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Estratto
del messaggio che Papa Giovanni inviò a chiusura del XVI Congresso Eucaristico
Nazionale Italiano (13 settembre 1959) |
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Noi ben possiamo additare nel culto dell'Eucaristia l'espressione più
luminosa e completa della religione cattolica. In verità, il Sacramento
dell'Altare è chiamato, nell'atto stesso della Consacrazione del calice
«mistero della fede», e cioè il compendio vivente di tutto il Credo
cattolico. Da esso, infatti, s'irraggia il Sole di giustizia, Gesù, unico
Mediatore tra Dio e gli uomini, Vittima incruenta di riconciliazione tra la
terra e il Cielo. In esso è il memoriale perenne del sacrificio da Lui
offerto sul Calvario per la nostra salvezza. In esso Egli è presente come
Capo del Corpo Mistico, fonte dei sacramenti, che danno fecondità e bellezza
al giardino spirituale della Chiesa. |
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IL
«CORPUS DOMINI» PER LE VIE DI ROMA (16 giugno 1960) |
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Il Santo Padre, durante l'apoteosi eucaristica romana nel giorno del Corpus Domini, rivolge ai fedeli un'Esortazione sul significato dell'adorazione eucaristica, e invoca l'efficacia del Ss.. Sacramento sulla Eterna Città. Dilettissimi f figliuoli di Roma! Il grande rito del Corpus Domini qui prende fine. I nostri cuori restano in effusione di adorazione e di amo¬re intorno al SS.mo Sacramento, intorno al trono del Re pacifico e divino. Quale giocondità spirituale la nostra, quale consolazione nel partecipare a questa manifestazione di carattere solenne, pubblico, sociale in onore del grande mysterium fidei, mysterium charitatis! Ancora una volta Roma ha voluto distinguersi in questo tributo di fedeltà religiosa e pia, come a dare il suggello alla stessa testimonianza trionfale, che da tutte le parti del mondo si leva verso Gesù le cui sembianze restano velate ai nostri occhi, ma la cui grazia è esultante nei nostri cuori. L'anno scorso traemmo ispirazione alla Nostra presenza e alla Nostra parola dalla meravigliosa realtà del Nobiscum Deus: Dio, l'Emmanuele con noi, nei riferimenti della nostra vita intima, tutta raccolta e quasi invisibile a noi stessi. Quest'anno Ci piace toccare il significato profondo della nostra adorazione a Gesù Eucaristico, come omaggio sociale di tutti i componenti la nazione sua più vera, la Santa Chiesa universale, la natio tam grandis, quae habet Deum approprinquantem sibi, come S. Tommaso d'Aquino interpreta magistralmente. Certo è grande godimento dello spirito il cogliere il carattere pubblico e collettivo del Corpus Domini, segnato nelle significazioni più alte del grande mistero. Il popolo cristiano Ci sta intorno e Ci avvolge nella sua compagine che è ad un tempo ineffabilmente intima e insieme trionfalmente esteriore. Oh! che parole, oh, che parole di San Paolo a celebrazione della più stretta unità nel Corpus Mysticum Christi: «Il calice che noi benediciamo è vera comunione del sangue di Cristo: il pane che spezziamo è comunione del Corpo di Cristo. Un unico pane ed un unico corpo noi formiamo pur essendo molti perché dell'unico pane tutti partecipiamo ». Dal pubblico omaggio che tutti insieme noi rendiamo, diletti figli, traluce l'intima fusione dei nostri cuori: unum corpus multi sumus: e la tradizionale processione di questa sera prende una celeste intensità di significazione, la cui dolcezza inebria e ci esalta. Dall'altare dell'Ara Coeli, centro spirituale e politico dell'antica Roma, la misteriosa ed insieme splendente teoria snodantesi intorno