duval: “Vostra eccellenza comprenderà la nostra pena in questa ora per la Francia che ci è cara e che vediamo minacciata da lotte fratricide e per le popolazioni algerine che avemmo il piacere di visitare nel 1950 e alle quali auguro cordialmente la realizzazione delle loro legittime aspirazioni".

 

 

A Sotto il Monte la preghiera per tutta l'umanità

A Sotto il Monte si viene per pregare accanto a Papa Giovanni. Non solo per chiedere i doni di Dio per se stessi, non solo per dire 'Grazie' per i beni ottenuti, ma anche per unirsi alla preghiera di Papa Giovanni, il grande intercessore che continua a volere il bene per tutta l'umanità. Nel cuore buono di Papa Giovanni c'era sempre posto per le invocazioni, per la preghiera. E continua ancora. Ora vediamolo e ascoltiamolo a Lourdes durante la grande guerra mondiale: "A Lourdes. La Madonna è sempre là nel suo atteggiamento : occhi in alto, mani giunte, labbra in preghiera. Ed in preghiera invita la Bernadetta : "Prega per i poveri peccatori, e per il  mondo tanto agitato". Oh la preghiera : la gran cosa che essa è. Non conviene mai dimenticare come Dio l'abbia voluto costituire il vincolo tra cielo e terra e come tutto abbia promesso alla preghiera (...). E seguiamo a pregare per i giovani nostri, perché il Signore li mantenga valorosi, buoni, vincitori di se, delle loro passioni, dei loro nemici; per coloro che sono rimasti qui nell'aspettazione affannosa, spesso nella incertezza  della sorte dei loro cari, spesso nel lutto e nel pianto per le notizie infauste qui giunte e che non rivedranno mai più i loro figli, fratelli, mariti. Preghiamo per tutti nostri fratelli, per tutti noi, affinché attraverso le cure e i dolori della nostra patria terrena possiamo non perdere, ma acquistarci con merito maggiore, la patria celeste".

Eletto papa, si fece ancora più vicino a Gesù risorto, l'intercessore presso il Padre per tutta l'umanità. "Tutto il mondo è la mia famiglia. Questo senso di appartenenza universale deve dare tono alla mia mente, al mio cuore, alle mie azioni. Esso vivificherà la mia costante ed interrotta preghiera quotidiana di unione con Gesù, familiare e confidente".

Per sottolineare il valore della preghiera di intercessione, il Cardinal Carlo Maria Martini il 3 gennaio 2008, ormai libero dal servizio pastorale e residente a Gerusalemme, ha detto: "La preghiera di intercessione appare come un non senso per le persone che guardano solo a questo mondo e che misurano ogni cosa col metro dell’efficienza materiale e del frutto visibile.   La preghiera di intercessione è un dono dello Spirito di Dio che lavora per l’unità del piano divino per l’umanità. Questa preghiera è pregna di significato e potente nella sua dinamica, specialmente nel campo della riconciliazione tra gli uomini e tra l’uomo e il suo Dio. La preghiera di intercessione è una conseguenza della legge della mutua appartenenza e della mutua responsabilità. Guarda all’unità del genere umano proponendo a ciascuno l’invito a partecipare alle difficoltà e ai drammi di ogni essere umano e a cooperare al piano di Dio per questo universo. La preghiera di intercessione non consiste soltanto nel raccomandare a Dio le intenzioni di molta gente, ma anche nel domandare il perdono dei peccati dell’umanità e di ogni singola persona. La preghiera di intercessione è una espressione della struttura dell’essere. In essa il primato non è quello della persona che è preoccupata della propria identità e benessere, ma quello della persona-in relazione, che è ha a cuore il bene-essere degli altri. In questo modo nasce un sistema di relazioni attraverso il quale alcune persone possono portare i pesi degli altri e soffrire per essi. Questa legge è molto misteriosa e perciò non sempre considerata, ma è uno dei pilastri del piano di Dio. Da questa struttura dell’essere deriva anche la possibilità e il valore di un vero dialogo interreligioso, dove ciascuno accetta di riconoscere non soltanto il valore dell’altro, ma anche di soppesare con pace le critiche che vengono fatte alla propria tradizione. Da tutto questo deriva la necessità e l’urgenza della preghiera di intercessione. Essa è necessaria perché corrisponde all’intimo dell’Essere divino e porta in questo mondo l’immagine del mondo a venire e del grande mistero che sarà rivelato alla fine dei tempi. È urgente, perché la necessità dell’umanità di superare oggi la violenza è terribilmente pressante e chiama all’azione tutta la gente di buona volontà".

 

 

Il mio angelo custode

Papa Giovanni ha scritto nel suo Giornale dell'anima :

 

"Avrò una grande devozione all'Angelo custode. Angelo mio custode, a voi affido specialmente il mio raccoglimento... Allontanate le mie distrazioni, confortatemi nella mia svogliatezza, mantenetemi calmo, sereno, disciplinato in ogni cosa. Ora dal canto mio sarò più raccolto, m'aiuti la Vergine santissima, mi aiuti il mio angelo custode, il mio san Giovanni Berchmans.

Dunque, patti chiari. Incominciamo dal togliere le mancanze più frequenti e più appariscenti; poi, volta per volta, verremo alle altre.

Sono testimoni in questo momento, di questo mio atto, il buon mio angelo custode e il mio san Giovanni Berchmans.

In tutto mi ricorderò sempre che io devo essere puro come un angelo, e mi diporterò in modo che da tutto me stesso, dai miei occhi, dalle mie parole, dai miei tratti, traspiri quella santa verecondia sì propria dei santi Luigi, Stanislao e Giovanni, verecondia che piace tanto, si attira la riverenza ed è l'espressione di un cuore, di un'anima casta, diletta da Dio.

Non mi scorderò mai che io non sono mai solo, anche quando lo sono: che mi vede Dio, Maria e l'angelo mio custode; che sempre sono chierico. E quando sarò sulle occasioni di offendere la santa purità, allora più che mai istantemente mi rivolgerò all'angelo custode, a Dio, a Maria, avendo familiarissima la giaculatoria: Maria Immacolata, aiutatemi. Allora penserò alla flagellazione di Gesù Cristo ed ai novissimi memore di quanto dice lo Spirito Santo: “Memorare novissima tua et in aeternum non peccabis “ (Sir 7,40). Che pensiero, ma insieme qual rossore per me! Come potrò io fare certi pensieri di superbia, dire certe parole, compiere certe azioni, sotto gli occhi del mio angelo custode? Eppure l'ho fatto. O Spirito che mi accompagni, deh! prega Dio per me, affinché non abbia mai più a fare, dire o pensare cose che possano offendere i tuoi occhi purissimi".

