Estratto del messaggio che Papa Giovanni inviò a chiusura del XVI Congresso Eucaristico Nazionale Italiano
(13 settembre 1959)

Noi ben possiamo additare nel culto dell'Eucaristia l'espressione più luminosa e completa della religione cattolica. In verità, il Sacramento dell'Altare è chiamato, nell'atto stesso della Consacrazione del calice «mistero della fede», e cioè il compendio vivente di tutto il Credo cattolico. Da esso, infatti, s'irraggia il Sole di giustizia, Gesù, unico Mediatore tra Dio e gli uomini, Vittima incruenta di riconciliazione tra la terra e il Cielo. In esso è il memoriale perenne del sacrificio da Lui offerto sul Calvario per la nostra salvezza. In esso Egli è presente come Capo del Corpo Mistico, fonte dei sacramenti, che danno fecondità e bellezza al giardino spirituale della Chiesa.
Antivedendo il trionfo che l'ignominia della Croce gli avrebbe meritato, Gesù disse un giorno: «Quando sarò esaltato da terra, trarrò tutto a me» (Gv 12,32). Queste parole si addicono bene al Pane eucaristico per la dovizia dei celesti tesori che esso in sé racchiude. Sì, anche il Sacramento dell'Altare è centro di misteriosa attrazione.
I venti secoli di progresso delle scienze, delle arti, della cultura, e dell'economia, i mutamenti avvenuti nel campo politico e sociale non hanno diminuito il valore delle parole di Cristo: «In verità, in verità vi dico: se non mangerete la carne del Figlio dell'uomo e non berrete il suo sangue non avrete in voi la vita... Questo è il pane che è disceso dal Cielo... Chi mangia di questo pane vivrà in eterno» (Gv 6, 54, 59).
Sovrastando pertanto con la forza della nostra fede e il fervore delle nostre acclamazioni le voci confuse degli oppositori, che non mancarono mai, e guardando allo stuolo innumerevole di martiri e di santi che dalla Eucaristia hanno attinto il segreto e la forza della loro grandezza, noi insieme ripetiamo a Gesù: «Signore, dateci sempre di questo pane», poiché voi siete «il pane di vita» (Gv 6, 34-35).
Non Ci soffermiamo nell'illustrare il significato della quarta domanda del Padre Nostro, scelta a tema del Congresso. Ma in quest'ora solenne desideriamo sottolineare la triplice prerogativa di quel «Pane quotidiano» che i figli della Chiesa devono chiedere ed attendere con fiducia e desiderio, dalla provvidenza del Padre celeste.
a) Esso dev'essere anzitutto un pane nostro, chiesto cioè in nome di tutti. «Il Signore ha insegnato nel Pater a rivolgere a Dio una preghiera anche a nome dei fratelli. Egli vuole, cioè, che non s’innalzino a Dio suppliche avendo di mira soltanto i propri interessi ma anche quelli del prossimo. Egli intende con ciò combattere le inimicizie e reprimere l'arroganza». (S. Giov. Crisostomo)
b) Dev'essere inoltre un pane sostanzioso, che è quanto dire, necessario al nostro sostentamento. E poiché l'uomo è composto di corpo e di spirito immortale, il pane che occorre domandare a Dio sarà non soltanto il pane «temporale», ma, soprattutto il parte «spirituale», che è Dio stesso, verità da contemplare e bontà da amare; ed inoltre il pane «sacramentale», ossia il Corpo del Salvatore, segno e viatico di vita eterna.
c) La terza dote, infine non meno importante, del pane quotidiano, è che esso sia uno, cioè simbolo e causa di unità -: «Come infatti quel corpo è unito a Cristo, così anche noi siamo uniti per mezzo di questo pane». (S. G. Crisostomo). Non v'è dubbio che il Pane eucaristico è figura e sorgente di unità nel Corpo Mistico, sia per le menti che illumina e induce alla professione delle medesime verità divine, sia per le volontà che accende d'una medesima fiamma d'amore di Dio e del prossimo: fiamma, che non rimane occultata entro le mura del focolare domestico, o del tempio, ma che tende di sua natura a espandersi e incendiare.