alle pendici del Campidoglio arriva sin qui, in faccia al Colosseo: e qui si arresta come a simbolo maestoso del trionfo di Cristo e della sua Chiesa, sotto l'arco di Costantino, da un altro altare, mobile se volete, come le tende del deserto segnanti il passo delle umane e delle divine conquiste, ma affermazione dei ricordi del passato, impressi sull'attualità del presente. Oh! editto nobile e glorioso di Costantino proclamante in faccia ai secoli la libertà della Chiesa di Cristo: oh voci di genti passate di qua e celebranti sotto questo arco l'inno perenne della fede cristiana dei secoli. Oggi sotto le volte di questo arco vetusto e sempre solenne si è rinnovato l'altare: l'altare portatile di Gesù Eucaristia: e di qua tutta la città, tutta la diocesi di Roma attende la benedizione. Diletti figli, più intimamente e particolarmente uniti all'umile sacerdote che vi parla ed a cui il Signore ha voluto conferire nell'ampiezza più vasta e universale della sua significazione il titolo ed i compiti di Episcopus Ecclesiae Dei, in riferimento da Roma al mondo intero, accogliete il Nostro invito a deporre su questo altare innanzitutto l'omaggio della generale riconoscenza per le grandi e magnifiche cose che il Padre celeste, col Figliuolo suo, e con lo Spirito Santo ci concesse di intraprendere in esercizio di ministero pastorale e di condurre a buon fine in questo anno, dalla prima festa del Corpus Domini celebrata con voi, alla giornata odierna. Oh! salga al Signore e al sacramento del suo amore, l'inno della gratitudine comune, innanzitutto per la felice e sollecita celebrazione del Sinodo Diocesano, «grande avvenimento che venne a segnare una data faustissima per la vita religiosa dell'Urbe immortale: riuscita, amiamo costatarlo e ripeterlo, che fu grande manifestazione di forza spirituale». Riconoscenza lietissima per i contatti accresciuti e benedetti del Vescovo di Roma coi Suoi diocesani, nelle varie occasioni di solenni festività liturgiche e di pubbliche udienze, e per gli incontri vibranti di fede e di entusiasmo coi figli della periferia. Oh! le visite indimenticabili e consolanti a Centocelle, al Tiburtino, a Primavalle e alla Garbatella. Come non amare, e non sentirsi impegnati ad esercizio di amorevole sollecitudine per questi innumerevoli figli del popolo Nostro, rivelanti ancora, nonostante le seduzioni e le attrattive della vita mondana, tanto vigore dì pensiero cristiano e cattolico, e tanto sforzo di conformità alla buona tradizione religiosa dei secoli migliori della nostra storia? Motivo di ringraziamento al Signore per la grazia concessaCi della canonizzazione dei due nuovi Santi Gregorio Barbarigo. Cardinale Vescovo di Bergamo e di Padova, e di Giovanni de Ribera, Arcivescovo di Valenza in Spagna: due astri che si aggiungono al fulgore della Gerusalemme celeste, irradiante luce e fiamma viva di santa emulazione in questa Gerusalemme terrena che è la Chiesa Santa pellegrinante verso la beata eternità. Particolare commozione e compiacenza insieme hanno suscitato nel Nostro cuore queste due nuove Canonizzazioni, che il Signore Ci ha concesso di compiere: e nella glorificazione di questi due grandi Vescovi, che santamente vissero e fortemente operarono nella scia di intenso rinnovamento spirituale, lasciata dal Concilio dì Trento, Ci è parso riverberarsi come un sorriso del Cielo, in approvazione e ad incoraggiamento per il sollecito e già tanto promettente lavoro di preparazione del prossimo Concilio Ecumenico. Oh! Fratelli e figli dilettissimi. Come Ci impressiona l'ammonimento paolino: Vigila in omnibus, labora: veglia sopra tutte le