 Nel catechismo dei bambini leggiamo : "L’angelo custode esprime la premura di Dio per ogni uomo. Egli mette accanto a noi una creatura a lui fedele, che ci custodisca come e più di una mamma e di un papà, anche quando non siamo più bambini (cf. libro di Tobia). L’angelo custode è anche un messaggero di Dio presso di noi ed un messaggero nostro presso Dio. Vede sempre il volto di Dio e gli presenta le nostre preghiere, le nostre opere buone e le nostre sofferenze. Non lo vediamo di persona. Spesso, al momento giusto, ci fa incontrare una persona buona, premurosa che ci aiuta e noi diciamo: Sei stato proprio un angelo! Promuoviamo nei bambini il senso di questa presenza come apertura e fiducia in Dio buono e provvidente, così da non sentirsi mai soli. Aiutiamo i bambini a rivolgere una preghiera all’angelo custode quando vanno a riposare, quando escono di casa per andare alla scuola materna, quando tutti insieme si inizia un viaggio. Insegniamo che è bello pregare anche l’angelo custode della mamma, del babbo, del dottore, del macchinista, delle persone che sappiamo in pericolo".

 

 

Imitazione di Cristo

Il libro Imitazione di Cristo, ritenuto opera di Tommaso da Kempis, è forse il libro di spiritalità più famoso dopo il Vangelo. Contiene la descrizione del cammino spirituale del cristiano quando lascia penetrare in sé e vivere i sentimenti di Gesù. E' scritto con un linguaggio semplice e chi legge si sente invitare, accompagnare e convincere. Si trova subito che la santità è alla portata di tutti. Sola condizione è la fedeltà a lasciarsi amare da Dio e ad amarlo anche nelle piccole cose. Papa Giovanni teneva questo libro sempre vicino. Un altro papa faceva come Papa Giovanni, cioè Papa Luciani. Alla sua morte, solo dopo 33 giorni di pontificato, aveva vicino il libro Imitazione di Cristo. Ora leggiamo quanto e come Papa Giovanni amava quel libro.

"Sono arrivato ad ottenere per prezioso ricordo del parroco, il suo Kempis, quello istesso  che egli, sin da quando era chierico, usava tutte le sere. E pensare che su questo libricciolo egli si era fatto santo.

Oh! La sempicità del Vangelo, del libro Imitazione di Cristo, dei fioretti di San Francesco... Come sempre più gusto quelle pagine e torno ad esse con diletto interiore.

Leggere con attenzione e riflessione un capitolo intero, o almeno una parte del devotissimo libro di Tommaso da Kempis.

Io voglio mantenere la mia pace che è la mia libertà come dice il Kempis.

Questa è la dottrina che ho trovato nel libro Imitazione di Cristo : 1) Studiati figlio di fare piuttosto la volontà degli altri che la tua. 2) Scegli di avere meno che più. 3) Cerca il posto  più basso e di sottostare  a tutti . 4) Desidera sempre e domanda che la volontà di Dio si faccia sempre integralmente.

Ricorderò sempre alcune sentenze di quel buono e dottissimo autore della Imitazione di Cristo : "L'umile conoscimento di te è strada a Dio più sicura della conoscenza della scienza... In verità, venuto il giorno del giudizio, noi non saremo domandati di quello che avremo letto, ma di quello che avremo fatto; nè quanto leggiadramente parlato, ma quanto religiosamento vissuto... Grande è veramente è colui che dentro di sé è piccolo, tiene per nulla ogni altezza d'onore. Quegli con verità è prudente che "tutte le cose terrene reputa come sozzura per far quadagno di Cristo" (Fil 3,8). E invero quegli è dotto abbastanza che fa il volere di Dio, ed il proprio abbandona".

 

 

Lasciarsi portare dal Padre

Il vaticanista Benny Lay presenta Papa Giovanni seduto la prima volta sulla sedia gestatoria.

"Un lungo banchetto di colori, di sete, di ermellini, di merletti, di perle, di gemme , di ori, d'argento, di piume, d'incenso, di croci, di turiboli, di pastorali, di ricami, di musica, di canti... Cinque ore di preghiere e baci e benedizioni... Sale... scende... va in processione, s'inginocchia, si lascia vestire, svestire. Solenne messa cantata... poi nella piazza... L'imposizione del triregno. Sta dentro la funzione con una faccia serena da cherubino. Sotto il triregno rassomiglia a una icona. Gli manca solo lo sguardo mesto".

Non aveva lo sguardo mesto, ma a che cosa pensava? Chissà a quante cose...

Interessante leggere  quanto scrivono alcuni e quanto ci dice il papa stesso. Marco Roncalli nel suo libro voluminoso : "Una cerimonia lunga e fastosa, dove il papa pare muoversi a suo agio tranne che sulla sedia gestatoria".

 Don Divo Barsotti: "Portato in sedia gestatoria la prima volta in San Pietro non vede nessuno, nulla; ma in fondo alla basilica gli sembra di vedere i suoi vecchi - è rimasto il loro figlio - come rimane alla morte (...). I legami di famiglia sono indistruttibili".

E Papa Giovanni sull''arnese' della sedia gestatoria aveva parlato col segretario Loris:" Salirvi?, non salirvi?". Ma cosa commovente è quanto il segretario riporta sul suo essere portato e condotto in alto: "Di fatto quell'arnese gli ricordò una scena della sua fanciullezza, allorquando il padre lo sollevò sulle sue spalle per consentirgli di godersi lo spettacolo di una manifestazione religiosa bergamasca. E  ne coglie questa lezione : "Eccomi ad un nuovo tragitto. Sono passati settantanni da quando mio padre mi caricò sulle sue spalle, ma si può dire che col divino aiuto, sono stati settantanni di generosa volontà, di grazia divina, di servizio di Dio, di vita da galantuomo. Il segreto di tutto ciò sta nel lasciarci portare dal Padre e nel portare il padre ai fratelli".

Anche sulla sedia gestatoria, era rimasto il fanciullo Angelo Giuseppe, sorpreso dei giochi che gli faceva fare la Provvidenza e sempre fiducioso nelle mani del Padre.