Oh! se l'Eucaristia fosse dai cristiani meglio compresa, più degnamente e frequentemente ricevuta. Quanto più copiosi sarebbero i frutti di concordia, di pace, di spirituale decoro che ne deriverebbero alla Chiesa e al mondo intero. Quanti problemi che agitano le menti sarebbero più prontamente ed efficacemente risolti, grazie allo spirito di sincera e perfetta fratellanza, che previene nei singoli individui pericolose iniziative, e preserva dal compromesso con le forze e le seduzioni del mondo.
Infatti la vera devozione Eucaristica porta alla lealtà, alla rettitudine, alla dirittura morale, anche a costo di sacrificio personale in vista del bene comune. Non esitiamo, anzi, di affermare che governanti e popoli sono destinati a restare in balìa dei naturali egoismi e delle divisioni, se non conformano le loro leggi a quelle norme di giustizia e di amore cristiano, di cui il Sacramento dell'Altare è la vera ed inesauribile sorgente. Non si veda, dunque, nell’Eucaristia il bene soltanto del fedele comunicante, ma, al dire dell'Angelico Dottore, «il bene comune spirituale di tutta la Chiesa che è ivi sostanzialmente presente».

IL «CORPUS DOMINI» PER LE VIE DI ROMA
(16 giugno 1960)

Il Santo Padre, durante l'apoteosi eucaristica romana nel giorno del Corpus Domini, rivolge ai fedeli un'Esortazione sul significato dell'adorazione eucaristica, e invoca l'efficacia del Ss.. Sacramento sulla Eterna Città.

Dilettissimi f figliuoli di Roma! Il grande rito del Corpus Domini qui prende fine. I nostri cuori restano in effusione di adorazione e di amo¬re intorno al SS.mo Sacramento, intorno al trono del Re pacifico e divino. Quale giocondità spirituale la nostra, quale consolazione nel partecipare a questa manifestazione di carattere solenne, pubblico, sociale in onore del grande mysterium fidei, mysterium charitatis! Ancora una volta Roma ha voluto distinguersi in questo tributo di fedeltà religiosa e pia, come a dare il suggello alla stessa testimonianza trionfale, che da tutte le parti del mondo si leva verso Gesù le cui sembianze restano velate ai nostri occhi, ma la cui grazia è esultante nei nostri cuori. L'anno scorso traemmo ispirazione alla Nostra presenza e alla Nostra parola dalla meravigliosa realtà del Nobiscum Deus: Dio, l'Emmanuele con noi, nei riferimenti della nostra vita intima, tutta raccolta e quasi invisibile a noi stessi. Quest'anno Ci piace toccare il significato profondo della nostra adorazione a Gesù Eucaristico, come omaggio sociale di tutti i componenti la nazione sua più vera, la Santa Chiesa universale, la natio tam grandis, quae habet Deum approprinquantem sibi, come S. Tommaso d'Aquino interpreta magistralmente. Certo è grande godimento dello spirito il cogliere il carattere pubblico e collettivo del Corpus Domini, segnato nelle significazioni più alte del grande mistero. Il popolo cristiano Ci sta intorno e Ci avvolge nella sua compagine che è ad un tempo ineffabilmente intima e insieme trionfalmente esteriore. Oh! che parole, oh, che parole di San Paolo a celebrazione della più stretta unità nel Corpus Mysticum Christi: «Il calice che noi benediciamo è vera comunione del sangue di Cristo: il pane che spezziamo è comunione del Corpo di Cristo. Un unico pane ed un unico corpo noi formiamo pur essendo molti perché dell'unico pane tutti partecipiamo ». Dal pubblico omaggio che tutti insieme noi rendiamo, diletti figli, traluce l'intima fusione dei nostri cuori: unum corpus multi sumus: e la tradizionale processione di questa sera prende una celeste intensità di significazione, la cui dolcezza inebria e ci esalta. Dall'altare dell'Ara Coeli, centro spirituale