cose, sopporta i travagli: in omnibus, è la nota pastorale che si esprime attraverso tutti questi avvenimenti provvidi e lieti: ordine della compagine sacerdotale, liturgica, apostolica; il gregge visitato e unito, affinché sia sempre più fermamente orientato nel riferimento alla vita spirituale, alla vita della Chiesa, che è avvio della terra verso lo spirito, il soprannaturale e l'eterno. Questo è l'anelito continuo del Nostro animo, e sappiamo che esso suscita un'eco fedele di corrispondenza nei vostri cuori. Sappiamo bene che è nell'Eucaristia che esso trova l'ispirazione continua, ed il sostegno più sicuro, perché Gesù Ostia Divina è alimento di vita eterna e pegno dì gloria futura, aprendo su la vita terrena una visione di cielo. Oltre al ringraziamento a Gesù qui presente, centro misterioso e vitale di tutti i nostri pensieri ed affetti di credenti, vogliamo aggiungere, diletti figliuoli, la pubblica e comune preghiera rivolta verso l'avvenire, a ricerca dolce e continuata della grazia del Signore per le prossime mète della vita spirituale dell'Urbe, al cui raggiungimento tende la quotidiana sollecitudine del Pastore. Oh! la grande supplica anche per i bisogni di Roma, unanime ed insistente, affinché l'Altare dell'Eucaristia sia arricchito di anime sacerdotali, che ne siano il più bell'ornamento con l'ardore della loro pietà e il candore intemerato della loro innocenza: Sacerdotes Domini incensum et panes offerunt Deo: et ideo sancti erunt Deo suo. Si preghi, si preghi assai affinché le vocazioni siano favorite e aiutate dalle famiglie, dalle persone buone, da chi ha a cuore l'avvenire religioso di questa Città dei Martiri e dei Santi; si levi ancora la invocazione di tutti a implorare il dono della fedeltà e della perseveranza nel lieto adempimento della legislazione ecclesiastica, annunziata dal Sinodo, e che presto, a Dio piacendo, andrà in vigore per tutta la Diocesi; e specialmente si insista con fervore per il rinvigorimento della vita parrocchiale, affinché essa possa efficacemente dispiegare tutte le sue energie per la conquista della società in tutti i suoi ceti al Regno soavissimo di Cristo Signore. 0 Gesù Benedetto, in quem cor et caro nostra exsultant, scenda ora la tua benedizione, apportatrice di pace e di amore, scenda su quanti oggi, in questa Roma e nel mondo intero, ti hanno manifestato solennemente la loro adorazione; scenda su le case, santificate dal tuo passaggio, a impreziosirvi il dovere, a fecondarvi il dolore, a togliere quanto ti dispiace; scenda anche sui lontani, su gli indifferenti, su gli avversari, a far loro sentire la pungente nostalgia dì un definitivo ritorno. 0 Signore Gesù, benedici in modo speciale questa tua Città, che oggi è davanti a Te nella sua triplice compagine, religiosa, civica e sociale: suscita in essa un santo fervore di opere, un salutare rinnovamento del costume, un provvido rafforzamento della famiglia: chiama al tuo servizio eucaristico schiere sempre più numerose di apostoli, che come germogli di olivo circondino il tuo altare. E sii per tutti i cuori luce di soavità, balsamo di conforto, forza di buon proposito: fiat, fiat! |
VOTI E AUGURI PER IL CONGRESSO EUCARISTICO
DI MONACO (29 luglio 1960) |
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Il Card. Gustavo Testa, Legato Pontificio al XXXVII Congresso Eucaristico
Internazionale, presenta al S. Padre la Missione Pontificia in partenza
per Monaco di Baviera. Alla vigilia della grande assise internazionale,
il Papa formula voti augurali per la felice riuscita del Congresso ed
esprime l'ansia per l'unità di tutti i credenti nella Chiesa Cattolica.