 

 

Il Rosario del Santo Papa Giovanni

 

Leggendo “Il giornale dell’anima” che Angelo Giuseppe Roncalli incominciò a scrivere fin dai suoi primi anni, troviamo il racconto della sua vita, i suoi pensieri e i propositi di vita impegnata. Ora possiamo leggere come il Rosario imparato e recitato tutte le sere sulle braccia della mamma, quando era bambino, e che poi diventò una parte importante ed amata della sua giornata.

«Faccio mia formale e solenne promessa alla Madonna, mia carissima madre, di recitare in quest’anno nuovo ( 1914 ), con una speciale devozione, tutte le sere, il santo rosario. Fra i più bei conforti della vita vi è questo: di essermi sempre mantenuto fedele alla pratica del Rosario. Il Rosario che fin dall’inizio del 1958 mi sono impegnato di recitare devotamente tutto intero, è divenuto esercizio di continuata meditazione e di contemplazione tranquilla e quotidiana che tiene aperto il mio spirito sul campo vastissimo del mio magistero e ministero di pastore massimo della Chiesa e di padre universale delle anime. Gusto di più il rosario e la meditazione dei misteri con le intenzioni in ginocchio presso il sacro velo dell’Eucaristia. Leone XIII più volte invitò il mondo cristiano alla recita del rosario come esercizio di sacra e benefica meditazione, nutrimento di spirituale elevazione e intercessione di grazie celesti per tutta la Chiesa. Eccovi la Bibbia dei poveri. Come vorrei questa divozione più diffusa nelle vostre anime, nelle vostre famiglie, in tutte le chiese del mondo».

Chi visita la casa natale di Papa Giovanni e arriva davanti alla sua bella statua, vede che ci sono ogni giorno dei rosari appesi a una mano della statua, il cui volto è reso lucido dalle carezze e dal tocco di tanti pellegrini. Alcuni fedeli affidano al Papa con gioia il loro rosario sapendo che andrà lontano, nelle missioni d’Africa, d’Asia, ecc.. I missionari che riceveranno quei rosari, li metteranno nelle mani dei cristiani. Così la preghiera a Maria e l’intercessione del Santo Papa Giovanni continueranno ad unire, alimentare e formare la famiglia dei cristiani.

 

 

Papa dei bambini o Papa della famiglia?

Marco Roncalli nel suo libro Giovanni XXIII scrive: "Nella casa natale di Papa Giovanni c'è un fatto interessante che balza agli occhi. Nell'edificio che ospita la chiesa, troviano anche la "sala delle grazie". Ha una particolarità: le pareti sono letteramente coperte da fiocchi rosa e azzurri, fotografie di neonati, tettarelle di gomma per lattanti, scarpine. Tutti oggetti che esprimono la gratitudine dei fedeli per il dono di un figlio desiderato, per l'esito felice di un parto o simboleggiano l'affidamento dei piccoli alla protezione del pontefice. Esiste dunque un culto a Papa Giovanni patrono specialemente dei bambini? Roncalli è un nuovo emulo di san Nicola, dell'angelo delle culle san Gerardo Maiella o di san Raimondo protettore dei neonati? Non lo crediamo. Si può allora parlare di Giovanni XXIII come patrono delle famiglie? Di certo si esalta qui la sua "paternità": un padre capace di parlare a ciascuno nella sua lingua... un padre in tempo di carenza di padri e in una società abituata a cercarne pochi... Del resto le scene più consuete, varcato l'ingresso della casa natale, sono quelle di piccoli gruppi familiari, coppie di giovani, con bimbi in braccio o per mano, e l'indice puntato verso il balconcino di legno per dire che lì è nato il "Papa Buono", il papa... che pronunciò parole non dimenticate: "Tornando a casa troverete i bambini, date una carezza ai vostri bambini e dite loro:"Questa è la carezza del Papa".

"Il messaggio principale che  la casa natale propone è quello del valore della famiglia e dell'educazione dei figli,  già nei primi anni di vita", ripetono i custodi del  luogo. Quasi a richamare le parole di Roncalli in una lettera ai familiari: "L'educazione che lascia tracce più profonde è sempre quella della casa. Io ho dimenticato molto di ciò che ho letto sui libri, ma ricordo benissimo ciò che ho appreso da genitori e vecchi. Per questo non cesso di amare Sotto il Monte". 

  

Gli ultimi insegnamenti di Papa Giovanni

Tutto il mondo è sospeso. Sente che gli sta morendo una persona amata da tutti. Dal duomo di Milano il cardinale Montini fa pregare e dice: "Benedetto questo Papa che ci ha fatto godere un'ora di paternità e di familiarità spirituale, e che ha insegnato a noi e al mondo che l'umanità di nessun'altra cosa ha maggiormente bisogno, quanto di amore".

Poche ore prima della morte, si sono avvicendati al suo letto di dolore i fratelli Zaverio, Alfredo, Giuseppe, la sorella Assunta e alcuni nipoti, giunti in aereo assieme al card Montini. Ormai è pronto e dice: "Offro la mia vita per la Chiesa, la continuazione del Concilio Ecumenico, la pace del mondo, l'unione dei Cristiani. Il segreto del mio sacerdozio sta nel crocifisso che volli porre di fronte al mio letto, egli mi guarda e io lo guardo (...) . Quelle braccia allargate dicono che egli è morto per tutti; nessuno è respinto dal suo amore, dal suo perdono. Ut unum sint!".

Prezioso è anche l'insegnamento al momento del suo morire. Ormai era diventato un padre universale e viveva in un mondo diventato la sua famiglia. Fino all'ultimo ha voluto trasmettere non solo i sentimenti del suo cuore, ma anche e forse ancor più importante, il risultato delle sue ricerche, osservazioni e conoscenze della situazione dell'umanità. Una settimana prima di morire, trova il tempo per affidare ai più stretti collaboratori - il cardinale Cicognani, monsignor Dell'Acqua, monsignor Capovilla...- le sue ultime raccomandazioni. Quasi un testamento spirituale. "Ora più che mai, certo più che nei secoli passati, siamo intesi a servire l'uomo in quanto tale e non solo i cattolici; a difendere anzitutto e dovunque i diritti della persona umana e non solamente quelli della Chiesa cattolica. Le circostanze odierne, le esigenze degli ultimi cinquant'anni, l'approfondimento dottrinale ci hanno condotto dinanzi a realtà nuove, come dissi  nel discorso di apertura del Concilio. Non è il Vangelo che cambia: siamo noi che cominciamo a conoscerlo meglio. Chi è vissuto più a lungo e s'è trovato agli inizi del secolo in faccia ai compiti nuovi di un'attività sociale che investe tutto l'uomo; chi è stato, come io fui, vent'anni in Oriente, otto in Francia e ha potuto confrontare culture e tradizioni diverse, sa che è giunto il momento di riconoscere i segni dei tempi, di coglierne l'opportunità e guardare lontano". 

