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QUANDO MUORE UN PAPA

la morte di Papa Giovanni XXIII

 

Sorprese tutti ancora una volta. Come per l'inizio del Concilio, anche la sua malattia fu per il pubblico un lampo a ciel sereno. Che egli seppe vivere offrendola per il bene della Santa Chiesa e per amore di Gesù. Se un anno prima qualcuno avesse detto che il Papa non avrebbe raggiunto l'estate del 1963, probabilmente gli avrebbero dato del pazzo. Papa Roncalli infatti era noto per la sua salute di ferro, da lui stesso più volte serenamente annunziata e le fatiche, i viaggi, i discorsi a cui si sottoponeva incessantemente, passata ormai l'ottantina, non si potevano spiegare diversamente che con il suo ottimo stato di salute.

E' difficile oggi dire quando il Papa ebbe la chiara coscienza del suo inguaribile male, un tumore maligno che gli si era annidato nello stomaco: è certo che imo all'ultimo continuò a lavorare senza risparmiarsi e mai perse il fiducioso ottimismo, che era poi solida fede in Dio e sereno abbandono alla volontà della Provvidenza. II prof. Gasbarrini - archiatra, il medico pontificio, che gli fu accanto di continuo, - così racconta delle ultime giornate: "Più volte nei giorni decisivi l'ho sentito dire: "Sia fatta la volontà del Signore". Ed ancora: "Caro professore, non si preoccupi, io ho le valigie sempre pronte. Quando sarà il momento di partire non perderò tempo". La coscienza lo abbandonò completamente solo alla fine, ma per molti giorni, nei momenti di lucidità, poté leggere i giornali, intrattenersi con i visitatori, occuparsi persino del governo della Chiesa. Sul finire, ebbe spesso dolori lancinanti, che sopportò con grande coraggio. Il 3 giugno, lunedì, alle sette e mezzo di sera, eravamo riuniti nella cameretta accanto; di fronte al televisore assistevamo muti alla Messa solenne che il Card. Traglia stava celebrando sul sagrato di San Pietro, davanti ad una folla immensa e silenziosa. Ogni tanto, udivo il respiro affannoso di Giovanni XXIII, sempre più debole e fioco. Tornai accanto al suo letto e gli presi una mano fra le mie mani. Già da qualche attimo il battito cardiaco non si avvertiva più al polso. Mi chinai sul suo cuore. Nell'istante stesso in cui, rialzando la testa, mormoravo: "E' spirato", sotto, nella piazza, la funzione si chiudeva con le parole "Ite, Missa est". Le udii chiare, distinte, mi parvero simboliche. Un viatico celeste all'anima di un Papa incomparabile. Avevo gli occhi pieni di pianto. In quel momento qualcuno accese nella stanza una gran luce".

1 Il redattore di questo passo crede opportuno aggiungere questa nota. Che Papa Giovanni XXIII fosse al corrente della sua salute poco buona mi pare lo provi questa annotazione del Giornale dell'anima al numero citato nel giorno dell'apertura del Concilio Vaticano II.

 

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