e politico dell'antica Roma, la misteriosa ed insieme splendente teoria snodantesi intorno alle pendici del Campidoglio arriva sin qui, in faccia al Colosseo: e qui si arresta come a simbolo maestoso del trionfo di Cristo e della sua Chiesa, sotto l'arco di Costantino, da un altro altare, mobile se volete, come le tende del deserto segnanti il passo delle umane e delle divine conquiste, ma affermazione dei ricordi del passato, impressi sull'attualità del presente. Oh! editto nobile e glorioso di Costantino proclamante in faccia ai secoli la libertà della Chiesa di Cristo: oh voci di genti passate di qua e celebranti sotto questo arco l'inno perenne della fede cristiana dei secoli. Oggi sotto le volte di questo arco vetusto e sempre solenne si è rinnovato l'altare: l'altare portatile di Gesù Eucaristia: e di qua tutta la città, tutta la diocesi di Roma attende la benedizione. Diletti figli, più intimamente e particolarmente uniti all'umile sacerdote che vi parla ed a cui il Signore ha voluto conferire nell'ampiezza più vasta e universale della sua significazione il titolo ed i compiti di Episcopus Ecclesiae Dei, in riferimento da Roma al mondo intero, accogliete il Nostro invito a deporre su questo altare innanzitutto l'omaggio della generale riconoscenza per le grandi e magnifiche cose che il Padre celeste, col Figliuolo suo, e con lo Spirito Santo ci concesse di intraprendere in esercizio di ministero pastorale e di condurre a buon fine in questo anno, dalla prima festa del Corpus Domini celebrata con voi, alla giornata odierna. Oh! salga al Signore e al sacramento del suo amore, l'inno della gratitudine comune, innanzitutto per la felice e sollecita celebrazione del Sinodo Diocesano, «grande avvenimento che venne a segnare una data faustissima per la vita religiosa dell'Urbe immortale: riuscita, amiamo costatarlo e ripeterlo, che fu grande manifestazione di forza spirituale». Riconoscenza lietissima per i contatti accresciuti e benedetti del Vescovo di Roma coi Suoi diocesani, nelle varie occasioni di solenni festività liturgiche e di pubbliche udienze, e per gli incontri vibranti di fede e di entusiasmo coi figli della periferia. Oh! le visite indimenticabili e consolanti a Centocelle, al Tiburtino, a Primavalle e alla Garbatella. Come non amare, e non sentirsi impegnati ad esercizio di amorevole sollecitudine per questi innumerevoli figli del popolo Nostro, rivelanti ancora, nonostante le seduzioni e le attrattive della vita mondana, tanto vigore dì pensiero cristiano e cattolico, e tanto sforzo di conformità alla buona tradizione religiosa dei secoli migliori della nostra storia? Motivo di ringraziamento al Signore per la grazia concessaCi della canonizzazione dei due nuovi Santi Gregorio Barbarigo. Cardinale Vescovo di Bergamo e di Padova, e di Giovanni de Ribera, Arcivescovo di Valenza in Spagna: due astri che si aggiungono al fulgore della Gerusalemme celeste, irradiante luce e fiamma viva di santa emulazione in questa Gerusalemme terrena che è la Chiesa Santa pellegrinante verso la beata eternità. Particolare commozione e compiacenza insieme hanno suscitato nel Nostro cuore queste due nuove Canonizzazioni, che il Signore Ci ha concesso di compiere: e nella glorificazione di questi due grandi Vescovi, che santamente vissero e fortemente operarono nella scia di intenso rinnovamento spirituale, lasciata dal Concilio dì Trento, Ci è parso riverberarsi come un sorriso del Cielo, in approvazione e ad incoraggiamento per il sollecito e già tanto promettente lavoro di preparazione del prossimo Concilio Ecumenico. Oh! Fratelli e figli dilettissimi. Come Ci impressiona