 

 

Ringraziamenti, richieste, preghiere e confidenze a Papa Giovanni (Cart. n.12)

I pellegrini arrivano alla casa natale di Papa Giovanni col cuore pieno di sentimenti. Portano il vissuto carico o di gioia o di sofferenza e parlando a Papa Giovanni sanno che lui intercede presso Dio. E' nel cuore e nelle mani di Dio che riposa la nostra esistenza.

Filippo è nato, grazie, Papa Giovanni. - Mi hai accompagnato nella malattia. Sto meglio. - Proteggi la mia famiglia. - E' nata una stella! - Siamo in attesa. - Papa Giovanni e Maria di Lourdes, aiutateci. - Dopo un aborto, aspettiamo ancora.-  Proteggimi e guidami nelle scelte giuste. - Non ti chiedo per la mia persona, ma per la mia famiglia. -  Mio figlio sta lottando, stagli vicino. - Benedici la mia amica... mi è stata vicina.- Mia madre ha perso un figlio, consolala. -  Che mio figlio sia sereno e un buon lavoratore. - Ho intrappreso un cammino serio, con te. - Papa Giovanni e Maria, che questo mondo si converta. - Tu, amico dei bimbi, proteggi la nuova famiglia. -  Aiutami a superare questo periodo difficile per me e mio marito.- Ti raccomando mia moglie. - Vengo da lontano... volevo sentirti vicino. -  Ti affido il mio carissimo amico P., una persona speciale. -  Una preghiera per i miei genitori che non ci sono più. - Aiutami a trovare un lavoro.   - Che i miei figli si vogliano bene. -  Un forte abbraccio!  - Sei stato il Papa più buono. Proteggici. Bacioni. - Ti prego per le persone più deboli che hanno sempre tanto bisogno. - Ti chiedo la grazia di far parlare nostro figlio. Ti abbraccio forte. - Chiedo salute, lavoro e stabilità nella vita. - Riunisci la mia famiglia. - Santo Padre, benedici me e mio marito con un figlio sano... aiutaci a diventare genitori... Grazie.  - Grazie soprattutto di avermi dato M. come sposo. fammi superare l'esame di inglese. - Ti affidiamo la nostra famiglia. Si sono allontanati da te, o Gesù. Parla ai loro cuori. Portali a te. Ti ringraziamo.- Proteggi i miei nipotini e dà una carezza ogni giorno - Papa Giovanni aiuta C. nel suo cammino.-

 

 

Il senso della vita a Sotto il Monte (Cart. n.11)

Lasciato l’asfalto e il traffico, metti i piedi sui sassi del ciottolato e entri nel cortile di un caseggiato di cento anni fa con scale esterne in legno e con gerani pendenti dalle finestre. Vedi il carretto con attrezzi dei contadini. Sulle pareti dei muri esterni, strumenti da falegname e dal fienile in alto, esposte al sole, pannocchie di granoturco. Sui muri, trovi ricordi del passato, delle guerre e della vita non ancora moderna: maschere anti gas, lampade al  carburo  e ferri da stiro e fornelli  a carbone o ad alcool.

Poi entri a vedere le foto della famiglia Roncalli nelle stanze dove nacque e visse i primi anni il piccolo Angelo. Dal pian terreno, scendi verso la cantina con i colori delle botti e i profumi  vivi del vino. È forte il senso di vita che ti riporta indietro in un mondo passato e che ti è ancora caro, ancora tuo, ancora te stesso e mette nell’animo pace e semplicità. È come tornare bambini.

Lasciata la parte vecchia della Casa natale, cammini e scendi tra vetrate con grandi foto che mostrano il piccolo Angelo in famiglia, il giovane prete, il militare, il nunzio in Bulgaria, Turchia e Grecia. Poi lo ritrovi di fronte al grande Charles de Gaulle a Parigi e in gondola, Patriarca di Venezia, e finalmente Papa, portato in sede gestatoria. Avverti allora che si tratta di una persona elevata dalla vita di campagna ai livelli più alti della società e della Chiesa. Ed eccolo finalmente che ti accoglie in piedi, sorridente, perché si sente accarezzato, baciato e lavato dalle lacrime di gioia e di dolore di tanti pellegrini.

Sì, sono pellegrini quelli che arrivano a Sotto i Monte, perché rispondono a un bisogno, a un invito, a una chiamata a dire quello che c’è di profondo nel cuore. Quando si chiede loro perché sono venuti, ti dicono: «Ogni anno devo venire per rivederlo, per dirgli grazie, per risentirlo vicino. Qui sento pace. Qui mi sento libero da tanti pesi, da tanti fastidi».

Il pellegrino si mette in viaggio in cerca di qualcosa. Prima, lascia tutto, si libera e poi trova. Alcuni già nell’ambiente, trovano un senso di vita, di pace e di semplicità; altri, nel volto di Papa Giovanni, trovano la dolcezza di Dio e quindi la fede e la preghiera nel cuore. Tutti, in qualche modo, guariscono, tanto o poco, perché qui a Sotto il Monte si trova qualcuno che ha vissuto ed è rimasto fedele al senso della vita. Qui non si dubita… Magari si potesse  avere i suoi sentimenti, la sua verità!

Seguendo il percorso della sua vita, in tempi di guerre, scontri e sofferenze di ogni genere, ci si domanda come Papa Giovanni riuscì a mantenere un animo paziente, obbediente, aperto. La risposta è perché seppe conservare i valori ricevuti dalla famiglia nella semplicità e nell’umiltà, nel vivo senso di povertà di spirito che continuava a coltivare. Papa Giovanni amò molto la sua terra, il suo mondo, la sua Chiesa.