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CONCLUSIONE DEL CONGRESSO EUCARISTICO
DI MONACO
(7 agosto 1960) |
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Il Santo Padre legge un radiomessaggio in lingua latina per la chiusura del solennissimo XXXVII Congresso Eucaristico celebrato a Monaco di Baviera. L'immensa moltitudine ascolta nel più profondo silenzio, mentre dati microfoni locali viene trasmessa l'immediata simultanea replica del Messaggio nelle principali lingue. Spiritualmente presenti contempliamo con lo sguardo attento della nostra mente il Congresso Eucaristico Internazionale, che in questi giorni si sta svolgendo a Monaco di Baviera. Ben meritava di essere prescelta la Baviera a preparare un così grandioso trionfo a Cristo nascosto sotto i veli eucaristici. Essa, rinomata per virtù cristiane, gloriosa per la sua storia, fra l'altro ha il merito di aver portato il Vangelo di Cristo in varie regioni di Europa, di aver dato alla Chiesa molti santi, e alla Sede Apostolica tre Sommi Pontefici, cioè Clemente II, Damaso II, Vittore II. Monaco soprattutto, sua città Capitale, come nel passato, così tuttora ben eccelle per il culto verso l'augusto mistero Eucaristico. Lodiamo con armoniose voci insieme, lodiamo col canto silenzioso dei nostri cuori questo mirabile Sacramento, poiché da esso, come da ricchissima sorgente, scaturisce per la Chiesa militante ogni virtù e ogni forma di perfezione. Riteniamo, perciò, quanto mai opportuno il tema prescelto in codesto Congresso Eucaristico come oggetto di profonde ed utili trattazioni, cioè le parole del Divin Redentore riguardanti la promessa del Sacramento dell'Eucaristia: «Il pane che io darò., è la mia carne per la salute del mondo» (Gv 6, 52). La SS.ma Eucaristia, infatti, contenendo l'Autore stesso della grazia e la sorgente prima della vita divina, rafforza e perfeziona questa stessa vita in tutti coloro che sono stati rigenerati nelle acque del santo Battesimo. Da ciò consegue che in virtù soprattutto di questo Sacramento potrà realizzarsi ciò che di sé affermò Cristo, buon Pastore: « lo sono venuto perché abbiano la vita, e l'abbiano abbondantemente» (Gv 10,10). Quale meraviglioso spettacolo allora si presenta allo sguardo della nostra fede, quando si contempla la sovrabbondanza della vita divina che viene comunicata al genere umano in virtù del sacrificio della S. Messa e della Comunione sacramentale! Ne partecipano anzitutto i singoli fedeli, che per mezzo di essa sentono consolidarsi e aumentare nei loro animi la fede, la speranza, la carità e le altre virtù connesse. Ne partecipano le famiglie cristiane, nel cui seno alacre e spontanea fiorisce la pratica della fedeltà, dell'amore scambievole, della castità, dell'obbedienza filiale, donde provengono frutti soavissimi di pace e di gioia spirituale. Gode gli effetti di questa vita divina la società stessa, in mezzo alla quale i cristiani che si nutrono del Pane degli Angeli, divenuti « sale della terra... e luce del mondo» (Mt. 5, 13-14), sono di esempio agli altri cittadini in ogni virtù, ma soprattutto nella giustizia sociale e nella carità. Ne gode parimenti la Chiesa tutta, dove la contemplazione delle verità celesti e il divin culto ricevono dall'Eucaristia impulso, sviluppo, difesa; ed essa esulta di immensa gioia nel vedere come da qui si accende e si alimenta lo zelo ardentissimo nel promuovere le vocazioni sacerdotali e religiose per la santa illuminatrice azione di fraternità e di pace a cui Gesù Signore, con la sua implorazione al Padre: «Ut omnes unum sint» (Gv 17,21), invitò quanti si onorano del suo nome. Ben a ragione, dunque, S. Tommaso afferma: «La utilità di questo Sacramento è grande e universale. Grande, perché produce in noi, ora, la vita spirituale, in futuro, l'eterna. Universale, perché la vita che ci viene da esso conferita, non è