l'ammonimento paolino: Vigila in omnibus, labora: veglia sopra tutte le cose, sopporta i travagli: in omnibus, è la nota pastorale che si esprime attraverso tutti questi avvenimenti provvidi e lieti: ordine della compagine sacerdotale, liturgica, apostolica; il gregge visitato e unito, affinché sia sempre più fermamente orientato nel riferimento alla vita spirituale, alla vita della Chiesa, che è avvio della terra verso lo spirito, il soprannaturale e l'eterno. Questo è l'anelito continuo del Nostro animo, e sappiamo che esso suscita un'eco fedele di corrispondenza nei vostri cuori. Sappiamo bene che è nell'Eucaristia che esso trova l'ispirazione continua, ed il sostegno più sicuro, perché Gesù Ostia Divina è alimento di vita eterna e pegno dì gloria futura, aprendo su la vita terrena una visione di cielo. Oltre al ringraziamento a Gesù qui presente, centro misterioso e vitale di tutti i nostri pensieri ed affetti di credenti, vogliamo aggiungere, diletti figliuoli, la pubblica e comune preghiera rivolta verso l'avvenire, a ricerca dolce e continuata della grazia del Signore per le prossime mète della vita spirituale dell'Urbe, al cui raggiungimento tende la quotidiana sollecitudine del Pastore. Oh! la grande supplica anche per i bisogni di Roma, unanime ed insistente, affinché l'Altare dell'Eucaristia sia arricchito di anime sacerdotali, che ne siano il più bell'ornamento con l'ardore della loro pietà e il candore intemerato della loro innocenza: Sacerdotes Domini incensum et panes offerunt Deo: et ideo sancti erunt Deo suo. Si preghi, si preghi assai affinché le vocazioni siano favorite e aiutate dalle famiglie, dalle persone buone, da chi ha a cuore l'avvenire religioso di questa Città dei Martiri e dei Santi; si levi ancora la invocazione di tutti a implorare il dono della fedeltà e della perseveranza nel lieto adempimento della legislazione ecclesiastica, annunziata dal Sinodo, e che presto, a Dio piacendo, andrà in vigore per tutta la Diocesi; e specialmente si insista con fervore per il rinvigorimento della vita parrocchiale, affinché essa possa efficacemente dispiegare tutte le sue energie per la conquista della società in tutti i suoi ceti al Regno soavissimo di Cristo Signore. 0 Gesù Benedetto, in quem cor et caro nostra exsultant, scenda ora la tua benedizione, apportatrice di pace e di amore, scenda su quanti oggi, in questa Roma e nel mondo intero, ti hanno manifestato solennemente la loro adorazione; scenda su le case, santificate dal tuo passaggio, a impreziosirvi il dovere, a fecondarvi il dolore, a togliere quanto ti dispiace; scenda anche sui lontani, su gli indifferenti, su gli avversari, a far loro sentire la pungente nostalgia dì un definitivo ritorno. 0 Signore Gesù, benedici in modo speciale questa tua Città, che oggi è davanti a Te nella sua triplice compagine, religiosa, civica e sociale: suscita in essa un santo fervore di opere, un salutare rinnovamento del costume, un provvido rafforzamento della famiglia: chiama al tuo servizio eucaristico schiere sempre più numerose di apostoli, che come germogli di olivo circondino il tuo altare. E sii per tutti i cuori luce di soavità, balsamo di conforto, forza di buon proposito: fiat, fiat!

VOTI E AUGURI PER IL CONGRESSO EUCARISTICO DI MONACO
(29 luglio 1960)

Il Card. Gustavo Testa, Legato Pontificio al XXXVII Congresso Eucaristico Internazionale, presenta al S. Padre la Missione Pontificia in partenza per Monaco di Baviera. Alla vigilia della grande assise internazionale, il Papa formula voti augurali per la felice riuscita del Congresso ed esprime l'ansia per l'unità di tutti i credenti nella Chiesa Cattolica.