Subito dopo la sua morte, il cardinale Giovanni Battista Montini, prima di succedergli nel pontificato, diceva: «Perché ha così commosso il mondo?  Da ogni parte della terra si è levata l’espressione del rimpianto, dell’elogio, della pietà e della memoria. I nostri cuori sono assorti e sorpresi dalla visione della grandezza e della bontà finalmente insieme congiunte. Perché da ogni parte si piange la sua morte? Ognuno di noi ha sentito l’attrattiva di quest’Uomo, e ha capito che la simpatia che Lo ha circondato non era un inganno, non era un entusiasmo di moda, non era un futile motivo; era un segreto che ci si svelava, un mistero che ci assorbiva. Ci ha fatto vedere che la verità, quella religiosa per prima, così delicata, così difficile… non è fatta per sé, per dividere gli uomini e per accendere fra loro polemiche e contrasti, ma per attrarli ad unità di pensiero, per servirli con premura pastorale, per infondere negli animi la gioia della conquista della fratellanza e della vita divina. E oggi che cosa lascia Giovanni XXIII alla Chiesa e al mondo, che non potrà morire con Lui? Lasciatemi citare di Lui almeno una pagina: “Nell’epoca moderna, di un mondo dalla fisionomia profondamente mutata, e sorreggentesi a fatica fra i fascini ed i pericoli della ricerca quasi esclusiva dei beni materiali, nell’oblio e nell’illanguidire dei principi di ordine naturale e soprannaturale… convenga richiamare alle sorgenti pure della rivelazione e della tradizione. Trattasi di rimettere in valore ed in splendore la sostanza del pensiero e del vivere umano e cristiano, di cui la Chiesa è depositaria e maestra nei secoli”. Potremo mai lasciare strade così magistralmente tracciate, anche per l’avvenire, da Papa Giovanni? È da credere che no! E sarà questa fedeltà ai grandi canoni del Suo Pontificato ciò che ne perpetuerà la memoria e la gloria, e ciò che ce Lo farà sentire ancora a noi paterno e vicino».

Papa Giovanni, citato dal futuro Papa Montini, richiama alle sorgenti pure, lontano dalle quali la vita non ha più un senso.

 

 

Non sono più mio (Cart. n.10)
La visita alla casa natale di Papa Giovanni, se preparata bene, produce nell'animo un sentimento profondo di benessere, di pace che fa nascere desideri di una vita migliore. Tra le cose da farsi, coltivando la devozione e l'amicizia con Papa Govanni, bisognerebbe leggere un bel libro su di lui, non solo per conoscerlo, ma per lasciare entrare in noi i suoi pensieri e i suoi sentimenti e allora nascerà l'invito e la gioia di sentirci e volerci accanto a lui e un po' come lui. Il suo linguaggio è semplice e in gran parte non fa che ricordarci cose che conosciamo già. Sempre insegnerà e ci condurrà verso Dio, verso la pace, verso il Cielo. Per esempio, leggiamo ora quello che Angelo Roncalli scriveva nel Giornale dell'anima, preparandosi al sacro suddiaconato (1-10 aprile 1903): "Gesù, mi trovo dinnanzi a voi un'altra volta in questo anno, per ascoltare le vostre divine lezioni. Il mio cuore anela di consacrarsi solennemente a voi, una volta per sempre. La Chiesa mi ha chiamato, voi mi invitate: « ecce venio » (ecco vengo), (Sal 40,8). Non avanzo pretese, non mi sono formato disegni preconcetti; mi sforzo di spogliarmi di tutto me stesso, non sono più mio. L'anima mia si trova dinanzi a voi come una pagina bianca. O Signore, scrivetevi quanto vi piace; io sono vostro. Desidero solo vivere secondo il catechismo dei bambini: "Conoscere Iddio, amarlo, servirlo per tutta la vita; dopo la morte, goderlo per sempre in paradiso".

I doveri della mia vita si compendiano in queste tre parole, io non devo fare altro che questo: conoscere, amare e servire Iddio, sempre e ad ogni costo; la volontà di Dio deve essere la mia, questa sola debbo cercare anche nelle cose minutissime. E questo è il primo e fondamentale principio: tranquillità, calma, elevazione di spirito, filosofia profonda, per cui, avendo di mira ideali più alti, non ci curiamo di queste cose, basse e da nulla; oppure, comunque ci si presentino, ci sono alla potentissima per ascendere a Dio, per esercitarci nella virtù, per farci santi. A volte il Signore ci sembra nascosto. La mestizia, il dispiacere mi assalgono, mi mettono in agitazione. Via, via tutte queste debolezze. Stiamo allegri, calmi, anche in queste circostanze. Consoliamoci anzi, perché Dio vuole così.

Comunque le cose succedano, piova o splenda il sole, faccia freddo o caldo, desidero che il mio sorriso sia contento, schietto, cordiale e sempre sfiori le mie labbra; né mi debbono far perdere la testa i buoni eventi, né abbattere lo spirito le amarezze della vita".

 

 

 Tutto il mondo è la mia famiglia.  (Cart. n.9)
 Da quando il Signore mi ha voluto, miserabile qual sono, a questo grande servizio, non mi sento più come appartenente a qualcosa di particolare nella vita: famiglia, patria terrena, nazione, orientazioni particolari in materia di studi, di progetti, anche se buoni. Ora più che mai non mi riconosco che indegno ed umile « servus Dei et servus servorum Dei ». Tutto il mondo è la mia famiglia. Questo senso di appartenenza universale deve dare tono e vivacità alla mia mente, al mio cuore, alle mie azioni.
 Sentimento di universalità
 Questa visione, questo sentimento di universalità vivifi­cherà innanzi tutto la mia costante ed ininterrotta preghiera quoti­diana: breviario, santa messa, rosario completo, visite fedeli a Gesù nel tabernacolo, forme rituali e molteplici di unione con Gesù, fa­miliare e confidente. Un anno di esperienza ( il primo anno di pontificato ) mi dà luce e conforto a ravviare, a cor­reggere, a dare tocco delicato e non impaziente di perfezione, in tutto.
 Cittadino del mondo: "è questo ormai un principio entrato nello spirito di ogni fedele appartenente alla Chiesa romana: di essere cioè e di ritenersi veramente, in quanto cattolico, cittadino del mondo intero, cosi come Cristo del mondo intero è l'adorato salvatore. Buon esercizio di vera cattolicità è questo, di cui tutti i cattolici devono rendersi conto e farsi come un precetto a luce della propria mentalità e a direzione della propria condotta nei rapporti religiosi e sociali" (DMC 11, p. 394).

