APPARENTEMENTE APPRENDISTA

Papa Giovanni XXIII

 

Così parrebbe da uno sguardo superficiale, Angelo Roncalli all'inizio del suo pontificato. Eppure da Giovanni XXIII egli seppe darsi un programma preciso, affrontando impegni gravosi e carichi di grosse conseguenze. Senza mai dimenticare che il primo compito del Papa è quello della preghiera. Se il mondo cattolico fu stupito all'annunzio dell'elezione del Card. Roncalli, di cui poco si era parlato prima del Conclave e poco si conosceva, certo ancor più stupito doveva essere lui, l'eletto, che non pensava certo ad una simile eventualità. Eppure fin dall'inizio, sebbene si definisse amabilmente "un Papa apprendista" e dicesse "lasciatemi fare il mio noviziato", affrontò con la sua consueta calma i primi difficili passi.

Papa Giovanni XXIII urbi et orbiLa sera stessa della benedizione "urbi et orbi", al segretario che gli chiedeva di quali importanti problemi avrebbe voluto occuparsi per primo, rispose: "Adesso mi prendo il Breviario e recito Vespero e Compieta ". Nei due discorsi iniziali del 29 ottobre, suo primo radiomessaggio al mondo, e del 4 novembre, giorno dell'incoronazione, Giovanni XXIII tracciava già il programma ben preciso del suo Pontificato, realizzato poi con grande tenacia. "Vogliamo soprattutto insistere che a Noi sta a cuore in maniera specialissima il compito di pastore di tutto il gregge. Tutte le altre qualità umane - la scienza, l'accorgimento ed il tatto diplomatico, le qualità organizzative - possono riuscire di abbellimento e di completamento per un governo pontificale, ma in nessun modo possono sostituirlo. Ma il punto centrale è lo zelo del "buon pastore", pronto ad ogni ardimento sacro, lineare, costante, sino al sacrificio estremo".

Un programma quindi chiaramente pastorale. Ma anche ecumenico e missionario, volto cioè alla conquista dei lontani: "L'orizzonte si allarga: "ho altre pecorelle che non sono di questo ovile, anche esse bisogna che io le riconduca e udranno la mia voce e si farà un solo ovile sotto un solo pastore (Gv 10, 16). Ecco il problema missionario in tutta la sua vastità e bellezza. Questa è la sollecitudine del Pontificato romano, la prima, anche se non è la sola". E ancora: "Apriamo il cuore e le braccia a tutti coloro che sono separati da questa Sede apostolica. Desideriamo ardentemente il loro ritorno nella casa del Padre comune".

Papa Giovanni XXIIIProgramma infine di vivo interessamento ai problemi dell'umanità, specialmente a quelli della pace e della giustizia sociale: "Ci sia lecito ora rivolgere il nostro appello ai reggitori di tutte le nazioni, nelle cui mani sono poste le sorti, la prosperità, le speranze dei singoli popoli. Perché non si compongono finalmente e con equità i dissidi e le discordie- Perché le risorse dell'umano ingegno e le ricchezze dei popoli si rivolgono più spesso a preparare armi che non ad accrescere il benessere di tutti i ceti dei cittadini, particolarmente di quelli meno abbienti-... Mettetevi dunque all'opera, con fiducioso coraggio e con l'assistenza divina". Innovazioni piccole ma importanti. Fissato chiaramente il programma della sua azione pontificale, Giovanni XXIII comincia dalle piccole cose che, più di tutte, indicano il suo stile.

Al direttore dell'Osservatore Romano dice che "l'alta e nobile parola di Sua Santità " e altre simili formule vanno abbandonate, abroga il divieto di ogni presenza umana nei giardini vaticani, durante le sue passeggiate, fermandosi anzi a parlare con i giardinieri, le guardie svizzere, i muratori. "Ho letto attentamente il Vangelo e non vi ho trovato alcuna prescrizione di divieto al Papa di mangiare in compagnia", dice a chi gli ha fatto notare che i Pontefici consumano i pasti da soli; e da allora alla mensa di Papa Giovanni ci sono spesso prelati ed amici. Papa Giovanni incomincia poi ad uscire con frequenza dalle mura vaticane, anche in questo caso rompendo la tradizione che vuole il Papa quasi isolato all'interno (lei suo piccolo regno. I romani si abituano in breve a vederlo girare per Roma, nelle visite a parrocchie e ad ospedali, alle carceri ed a vecchi amici ammalati; col loro spirito sempre pronto alla battuta, cominciano a chiamarlo "Giovanni fuori le mura".

 

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