Signor Cardinale Siamo tanto lieti di accogliervi sul punto del vostro partire in nobile comitiva coi degnissimi Prelati e Dignitari che formano la Missione Pontificia riservata all'imminente Congresso Eucaristico Internazionale di Monaco di Baviera. Ci è sempre vivo il ricordo, che oggi intenerisce il Nostro animo, delle prime impressioni di giovane sacerdote - 8 settembre 1912, quarantotto anni or sono - quando pas¬sammo di là per la prima volta, pellegrino solitario come eravamo allora, verso quel Congresso Eucaristico di Vienna, che doveva suscitare in vaste proporzioni vibrazioni altissime di spiritualità nell'Europa cristiana, purtroppo ben pre. sto soffocate dalla prima guerra mondiale. Lungo la via Ci arrestammo a Trento ed a Monaco, prima che a Salisburgo e a Maria Zell. Profondamente Ci colpì il carattere sacro della città del Concilio, che avremmo potuto poi più volte e sempre con grande letizia rivedere. Ma l'apparizione e la visita di Monaco fu un incanto per i Nostri occhi attratti dall'ordine e dalla cordialità della sua buona popolazione, dalla ricchezza dei suoi monumenti religiosi e civili, e dai suoi musei di arte antica e moderna. È facile immaginare che cosa sarà Monaco in questi giorni. La cortese e devota prevenienza del Nostro venerabile fratello il Signor Cardinale Arcivescovo Joseph Wendel, interprete anche del desiderio dei Signori Cardinali, Arcivescovi e Vescovi della Germania, Ci fu amabile tentazione per un intervento diretto della Nostra umile persona alla mondiale manifestazione Eucaristica, che Monaco prepara in onore ed in adorazione di Gesù Cristo, re glorioso ed immortale dei secoli e dei popoli. Ma anche le ragioni del cuore seguono i suggerimenti della saggezza serena e confidente. La vostra presenza, Signor Cardinale, quale Nostro messaggero pontificale a Latere durante la celebrazione del grande avvenimento richiamerà il Nostro umile nome a segno di paternità universale e sacra. Nell'ora più solenne della religiosa manifestazione la Nostra voce attraverso le onde eteree raggiungerà la folla immensa dei convenuti a Monaco, ed egualmente di quanti staranno in ascolto da tutti i punti della terra. A tanto di progresso nelle comunicazioni dell'umana convivenza ci ha condotti l'acutezza delle ricerche di tutte le energie della natura. Ma più viva sarà a Monaco in questi giorni la partecipazione del Nostro cuore, in consonanza costante ed ansiosa di preghiera implorante i beni dello spirito sopra il mondo intero: «pro mundi vita n, del mondo bisognoso di grazia celeste, di luce e di pace. Preghiera che sarà più fervida per tutti i figli particolarmente Nostri; ma preghiera che Ci è quotidiana ed ardente anche per gli altri innumerevoli che, appartenenti a Cristo di cui conservano Nome e Vangelo, vivono però variamente e in gruppi religiosi separati da quella Chiesa che fu per sedici secoli la Chiesa dei loro padri, e che Gesù affermò esplicitamente la sua Chiesa nell'atto di dichiararne Pietro il fondamento e di affidarne a lui il governo. Signor Cardinale, diletti figli! Vogliate recare alle popolazioni che vi ospiteranno e a tutti i pellegrini di Monaco il Nostro saluto in espressione di cordiale confidenza e di amabile incoraggiamento. Sia felice il vostro viaggio e più lo sia il soggiorno e benedetti siano i vostri passi e le vostre parole. Vi diciamo un piccolo segreto del nostro spirito. Per far onore al nome che la Provvidenza Ci ispirò e per meglio accompagnare le assisi trionfali di Monaco, amiamo soffermare in questi giorni la Nostra attenzione devota e pia sul capo III di Matteo e sul VI di Giovanni. In quello vi è l'elogio del Precursore; in questo è come discoperto il mistero di