 

 

La pietà popolare e missionaria a Sotto il Monte (Cart. n.8)

La visita alla casa natale di Papa Giovanni che volle affidata all'Istituto missionario del PIME è un pellegrinaggio, una delle tappe del  pellegrinaggio della nostra vita verso il Cielo. Papa Giovanni ci accoglie.  Ci unisce alla sua pace gioiosa e  serena e parla al cuore con parole di bontà e di fede. Sembra di vedere e di sentire vicino il Papa. E' sorprendente il clima bonario e popolare che si respira ed è sorprendente trovarsi in un ambiente aperto all'universalità della Chiesa e del Papato. Il pellegrinaggio diventa allora anche impegnativo per lasciarci prendere dall'universalità della nostra fede e della nostra preghiera e poi accettare di trasmettere attorno a noi la forza, la gioia e l'amore che vi si trova. Questa è la "grazia della missionarietà" che Papa Francesco descrive nel Documento di Aparecida e in Evangelii Gaudium. In questo vediamo l'unità di pensiero dei  due Papi.

Papa Francesco dice : "Tanti cristiani esprimono la loro fede attraverso la pietà popolare, i Vescovi la chiamano anche « spiritualità popolare  » o « mistica popolare  ». Si tratta di una vera «  spiritualità incarnata nella cultura dei semplici. È un modo legittimo di vivere la fede, un modo di sentirsi parte della Chiesa, e di essere missionari. Porta con sé la grazia della missionarietà, dell’uscire da sé stessi e dell’essere pellegrini.  Il camminare insieme verso i santuari e il partecipare ad altre manifestazioni della pietà popolare, portando con sé anche i figli o invitando altre persone, è in sé stesso un atto di evangelizzazione. Nella pietà popolare, poiché è frutto del Vangelo inculturato, è sottesa una forza attivamente evangelizzatrice che non possiamo sottovalutare: sarebbe come disconoscere l’opera dello Spirito Santo. Piuttosto, siamo chiamati ad incoraggiarla e a rafforzarla per approfondire il processo di inculturazione che è una realtà mai terminata. Le espressioni della pietà popolare hanno molto da insegnarci e per chi è in grado di leggerle, sono un luogo teologico a cui dobbiamo prestare attenzione, particolarmente nel momento in cui pensiamo alla nuova evangelizzazione. Non coartiamo né pretendiamo di controllare questa forza missionaria!"

A Sotto il Monte, nell'incontro con altri pellegrini, sentiamo la gioia del ravvivarsi della fede. In realtà ci fa bene il contagio e il coraggio di vivere e di comunicare la nostra fede, di vederci a pregare insieme e di sentirci in cammino insieme. Abbiamo bisogno di Comunione e di  Missione. La Chiesa allora vive e testimonia il volto della comunione dei cristiani uniti tra loro e con Dio nel pellegrinaggio verso il Regno.

 

 

 

La fede tra le braccia della mamma (Cart. n.7)

Marco Roncalli nel suo volume Giovanni XXIII descrive l'ambiente della  religiosità vissuta dalla famiglia Roncalli : "In un rapporto di una inchiesta agraria riguardante la zona più vicina  a sotto il Monte troviamo : - Nel contadino il sentimento più profondo, dopo quello della famiglia, è il sentimento religioso (...).  La religione nel contadino è necessaria come quella che guida sul retto sentiero del buono e del giusto una casta intera di popolazione che poco o nulla istruita, da essa attinge i principi del retto e del giusto -.  E continua : "Una vita durissima, affidata alla provvidenza, dove una grandinata o la morte di un vitello potevano costituire  una rovina quasi irrimediabile. Tuttavia, proprio in questo mondo di disagi e ristrettezze, i valori cristiani  trovavano il terreno più naturale. La pratica religiosa era intensa, i riti vissuti con partecipazione. E così la pietas popolare, l'osservanza del culto, la frequenza ai sacramenti, al catechismo, le devozioni, gli appuntamenti del calendario liturgico disseminati lungo l'anno. Ma anche lo spirito di solidarietà era un punto fermo, e quando qualcuno aveva bisogno poteva contare sull'aiuto del consanguineo e del vicino".

 Papa Giovanni accenna spesso che ricevette anzitutto in famiglia i primi sentimenti di fede. Ecco come racconta la sua prima visita al santuario delle Caneve :  "Quando giunsi davanti alla chiesetta, non riuscendo ad entrarvi perché ricolma di fedeli, avevo una sola possibilità di scorgere la venerata effigie della Madonna, attraverso una delle due finestre laterali della porta d'ingresso, piuttosto alte e con inferriata. Fu allora che la mamma mi sollevò tra le braccia dicendomi : "Guarda, Angelino, guarda la Madonna come è bella! Io ti ho consarato a lei". E viveva i suoi primi anni in famiglia  : "Nella mia casa paterna, la mattina quando aprivo la finestra, la prima chiesa che vedevo era la vostra ( Frati Francescani ), "un piccolo cielo dove si respira aria di eternità",a Baccanello, e ricordando che, quando le campane del conventino chiamavano i frati al coro per l'ufficiatura di sesta e nona... sua madre metteva sul fuoco il paiolo".  "Vengo dall'umiltà. Fui educato a una povertà contenta e benedetta che ha poche esigenze e protegge il fiore delle virtù  piu nobili e alte e prepara alle elevate ascensioni della vita".

Quando il piccolo Angelo cessò di aver bisogno della mamma, fu il prozio Zaverio a prenderselo tutto per sé e gli infuse  con la parola e con l'esempio le attrattive della sua anima religiosa. Una vita ritmata dal suono delle campane, dalla preghiera dei frati e dal profumo della polenta quotidiana.  Il tutto dentro un ambiente campagnolo animato  continuamente dall'avvicendarsi, dalla bellezza e dalla voce della natura che esprime e ricorda l'azione del Creatore.  Persona umana, natura, Creatore uniti in alleanza, collaborazione, rispetto e armonia.                                                                                             

Sembra di riudire il Vangelo della Provvidenza: "Mi ha tolto dalla campagna sin da piccino, con affetto di madre amorosa mi ha provveduto di tutto il necessario. Non avevo pane e me l'ha procurato, non avevo di che vestirmi e mi vestì, non avevo libri per studiare e pensò anche a quelli. Talora mi dimenticavo di lui ed egli mi richiamò sempre con dolcezza; mi raffreddavo nel suo affetto ed egli mi scaldò al suo seno, alla fiamma onde arde perennemente il suo cuore".

Le braccia della mamma sono le braccia del creatore che prolunga la sua azione e il suo amore nella famiglia, nella natura, nella storia e nella tradizione.

