ANNUNCIO DEL CONCILIO

Papa Giovanni XXIII annuncio del concilio

 

Ed ecco il 25 gennaio 1959, festa della conversione di San Paolo. Ai Cardinali raccolti nella basilica di San Paolo fuori le mura, Giovanni XXIII annunzia "tremando un poco di commozione, ma insieme con umile risolutezza di proposito" il suo progetto di indire un Sinodo diocesano per la diocesi di Roma, un Concilio Ecumenico per la Chiesa universale e la riforma del Codice di Diritto Canonico (la raccolta di tutte le leggi che reggono la Chiesa latina), preceduto dalla promulgazione del Codice di Diritto Orientale. 1 Cardinali ne rimangono stupiti, letteralmente senza parola, come fulminati da quell'annunzio di imprese tanto colossali che nessuno dei Pontefici precedenti, pur pensandoci qualche volta, si era sentito l'animo di incominciare.

Papa Giovanni lancia quelle proposte prima ancora di averle ben chiare in mente, prima ancora di aver già studiato i piani per mandarle ad effetto; il progetto del Concilio soprattutto, come dirà lui stesso in seguito, non è maturato in lui "come il frutto di una prolungata meditazione, ma come il fiore spontaneo di una primavera insperata"; e, nel messaggio al clero veneziano del 29 aprile 1959, soggiunge: "Per l'annunzio del Concilio Ecumenico Noi abbiamo ascoltato un'ispirazione; Noi ne abbiamo considerato la spontaneità, nell'umiltà della nostra anima, come un tocco imprevisto ed inatteso ".

La sconfinata fiducia in Dio che Giovanni XXIII ha sempre nutrito l'ha portato a rispondere subito all'ispirazione, prima ancora di potersi chiedere come in pratica avrebbe potuto realizzarla. Ma se il primo annunzio è stato quasi timido ed incerto, in seguito l'esortazione del Papa alla preparazione del Concilio non conosce tregua: ne parla ai Cardinali e ai Vescovi, ai pellegrini e ai privati che riceve in udienza, insomma a chi può accelerare la preparazione e a chi proprio non ci può far nulla; a tutti però assegna un compito nella preparazione del Concilio, non fosse altro che quello di pregare: "Non dubitiamo di dire - afferma in un discorso del 13 novembre 1960 - che le nostre diligenze e i nostri studi perché il Concilio riesca un grande avvenimento, potrebbero restare vani, qualora fosse meno concorde e meno deciso questo collettivo sforzo di santificazione. Nessun elemento potrà contribuirvi come e quanto la santità, ricercata e raggiunta. Le preghiere, le virtù dei singoli, lo spirito interiore diventano strumento di immenso bene". Mentre il complesso meccanismo del Concilio Ecumenico macina rapidamente l'immenso cumulo di studi e di carte provenienti da ogni parte del mondo cattolico, mentre commissioni e sottocommissioni, padri conciliari ed esperti compiono un lavoro esorbitante che normalmente richiederebbe ben più tempo, ecco che gli altri progetti del Papa giungono quanto prima a maturazione e vengono realizzati.

Il Sinodo Romano, il primo che si tiene nella città santa dopo il Concilio di Trento, viene svolto nel gennaio 1960. Ecco quindi i lavori per la revisione del Codice di Diritto Canonico che vanno di pari passo con quelli per la preparazione del Concilio Ecumenico, integrandosi a vicenda. E l'attività legislativa di Papa Giovanni non si ferma qui: altre leggi che il gran pubblico forse neppure avverte, segnano un profondo rinnovamento nella Chiesa. Riapre il dialogo con gli anglicani, dopo quattro secoli di odio e incomprensione, bandisce gli atteggiamenti di ostilità verso gli ebrei, facendo togliere dai messali gli improperi contro "i perfidi giudei", proclama il primo santo di colore: un mulatto del Perù, fra' Martino de Porres.

 

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