Gesù nella promessa della Santissima Eucaristia. Che grandezza e che forza questo Giovanni Battista che non si piega, che non tace, che non si spaventa! Egli resta pertanto nei secoli ed in ogni circostanza un incita¬mento, un esempio. Vien da riflettere che solo la moltiplicazione di uomini di questa tempra, che ascoltano e vivono il linguaggio di Gesù, può farci sperare la rifioritura delle virtù naturali e soprannaturali che la Santissima Eucaristia assicura ed alimenta. Questo è il punto culminante della dottrina cattolica., che sarà punto splendente del Congresso di Monaco: Pro mundi vita. La parola e gli esempi di Gesù, il suo Corpo e il suo Sangue, tutto pro mundi vita; a nutrimento soprasostanziale delle anime e dei popoli; che è quanto dire: a luce dell'intelletto, a robustezza di volontà, a coraggio intrepido nella prova, e sempre, sempre a sincera ed universale espressione di fraternità santa e benefica. Diletti figli! Coraggio. L'Evangelista conclude il capo VI del suo Vangelo con parola mesta e grave: «Da quel momento parecchi dei discepoli di Gesù non andarono più con lui». Ma noi ripetiamo a tutti, sì, volentieri lo diciamo: coraggio sempre! Nonostante tutto, il numero dei discepoli è in aumento, e attorno al Cristo maestro, al Cristo sofferente, al Cristo Eucaristico si vanno moltiplicando le anime robuste e generose che ben meritano di avere ispiratori e patroni i due Giovanni, a Noi tanto cari, il Battista e l'Evangelista, che invitiamo ad accompagnare voi, Signor Cardinale e diletti figli, nel vostro viaggio e nella vostra missione lieta e pacifica. La Preghiera del Papa Per la felice riuscita del XXXVII Congresso Eucaristico Internazionale celebrata a Monaco di Baviera 0 Gesù, Re delle genti e dei secoli, accogliete gli atti di adorazione e di lode che noi, Vostri fratelli di adozione, umilmente Vi tributiamo. Voi siete «il Pane vivo disceso dal cielo, che dà la vita al mondo» (Gv 6,33); Sommo Sacerdote e Vittima, Vi immolaste sulla Croce in sacrificio cruento di espiazione all'Eterno Padre per la redenzione del genere umano, ed ora Vi offrite quotidianamente sui nostri Altari per le mani dei Vostri ministri, a fine di instaurare in ogni cuore il Vostro « regno di verità e di vita, di santità e di grazia, di giustizia, di amore e di pace» (Pref. della Messa di Cristo Re). O «Re della gloria», venga dunque il Vostro Regno! Regnate dal Vostro «trono di grazia» (Ebr 4,16), nei cuori dei fanciulli, perché conservino immacolato il candido giglio dell'innocenza battesimale. Regnate nei cuori dei giovani, affinché crescano sani e puri, docili alla voce di coloro che Vi rappresentano nella famiglia, nella scuola. nella Chiesa. Regnate nel focolare domestico, affinché genitori e figli vivano concordi nell'osservanza della Vostra santa legge. Regnate nella nostra patria, affinché tutti i cittadini, nell'ordine e nell'armonia delle classi sociali, si sentano figli di uno stesso Padre celeste, chiamati a cooperare al comune bene temporale, felici di appartenere all'unico Corpo Mistico, di cui il Vostro Sacramento è insieme simbolo e imperitura sorgente. Regnate, infine, o Re dei re e «Signore dei signori» (Deut 10,17), su tutte le nazioni della terra e illuminate i reggitori di ciascuna, affinché, ispirandosi al Vostro esempio, nutrano «pensieri di pace e non di afflizione» (Ger 29,11). O Gesù Eucaristico, fate che tutti i popoli servano liberamente a Voi, consapevoli che «servire a Dio è regnare». Il Vostro Sacramento, o Gesù, sia luce alle menti, forza alle volontà, attraimento dei cuori. Sia Esso sostegno ai deboli, conforto ai sofferenti, viatico di salvezza ai morenti; e a tutti, «pegno di futura gloria». Così sia.