 

Papa Giovanni e la Madonna di Imbersago (Cart. n.6)

Ha un titolo semplice,”La Madonna del Bosco e Papa Giovanni“, il libro scritto da Ambrogio Amati (Ancora Editrice, Mi, 12,00€).

Titolo semplice che esprime compiutamente il contenuto del volume. La famiglia Roncalli era molto devota alla Madonna di Imbersago il cui santuario  non è molto lontano da Sotto il Monte, sebbene al di là dell’Adda. La famiglia si recava in pellegrinaggio al santuario, c’erano anche i piccoli, compreso Angelo, che porterà sempre nel cuore il ricordo di quei momenti, di quei luoghi. Leggiamo nel libro  di Amati : "Mamma, siamo arrivati. Sette chilometri all'andata e altrettanti al ritorno... Una peregrinatio rimasta tanto nel cuore di Angelo Giuseppe Roncalli da dichiarare quando venne eletto Papa, a questa Madonnina : "il saluto degli occhi non fu mai il saluto del cuore". Una devozione e un affetto fisici, documentati da regali, attenzioni, amicizie che sono durate per tutta la vita".

Infatti, nel gennaio 1953, dopo la nomina a Patriarca di Venezia, Roncalli scrisse al rettore del santuario: “Il suo saluto mi è molto gradito. Mi ricorda le ore più liete della mia giovinezza: quando da seminarista, e prima ancora, venivo al santuario. Durante certe vacanze dal 1895 al ’98, anche tutti i sabati. Quante grazie e quante ispirazioni debbo a quella benedetta Madonna! E che bellezza, mite e suadente, in quel sacro luogo: chiesa, cripta, scala santa, visioni di Villa d’Adda, della valle S. Martino… In questi quindici giorni o poco più che preparano il concistoro, voglia dire, caro Rettore, alle anime più umili e più semplici che verranno a pregare che si rincordino di me, del Santo Padre, della Santa Chiesa, affinché tutto riesca ad edificazione ed a santificazione. Di cuore benedico Lei e loro”.

Molte le visite di Angelo Roncalli. Anche alla vigilia della sua sorprendente elezione a Papa. Era l’agosto del 1958, in quei giorni venne inaugurata una “grotta di Lourdes” inserita in un angolo del boschetto a monte del santuario. Roncalli la benedisse.

Due mesi dopo divenne Papa. Fra i primi atti, si legge nel libro, Giovanni XXIII inviò la benedizione apostolica al clero e ai fedeli del santuario. Non solo, il Papa ritenne di esprimere il suo ringraziamento per questo luogo elevando il santuario al rango di “basilica romana minore”.

Anche da Pontefice, Roncalli continuò a seguire il suo santuario. Nel libro si legge che in onore di Giovanni XXIII nel 1959 si progettò un salone con annessa cappella per ritiri spirituali, incontri, conferenze. Il progetto venne inviato al pontefice che rispose con una lettera di consenso attraverso la segreteria di Stato. Prima di morire, il Papa inviò al santuario un cero benedetto per la solennità di San Giuseppe.

Fu un rapporto continuo, intenso, che l’autore del volume,Ambrogio Amati, giornalista bergamasco, ha raccontato con dovizia di particolari.

 

 

Il paradiso di Papa Giovanni (Cart. n.5)

 Papa Giovanni viveva col pensiero al paradiso. Leggiamo alcuni suoi pensieri: " Il nutrimento della mia giovinezza: la gloria del Signore, la mia santificazione, il Paradiso, la Chiesa, le anime.

 Bellissimo pensiero. Un angelo del paradiso, nientemeno, mi sta sempre accanto ed insieme è rapito in una continua estasi amorosa col suo Dio. Che delizia al solo pensarvi! Io dovunque sono sempre sotto gli occhi di un angelo che mi guarda, che prega per me, che veglia accanto al mio letto mentre io dormo.

 Devo servire il mio Creatore e invece talora lo dimentico perfino, mi scordo di lui, servo alla mia ambizione, al mio amor proprio. Sono chiamato al paradiso e non penso che alla gloria del mondo.

Il mio parroco don Francesco Rebuzzini è morto. Ha fatto tanto per me, mi ha allevato, mi ha indirizzato al sacerdozio.  Ieri sera mi aveva detto: arrivederci. O padre, a quando arrivederci? Oh, in paradiso. Sì, al paradiso io volgo gli occhi. Egli è là, lo vedo, di là mi sorride, mi guarda, mi benedice.

 Dio sa che io non desidero già ai miei cari ricchezza, piaceri, ma solo la pazienza e la carità. Egli sa che se io mi dolgo, mi dolgo solo per la mancanza in loro di queste virtù. Mi dia egli la grazia di vederli tutti un giorno in paradiso, e poi avvenga ciò che vuole; a tutto mi rassegnerò per la maggior gloria di Dio e per la soddisfazione dei miei peccati. O Gesù, deh, che io muoia d'amore per te!

 Servire a Dio (Eb 9,13); e poi? il premio... la patria... il cielo... il bel paradiso... Sì, paradiso... paradiso, ecco la mia mèta, ecco la mia pace, il mio gaudio. Paradiso, dove si vede, dove si contempla il mio Dio « facie ad faciem sicuti est » (1Gv 3,2).

 O cielo, cielo, tu sei bello, e tu sei per me! Nelle contraddizioni, nelle amarezze, nello sconforto, ecco la mia consolazione: allargare il cuore alla beata speranza e poi guardare e pensare al cielo, al paradiso. Questa è la pratica dei santi, di san Filippo Neri, del mio san Francesco di Sales, del Cottolengo che sempre esclamava:« paradiso, paradiso! ».

 Gesù, mi strappasti dalla morte, morendo per me, e vincendo la morte, mi apportasti la vita (cfr. 1Gv 1,2), mi schiudesti il paradiso.

 Santa attesa del Paradiso e intanto pace di Cristo esultante nei cuori.

 La preghiera ci aiuta a permanere in noi la sicurezza gioiosa del paradiso.

Le porte del paradiso sono due: innocenza e penitenza.