soltanto la vita di un singolo uomo, ma, per quanto dipende da esso, è la vita di tutto il mondo» (Comm. in Ev. S. Ioannis, c. 6, v. 52, lect. VI). O dilettissimi figli che partecipate a codeste celebrazioni eucaristiche, Noi vi esortiamo caldamente perché nell'esercizio del vostro apostolato da qui attingiate forza e calore; è dalla carità, infatti, compagna della verità, che deriva la salvezza vera: «Ecco, voi tutti che accendete fuoco, e siete in mezzo alle fiamme, camminate al lume del vostro fuoco e nelle fiamme che avete accese» (Is. 50, 11). Figlia dell'amore e opera di giustizia è la pace (cfr. Is 32,17). Ansiosi al pari di Noi, voi tutti vi accorgete quale nembo di pericoli sovrasta sul genere umano e come la pace dei popoli sia in grave difficoltà. Preghiamo tutti insieme con slancio e ardore Gesù Cristo, Principe della pace, perché illumini la mente dei supremi reggitori degli Stati, perché, rimosse le tenebre degli errori, doni alle penti la vera pace, fondata sul rispetto dei diritti della Chiesa e della dignità umana, e perché infine, con la rugiada delle celesti consolazioni, rianimi coloro, ben presenti ora al Nostro spirito, che non sono potuti intervenire a codeste trionfali solennità. Altro non minore salutare frutto che deriva dal mistero Eucaristico è la speranza, che addolcisce le asprezze del presente e, aprendo nuove vie infonde fiducia per il conseguimento di beni anche ardui. Come esige il Nostro ministero apostolico, come richiede la Nostra benevolenza verso il popolo tedesco, la Nostra sollecitudine è rivolta alla sua unità religiosa e alla sua pace. O voglia il cielo che, senza esclusione, quanti si onorano del nome cristiano, costì muovano il passo verso la fede integra di S. Boniacio, verso la Chiesa una e santa; questa concordia nella unità della fede è davvero da desiderare con vivo anelito, perché alta cagione di salvezza e magnificamente bella. Dopo questi voti augurali ed esortazioni, al coro delle vostre voci inneggianti al mistero della SS. Eucaristia, aggiungiamo la Nostra voce; essa vi è di stimolo, affinché per il Nostro intervento, il giubilo dei cuori sia più lieto e maestoso: «O divino Redentore, che quotidianamente sui nostri altari offri all'Eterno Padre per la vita del mondo il sacrificio del Corpo e del Sangue tuo, salva il genere umano dal pericolo della morte. Salva gli uomini, specialmente dalla morte che è più da temere, da quella spirituale, alla quale tanti sono esposti o miseramente soggiacciono. Fa che noi sempre più abbiamo fame e sete di te, vivente nel Tabernacolo come sotto una tenda innalzata in seno alla Chiesa militante, affinché, guidati dalla tua luce e accesi dal tuo amore, possiamo felicemente attraversare il deserto periglioso di questo mondo e giungere alla terra promessa all'umanità da te redenta, il paradiso della vita celeste e immortale». Frattanto con effusione di carità salutiamo voi, dilettissimi Cardinali, Arcivescovi, Vescovi. supremi Magistrati e autorità civili, sacerdoti e fedeli, che partiti anche da lontane terre, costì, immensa moltitudine, venerate l'augusto Sacramento dell'altare. Salutiamo in modo particolare il diletto Figlio Nostro che degnamente Ci rappresenta come Cardinale a latere, il diletto Figlio Nostro Giuseppe Wendel, Arcivescovo solertissimo di Monaco e di Frisinga, che con tanta diligenza ha provveduto alla pia impresa e il Comitato a ciò costituito, che lo ha coadiuvato con estrema perizia. Il Nostro saluto e il Nostro adeguato ringraziamento vadano alla nobile Nazione Germanica, e in modo particolare alla ospitale gente Bavarese, che in maniera esimia ha preparato un Congresso di così vaste proporzioni. Pegno infine di doni celesti, la Nostra Benedizione discenda copiosa su tutti quanti partecipano al Congresso Eucaristico Internazionale di Monaco e su di essi rimanga per sempre. Amen. |