CONCLUSIONE DEL CONGRESSO EUCARISTICO DI MONACO
(7 agosto 1960)

Il Santo Padre legge un radiomessaggio in lingua latina per la chiusura del solennissimo XXXVII Congresso Eucaristico celebrato a Monaco di Baviera. L'immensa moltitudine ascolta nel più profondo silenzio, mentre dati microfoni locali viene trasmessa l'immediata simultanea replica del Messaggio nelle principali lingue.

Spiritualmente presenti contempliamo con lo sguardo attento della nostra mente il Congresso Eucaristico Internazionale, che in questi giorni si sta svolgendo a Monaco di Baviera. Ben meritava di essere prescelta la Baviera a preparare un così grandioso trionfo a Cristo nascosto sotto i veli eucaristici. Essa, rinomata per virtù cristiane, gloriosa per la sua storia, fra l'altro ha il merito di aver portato il Vangelo di Cristo in varie regioni di Europa, di aver dato alla Chiesa molti santi, e alla Sede Apostolica tre Sommi Pontefici, cioè Clemente II, Damaso II, Vittore II. Monaco soprattutto, sua città Capitale, come nel passato, così tuttora ben eccelle per il culto verso l'augusto mistero Eucaristico. Lodiamo con armoniose voci insieme, lodiamo col canto silenzioso dei nostri cuori questo mirabile Sacramento, poiché da esso, come da ricchissima sorgente, scaturisce per la Chiesa militante ogni virtù e ogni forma di perfezione. Riteniamo, perciò, quanto mai opportuno il tema prescelto in codesto Congresso Eucaristico come oggetto di profonde ed utili trattazioni, cioè le parole del Divin Redentore riguardanti la promessa del Sacramento dell'Eucaristia: «Il pane che io darò., è la mia carne per la salute del mondo» (Gv 6, 52). La SS.ma Eucaristia, infatti, contenendo l'Autore stesso della grazia e la sorgente prima della vita divina, rafforza e perfeziona questa stessa vita in tutti coloro che sono stati rigenerati nelle acque del santo Battesimo. Da ciò consegue che in virtù soprattutto di questo Sacramento potrà realizzarsi ciò che di sé affermò Cristo, buon Pastore: « lo sono venuto perché abbiano la vita, e l'abbiano abbondantemente» (Gv 10,10). Quale meraviglioso spettacolo allora si presenta allo sguardo della nostra fede, quando si contempla la sovrabbondanza della vita divina che viene comunicata al genere umano in virtù del sacrificio della S. Messa e della Comunione sacramentale! Ne partecipano anzitutto i singoli fedeli, che per mezzo di essa sentono consolidarsi e aumentare nei loro animi la fede, la speranza, la carità e le altre virtù connesse. Ne partecipano le famiglie cristiane, nel cui seno alacre e spontanea fiorisce la pratica della fedeltà, dell'amore scambievole, della castità, dell'obbedienza filiale, donde provengono frutti soavissimi di pace e di gioia spirituale. Gode gli effetti di questa vita divina la società stessa, in mezzo alla quale i cristiani che si nutrono del Pane degli Angeli, divenuti « sale della terra... e luce del mondo» (Mt. 5, 13-14), sono di esempio agli altri cittadini in ogni virtù, ma soprattutto nella giustizia sociale e nella carità. Ne gode parimenti la Chiesa tutta, dove la contemplazione delle verità celesti e il divin culto ricevono dall'Eucaristia impulso, sviluppo, difesa; ed essa esulta di immensa gioia nel vedere come da qui si accende e si alimenta lo zelo ardentissimo nel promuovere le vocazioni sacerdotali e religiose per la santa illuminatrice azione di fraternità e di pace a cui Gesù Signore, con la sua implorazione al Padre: «Ut omnes unum sint» (Gv 17,21), invitò quanti si onorano del suo nome. Ben a ragione, dunque, S. Tommaso afferma: «La utilità di questo Sacramento è grande e universale. Grande, perché produce in noi, ora, la vita spirituale, in futuro, l'eterna. Universale, perché la vita che ci viene da esso conferita, non è soltanto la vita di un singolo uomo, ma, per quanto