 

 

I pellegrini alla Casa Natale di Papa Giovanni ringraziano e rinnovano la loro fede. (Cart. n.4)

Salendo le scale verso la Chiesa del seminario, prendendo la rampa a destra (o l’ascensore che è vicino alla portineria) si arriva di fronte alle porte della sala delle grazie. Tante foto documentano guarigioni  e pericoli scampati attribuiti all’intercessione di Papa Giovanni. Gli ex voto sono numerosi, particolarmente quelli nella stanza dove sono appesi centinaia di fiocchi rosa e azzurri che testimoniano la predilezione di Papa Giovanni per i bambini, accresciuta in cielo. Sposi che non potevano avere figli, ne hanno avuti in seguito a preghiere e voti al Papa della Bontà, parti difficili che si svolgono senza problemi ecc. Osservando tutti quegli ex voto, molte persone si domandano profondamente: «Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? La vita sulla terra, la vita dopo la morte, l’aldilà, la vita nell’aldilà…». I messaggi e le testimonianze di guarigioni e di doni ricevuti dicono che il Cielo ci prende dolcemente per mano e ci conduce alla riscoperta dell’Amore grande del Padre per noi. Messaggi d’amore e riflessione. Le preghiere dettate dal Cielo, la preghiera al Padre, la preghiera alla Vergine Maria, la preghiera a Gesù, a Papa Giovanni, la preghiera all’Angelo Custode, ogni preghiera è preghiera di un’anima impegnata nel suo percorso di vita sulla terra. Camminare nella Casa Natale di Papa Giovanni è un percorso di crescita spirituale sulla strada dell’Amore.     

 

 

 

Qualcosa in sospeso (Cart. n. 3)

Caro Enrico, hai incominciato così:

"Erano anni che non venivo a confessarmi. In questi giorni stiamo preparando la festa della Cresima di un nipotino. Incontri in chiesa, ordinazione per il pranzo e poi gli inviti e i regali. Ma sento qualcosa in sospeso. Ogni tanto sentivo il richiamo della confessione. Mia moglie mi dice: "Andiamo a Sotto il Monte. Troverai un prete". Eccomi finalmente. Mi mancava Lui", e indica il crocifisso.

Io prete penso di sottolineare l'importanza di trovare veramente il Signore. E racconto che un giorno un uomo chiese a un monaco perchè molti cristiani abbandonano la frequenza ai sacramenti. Il monaco rispose: "Quando in foresta, in savana, i cacciatori si organizzano, si armano di frecce, di bastoni e soprattutto partono coi cani, si mettono poi in cerchio e si avvicinano verso il centro dove spingono la selvaggina. A un certo tempo, un cane parte e subito altri cani lo seguono. Poi ad uno ad uno, alcuni cani ritornano. Ma il primo continua, continua... perché? Lui ha visto la preda, sente il suo odore, ce l'ha già tra i denti. E' sicuro!

La stessa cosa avviene per il cristiano quando ha conosciuto Gesù, vive con Gesù. Ci sono anche i momenti difficili... ma non abbandona Gesù".

Nelle parrocchie vicine, in questo tempo di Pasqua ci sono stati tanti incontri e celebrazioni per prime Comunioni, Cresime, matrimoni... Dentro, la chiesa quasi piena. Fuori, alcuni non si sentivano di metterci piede...

Per alcuni, qualcosa resta in sospeso.

 

 

 Voler migliorare (Cart. n.2) 

Caro Filippo,

sei stato sincero nel raccontare il momento che vivi. Anzitutto dicevi il bello della tua famiglia. Una moglie che ama i tuoi figli e condivide con te la sua vita di mamma e di sposa.

Ma ti stai sentendo poco soddisfatto di te e poco generoso. Avverti che vorresti pregare di più. Che essere papà e sposo chiede più impegno e più vita. Sei fedele alla santa messa, ma vorresti di più. Ti chiedi e mi chiedo perché questo momento di poca soddisfazione? In realtà, nei tuoi rapporti di lavoro, coi parenti delle tue due famiglie e quanto ti portano a casa i tuoi figli da una società sempre più vuota di senso, ti crea disagio, nervosismo e frustrazione. Alla sera torni a casa , non solo stanco, ma svuotato.

Insieme abbiamo cercato come uscire da questo tunnel prigione. Non lo abbiamo trovato. Una cosa è certa: Gesù Cristo sta condividendo il cammino con te. Cammino faticoso verso un orizzonte luminoso, dentro prove, ma che impegnano e rendono solida la tua fede, maturo il tuo sì quotidiano, più intenso il dialogo con Lui e coi tuoi cari.

E' bello il momento, il sacramento della Confessione. Si riparte volendo un avvenire migliore, certi che volendo con l'aiuto del Signore, possiamo farcela. Anche Papa Giovanni ci sta aiutando, ricordandoci la sua pace interiore piena di fiducia in Dio e dicendici quanto ama i nostri figli.

In cammino insieme. P. Silvano

 

 

Cara Lucia,

tuo marito, ti ha spinto in carrozzella fino a davanti a me, nel mio ufficio dove accolgo i pellegrini per le confessioni, le benedizioni e le domande della celebrazione di sante messe.

Ascoltando la tua confessione mi è sembrato di capire che il tuo peccato più grosso è l'mpazienza in alcuni momenti difficili e di aver chiesto a Dio qualche aiuto. Osservandoti e ascoltandoti mi domandavo quali fossero i tuoi peccati, ma ho rispettato le tue espressioni, pensando che solo Dio può capire anzi che Dio veramente ti capisce  e quindi anche su di te ho detto : "Dio Padre di misericordia...ti conceda, mediante il ministero della Chiesa il perdono e la pace. E io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".

Ti chiesi perché vieni a Sotto il Monte e presso Papa Giovanni e mi dicesti : "Vengo per confessarmi, partecipare alla santa messa e a fare la comunione. E' papa Giovanni che mi chiama e mi sta vicino e poi viene a casa con me".

Poi hai fatto il tuo giro nella chiesa e ripassando davanti a me sei stata raggiunta da un uomo che ti ha ringraziato dicendo : "Ti ho visto salutare il tabernacolo con la tua mano e mi sono commosso. Ti ringrazio, mi hai fatto del bene!"

Vedi Lucia, la tua fede nel sacramento della confessione oltre a farti trovare la Grazia e la forza di Gesù, hai fatto del bene anche a me sacerdote. E la tua fede, ritornando a Sotto il Monte, fa bene anche a tanti, anche se tu non lo sai. Papa Francesco, qualche giorno fa, disse agli ammalati : "Voi non siete solo membri passivi del Corpo Mistico della Chiesa e del mondo, ma membri attivi".

 Grazie Lucia, ti ricordo di pregare per i peccatori e anche per me.  Padre Silvano

 


 

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