dipende da esso, è la vita di tutto il mondo» (Comm. in Ev. S. Ioannis, c. 6, v. 52, lect. VI). O dilettissimi figli che partecipate a codeste celebrazioni eucaristiche, Noi vi esortiamo caldamente perché nell'esercizio del vostro apostolato da qui attingiate forza e calore; è dalla carità, infatti, compagna della verità, che deriva la salvezza vera: «Ecco, voi tutti che accendete fuoco, e siete in mezzo alle fiamme, camminate al lume del vostro fuoco e nelle fiamme che avete accese» (Is. 50, 11). Figlia dell'amore e opera di giustizia è la pace (cfr. Is 32,17). Ansiosi al pari di Noi, voi tutti vi accorgete quale nembo di pericoli sovrasta sul genere umano e come la pace dei popoli sia in grave difficoltà. Preghiamo tutti insieme con slancio e ardore Gesù Cristo, Principe della pace, perché illumini la mente dei supremi reggitori degli Stati, perché, rimosse le tenebre degli errori, doni alle penti la vera pace, fondata sul rispetto dei diritti della Chiesa e della dignità umana, e perché infine, con la rugiada delle celesti consolazioni, rianimi coloro, ben presenti ora al Nostro spirito, che non sono potuti intervenire a codeste trionfali solennità. Altro non minore salutare frutto che deriva dal mistero Eucaristico è la speranza, che addolcisce le asprezze del presente e, aprendo nuove vie infonde fiducia per il conseguimento di beni anche ardui. Come esige il Nostro ministero apostolico, come richiede la Nostra benevolenza verso il popolo tedesco, la Nostra sollecitudine è rivolta alla sua unità religiosa e alla sua pace. O voglia il cielo che, senza esclusione, quanti si onorano del nome cristiano, costì muovano il passo verso la fede integra di S. Boniacio, verso la Chiesa una e santa; questa concordia nella unità della fede è davvero da desiderare con vivo anelito, perché alta cagione di salvezza e magnificamente bella. Dopo questi voti augurali ed esortazioni, al coro delle vostre voci inneggianti al mistero della SS. Eucaristia, aggiungiamo la Nostra voce; essa vi è di stimolo, affinché per il Nostro intervento, il giubilo dei cuori sia più lieto e maestoso: «O divino Redentore, che quotidianamente sui nostri altari offri all'Eterno Padre per la vita del mondo il sacrificio del Corpo e del Sangue tuo, salva il genere umano dal pericolo della morte. Salva gli uomini, specialmente dalla morte che è più da temere, da quella spirituale, alla quale tanti sono esposti o miseramente soggiacciono. Fa che noi sempre più abbiamo fame e sete di te, vivente nel Tabernacolo come sotto una tenda innalzata in seno alla Chiesa militante, affinché, guidati dalla tua luce e accesi dal tuo amore, possiamo felicemente attraversare il deserto periglioso di questo mondo e giungere alla terra promessa all'umanità da te redenta, il paradiso della vita celeste e immortale». Frattanto con effusione di carità salutiamo voi, dilettissimi Cardinali, Arcivescovi, Vescovi. supremi Magistrati e autorità civili, sacerdoti e fedeli, che partiti anche da lontane terre, costì, immensa moltitudine, venerate l'augusto Sacramento dell'altare. Salutiamo in modo particolare il diletto Figlio Nostro che degnamente Ci rappresenta come Cardinale a latere, il diletto Figlio Nostro Giuseppe Wendel, Arcivescovo solertissimo di Monaco e di Frisinga, che con tanta diligenza ha provveduto alla pia impresa e il Comitato a ciò costituito, che lo ha coadiuvato con estrema perizia. Il Nostro saluto e il Nostro adeguato ringraziamento vadano alla nobile Nazione Germanica, e in modo particolare alla ospitale gente Bavarese, che in maniera esimia ha preparato un Congresso di così vaste proporzioni. Pegno infine di doni celesti, la Nostra Benedizione discenda copiosa su tutti quanti partecipano al Congresso Eucaristico Internazionale di Monaco e su di essi rimanga per sempre. Amen.